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La scacchiera nera

Che a volte la vita sia “una specie di partita a scacchi” è stato affermato parecchio tempo fa dallo scienziato e uomo politico americano Benjamin Franklin. E proprio su una scacchiera la scrittrice di Prato Miki Monticelli ha scelto di ambientare il suo nuovo romanzo, nel quale tre ragazzi devono impegnarsi per giocare la partita più importante della loro vita.
L’invenzione di un luogo con lo specifico scopo di costituire il teatro dello scontro fra le forze della Luce e quelle dell’Oscurità ha precedenti illustri, rintracciabili già nei secoli passati quale elemento fondamentale di alcuni culti dualistici. Ma mentre gli iranici Ohrmazd e Ahriman, per esempio, creano il nostro mondo con l’intenzione di usarlo come campo di battaglia del loro conflitto lungo novemila anni la Monticelli, ribaltando l’atto primigenio, spinge un Re degli Uomini e uno Spirito Errante a creare La scacchiera nera per ambientarvi la nona guerra.
Lo scopo della creazione in questo caso diviene la protezione del mondo degli uomini, già devastato dalle otto Guerre Antiche.
Nella struttura del romanzo però gli scacchi, con tutte le suggestioni a loro legate, forniscono poco più del punto di partenza. È grazie a loro che, come con il famoso binario nove e tre quarti, è possibile passare dalla nostra realtà a un’altra, ignota alla maggior parte della gente. Ma a differenza di Harry Potter e dei suoi amici Ryan, Milla e Morten compiono il viaggio in maniera del tutto involontaria, e non hanno la possibilità di tornare indietro a loro piacimento. Se vogliono lasciare la scacchiera devono giocare, anche se le regole sono tutte da scoprire.
Costruita la premessa necessaria a far muovere i protagonisti in un mondo che non conoscono, la Monticelli dà l’avvio alla storia.
Come ci ricorda David Eddings nel suo Il codice rivano “un eroe tonto” — o, come in questo caso, uno che non conosce le regole del luogo in cui si trova — “è l’eroe perfetto, perché non ha la più pallida idea di ciò che sta succedendo e, nello spiegare le cose a lui, lo scrittore lo spiega ai lettori.”
La scelta dell’autrice si rivela azzeccata. Mentre la presenza di una guida che sa ma che non vuole rivelare avrebbe potuto dare l’impressione di un mistero costruito artificialmente, solo per mantenere la suspance, il percorso intrapreso da Ryan e compagni, illuminato a volte da spiegazioni esterne ma più spesso da scoperte improvvise, risulta coerente e coinvolgente. Le avventure dei personaggi hanno tutte una loro spiegazione logica, e le difficoltà contribuiscono a formare un cammino di crescita necessario non solo a risolvere la trama ma a far maturare i personaggi stessi.
Il fatto che siano ragazzi del nostro mondo poi dona un’atmosfera frizzante e irriverente a tutto il romanzo.
Non si contano le citazioni e le strizzatine d’occhio al lettore, con battute che spaziano dai Bronzi di Riace a James Bond passando per Mary Poppins con la sua fenomenale borsa perché Ryan, la voce narrante, pur se pieno di dubbi sulla situazione in cui si trova e in particolare sul ruolo di Milla, non può scordare la propria identità nel “mondo reale” e il proprio substrato culturale. Al punto da riconoscere perfettamente i tòpoi di un genere letterario nel quale si è involontariamente venuto a trovare, e di ritrovarsi a pensare all’improbabilità della situazione.
Il suo “Rieccoci, profezie mezze dimenticata, leggende ammuffite e fraintese e cos’altro?” dimostra l’estrema consapevolezza della Monticelli nel maneggiare una materia che conosce bene e che, trattata con il tono sbagliato, rischierebbe di cadere nella trita ripetitività. Perché se nel fantasy alcuni elementi quali appunto le profezie sono decisamente frequenti e spesso fondamentali, il loro utilizzo nel modo sbagliato fa sfociare inevitabilmente la storia nella prevedibilità e nella noia.
Invece, fra citazioni esplicite di Gandalf e suggestioni che richiamano alla mente il viaggio di Atreiu ne La storia infinita o la mappa del malandrino creata da J.K. Rowling, ci si ritrova improvvisamente a sorridere leggendo di un novello Robin Hood pronto ad assecondare le richieste che riceve.
