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Lino Aldani e la Fantasy Italiana

Lino Aldani Daniela Piegai — Nel segno della luna bianca (Fonte: Catalogo Vegetti)
Nella variante di Aldani e Piegai, abbiamo una fantasia eroica senza eroe, in un simil-Medioevo sostanzialmente rurale. Il protagonista è adolescente ma Nel segno della luna bianca è un romanzo mirato chiaramente a un lettore adulto. Classicamente, la storia del ragazzo è una vicenda di crescita e di ricerca, in cui il perseguimento dell’autoconsapevolezza personale si unisce a quello della verità sulla natura del mondo. A colpire fu allora il realismo dello sfondo, con una prosa sobria anche se molto del tono è fiabesco: un romanzo, non un mito o un’epopea, in cui spicca l’elemento visuale. Attraverso gli occhi del protagonista Gavor, anche il lettore impara gradualmente a “vedere” il suo mondo, magico ma non idealizzato.
In un’intervista del 2004, Aldani disse a Giuseppe Lippi di aver voluto scrivere “un fantasy dichiaratamente di sinistra”, e che alcuni ne furono scioccati. Forse lo saranno meno, ora, i lettori che conoscono la tradizione che passa per Michael Moorcock, e arriva a Samuel R. Delany e China Miéville. Ma rileggendolo oggi, rimane soprattutto in mente il fatto di un romanzo che in meno di duecento pagine riesce a dare il dettagliatissimo spaccato di una società articolata. Intorno al protagonista, una pluralità di personaggi di contorno fungono da sfondo, uomini e donne. Mercanti e artigiani, contadini e allevatori, soldati e mercenari, briganti e prostitute, sono ancora più rilevanti per l’intreccio dei lontani, opprimenti signori e sacerdoti. Accanto a una fauna aliena e sotto un cielo diverso dal nostro, si dipana un’avventura che comprende una memorabile storia d’amore con una bella maga. Lo scioglimento richiama un’allusione a universi paralleli un po’ alla De Camp. Come sempre, Aldani giocava con i limiti dei generi letterari, anche scrivendo (con grandissimo mestiere) quella che resta un’ottima storia avventurosa. Difficile immaginarla tradotta in film, ma un Miyazaki italiano, se mai nascesse, troverebbe materiale succulento in Nel segno della luna bianca.
Partita dalla fantascienza, da quel momento in poi Daniela Piegai si sarebbe spostata sempre più verso una fantasy personalissima. Da un lato, abbiamo storie fiabesche come i racconti della Lunigiana pubblicati in Nova SF Perseo n. 8 (1986); dall’altra un romanzo come Il mondo non è nostro (La Tartaruga, 1989), col suo sfondo surreale, non pienamente giustificato dall’accenno ad anomalie temporali (che pone quel mondo fuori dal tempo), un po’ come La fortezza dei tartari di Dino Buzzati, ma con un linguaggio scabro, realistico. Potremmo dire che proprio grazie alla collaborazione con Aldani, i suoi due registri raggiungono un equilibrio. Sarebbe bello ritrovarlo più spesso negli

Daniela Piegai — Il mondo non č nostro (Fonte: Catalogo Vegetti)
A rendere la Luna di Aldani e Piegai una pietra miliare nello sviluppo della fantasy italiana è proprio la costruzione del mondo. Per quanto eterodosso, forse per la prima volta un romanzo italiano poneva al centro quell’impegno narrativo: una parabola libertaria sul potere e sul raggiungimento dell’età adulta basata sulla presentazione di un universo fantastico, in cui il livello metaforico-conoscitivo non cancella il piacere di quello letterale.
