Sabriel

Garth Nix, Sabriel (Sabriel, 1995) - FANTASY - Tea - Avalon - 2007 - traduttore: Fabrizia Villari Gerli - pagine 353 - prezzo 8,60 euro - giudizio: mediocre

“La protagonista vive nella civile Ancelterra ed è una delle migliori allieve del prestigioso Wyverley College, però è nata al di là del Muro, nell'Antico Reame, una terra misteriosa che, a quanto si mormora, è governata dalla magia. Ed è nientemeno che la figlia di Abhorsen, un potente mago cui è affidato un compito fondamentale: impedire ai Morti di oltrepassare il confine tra il loro Regno e il Mondo dei Vivi. È dunque con un certo timore che, a poche settimane dalla fine della scuola, Sabriel aspetta l'arrivo del padre per discutere con lui del suo futuro. Ma il timore lascia il posto allo sgomento quando, invece dell'amato genitore, a Sabriel si presenta un messaggero con una rivelazione sconcertante: lo spirito di Abhorsen è prigioniero, incatenato nel Regno dei Morti, e soltanto lei può salvarlo, liberando così anche l'Antico Reame da una creatura malvagia, decisa a far trionfare i Morti sui Vivi.”

 

Sabriel (Sabriel, 1995) di Garth Nix, primo volume della saga di Abhorsen, romanzo continuato in Italia con la pubblicazione di Lirael (2001) e Abhorsen (2003), non è un buon libro. Assolutamente. C’è da dare atto a Nix di aver inteso il mondo di Ancelterra e dell’Antico Reame in modo assolutamente unico, questo sì, a tratti originale per l’intento. Il voler accostare un mondo “contemporaneo” al nostro (Ancelterra) a uno prettamente “medievale” (l’Antico Reame): un continente diviso a metà solo da un magico muro che tiene da una parte i vivi, a sud, fra autobus, taxi, college e partite di pallone, e dall’altra i popoli che hanno a che fare con i morti, su, nel nord. L’originalità di questo romanzo sta tutta qui e in quelle poche idee che l’autore vi ha fatto confluire, ma in un modo talmente piatto e impersonale da farlo apparire una parodia di un fantasy.

 

Piatto, asettico, freddo. Un romanzo che si lascia leggere solo per la sconsiderata vacuità della prosa. Certo, è bene pulire e limare uno stile troppo aggettivato (forse uno fra i problemi maggiori in un esordio, come deve essere considerato anche questo), ma non fino a questi livelli. Siamo davanti a un romanzo bidimensionale, non c’è profondità, né nell’ambientazione (sfruttata malissimo) né nella resa dei personaggi. Per certi versi anche la trama risulta piuttosto sciocca: un vero e proprio campionario di deus ex machina e infodump a profusione. Non c’è pathos, non c’è un minimo di tensione narrativa. Alcune scelte di Nix su come muovere gli eventi arrivano addirittura a perdersi nel loro stesso mondo, tirate via in modo piuttosto imbarazzante. A partire dal gatto parlante, in verità una antica creatura di Libera Magia che gli Abhorsen tengono legata a loro con una magia costrittiva da molti secoli, di nome Mogget, per il quale si fanno mille e confuse congetture che non portano a nulla. E in un punto del romanzo, un dialogo fra Sabriel e suo padre, l’Abhorsen in carica, trapela persino l’incoerenza di questo “personaggio”. Ne riportiamo un brano da pagina 267 e successive. E’ Abhorsen che parla, in fuga con la figlia, Sabriel, dal Regno dei Morti, momento durante il quale si aggiornano sugli ultimi eventi trascorsi nel romanzo:

 

     «(…) Ma parlami del compagno del principe. Chi è questo Mogget?»

     «Mogget?» ripeté Sabriel sorpresa. «Ma… l’ho incontrato nella nostra casa! È una creatura della Libera Magia in un corpo di gatto bianco, con un collarino rosso, al quale è appesa una Saraneth in miniatura.»

     «Mogget», disse Abhorsen come se tentasse di mandar giù un boccone amaro. «E’ il relitto del Costruttore del Muro, o la sua ultima creazione, o forse il figlio… nessuno lo sa con precisione, forse neanche lui. Mi chiedo come mai abbia assunto le spoglie di un gatto… è sempre stato una specie di nano albino e in pratica non ha mai abbandonato la nostra casa. Potrebbe essere una sorta di protezione per il principe… Ma adesso basta, dobbiamo correre!»

