In una notturna, frenetica e trasgressiva Los Angeles dei giorni nostri, un compassato e pacifico “imprenditore” di mezza età, Manco Kapac (Russell Crowe), sembrava aver raggiunto tutto quello che poteva desiderare. Era stato necessario abbandonare l’Albania, fare una lunga gavetta da gangster, promettere la fedeltà assoluta a qualche famiglia malavitosa e svolgere tuttora alcuni lavori decisamente poco puliti, ma alla fine nel Bear Country (nome dello stato di Los Angeles) Manco ha trovato fortuna. Gestisce ora un Night che fa girare molti soldi, possiede una bella villa con piscina sulle colline e vive al fianco di una donna giovane, sorridente e biondissima di nome Sunny (Teresa Palmer), che sembra essere genuinamente interessata più a lui che ai suoi soldi. Rimane il sogno di chiudere tutto in bellezza: vendere tutto, andare a vivere su un ‘isola tropicale. La somma necessaria all’impresa è ogni giorno più vicina.

Ma ecco che arriva anche per Manco, come uno schiacciasassi, la “vecchiaia”.

La decadenza fisica prende forma con un tristemente prevedibile problema cardiaco legato all’utilizzo di alcune pillole blu, quelle che usa per gli incontri più intimi con Sunny. Finisce in ospedale a rischio infarto, viene investito di analisi, diete, divieto di qualsiasi tipo di alcol e altro. Non si è ancora ripreso ed ecco arrivare la decadenza psicologica: un criminale di mezza tacca con una calzamaglia in testa (Aaron Paul) riesce a rapinarlo in una stradina buia dopo l’ora di chiusura del locale. Non era mai successo in tutta la sua vita e accade in modo tragicomico, ma la strampalata impresa ha per effetto la perdita dell’enorme somma di denaro che costituisce la “quota mensile” che Manco deve destinare alla famiglia malavitosa con cui collabora ancora il Night Club.

In un attimo la vita del manager cade a pezzi e lui si trasforma in un paranoico costantemente incazzato.

La vendetta perfetta - Bear Country
La vendetta perfetta - Bear Country

Non è chiaro se lo fa arrabbiare di più la morte della propria “vita sessuale” oppure doversi aspettare la “morte in genere”: per l’oggettiva difficoltà di consegnare alla famiglia criminale la fetta che le spettava mensilmente. Ma il danno subito dal suo ego e dalla sua “immagine professionale” è immenso. La sexy Sunny si trasforma in un’infermiera geriatrica a tempo pieno e gli impone l’ascolto di corsi di yoga e meditazione. La famiglia malavitosa, vendendolo “stralunato”, inizia a dubitare dell’affidabilità dell’imprenditore, mentre altre figure losche iniziano a pensare di “fargli le scarpe”.

Con difficoltà Manco cerca di “rialzarsi”, ma ecco che, per la seconda volta, lo stesso improbabile delinquere di mezza tacca, con una diversa mascheratura e questa volta accompagnato da una complice (Nina Dobrev), riesce a derubarlo di nuovo: nello stesso posto, stessa ora e giorno, della stessa ingente somma destinata mensilmente ai malavitosi.

Un amarissimo déjà-vu, che porta l’imprenditore a capire che è  giunto il momento di reagire “con tutte le sue forze”: puntando sulla speranza che non si sente, in fondo, ancora così vecchio da non riuscire a reagire. Sicuro di poter ancora realizzare il suo personale sogno americano, nella sua “Bear Country”, Manco mette da parte le camicie hawaiane e i toni compassati da anziano, tornando a essere un gangster.