Un tono scanzonato quindi, che rende la lettura piacevole senza distrarre dalla storia e che consente alle vicende di susseguirsi con un buon ritmo e senza momenti morti.
La parziale identificazione dei ragazzi con i personaggi che — loro malgrado — si trovano a impersonare consente da un lato di fare almeno in parte luce sulla storia passata del mondo della scacchiera e dall’altra di mantenere incertezza sul loro reale ruolo.
Pezzi mossi da una volontà esterna più forte della loro, o creature reali dotate di sentimenti e padrone del proprio destino? Il dubbio è particolarmente forte con Milla, che forse non è così cattiva come il pezzo che impersona le vorrebbe imporre, ma alla cui presenza è impossibile rimanere tranquilli. Ed è interessante rilevare, come nota lo stesso Ryan, che una sua immedesimazione nel Ladro Nero sarebbe stata molto più ovvia e “facile” se si pensa ai rispettivi contesti familiari di provenienza.
La scelta dei ruoli interpretati dai due ragazzi, al contrario, evidenzia la presenza di più sfaccettature nella loro personalità, e impone di non etichettare nessuno troppo in fretta.
Fra le invenzioni che lasciano qualche dubbio sulla solidità della struttura stessa del romanzo va segnalato l’utilizzo di una scacchiera ottagonale al posto del classico quadrato con otto caselle per lato, e di conseguenza di pezzi che si muovono secondo regole che non conosciamo. Se è vero che un oggetto insolito può aggiungere fascino alla storia, e certo è in grado di catturare l’attenzione dei protagonisti nelle prime pagine, d’altra parte può anche far pensare a una soluzione di comodo per consentire all’autrice ogni tipo di soluzione.
Il rischio — presente ma per il momento evitato — è quello di creare pezzi che si muovano non secondo la loro intrinseca natura, ma che cambino comportamento a seconda delle necessità narrative del momento, trasformandosi in deus ex machina della situazione.
Il finale è aperto. L’avventura per il momento è terminata, ma la guerra non è finita. E se i personaggi non possono sapere cosa gli riserverà il futuro, i lettori possono sperare in un altro volume brillante e divertente. Perché se La scacchiera nera, con alcuni elementi non perfettamente risolti, in particolare nel legame fra il mondo fantastico e il nostro, e una trama di ricerca abbastanza lineare, non diventerà mai uno dei romanzi fondamentali del genere, è comunque capace di far trascorrere alcune ore in modo piacevole e rilassante.
Lettura adatta a lettori giovani, ma anche a chi voglia semplicemente tuffarsi in un mondo incantato per sognare un po’, lontano da saghe che a volte sembrano infinite o che richiedono un impegno nella lettura che non sempre è possibile donare.
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La scacchiera nera: dai il tuo voto
Commenti
2 Ho finito da poco di leggere La scacchiera nera e mi trovo abbastanza concorde con la recensione.
Mi è piaciuto molto il tono scanzonato del protagonista, che non si prende troppo sul serio, pur continuando nel suo cammino.