 

Insomma, già questo stralcio basta a far notare l’incongruenza. Nix,


Il romanzo Lirael di Garth Nix in edizione Nord
come si può ben leggere, risulta piuttosto confuso nel trattare il suo stesso racconto. Ma questo è solo uno dei tanti esempi, il più eclatante forse, che avremmo potuto eviscerare. L’Abhorsen sa o non sa del gatto Mogget? All’inizio sembrerebbe proprio di no, sebbene la storia ci presenti l’essere di Libera Magia, come dice la stessa Sabriel, in forma di gatto come uno schiavo della famiglia dei maghi Abhorsen. Nel proseguo del dialogo parrebbe invece che sì, l’Abhorsen ne sa molto, e molto più di Sabriel, e del gatto stesso, tanto che durante la fuga dal Regno dei Morti trova pure il tempo per raccontare alla figlia questa storia su di lui (completamente campata per aria e priva di riferimenti precedenti e successivi nel romanzo); eppure, proprio nell’ultimo sprazzo del dialogo, torna imperante la confusione. Al lettore resta il dubbio. Ma conosce o no questo Mogget? Sa di cosa parla? E Nix? Per la cronaca, di questa cosa non si dirà più nel libro. Potremmo anche continuare questa dissertazione parlando di Petrus, principe morto da 200 anni, riportato in vita da Sabriel che va a recuperarne lo spirito nel Regno dei Morti, ma che per riaccendere in lui la scintilla della vita deve dargli… un bacio. Sì, questa storia è già stata raccontata. Evitiamo perciò di smontare pezzo per pezzo questo romanzo.

 

Un giudizio aspro il nostro, senza dubbio. Aspro quasi quanto la lettura del romanzo, dove protagonisti profondi tanto quanto una pozzanghera agiscono solo per modo di dire. Sabriel, forse, proprio perché protagonista del romanzo, ha di tanto in tanto la parvenza di un personaggio a tutto tondo, parvenza però che non salva questo volume dalla sua scipitezza.

 

Probabilmente sarebbe molto più facile enunciare i pregi di questa storia, pochissimi, che enumerare i troppi difetti. Ma a ben vedere nemmeno il finale — forse la parte più piacevole del romanzo — salva questo volume. Ovviamente è un’ecatombe, con la “morte dei morti” e la “morte di molti vivi”; eppure, in questo vasto mare delle ovvietà, si salva solo un’idea (buona per i seguiti, forse) con la rinascita del gatto Mogget nuovamente incatenato al suo destino di schiavo degli Abhorsen e, questa volta, “con un doppione”: gatto bianco, gatto nero.

 

Peccato. Un romanzo che era iniziato bene, con idee (per il 1995, anno della sua prima pubblicazione) davvero interessanti, un confronto fra civiltà, portatore, se solo Nix avesse voluto, di un messaggio non così scontato. Ma non ci sono messaggi in Sabriel. Non c’è storia. Non ci sono personaggi. Il confronto fra due mondi diventa una stonatura insopportabile, e sentir parlare di partite di calcio e di carri armati, e subito dopo di frecce e negromanzia, crea nel lettore un gap ai limiti dell’assurdo, proprio per questa mancanza di ricerca e profondità nel testo. È una storia freddamente pulita quella narrata in Sabriel, ma così tanto da risultare insopportabilmente insignificante.

Autore: Luca Azzolini - Data: 4 dicembre 2008

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Commenti

1 concordo in pieno con la recensione sono esattamente le impressioni che ricavai io quando, tempo fa, lessi sabriel ovviamente non proseguii la lettura della trilogia... anche l'idea del muro non mi sembra particolarmente originale, tanto per dirne una mi fa pensare a stardust...