Le origini della Fantasy Italiana
Non vorremmo perdere l’occasione per due note sull’emergere di questo genere in Italia. Come ricorda anche la recente raccolta di articoli di Gianfranco de Turris, Cronache del fantastico (Roma, Coniglio, 2009), molte delle radici della letteratura fantastica italiana hanno più a che fare con il gotico che non con quanto oggi chiamiamo fantasy. In molti dei precursori, per quanto straordinari, troviamo proprio la riluttanza a prendere sul serio quel mondo possibile (il mondo secondario, per dirla con Tolkien). Nel testo fondante, Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati (1935), il finale in effetti sanciva l’obsolescenza del mondo fantastico: la fine dell’infanzia, per Buzzati, era la fine della fantasia. Un altro filone era più vicino al realismo magico, trovando nel passato (medievale o antico) una poeticità e una pienezza perduta, in cui il confronto col presente era in vario modo esplicito; un gioco narrativo che mantiene le proprie carte (l’immagine non è casuale) scoperte in ogni istante, che rende impossibile l’immersione nel mondo di fantasia: pensiamo a Italo Calvino (Il visconte dimezzato, 1952; Il cavaliere inesistente, 1959; Il castello dei destini incrociati, 1969-73) o a Giuseppe Bonaviri (La divina foresta, 1969). Ricordiamo poi almeno Il pianeta irritabile di Paolo Volponi (1978), romanzo post-catastrofe in cui i protagonisti sono animali parlanti.
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Commenti
2 Sto leggendo l'articolo e vi trovo affermazioni che mi fanno tremare i polsi. Il fatto che l'autore dei romanzi in oggetto non conceda nulla, proprio nulla al mercato e vi associ un alto intento civico mi fa temere. Che Ukko - con la sua cintura arcobaleno - ci salvi! Continuo ad avere problemi con queste affermazioni secondo cui sarebbe stato Tolkien il primo a fare alcunché. E il Serpente Ouroboros dove lo mettiamo? Conan il Cimmero, non mi risulta che vagasse per NewYork a petto nudo e gonnellino. Ho come l'impressione, anche, che il Mondo dei Sogni di H.P. Lovcraft avesse una sua struttura e che l'autore lo prendesse molto sul serio, anche se si tratta del più classico dei mondi paralleli... Per il resto, beh, mi fa piacere vedere che un tentativo di annusare in direzione del Fantasy ci sia stata anche negli anni '60. Zuddas m'incuriosisce in effetti.
» postato da un muspeling alle 10:26 del 14-06-2009
3 A me il romanzo di Aldani manca (l'ho cercato a lungo. Non sapevo che esistesse una riedizione del 2004). Quindi non posso esprimermi. In ogni caso, la produzione fantasy scritta da italiani dei decenni passati aveva un suo percorso, indiscutibilmente, ma molto fragile e frammentario. Degli autori del passato, tralasciando Aldani e Piegai, che da sempre mi sono ripromesso di scovare e leggere (come, ma per la fantascienza, sto ancora cercando Roberta Rambelli...), a me piacquero molto Zuddas e Cersosimo, con una leggera preferenza per quest'ultimo. Ma, tutto qui? E' bene leggere quella produzione, se non altro perché aveva in sé alcuni elementi di italianità piuttosto spiccati. Prenderli a esempio? A me sembra sopravvalutare quella produzione, piuttosto limitata. Il mondo è andato avanti, mentre in Italia si è creato il partito della fantascienza che è superiore alla fantasy. Ora, che quello stesso movimento pretenda di essere preso a esempio, sinceramente, mi fa storcere un po' il naso. In ogni caso, io non ho mai disdegnato la lettura dei "vecchi" autori italiani. Semmai, sarebbe bello che chi è tra i vecchi, cominciasse a trattare i nuovi con più rispetto - stando a quanto ho personalmente vissuto nel recente passato - o che cominciassero proprio a trattarli, invece di evocarsi vicendevolmente tra loro, senza approfondire la conoscenza dei nuovi autori in circolazione, che sono tanti e, tra essi, vi è anche grande qualità, oltreché mere operazioni commerciali, più che discutibili (su cui, sono certo, siamo tutti d'accordo). Forse è ora di aprire gli occhi sul presente e rendersi conto che gli scrittori italiani di qualità, nella fantasy, esistono eccome e hanno già ampiamente superato quello che un tempo fu prodotto (a mio parere; parere di un lettore che ha letto anche le opere passate, le ha apprezzate e non le vuole assolutamente dimenticare). Autori come Francesco Barbi, Francesco Dimitri, Luca Tarenzi e, last but not least, Riccardo Coltri, non hanno nulla da invidiare al "grande passato". Anzi, mi sembrano decisamente più incisivi.