La scacchiera ottagonale devo dire che all'inizio mi ha lasciato un po' perplessa, più che altro perchè ho faticato ad immaginarmela essendo abituata alle nostre scacchiere (ai bordi ci sono quindi delle caselle triangolari?), ma non ho avuto la sensazione (IMO) di una scacchiera strana, creata dall'autrice per cambiare le regole a suo piacimento. ![]()
» postato da Sivrielle alle 15:54 del 11-06-2009
3 «Bella recensione davvero! Credo che tu abbia colto nel segno con quasi tutte le tue osservazioni, Martina!» Grazie. «Quello che cercavo di fare con questo libro, infatti, non era realizzare una 'pietra miliare del fantasy'! Le opere con cui confrontarsi in questo genere erano troppo ingombranti per potervisi paragonare, almeno all'inizio come sono del mio percorso in questo campo(e quando/se lo farò sicuramente dichiarerò le mie 'ispirazioni' apertamente).» Mi fanno sempre un po' sorridere le dichiarazioni altisonanti che a volte fanno gli editori. Spesso presentano autori esordienti (e tu, avendo già pubblicato due libri prima di questo non lo eri) come se fossero dei geni assoluti, e come se la loro opera dovesse rivoluzionare completamente il genere. Invece di solito c'è bisogno di tempo per maturare, e bisogna lavorare molto sia sullo stile che sulla trama. I capolavori sono sempre una minima parte rispetto a tutte le opere che vengono prodotte, ma se un romanzo, come è il caso del tuo, riesce a far trascorrere piacevolmente il tempo a chi lo legge direi che ha raggiunto il suo scopo. E il fatto che tu sei consapevole di dover ancora crescere gioca tutto a tuo favore. Di mio posso dirti che è il fantasy italiano che più mi sono divertita a leggere, e ho letto anche autori più famosi di te, come Licia Troisi, o con più esperienza, come Andrea D'Angelo. «Con questo libro mi piaceva invece l'idea di poter divertirmi a sperimentare una strada che molti autori non considerano. Prendere un po' in giro il fantasy con l'occhio da lettori ormai abbastanza esperti che un po' tutti cominciamo ad avere e proprio dall'interno del libro... perché no? Ogni storia secondo me ha il suo linguaggio, quello in cui dovrebbe essere raccontata, e usare citazioni e diverse contaminazioni lasciava una leggerezza di lettura che altri libri, pure molto più belli, non hanno. Insomma, non volevo prendermi troppo sul serio, proprio come Ryan. Volevo tentare un lavoro un po' ironico e scanzonato che facesse trascorrere qualche ora di divertimento... senza però trascurare i personaggi! Ecco, spero di essere riuscita nell'intento di fare immedesimare il lettore nelle loro incertezze perché quello che mi interessava in fondo erano proprio loro... » Secondo me ci sei riuscita perfettamente. Leggendoti sono scoppiata a ridere diverse volte, e comunque l'atmosfera generale della storia mi è sempre piaciuta. «Una sola non comprendo delle tue perplessità. Quella sulla forma della scacchiera. Sì, in realtà non si spiegano mai le mosse, non si dicono mai le 'regole'. Ogni pezzo gioca la sua partita confrontandosi con gli altri e 'scegliendo'(almeno quando può). E proprio per questo hai dei dubbi. Ma la partita è vissuta dall'interno della scacchiera e "dall'interno dei personaggi" ed era un rischio che dovevo correre... » Qui si entra un po' nelle interpretazioni personali, quindi magari il mio dubbio non ha senso per altri. Forse la cosa è legata al fatto che ho letto altri romanzi che parlano in vario modo di scacchi. Uno dei miei romanzi preferiti, del quale prossimamente pubblicherò una recensione, è "Il segreto del millennio" di Katherine Neville. Più o meno in contemporanea con il tuo romanzo è uscito il seguito di quello della Neville, "Il fuoco", e la lettura di quest'ultimo mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano il libro più vecchio. Infatti l'ho appena riletto. Nel "segreto", oltre a essere presente una vera e propria scacchiera realizzata in oro e pietre preziose, i personaggi interpretano i ruoli dei pezzi degli scacchi. Un tale che ogni tanto salta fuori in modo imprevedibile, e poi scompare altrettanto misteriosamente, è un cavallo. Uno che funge da appoggio e punto di riferimento fisso è una torre. Una pedina, che all'inizio viene mossa dagli altri e cerca solo di salvare la pelle, alla fine acquista abbastanza conoscenza e potere da trasformarsi in regina. Ecco, in questo libro avevo un riferimento fra ciò che so degli scacchi (in realtà sono solo capace di muovere i pezzi, ma non ho né la pazienza né la capacità per pianificare una strategia) e quello che facevano i personaggi. Nel tuo libro, il fatto di avere pezzi inventati mi ha un po' spiazzata. Se fatto con attenzione