Dopo sedici anni di silenzio, litigi, frecciate a distanza e una separazione che sembrava definitiva, Liam e Noel Gallagher tornano insieme sul palco. Oasis: Don’t Look Back in Anger racconta la reunion del gruppo britannico e il tour mondiale del 2025, ma soprattutto cerca di raccontare cosa significhi tornare a essere gli Oasis dopo aver passato più di un decennio a distruggersi a vicenda.

Il documentario parte proprio dalla frattura, da quel concerto di Rock en Seine del 2009 che avrebbe dovuto precedere l'ennesimo litigio tra i due fratelli e che finì invece per segnare la fine della band. Da quel momento il rapporto tra Liam e Noel è diventato una sorta di soap opera rock'n'roll fatta di dichiarazioni velenose, insulti e recriminazioni. Il ritorno insieme, quindi, non è semplicemente un'operazione commerciale, ma l'evento che per anni sembrava impossibile. Lovelace e Southern scelgono però di non trasformare il film in una ricostruzione enciclopedica della storia degli Oasis. Qui non interessa ripercorrere passo dopo passo la scalata dagli esordi di Manchester al successo planetario degli anni Novanta e il passato rimane sullo sfondo, evocato attraverso sporadiche immagini d'archivio e soprattutto con il peso che quella storia continua ad avere sul presente.

Il vero protagonista è infatti il rapporto tra i due fratelli e, parallelamente, quello tra gli Oasis e il loro pubblico. Il film alterna prove, backstage, concerti e momenti più intimi, costruendo progressivamente l'attesa per il momento in cui Liam e Noel torneranno a condividere lo stesso palco. E proprio qui il documentario trova la sua dimensione più interessante. Gli Oasis non vengono raccontati soltanto come una band, ma come un fenomeno generazionale. Per chi li ha ascoltati negli anni Novanta, quelle canzoni sono legate a un periodo preciso della vita, mentre per chi li ha scoperti dopo rappresentano qualcosa di diverso: una mitologia rock sopravvissuta alla propria epoca. Il tour del 2025 diventa così un gigantesco rito collettivo con il rischio, naturalmente, di scivolare nella celebrazione. E il film non sempre riesce a evitarlo. Essendo un documentario costruito con la collaborazione della band, non cerca davvero di mettere in discussione il mito degli Oasis né di affrontare con particolare durezza le contraddizioni del loro ritorno. È più interessato all'emozione della reunion che a interrogarsi sulle ragioni profonde che l'hanno resa possibile.

Ma forse è proprio questa la sua ragione d'essere. Don’t Look Back in Anger non vuole stabilire chi avesse ragione tra Liam e Noel, né ricostruire l'ennesima volta la loro tormentata storia familiare. Vuole mostrare cosa succede quando i Gallagher sembravano aver definitivamente chiuso con il passato per decidere di salire nuovamente insieme su un palco per dare un epilogo diverso alla storia degli Oasis. Liam e Noel rimangono sempre Liam e Noel, con le loro personalità ingombranti, l'ego smisurato ma questa volta sembrano aver capito grazie all’età che continuare la guerra non serve più. Don’t Look Back in Anger, il titolo smette di essere soltanto quello di una canzone e diventa la chiave di lettura del film: non guardare indietro con rabbia, perché, dopo sedici anni, anche per gli Oasis è arrivato il momento di smettere di guardare indietro.