» postato da Negróre alle 12:52 del 14-06-2009
4 Ho letto "nel segno della Luna Bianca". E devo averlo anche da qualche parte in libreria.
Me lo regalo' un amico, ai tempi in cui iniziavo a tentare di pubblicare, e si discuteva delle difficolta' incontrate dagli italiani a farsi conoscere nella fantascienza e nel fantasy.
Vedi - mi disse, con una certa enfasi, a prova di quanto affermava circa la prevenzione del mercato - anche gli italiani sanno scrivere fantasy piu' che dignitosa, solo che non trovano spazio.
Leggendo, ebbi qualche dubbio. Non ricordo molto, il libro e' scivolato via da tempo senza lasciare traccia. Non lo definirei un libro "brutto", mi sembra troppo sbrigativo e severo. Ma certo, neanche di quelli che rimangono impressi e che lasciano il segno.
Sentirlo definire dallo stesso autore (se ho capito bene a una lettura frettolosa dell'articolo) un fantasy "di sinistra" mi perplime assai.
In generale, comunque, mi perplimono queste dichiarazioni in assoluto. Altri tempi, eh si'.
Io questa impostazione politica non ricordo di averla notata. Forse, facendo emergere qualche relitto dalla nebbia dei ricordi, un po' piu' di attenzione a figure popolane. Ma piu' di tanto, boh.
Insomma, non ne avevo ricavato una particolare impressione. Si', forse all'interno di una produzione vasta e variegata, con un suo pubblico e suoi spazi, ci starebbe anche questo senza demeritare troppo.
Ma come paradigma e faro da additare non lo vedo poi tanto.
» postato da dued alle 21:25 del 14-06-2009
5 « Forse è ora di aprire gli occhi sul presente e rendersi conto che gli scrittori italiani di qualità, nella fantasy, esistono eccome e hanno già ampiamente superato quello che un tempo fu prodotto (a mio parere; parere di un lettore che ha letto anche le opere passate, le ha apprezzate e non le vuole assolutamente dimenticare). Autori come Francesco Barbi, Francesco Dimitri, Luca Tarenzi e, last but not least, Riccardo Coltri, non hanno nulla da invidiare al "grande passato". Anzi, mi sembrano decisamente più incisivi.» Posso dire che non capisco il senso di questa esortazione? Le recensioni e gli articoli che pubblichiamo ogni giorno testimoniano l'interesse per tutti i fermenti attuali. FM è tutt'altro che nostalgica. Ma è anche vero che abbiamo cercato di costruire, con i vari articoli di approfondimento, una sorta di storia a più voci del genere in Italia. Ma non mi pare che questo sminuisca il presente.