l'effetto complessivo è bello, ma il rischio di muovere i pezzi arbitrariamente perché all'improvviso ti serve che facciano una cosa piuttosto che un'altra è presente. Non mi sembra che tu abbia "abusato" della tua libertà di manovra, le tue scelte mi sono sempre sembrate giustificate e coerenti, ma un minimo di preoccupazione per il fatto che potessi improvvisamente cambiare le carte in tavola in me c'era. Tanto per citare un'autrice famosa, quando ho letto il primo romanzo di Naomi Novik su Temeraire mi sono divertita per la maggior parte del tempo. Però sul finale ha risolto una situazione che sembrava persa con una scelta quasi da deus ex machina. Poi ha giustificato, ma a me sembrava più una spiegazione tardiva che non qualcosa di preparato e che semplicemente io non avevo percepito. Se lo scrittore semina indizi che io non colgo, è stato bravo a dirmi le cose senza che le notassi, e il colpo di scena è notevole. Se però non prepara bene la cosa, mi sento un po' presa in giro. Con te non mi sono sentita presa in giro, ma in qualche momento ho temuto che potessi farlo. Penso sia il rischio che a volte si corre quando si hanno in testa troppi riferimenti. Un libro finisce involontariamente per influenzarne un altro, anche all'insaputa dell'autore. «sicuramente se dovessero esserci capitoli successivi (il mio piano originale ne prevedeva, in effetti) non ci sarebbero variazioni di rilievo in questa mia interpretazione. Tuttavia finché un libro non è finito non si può mai sapere e se scriverò ancora di Ryan & Co.» Io spero che ne scriverai, comunque ora sarò certamente attenta ai tuoi libri non per bambini. «per quel che riguarda i 'particolari non perfettamente risolti' a cui ti riferisci, invece, quelli a cui penso tu abbia fatto più caso credo siano le parti che ho lasciato sospese per l'eventuale 'dopo' narrativo. Come il legame tra il mondo della scacchiera ed il nostro che citi. Anche se, volendo, questo libro è auto-conclusivo troppe risposte fornite subito, a mio parere avrebbero 'compresso' la storia nel suo insieme, mentre non cominciare a porre alcuni problemi sin da questo punto avrebbe creato altre perplessità in seguito: alcuni dettagli, insomma, sarebbero usciti fuori come conigli dal cappello, invenzioni pensate appositamente per poter scrivere un secondo volume e non come sfaccettature di una storia più grande. Nel dubbio se ci fosse o no un prosieguo, ho preferito azzardare, lasciando alcune domande sospese... uhm, lo so... cosa difficile da gestire. Per di più, con più volumi occorre sempre tenere alta l'attenzione e non deludere con la conclusione... Molto difficile! E così non so, qualche 'errore' mi sarà sicuramente sfuggito!» Cosa difficile da gestire, certo, e che ha creato certamente più di un dubbio nella mente anche di altri autori. Penso che quando è uscito Harry Potter e il principe mezzosangue molti lettori, come me, siano rimasti sorpresi dalla modalità di un certo omicidio avvenuto nella parte finale. La mia reazione è stata "o questa me la spiega meglio nel prossimo romanzo, o ha fatto una cavolata tremenda". Le ho dato il beneficio del dubbio, anche perché sapevo che ci sarebbe stato un altro libro, e in effetti lei poi ha spiegato i retroscena di quella decisione rendendola perfettamente coerente al resto della saga. Un caso simile l'ho trovato ne "Il re degli alberi" di Greg Keyes. Alla fine del romanzo proprio il Re degli alberi compie un'azione che mi sembrava assurda. Nel volume successivo se ne trova la spiegazione, e ora tutto torna. Valutare solo un libro in una saga può trarre in inganno. Vedremo allora, se scriverai un seguito, come si evolverà la situazione. «Spero nella pazienza dei lettori e di riuscire, nei prossimi a cui lavorerò, a correggere le mie imperfezioni e poter sperimentare generi diversi. Ecco... 'papiro' finito! Grazie mille per il tuo tempo! Miki» E grazie a te per il tuo intervento. Secondo me il fatto di potersi confrontare fra scrittori, redattori di articoli e semplici appassionati è molto bello. Ciao Martina
» postato da Martina alle 14:51 del 12-06-2009
4 bello e utilissimo, almeno per me! a presto... spero
» postato da (mikimonticelli ) alle 14:41 del 15-06-2009
5 Ho comprato questo libro attratto dalla bella copertina e dal titolo accattivante, i collegamenti oscuri mi attirano facilmente.
Nell'insieme l'ho trovato un libro davvero fantastico perchè mi sono ritrovato moltissimo nel carattere e nel pensiero dei Ryan, che da ragazzo sfrontato e chiuso in un suo mondo lo rende unico rispetto ad altri protagonisti di altri capolavori fantasy che solitamente sono grandi oratori o personaggi molto carismatici.