» postato da Asher_85 alle 09:59 del 04-12-2008

2 L'ho letto credo più di un anno fa e non mi ricordo i dettagli. L'impressione che ne ho conservato è che non fosse un libro così malvagio come è descritto nella recensione, ma neanchè così accattivante da decidere di leggerne il seguito. Questa recensione è l'occasione per dare una risposta al 3d Fm buonista? <img src=:"> Duro e spietato fino a un passo dall'infierire. Comunque ho riletto il mio commente su anobii all'epoca della lettura, ribadisco di non ricordarmene un granchè e ho memoria dei libri che mi hanno colpito per bellezza o bruttezza. Dunque avevo scritto questo: Fantasy per ragazzi, ma con un pizzico di morte e putrefazione in più rispetto al solito. La solita ragazzina che si trova investita di un potere e di una responsabilità più grande di lei. Il solito cattivo con i suoi scagnozzi, i soliti buoni, il solito viaggio e la solita storia d'amore (lei che non si fida di lui, lui che fa lo scorbutico per tutto il libro, salvo uscirsene con un ti amo all'ultimo paragrafo). Di diverso dal solito c'è: che la protagonista è oltremodo imbranata e questo le guadagna un po' di simpatia, ma a volte è imbranata fino ad essere esasperante. In certi momenti sembra non imbroccarne una. Gli artefatti magici, queste campane, sono un tocco di originalità e anche, perchè no, di poesia. Molto vivida la descrizione dell'accesso al mondo dei morti e accattivante il personaggio di Mogget. E ora il commento al commento: evidentemente è una storia che mi ha annoiato, tutte cose già lette e viste ed è credo per questo me me ne sono dimenticata. Delle campane ora mi ricordo, avevano nomi e proprietà, non tutte completamente positive o negative e mi erano piaciute. Di Petrus ricordo il nome che rispecchia pienamente l'ottusità rocciosa del personaggio. E mogget: non ricordo le incongruenze legate a Mogget, non che avessi letto con particolare attenzione il romanzo ma se fossero state contraddizioni eclatanti credo che mi avrebbero infastidito. Invece dalla lettura ricordo più che altro la noia che non il fastidio. Comunque Mogget mi era piaciuto, ma io sono un'adoratrice di gatti perciò non faccio testo. Ognuno dei miei gatti, ne sono certa, è un qualche spirito potente inscatolato in forma felina!

» postato da erbetta alle 11:56 del 04-12-2008

3 gradirei recensione del genere anche per autori italiani. poi si dovrebbe cominciare ad interrogarsi su dove porre l'accento: letteratura o fantasy? se il primo termine viene meno come sinonimo del secondo propongo spazzatura.

» postato da Thal alle 14:09 del 04-12-2008

4 Piatto, asettico, freddo. Luca, mio omonimo, la pensiamo allo stesso modo. Non so con quale coraggio ho letto anche i restanti volumi della trilogia (forse nella speranza che qualcosa si smuovesse), ma è stata un'esperienza non proprio positiva. E' proprio il caso di dirlo: soldi spesi male.

» postato da LucaCP alle 15:09 del 04-12-2008

5 « Non so con quale coraggio ho letto anche i restanti volumi della trilogia » veramente, complimenti al coraggio :shock: io non ci sono proprio riuscita...

» postato da Asher_85 alle 21:10 del 04-12-2008

6 Non concordo con il recensore, che è stato a mio avviso decisamente troppo severo. Sabriel è per me un buon fantasy. Scorrevole e divertente, con un buon ritmo. Per certi aspetti anche decisamente originale. Nix ha costruito un mondo coerente, misterioso e intrigante. E non è un fantasy giovanile, è un fantasy adulto, a tratti cupo. Aggiungo che l'autore sa perfettamente chi e che cosa è Mogget, prigioniero in forma di gatto. Un mistero ne avvolge la figura, tanto che l'Abhorsen ne parla malvolentieri. E non c'è incoerenza Mogget è una creatura della libera magia (magia non benevola!) ed è parente del costruttore del muro. La sua natura verrà svelata in un libro successivo. A proposito dei seguiti. I seguiti (Lirael ed Abhorsen - che costituiscono un unico romanzo, diverso da Sabriel) sono più avvincenti di Sabriel, e li consiglio. Nel complesso, tre libri per un'interessantissima saga fantasy.

» postato da Incantatore dalle 9 vite alle 22:18 del 04-12-2008

7 Ho letto Sabriel un paio d'anni fa, in un unico pomeriggio, e l'ho trovato grigio e sterile, quasi privo di personaggi, contorto e noioso. Uno dei peggiori libri fantasy che abbia mai letto. Concordo quindi con la recensione, ma anche con Thal che, più sopra, chiede di adoperare la stessa severità di trattamento anche con gli autori italiani. Perché, così per fare un esempio, "Gli Eroi del Crepuscolo" della Strazzulla non è poi tanto meglio. Forse meno confuso e contraddittorio di Sabriel, ma altrettanto piatto.