» postato da Manex alle 10:03 del 15-06-2009
6 «« Forse è ora di aprire gli occhi sul presente e rendersi conto che gli scrittori italiani di qualità, nella fantasy, esistono eccome e hanno già ampiamente superato quello che un tempo fu prodotto (a mio parere; parere di un lettore che ha letto anche le opere passate, le ha apprezzate e non le vuole assolutamente dimenticare). Autori come Francesco Barbi, Francesco Dimitri, Luca Tarenzi e, last but not least, Riccardo Coltri, non hanno nulla da invidiare al "grande passato". Anzi, mi sembrano decisamente più incisivi.» Posso dire che non capisco il senso di questa esortazione? Le recensioni e gli articoli che pubblichiamo ogni giorno testimoniano l'interesse per tutti i fermenti attuali. FM è tutt'altro che nostalgica. Ma è anche vero che abbiamo cercato di costruire, con i vari articoli di approfondimento, una sorta di storia a più voci del genere in Italia. Ma non mi pare che questo sminuisca il presente.» Mi spiace, Manex, aver ingenerato l'equivoco. Non mi sto riferendo né a te, né a FantasyMagazine, che ha sempre avuto il mio supporto, per gli sforzi che compie ogni giorno (checché ne dicano i detrattori, è diventata un punto di riferimento per moltissimi lettori del fantastico). Mi stavo proprio riferendo a loro, ai Grandi Vecchi del fantastico italiano. Ma è una questione vecchia, seppur recente (perché l'atteggiamento non è cambiato). E, quando sento parlare di alcuni di loro, un pochino storco il naso - probabilmente facendo torto a qualcuno, per colpa di pochi pessimi rappresentanti della categoria -, perché se le cose fossero state impostate diversamente, soprattutto da chi aveva la forza e il dovere di farlo, per mere questioni di esperienza, oggi forse saremmo un po' più avanti. In conclusione, conoscere di più ciò che si scrisse in Italia mi pare doveroso, per una questione di curiosità intellettuale, che a un autore non dovrebbe mai mancare. Da qui a prenderli ad esempio, però, ce ne passa. Soprattutto quando né come testi, né come comportamenti umani molti di loro si sono dimostrati questo granché. Mi scuso ancora per il malinteso (uno scrittore dovrebbe esprimersi più chiaramente, perdonami).
» postato da Negróre alle 16:32 del 15-06-2009
7 Nonostante delle nobili origini storiche, il fantasy come genere è piuttosto recente. È del tutto normale quindi che anche i testi italiani riconducibili alla generazione di Cersosimo e ancora di più di Aldani siano pochi e rari. Sono d'accordo con Andrea che per gli autori attuali non sia il caso di prenderli a esempio. Però, prima di confrontare quei nomi con quelli di Aldani o Zuddas - o anche di Cersosimo, che per quanto non mi stia particolarmente simpatico a causa delle sue idee politiche scrive una science fantasy deliziosamente vanciana - credo che sia meglio lasciarli invecchiare un pochino e vedere come reggono gli anni.
» postato da S* alle 17:16 del 16-06-2009
8 «Però, prima di confrontare quei nomi con quelli di Aldani o Zuddas - o anche di Cersosimo, che per quanto non mi stia particolarmente simpatico a causa delle sue idee politiche scrive una science fantasy deliziosamente vanciana - credo che sia meglio lasciarli invecchiare un pochino e vedere come reggono gli anni.» Assolutamente d'accordo.
» postato da Negróre alle 18:47 del 16-06-2009
9 Vorrei farvi notare alcune cose: Muspelling mi sembra che tu abbia attribuito all'articolo cose non ha detto, attaccando una considerazione (sul default del mercato) perfettamente coincidente con quanto hai detto nel pezzo sulla fantasy mediterranea. Vorrei ricordare che in un pezzo in ricordo di un autore, si parla di quell'autore, casomai (come ha fatto Proietti) cercando di inserirlo in una fotografia della storia della F. fino a quegli anni. In altre occasioni, (magari di tipo diverso...) si potra' parlare di quegli altri autori. Parlare di libri passati non e' necessariamente a scapito di quelli recenti. E mi ha deluso, perchè la conosco chi ha parlato di "lettura frettolosa". Non mi sembra il caso di giudicare sulla base di una simile premessa. Un pezzo in memoria e' un genere letterario con delle sue leggi: non un "panegirico". Quanto alla personalita' di Aldani (fra l'altro, Futuro ha sempre dedicato uno spazio abbastanza costante anche alla fantasy), credo che nessuno la possa mettere in discussione. In realta', gli ultimi due (o forse tre) punti sembrano toccare anche le scelte editoriali. Dovrebbe, proprio un sito dedicato alla fantasy, ignorare la produzione fantasy di alcuni autori? Parrebbe strano, no? Sulla faccenda dei grandi vecchi penso di essermi chiarito in privato, però detto sinceramente non mi sembra che da fatti privati se ne possa fare una generalizzazione. imo
» postato da Manex alle 23:35 del 18-06-2009
10 «E mi ha deluso, perchè la conosco chi ha parlato di "lettura frettolosa".