La storia è molto bella e originale sopratutto per quanto riguarda la forza degli eroi: basarla sul potere di spiriti elementali che diciamo vivono in simbiosi con dei prescelti, li rende diversi dai soliti guerrieri nati capaci e formati in ogni singola abilità. L'unica grande critica che ritengo necessaria fare (dal mio punto di vista: amante delle descrizioni e delle "ricompense magiche") riguarda la mancanza di alcune parti di storia che avrebbero potuto contribuire a rendere la storia meno compressa e magari più avvincente.
Per esempio dopo aver sconfitto la strega Uri sull'Altopiano delle Streghe sarebbe stato carino osservare i nostri eroi dirigersi presso l'Oracolo di cui parlò Megu, in modo da lodare l'impresa di liberazione predetta e chissà ricevere qualche giocattolino magico (le Zanne di Lupo sono buone, ma essendo pugnali non sono il massimo per un guerriero
).
Oppure quando vengono catturati dai ThunLander, sarebbe stato interessante conoscere qualcosa in più su questi "ottimi battitori" di cui si sanno poche cose e che compaiono soltanto in quelle poche facciate. Me li aspettavo verso la fine del libro come comparsa al fianco dell'Ingannatore pronti a prendersi una rivincita.
Non che queste mancanze creino problemi durante la lettura, ma rispetto ad altre storie mi hanno dato una sensazione di "mancanza di tempo", quasi fossi costretto a saltare alcune conversazioni o qualche azione di poco conto, in prossimità di rivelazioni sulla traccia principale.
Scrivo questo commento nella speranza che l'autrice (che ho notato ha risposto alla recensione) possa magari trarre spunto per future opere, che attendo con ansia, e non come lettore criticone e rompino.
Grazie dell'attenzione. Corallino ^^
» postato da Corallino alle 23:36 del 07-10-2009
6 Tutti i commenti sono buoni perchè possono svelare difetti che non avevo considerato...
quindi non preoccuparti, con tutti i complimenti che mi hai fatto non ti considero certo un lettore criticone!!!! anzi, grazie. ovvio poi che ciascun lettore cerchi nel libro che legge quel qualcosa in più che lo renderebbe perfetto(per lui/lei!). Mi piace questo intento propositivo, anche se dal mio puhnto di vista qui non volevo rendere la magia capace dell'intervento risolutivo, ma il personaggio! altri oggetti magici in sè avrebbero avuto secondo me il sapore del deus ex machina eccessivo... quindi almeno in questa storia, magia sì, ma con cautela. per alcuni spunti tarscurati e la tua avvertita mancanza di tempo... non dipende solo da me. tuttavia se dovessero esserci dei seguiti(come dicevo, nella mia traccia principale sarebbero previsti) alcuni di quei dati rimasti sospesi troverebbero spiegazione. ritroveresti ad esempio anche i thunlander. ma non voglio certo dire troppo... grazie ancora, Miki
» postato da (mikimonticelli 75) alle 09:14 del 22-10-2009
7 Libro stupendo, non ne ho mai letti così belli veramente spettacolare, mi ha divertito molto leggerlo.... e vorrei che ci fosse un seguito. spero che tu possa darcelo ^^ dove magari fanno la loro parte le altre pedine della scacchiera come il lanciere di terra o il cavaliere di vento.... le descrizioni degli scenari fantasy sono da rimanere a bocca aperta.... ho letto diversi libri fantasy... anche più conosciuti, ma questo mi ha divertito di più ... complimenti veramente..... l' unica cosa che manca in questo bellissimo libro è solo il seguito ^^
» postato da DarkWarrior alle 14:13 del 24-10-2009
8 sarebbe magari carino inserire in un ipotetico seguito ... qualche immagine che ritrare la mappa del posto o la scacchiera. scusa se mi sono permesso ma anche io volevo dare il mio consiglio su un atteso continuo di questa storia.
» postato da DarkWarrior alle 14:30 del 24-10-2009
9 eh... non dirlo a me che adoro le mappe alla Tolkien!
