The Long Walk è il film tratto dall'omonimo romanzo giovanile di Stephen King, in italiano La lunga marcia, che racconta la storia di un'America lacerata dalle conseguenze della guerra e divenuta ormai un regime totalitario e distopico, fortemente militarizzato, in cui ogni anno si tiene la competizione The Long Walk, organizzata dalla figura del “Maggiore”.
La gara prevede che 50 giovani ragazzi si affrontino in un'estenuante camminata senza possibilità di riposo o di rallentare, dovendo mantenere la velocità minima di 3 miglia orarie (poco meno di 5 chilometri all'ora) giorno e notte. Rallentare sotto la soglia delle 3 miglia orarie comporta un “avvertimento”, in seguito al quale il concorrente ha solo pochi secondi per riprendere il passo prima di riceverne un secondo. Il numero massimo di avvertimenti è tre, dopo i quali, se un concorrente fallisce nel tornare a camminare al giusto ritmo, verrà fucilato.
L'unico modo per cancellare un avvertimento è camminare per un'ora senza riceverne altri.
Il film esplora il rapporto che viene a crearsi tra i concorrenti, tra antagonismi ed amicizie che si stringono sullo sfondo di una situazione surreale e terribile.
Estremamente crudo nella sua violenza, The Long Walk non ha paura di mostrarci la morte in tutta la sua brutalità e desolazione, accompagnando le inevitabili morti dei ragazzi con un ambiente spoglio e un comparto musicale che riesce senza sforzo a disturbare profondamente lo spettatore.
Il contrasto nettissimo tra la brutalità della gara e la solidarietà assoluta che si viene a creare tra alcuni dei concorrenti sono forse l'elemento più disturbante dell'opera, in un calderone che mescola disperazione, brutalità e rassegnazione con amicizia, compassione e speranza.
Insieme ai personaggi, anche il pubblico si trova presto davanti alla certezza della morte: il Maggiore e i suoi soldati non hanno pietà, si limitano a svolgere il loro compito freddamente, senza eccezione di età o condizione.
Il film non lesina quando si tratta di mostrare tutta la crudeltà della gara e di come i suoi partecipanti siano spinti al limite sia fisico che mentale e morale, non tirandosi indietro nemmeno davanti agli aspetti più disgustosi.
Già regista di film come Hunger Games, Francis Lawrence non ha problemi nel portare sullo schermo la distopia con giovani ragazzi come protagonisti, portando il pubblico a riflettere profondamente su una situazione tanto paradossale quanto capace di presentare la natura umana: c'è chi opprime e chi è oppresso e che si aggrappa a ogni minima speranza pur di migliorare la propria situazione, anche di fronte alla morte.
L'amicizia che si instaura tra i protagonisti è commovente, non vogliono arrendersi e che cercano fino all'ultimo di spingere i propri compagni a continuare a camminare, solo un altro po’, non potendo nemmeno fermarsi per un saluto o un rispetto verso chi di loro non ce la fa.
L'incredibile focus sull'amicizia dei due protagonisti, Raymond Garraty e Peter McVries, e della cerchia più ristretta che si viene a formare intorno a loro a volte adombra gli altri personaggi, con poche o assenti linee di dialogo, le cui morti sembrano quasi triviali, solo un altro sparo.
È questo un altro punto estremamente disturbante e forse controverso: il pubblico stesso è portato a pensare a queste morti come di “secondo ordine”, conferendo il ruolo di “morte importante” a quei personaggi che in un modo o nell'altro si sono quantomeno presentati al pubblico. Ed è forse anche questo quello che rende The Long Walk un film a tratti spaventoso, sebbene non ascrivibile al genere horror: è la realizzazione esterna, di chi guarda, di poter essere indifferente ad una morte, fin tanto che questa “non è importante”, finché noi non sappiamo nulla di chi sta venendo ucciso, l'indifferenza è inquietantemente facile.



















