Nell’ambito del programma culturale della sessantesima edizione di Lucca Comics & Games, si è svolta una tavola rotonda incentrata sulla genesi della figura del mostro e sulle sue molteplici declinazioni nell'illustrazione e nella narrativa contemporanea. L’incontro, moderato da Andrea Amadio, ha visto la partecipazione di un parterre di autori e illustratori, de L’Ippocampo, di rilievo internazionale: Benjamin Lacombe, Fiore Manni, Stan Manoukian, Sébastien Perez e Marco Mazzoni.
Attraverso una serie di quesiti volti a indagare le radici del terrore, la persistenza degli archetipi e l'impatto dei linguaggi visivi, il dibattito si è configurato come un'articolata disamina della paura, intesa non soltanto come meccanismo narrativo, ma come categoria interpretativa della società attuale.
La prima fase del confronto si è aperta con un interrogativo legato all'origine concettuale della creatura spaventosa, invitando i relatori a chiarire da quale specifica paura prenda forma il loro lavoro.
Fiore Manni ha spiegato come la sua produzione letteraria non tragga origine da entità astratte o mostruosità fantastiche, ma piuttosto dalla trasposizione delle sue esperienze e paure quotidiane in quanto donna. Nel descrivere opere come Le Vite di Narses, l'autrice ha evidenziato come la figura del mostro coincida spesso con minacce concrete della vita reale, come le dinamiche relazionali abusive o i condizionamenti sociali, preferendo analizzare la violenza tangibile rispetto al terrore sovrannaturale. Salvo poi aggiungere, a scanso di equivoci, che ovviamente non si riferiva a suo marito, Michele Monteleone, che anzi è una persona di una gentilezza unica.
Benjamin Lacombe ha espresso una posizione analoga, ricordando come nella sua più recente indagine editoriale non figurino mostri in senso estetico, bensì un'esplorazione dettagliata della mostruosità latente nell'animo umano. L'illustratore ha ribadito la sua storica fascinazione per la figura del freak, specificando di non ritenere rilevante l'aspetto fisico o la deformità esteriore, ma di concentrarsi esclusivamente sulla deviazione mentale e sulle zone d'ombra interiori dell'individuo.
Di natura differente appare l'approccio di Stan Manoukian, che da oltre vent'anni dedica la propria ricerca visiva al disegno di figure fantastiche. L'artista ha dichiarato di evitare accuratamente l'uso del termine "mostro", preferendo definire i suoi soggetti come "creature". La sua intenzione espressiva mira a costruire figure capaci di suscitare empatia e affetto nel lettore. Nel rievocare il suo adattamento visivo di Frankenstein, Manoukian ha sottolineato come la creatura di Mary Shelley, sempre mostrata incappucciata, alla fine si riveli immensamente più umana delle persone che la circondano.
Marco Mazzoni ha radicato la sua riflessione nella propria terra d'origine, la Sardegna, e nel patrimonio di credenze popolari che la caratterizzano. L'illustratore ha descritto come le figure del folklore sardo, quali ad esempio la "mamma del sole", colei che brucia la testa dei bambini, venissero impiegate con una chiara finalità pedagogica, ovvero dissuadere i bambini dall'uscire all'aperto nelle ore più calde della giornata. Per Mazzoni, la mostruosità ha sempre rivestito un ruolo educativo, configurandosi come uno strumento tradizionale attraverso cui insegnare alle nuove generazioni a muoversi nel mondo.
Interrogati da Amadio sulla validità degli archetipi antichi nel panorama contemporaneo e sulla necessità o meno di aggiornarli, gli ospiti hanno offerto prospettive divergenti ma complementari.
Fiore Manni ha rimarcato il valore inestimabile del folklore come veicolo di trasmissione culturale ed eredità storica, definendo le narrazioni popolari una fonte inesauribile di ispirazione artistica, sempre suscettibile di nuove reinterpretazioni e riletture al passo con i tempi.