La vendetta perfetta - Bear Country
La vendetta perfetta - Bear Country

Il primo incontro cinematografico tra il regista Derrick Borte e Russell Crowe era stato interessante. Il giorno sbagliato, uscito alla riapertura delle sale dopo lo stop pandemico, era un thriller on the road pieno di incidenti e inseguimenti che scorreva liscio e divertente lungo tutti i suoi novanta minuti. Teso e gustoso dall’inizio alla fine, il film era benedetto da un Crowe particolarmente divertito e appassionato per il suo ruolo da “cattivo”, essenziale quanto brutale: un automobilista arrabbiato con una madre di famiglia, con il volto della brava Karen Pistorius, rea di avergli “tagliato la strada” in una mattina di traffico intenso. Da qui iniziava un interminabile e angosciante inseguimento, tra centro cittadino e autostrada, raccontato quasi in tempo reale, tra sportellate, maxitamponamenti e una guerra psicologica che felicemente ricordava il cult Duel. Solo che in questo caso, a differenza del classico di Spielberg, il personaggio di Crowe si vedeva e si sentiva eccome: reso dal trucco e dagli strilli così inquietante da sembrare quasi un enorme orso bruno. Nella “conversazione” con la sua vittima, a mezzo cellulare, a tratti appariva quasi “bonariamente cinico”, come il Michael Douglas di Un giorno di ordinaria follia, ma in altri momenti più inquietanti sembrava l’autostoppista di Rutger Hauer di The Hitcher. Era un film piccolo ma ben confezionato, ideale per una serata leggera. Dalle interviste inoltre traspariva che il clima sul set fosse buono: si era trovata la giusta chimica. Era quindi auspicabile un secondo film di Bonte con Crowe ed eccoci a questo piccolo e grintoso “pulp”, Bear Country/La Vendetta Perfetta/ The Get Out, che fin dai “titoli multipli” (scelta nostrana, per inciso) sembra omaggiare quei film action anni '70 di exploitation che tanto ama Tarantino.

Come tradizione pulp vuole, i personaggi della pellicola sono tutti degli amabili “perdenti”, la narrazione diventa grottesca, tragica e assurda ogni minuto che passa.

La vendetta perfetta - Bear Country
La vendetta perfetta - Bear Country

Si riesce davvero a voler bene al personaggio di Crowe: quasi un “bignami” di Tony Soprano, con molte più insicurezze e meno spietatezza. Un po’ ci crediamo al suo tentativo di trovare la calma con i podcast di meditazione guidata. Crediamo alle sue camicie hawaiane coloratissime, che lo rendono più simpatico, crediamo alla sua speranza tristemente infranta di finire la “carriera professionale” senza tornare a sparare. Crediamo anche al suo rapporto con la Sunny di Teresa Palmer, un personaggio molto meno scontato di quanto appare all’inizio, tutto da scoprire. Sfigatissimo quando amabile è pure il personaggio del ladro mezza tacca con il volto di Aaron Paul, che ricorda alcuni antieroi scritti da Paul Schrader. Un criminale goffo e contro voglia, perennemente ricattato da qualcuno che lo prosciuga di ogni forma di dignità. Qualcuno come la folle bancaria interpretata da Nina Dobrev, che sogna di replicare dal vivo le gesta dei criminali surfisti di Point Break, che finisce per avere con il personaggio di Paul una relazione passivo-aggressiva dai caratteri fantozziani.

Come in tutti i pulp che si rispettano, i loser hanno sempre la “grande occasione” di svoltare. Qui assistiamo a una escalation di eventi concitati al punto di essere folli. Sparatorie che si gonfiano al punto da ricordarci il divertente pulp Payback, del 1999, con Mel Gibson e la regia di Brian Helgeland. Continui “cambi di scena amari”, dove la commedia si trasforma scelleratamente in tragedia, in scenari e situazioni che ci hanno ricordato Burn after Reading dei Coen, del 2008.

Anche in Bear Country sembra ci sia stata una buona chimica sul set e tutti i personaggi risultano molto a loro agio con le situazioni folli ed estreme della storia. Ancora una volta, come ne “Il giorno sbagliato” il montaggio è veloce, la sceneggiatura non lesina scene d’azione e il Black Humor, la durata è perfettamente contenuta, come negli anni ‘80. Ancora una volta “non ci si prende sul serio” è quello che ne esce è un film divertente, quasi spensierato, da vedere per passare 100 minuti in pieno relax, tra una battuta e un inseguimento.

Finale

Bear Country è un piccolo film rilassante, che non aspira a essere più di un buon b-movie, perfetto per una serata scacciapensieri dopo il rientro dal rovente periodo estivo. Un pulp pieno di black humor, personaggi stralunati e situazioni assurde. Tanti inseguimenti, sparatorie e un paio di scene tragicomiche che sono davvero da incorniciare: magistrali, da vedere e rivedere.

Bravissimi sia Crowe che Paul, con menzione anche per la folle bancaria di Nina Dobrev e la biondissima e “non scontata” Sunny di Teresa Palmer.