Non mi sembra il caso di giudicare sulla base di una simile premessa.
»
Mi pare si parli di me.
ops:
Purtroppo, in questi giorni per brutti motivi personali ho poco tempo per approfondire, e devo dedicare alla rete solo letture veloci, e gli argomenti e gli interessi sono tanti, troppi.
Allora non dovrei neanche intervenire, mi si potrebbe rispondere.
Vero. In realta' il mio intento non era commentare l'articolo, criticarlo, o criticare Aldani come autore. Il mio intervento intendeva essere centrato solo sul romanzo.
Volevo solo portare la mia testimonianza di persona che a suo tempo lo ha letto.
Che trova ingiusto bollarlo come "brutto", ma al tempo stesso non lo ritiene neppure un punto di riferimento, ma un romanzo nel complesso scorrevole pero' piuttosto leggero, almeno nel mio ricordo.
Se ho dato l'impressione di voler sentenziare sul un articolo letto di sfuggita, me ne scuso. Ma, appunto, non era questa l'intenzione, solo rispondere piu' che altro al primo commento, quello di Rakanius.
» postato da dued alle 08:44 del 19-06-2009
11 «da dei grandi vecchi penso di essermi chiarito in privato, però detto sinceramente non mi sembra che da fatti privati se ne possa fare una generalizzazione.» Abbiamo chiarito? A questo punto non mi pare. Quei fatti non erano privati, per il semplice fatto che ne hanno fatto una questione pubblica e generale, sfruttando perfino internet. E, peggio ancora, sono stati reiterati. A questo punto posso dirti che, invece, mi sembra molto comodo chiudere il tutto con "una questione di carattere" (forse perché la pelle non era le tua, e il nome e il cognome nemmeno). In ogni caso, nel rispetto della tua opinione, dissento in toto. Diverso il discorso sull'articolo che parla esclusivamente di Aldani, cosa su cui invece concordo. (Ma ho già chiarito che non mi riferivo a lui.) Come ti ho già scritto, non sono più il tipo che porge l'altra guancia. Se qualcuno dovesse chiedere scusa, per fatti oggettivi (che volendo possono anche essere ripescati), quello non sono io. Nessuna voglia di polemiche, ma non le mando a dire e non mi nascondo dietro un dito, Emanuele. Se la replica pubblica è questa, allora mi piace che sia chiaro come la penso, di fronte a tutti.
» postato da Negróre alle 11:16 del 19-06-2009
12 «Vorrei farvi notare alcune cose:
Muspelling mi sembra che tu abbia attribuito all'articolo cose non ha detto, attaccando una considerazione (sul default del mercato) perfettamente coincidente con quanto hai detto nel pezzo sulla fantasy mediterranea.»
Uhm, mi sa che c'è un misunderstanding
Il mio discorso sul MedFantasy non ha nulla contro il mercato, anzi. Io sono per la qualità piacevole da leggere. L'occhio, l'arecchia e lu nasu, agli umori generali del gusto dei lettori, io ce li tengo e penso che sia nella natura del Fantasy, per come è, per come è nato, cercare un punto d'incontro.
Che in Italia i primi sperimentatori (ora obliati) abbiano, invece, spinto verso una divaricazione fra contenuto, qualità letteraria e popolarità intesa come "ammasso", mi sembra da un lato davvero tipico di una nazione provincialottissima, da un altro una distorisione delle funzioni di un genere.