Marco Mazzoni ha espresso un forte monito riguardo alla progressiva perdita della tradizione orale e delle storie locali, le quali non sono mai state trascritte e messe nere su bianco, regione per regione, e per alcune delle quali rischia di essere già troppo tardi. Osservando, inoltre, come per la prima volta nella storia recente si assista a un rifiuto consapevole della cultura e della conoscenza stratificata. Secondo l'artista, il folklore mantiene una stringente attualità poiché l'essere umano necessita strutturalmente di narrazioni fin dai suoi primi momenti di formazione identitaria.
Benjamin Lacombe ha dichiarato di non porsi la priorità di ammodernare artificialmente le leggende tradizionali. Ricordando il suo lavoro di ricerca saggistica e illustrativa sulla figura delle streghe attraverso varie epoche e culture, l'autore ha evidenziato la presenza di elementi ricorrenti in ogni civiltà: le streghe sono state storicamente individuate nelle donne libere, emancipate o esterne ai canoni stabiliti, costantemente avversate dall'ordine costituito o dalle istituzioni religiose che intendevano ridurle al solo ruolo materno. Lacombe ha inoltre manifestato scetticismo verso le nuove tecnologie digitali e paura per l'uso dell'intelligenza artificiale come strumento di direzione delle masse, sostenendo la necessità di ritornare alle storie primarie e originarie, le uniche ancora in grado di parlare a tutti in modo universale.
Stan Manoukian ha citato Frankenstein come esempio chiave di un racconto che, a due secoli dalla sua pubblicazione, continua a parlare alla contemporaneità. La storia ideata da Mary Shelley affronta paure ancora presenti, quali l'inquietudine di fronte alla scienza, alla tecnologia e all'ignoto, aggiornando al contempo un terrore ancestrale legato al ritorno dei morti alla vita. L'illustratore ha paragonato questa costante rielaborazione a fenomeni mediatici moderni come anche Star Wars, a suo avviso rilettura aggiornata di miti estremamente più antichi.
Il dibattito ha poi affrontato il tema della fascinazione esercitata dal terrore e delle ragioni psicologiche che spingono il pubblico a ricercare consapevolmente ciò che spaventa.
Fiore Manni ha descritto la paura come un'emozione primaria ed estremamente potente, vissuta fin dall'infanzia e ricercata in età adulta all'interno di contesti controllati. La fruizione dell'opera horror, sia essa letteraria o cinematografica, permette al lettore di sperimentare il terrore nella sicurezza del proprio ambiente domestico, mantenendo la facoltà di interrompere la fruizione in qualsiasi momento.
Sébastien Perez ha evidenziato come l'essere umano provi un'attrazione innata verso la vertigine e il pericolo, paragonando la ricerca del terrore al gesto inconscio di sporgersi da una finestra nonostante il timore del vuoto. Secondo lo scrittore, l'inquietudine verso il futuro non impedisce all'individuo di continuare a vivere, traducendosi in una continua spinta esplorativa.
Stan Manoukian ha confermato la natura catartica della fruizione horror, spiegando come la percezione della paura vari da persona a persona. Per qualcuno può essere un suono, per altri una certa luce, un dettaglio, a seconda del grado di immedesimazione dell'individuo. L'artista ha ammesso di apprezzare la fruizione di opere cinematografiche di genere proprio per la totale assenza di conseguenze reali, che consente di sperimentare l'emozione della minaccia senza doverne subire i danni fisici o emotivi.
Benjamin Lacombe ha richiamato il recente saggio illustrato sui vampiri, realizzato in collaborazione con Sébastien Perez, sottolineando come questa figura risponda a paure relativamente recenti, quali il timore delle malattie sessualmente trasmissibili o l'ansia legata alla liberazione dei costumi. Pur privo di una codifica ancestrale, il vampiro si è diffuso rapidamente in ogni cultura, trovando ampia risonanza nella fase adolescenziale per la sua capacità di promettere un senso di assoluto e di maledetta seduzione.