» postato da Laeryn alle 22:45 del 04-12-2008

8 «Concordo quindi con la recensione, ma anche con Thal che, più sopra, chiede di adoperare la stessa severità di trattamento anche con gli autori italiani. Perché, così per fare un esempio, "Gli Eroi del Crepuscolo" della Strazzulla non è poi tanto meglio. Forse meno confuso e contraddittorio di Sabriel, ma altrettanto piatto.» Ho letto entrambi i libri, e a mio giudizio sono ugualmente noiosi, anche se ognuno è noioso a modo suo. Però ciascuno di noi è libero di avere le proprie opinioni, e Alessandro, che ha recensito il romanzo della Strazzulla, evidentemente ha visto qualche elemento positivo, mentre Luca in questo caso è arrivato a fine tomo per pura forza di volontà. Nessun recensore ha mai indicazioni di attenuare le critiche se il libro gli sembra brutto, tutto ciò che chiediamo è chiarezza espositiva, spiegazioni coerenti e pertinenti al testo e proprietà di lunguaggio. Poi, la valutazione è assolutamente soggettiva. Anche se non è sempre facile criticare in modo severo. In un altro sito io mi sono vista insultare, e secondo mio marito, che è avvocato penalista e quindi sa di cosa sta parlando, a livello di querela semplicemente perché ho giudicato in modo estremamente severo un romanzo che non mi era piaciuto, mentre al tizio che mi ha aggredita verbalmente era sembrato un capolavoro. Ho fatto finta di niente perché certe persone non meritano che si perda tempo dietro alla loro maleducazione e presunzione, però magari non tutti hanno voglia di essere insultati gratuitamente. «si dovrebbe cominciare ad interrogarsi su dove porre l'accento: letteratura o fantasy? se il primo termine viene meno come sinonimo del secondo propongo spazzatura.» Distinzione non sempre facile. Gli editori, di qualsiasi genere, pubblicano anche molta spazzatura perché pensano che possa vendere. E molte persone che non leggono fantasy giudicano in toto il genere come spazzatura, unendo alla loro ignoranza anche una notevole arroganza. Ma se un editore pubbilca un romanzo fantasy tremendo, allora è sia fantasy che spazzatura, mentre non è letteratura, dato che quest'ultimo termine implica che l'opera in sé abbia un valore.

» postato da Martina alle 23:21 del 04-12-2008

9 Io ho adorato tutta la trilogia, riletto il secondo ed il terzo volume due volte. Sabriel appare immaturo e piuttosto piatto, al confronto, e ne rimasi delusa -lo lessi dopo Lirael. Ma si tratta di fantasy decisamente buoni, con molte trovate originali -prima fra tutte la magia per mezzo del suono delle campane, trovata che ho adorato ad oltranza. Davvero non trovo giustificate la maggior parte delle critiche mosse dal recensore. Ma, come dicevano gli antichi, de gustibus non disputandum est.

» postato da (C. Rowina) alle 00:10 del 05-12-2008

10 « Perché, così per fare un esempio, "Gli Eroi del Crepuscolo" della Strazzulla non è poi tanto meglio. Forse meno confuso e contraddittorio di Sabriel, ma altrettanto piatto.» Velocissimo OT. Al massimo, se vuoi, continuiamo nel topic dedicato al romanzo della Strazzulla. Innanzitutto non ho mai letto Sabriel, quindi non ho idea dell'ipotetico voto che potrei dare a tale romanzo. Ovviamente ognuno ha il suo personalissimo metro di giudizio. L'unico motivo per cui non ho dato il mimimo dei voti a "Gli eroi del crepuscolo" è che, almeno dal punto di vista stilistico, la Strazzulla si difende (IMO) per quante molte pagine del suo romanzo siano di una pesantezza imbarazzante e soprattutto inutile. Per quanto riguarda la trama invece il voto sarebbe addirittura zero a mio avviso, visto che, come ho scritto nella recensione, i personaggi sono sostanzialmente delle marionette e il finale lo si intuisce a un terzo del volume. In quel caso, comunque, ti posso assicurare che il 2 non dipese da alcun campanilismo, anche perché proprio io in passato affermai che alcune recensioni su FM (specialmente di autori italiani) erano penalizzate da un eccessivo permissivismo (IMO). Ripeto, ognuno al il suo metro di giudizio. Fosse per me, i punteggi nemmeno li metterei nelle recensioni (e infatti sul mio sito non li uso) proprio per evitare simili dibattiti. FINE OT