Io sono anglosassone di mentalità, è conoscendo la storia del Fantasy, per come è nato, che parlo di MedFantasy, che deve certo ancora manifestarsi appieno, deve ancora provare quel che può fare, ma l'idea è creare storie che siano piacevoli da leggere (e che non facciano la lezioncina moralenggiante, non in modo palese e scoperto - come mi è apparso, sbagliando magari, che l'Aldani abbia fatto).
Lo so, non esprimo mai tutto quel che intendo in una volta, so' difetti 'o so'! ![]()
» postato da un muspeling alle 11:56 del 19-06-2009
13 ««da dei grandi vecchi penso di essermi chiarito in privato, però detto sinceramente non mi sembra che da fatti privati se ne possa fare una generalizzazione.» Abbiamo chiarito? A questo punto non mi pare. Quei fatti non erano privati, per il semplice fatto che ne hanno fatto una questione pubblica e generale, sfruttando perfino internet. E, peggio ancora, sono stati reiterati. A questo punto posso dirti che, invece, mi sembra molto comodo chiudere il tutto con "una questione di carattere" (forse perché la pelle non era le tua, e il nome e il cognome nemmeno). In ogni caso, nel rispetto della tua opinione, dissento in toto. » Non si parla di comodità. La mia faccia e il mio nome lo metto ogni giorno qui come in tante cose. I pesci in faccia si prendono per il semplice fatto di esporsi. Da quel poco che ho capito di questo "mestiere", e correggimi se sbaglio, quando scriviamo anche se attaccano noi con il nostro nome, quelle che riceviamo sono critiche a quanto scriviamo, all'immagine di noi che traspare dagli scritti, non alla nostra persona. I fatti li ho compresi così. Non pensare che le abbia sottovalutate perchè non sono riferite a me. Se hai ricevuto insulti personali hai tutta la mia solidarietà. Se hai ricevuto critiche agli scritti pure, ma quelle ahimè, le considero legittime anche quando non ci piacciono, anche quando sono veementi, purchè non offensive della persona. Sono stato messo in croce anche qui per quanto scrivo. Ma continuerò a scrivere finchè l'editore mi darà fiducia, che credo sia condivisa dai lettori.
» postato da Manex alle 12:20 del 19-06-2009
14 «Se hai ricevuto insulti personali hai tutta la mia solidarietà. Se hai ricevuto critiche agli scritti pure, ma quelle ahimè, le considero legittime anche quando non ci piacciono, anche quando sono veementi, purchè non offensive della persona.» Allora siamo sulla stessa linea. Non ci siamo intesi, però: furono insulti alla mia persona, interpretazioni denigratorie delle mie parole e perfino dei miei silenzi. Reiterati nel tempo e sempre immancabilmente rivolti alla mia persona (anche perché i miei scritti, per carità con tutto il diritto, tali persone non li hanno letti o, se lo hanno fatto, non ne hanno mai dato prova). Chiudo qui e mi scuso con tutti, anche con te, Emanuele, per questo OT. Non ho ancora imparato a tacere in certe occasioni. Scuse sincere. Sarà che fa ancora male? Può essere, ma non mi fa onore. So cosa dovrei fare, una volta per tutte, per chiudere la questione in modo consono. Magari un giorno ne avrò il coraggio. Passo e chiudo.
» postato da Negróre alle 12:50 del 19-06-2009
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1 Rispetto Aldani come scrittore di fantascienza ma questo panegirico per "Nel Segno della Luna Bianca" mi sembra del tutto fuori luogo. Il problema di quel libro non è che è di sinistra, è che è brutto. E se in quegli anni si è avuto un progenitore del fantasy italiano, a mio parere può essere solo Zuddas.
» postato da Rakanius alle 23:20 del 13-06-2009