Marco Mazzoni ha rimarcato l'utilità neurobiologica e psicologica dell'ansia e dell'orrore, definiti come stimoli indispensabili per uscire dalla propria zona di comfort e migliorare le proprie prestazioni. La narrazione di paura offre la certezza di poter superare l'ostacolo, sconfiggere la minaccia e raggiungere il successo finale. Illustrando la collaborazione con Sébastien Perez, Mazzoni ha descritto una tecnica cartotecnica utilizzata nel loro ultimo volume, dove una pagina completamente nera rivela il testo stampato solo se esposta all'azione diretta di una fonte di calore, per poi ritornare scura una volta raffreddata, a dimostrazione di come la sfida tecnica possa tradurre la sensazione dell'invisibile.
Affrontando la questione tecnica relativa alla resa dell'orrore sulla pagina, la discussione si è incentrata su come lasciar trasparire ciò che non viene mostrato esplicitamente.
Marco Mazzoni ha sostenuto la superiorità dell'omissione visiva rispetto allo spavento improvviso, osservando come l'elemento non mostrato rimanga impresso nella memoria dello spettatore molto più a lungo di un semplice artificio dinamico.
Fiore Manni ha ribadito il suo rifiuto per le spiegazioni didascaliche nei film o nei libri, preferendo che sia la mente del fruitore a colmare i vuoti narrativi, in quanto la suggestione personale risulta notevolmente più spaventosa di qualsiasi spiegazione razionale.
Benjamin Lacombe ha raccontato la sua esperienza con la trasposizione visiva dei racconti di Edgar Allan Poe. Nel confrontarsi con un testo esplicito e dettagliato come Berenice, l'illustratore ha ritenuto impossibile replicare letteralmente la descrizione dell'autore, scegliendo invece di rappresentare la protagonista unicamente attraverso le ombre e il terrore dipinto negli occhi del protagonista maschile. A sostegno di tale approccio, Lacombe ha citato il film Alien, in cui la mostruosità della creatura viene rivelata solo con estrema parsimonia, rendendo l'attesa e l'intuizione il vero fattore di terrore.
Stan Manoukian ha confermato come la reazione alla paura sia un fatto strettamente individuale, e come il picco dell'inquietudine venga raggiunto soltanto quando il fruitore viene lasciato libero di completare da solo l'immagine incompleta offerta dall'artista.
In chiusura di incontro, Amadio ha chiesto ai relatori di indicare la propria figura mostruosa preferita e di identificare le minacce più pressanti della società contemporanea.
Riguardo alle creature di riferimento, Stan Manoukian ha indicato il suo profondo legame estetico con il Mostro della Laguna Nera, evidenziando l'importanza storica di una figura ideata da una creatrice donna come Milicent Patrick.
Sébastien Perez ha citato Maggie, personaggio del suo volume L’Incredibile Famiglia Appenzell, una bambina che arriva a compiere atti estremi poiché indotta a vedersi come un mostro dallo sguardo deformante della comunità circostante.
Benjamin Lacombe ha selezionato il piccolo Vladimir dal suo libro I Vampiri, dichiarando di apprezzare la mostruosità infantile per la sua capacità di unire la grazia e la tenerezza alla spietata crudeltà tipica dell'infanzia.
Fiore Manni ha infine indicato come mostro ideale l'essere umano posto di fronte all'imprevisto, nel momento in cui si spoglia delle convenzioni sociali rivelando la propria natura distruttiva.
Interrogati sulle fobie e sui pericoli della realtà odierna, i relatori hanno espresso valutazioni di carattere civile e politico.
Fiore Manni ha identificato la principale fonte di inquietudine nella linea politica dell'attuale governo italiano.
Marco Mazzoni ha additato l'ignoranza sistemica e la sua esibizione con orgoglio, stigmatizzando l'esaltazione dell'incompetenza e la rassegnazione verso un progressivo deterioramento culturale.
Benjamin Lacombe ha evidenziato il pericolo legato al ritorno di paure del passato e alla riscrittura della memoria storica, denunciando la crescente iperpolarizzazione del dibattito pubblico e la perdita di basi valoriali comuni, indispensabili per la tenuta del tessuto sociale.
