» postato da (mikimonticelli ) alle 09:17 del 17-11-2009
10 Ciao a tutti!!! Vi seguo da tanto tanto tempo e mi fido sempre di voi prima di prendere qualche volume in libreria. Anche per la scacchiera nera è andata in questo modo, anche se io gli avrei dato meno stelle infatti la storia sul finire mi è piaciuta di meno. Succede tutto assieme come se si passasse da momenti di noia a decine di eventi messi insieme! Dentro al volume ho anche trovato dei volantini, tra cui c'era anche un altro romanzo fantasi, il silenzio di lenth! Sul sito però non ho trovato una recensione ma solo presentazioni e riassunti che non mi servono a molto......... allora ve lo chiedo, secondo voi è una bella storia???? xoxo Alì
» postato da (Alì fantasi) alle 00:56 del 14-12-2009
11 Uau miki monticelli che risp direttamente..io voglio dire che il libro mi ha subito stregato appena l'ho visto,poi me l'hanno regalato e nn ci credevo!leggevo delle critiche sulla storia eppure nn mi importava.l'ho letto e l'ho trovato bellissimo!spero veramente che ci sia un seguito,un'altro bel librone!=D e poi amo particolarmente le storie quando sono raccontate dai protagonisti!sono più intense e più coinvolgenti!poi ryan nn si impegna molto a fare l'eroe quindi avvolte fa anche ridere come si esprime!vorrei che ci fosse più spazio x morten!anche la fine l'ho trovata diversa dal solito e curiosa!grazie miki!
» postato da chunlizang85 alle 15:17 del 22-02-2010
12 Ciao a tutti!! Ho appena finito di leggere "La scacchiera nera" e cercavo eventuali informazioni su un seguito..
Comunque ci tenevo a dire che questo libro mi è piaciuto moltissimo!! Io sono una vera fan del fantasy e questa versione mi è piaciuta particolarmente (inserire personaggi come noi, che vivono nel nostro mondo, provenienti da zone distanti del mondo, catapultati in un mondo parallelo nelle vesti di eroi è INCREDIBILE!!)
Del libro mi è piaciuto moltissimo il carattere di Milla nella quale mi sono rispecchiata diverse volte, e soprattuto mi ha colpita la sua determinazione e la sua fedeltà verso i suoi compagni che la porta a cambiare addirittura la sua posizione nella scacchiera ^.^
Di questo libro spero vivamente di trovare un seguito, soprattuto per poter incontrare le pedine che ancora non si sono svegliate e naturalmete i nostri protagonisti.
Altra cosa che mi è piaciuta molto sono state le citazioni di film o di altri libri come quando Ryan cita Gandalf o si paragona la borsa di Mary Poppins a quella di Milla.
Devo dire che verso la fine mi aspettavo che la reazione tra Milla e Ryan di gelo e fuoco non avvenisse più (poiché il sangue di Milla era stato versato su Bretaren, ma questo era un mio viaggio xD). Soprattutto speravo che si chiarissero meglio i sentimenti tra Ryan e Milla... fino all'ultimo infatti Ryan non mette in chiaro i suoi sentimenti per Milla e da quest'ultima non traspare niente. Mi piacerebbe molto un lieto fine anche per loro (lo so sono un'inguaribile romantica xD).
Con questo passo e chiudo!
Ely
» postato da (Eleonora Gaudenzi) alle 18:42 del 07-06-2010
13 un ottimo libro
» postato da (luca trabuio) alle 14:55 del 28-06-2010
14 «Ciao a tutti!! Ho appena finito di leggere "La scacchiera nera" e cercavo eventuali informazioni su un seguito.. »
Miki Monticelli ha detto che lo sta scrivendo.
Nessuna idea di quando uscirà. Lei scrive tanto, e tante cose diverse. Ma il solo fatto che sia all'opera è una gran bella notizia.
» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 21:18 del 29-06-2010
15 pare che state scrivendo la letterina a babbo natale! LOL
la rece mi ha incuriosita, grazie martina.
se troverò il libro in libreria lo prenderò in considerazione.
» postato da ringstorm alle 19:05 del 07-07-2010
16 Se vi piace Miki Monticelli segnalo che in autunno uscirà il suo nuovo libro Lo Stregone dei Venti.
Edit: Non è il seguito della Scacchiera, eh? E' una cosa nuova nuova.
» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 11:59 del 08-07-2010
17 Ho appena finito di leggere il libro... e' bello :-D spero ke Miki scriva il seguito!!!!
» postato da (Giulia Viviani) alle 12:50 del 31-07-2011
18 Il seguito della Schacchiera nera è già uscito, è in libreria dallo scorso mese di maggio e si intitola L'ombra del guerriero. In settembre ne pubblicherò la recensione.
» postato da Martina alle 13:08 del 31-07-2011
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1 Bella recensione davvero! Credo che tu abbia colto nel segno con quasi tutte le tue osservazioni, Martina! Mi rivolgo a te direttamente perché ci siamo già incrociate tra le righe di Fantasy Magazine... Quello che cercavo di fare con questo libro, infatti, non era realizzare una 'pietra miliare del fantasy'! Le opere con cui confrontarsi in questo genere erano troppo ingombranti per potervisi paragonare, almeno all'inizio come sono del mio percorso in questo campo(e quando/se lo farò sicuramente dichiarerò le mie 'ispirazioni' apertamente). Con questo libro mi piaceva invece l'idea di poter divertirmi a sperimentare una strada che molti autori non considerano. Prendere un po' in giro il fantasy con l'occhio da lettori ormai abbastanza esperti che un po' tutti cominciamo ad avere e proprio dall'interno del libro... perché no? Ogni storia secondo me ha il suo linguaggio, quello in cui dovrebbe essere raccontata, e usare citazioni e diverse contaminazioni lasciava una leggerezza di lettura che altri libri, pure molto più belli, non hanno. Insomma, non volevo prendermi troppo sul serio, proprio come Ryan. Volevo tentare un lavoro un po' ironico e scanzonato che facesse trascorrere qualche ora di divertimento... senza però trascurare i personaggi! Ecco, spero di essere riuscita nell'intento di fare immedesimare il lettore nelle loro incertezze perché quello che mi interessava in fondo erano proprio loro... Una sola non comprendo delle tue perplessità. Quella sulla forma della scacchiera. Sì, in realtà non si spiegano mai le mosse, non si dicono mai le 'regole'. Ogni pezzo gioca la sua partita confrontandosi con gli altri e 'scegliendo'(almeno quando può). E proprio per questo hai dei dubbi. Ma la partita è vissuta dall'interno della scacchiera e "dall'interno dei personaggi" ed era un rischio che dovevo correre... sicuramente se dovessero esserci capitoli successivi (il mio piano originale ne prevedeva, in effetti) non ci sarebbero variazioni di rilievo in questa mia interpretazione. Tuttavia finché un libro non è finito non si può mai sapere e se scriverò ancora di Ryan & Co. spero proprio di riuscire ad evitare l'aspetto 'trovata dell'ultimo istante'(come l'assassino nei pochi libri un po' più fiacchi della Christie: il qualcuno che sbuca fuori all'improvviso, di cui nulla si sapeva e di cui quindi era impossibile sospettare. Fortunatamente è una soluzione a cui è ricorsa pochissime volte!!!!)... per quel che riguarda i 'particolari non perfettamente risolti' a cui ti riferisci, invece, quelli a cui penso tu abbia fatto più caso credo siano le parti che ho lasciato sospese per l'eventuale 'dopo' narrativo. Come il legame tra il mondo della scacchiera ed il nostro che citi. Anche se, volendo, questo libro è auto-conclusivo troppe risposte fornite subito, a mio parere avrebbero 'compresso' la storia nel suo insieme, mentre non cominciare a porre alcuni problemi sin da questo punto avrebbe creato altre perplessità in seguito: alcuni dettagli, insomma, sarebbero usciti fuori come conigli dal cappello, invenzioni pensate appositamente per poter scrivere un secondo volume e non come sfaccettature di una storia più grande. Nel dubbio se ci fosse o no un prosieguo, ho preferito azzardare, lasciando alcune domande sospese... uhm, lo so... cosa difficile da gestire. Per di più, con più volumi occorre sempre tenere alta l'attenzione e non deludere con la conclusione... Molto difficile! E così non so, qualche 'errore' mi sarà sicuramente sfuggito! Spero nella pazienza dei lettori e di riuscire, nei prossimi a cui lavorerò, a correggere le mie imperfezioni e poter sperimentare generi diversi. Ecco... 'papiro' finito! Grazie mille per il tuo tempo! Miki
» postato da (mikimonticelli ) alle 13:43 del 11-06-2009