» postato da Okamis alle 11:09 del 05-12-2008

11 «Concordo quindi con la recensione "Gli Eroi del Crepuscolo" della Strazzulla non è poi tanto meglio. Forse meno confuso e contraddittorio di Sabriel, ma altrettanto piatto.» Quindi, come tu stessa sembri notare, una stellina in più la Strazzulla se la meritava, se il suo libro è meno confuso e contraddittorio. Ti sei risposta da sola. ;)

» postato da Negróre alle 15:07 del 05-12-2008

12 Uh, non credevo di scatenare tanto scalpore con questa recensione (che mi sembrava anche abbastanza ovvia mentre la stendevo). Gli spunti che mi avete fornito sono tanti, rispondo a quelli che ricordo perchè il tempo è sempre quello che è. :wink: Mogget. E' l'unica cosa che salverei, sono sincero. Il discorso delle campane è molto carino sì, ma finisce lì, per quello che servono potevano essere cannoni, violini o bonghi, e non cambiava poi molto. A me affascinava il discorso che alcune campane erano più "indisciplinate" delle altre, e che se si fossero messe a suonare da sole avrebbero potuto spedire Sabriel ben oltre l'ultimo cancello del Regno dei Morti. Ma che sia successo una, e dico una sola volta tutto ciò nel corso del libro, trovatemelo voi. Nente. Non basta dire: ve lo racconto nel libro n. 2, per me è davvero un po' troppo tardi. E ha ragione Martina quando dice, cito: «Luca in questo caso è arrivato a fine tomo per pura forza di volontà. » Io ho trovato Nix molto inedeciso. Chiudo anche gli occhi sui deus ex machina, ma mi chiedo: fantasy per adulti? Siamo sicuri? Forse nel 1995, poteva anche essere, oggi ho qualche dubbio in merito. Poi non metto in dubbio che tante cose sono, come giustamente dite, questione di gusto. Però, davvero, su certe inesattezze e probelmi (d'intreccio e di trama) non c'è "gusto" che tenga, e non si può chiudere gli occhi. Per gli autori italiani, be', ho sempre detto la mia opinione, nel bene come nel male. Il Fantasybabyboom ho provato a seguirlo, poi ho lasciato stare dopo la mia prima esperienza (che ho recensito negativamente qui sul sito). Un saluto, Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 18:58 del 05-12-2008

13 Non sono d'accordo con la recensione. Perché mi ricordo bene di aver consigliato la lettura ad altre persone di questo libro. Non nego che presentasse cose scontate, cliché senza innovazioni. Eppure ricordo di essere arrivato alla fine del libro, letto piuttosto in fretta e in modo scorrevole direi, piuttosto soddisfatto. Tant'è che cercai subito informazioni di eventuali seguiti. Seguiti che fra l'altro migliorano la storia secondo me. Ad esempio non ricordo di aver notato molti fastidio nella descrizione del gatto, volutamente personaggio che crea confusione. E' passato molto da quando lo lessi, per cui non metto la mano sul fuoco su nulla, anche se ricordo che all'arrivo del personaggio di Petrus incominciavo a trovare banale lo svolgersi delle vicende. Forse sono rimasto molto colpito dal mondo dei morti e del modo con cui i negromanti potessero accedervi e affrontarlo che ha mantenuto l'interesse per il libro in me. Dovrei rileggerlo, cosa che non faccio mai con i libri, per cui concludo dicendo che a mio parere la recensione è eccessivamente severa nei confronti di un libro forse non eccelso ma più che gradevole.

» postato da Shauku de Belork alle 15:23 del 29-12-2008

14 « Dovrei rileggerlo, cosa che non faccio mai con i libri, » OT Un grande professore, recentemente scomparso, chiedeva ai suoi studenti non quali libri avessero letto, ma quali avessero riletto, volendo sottolineare con la sua domanda quali fossero i libri veramente belli e importanti. Con la tua affermazione, in sostanza, può sembrare che proprio non valga la pena leggere Sabriel OT :wink:

» postato da la vecchia strega alle 16:28 del 29-12-2008

15 E' vero, se non fosse che io non rileggo mai i miei libri. Non l'ho fatto con nessun libro che abbia letto. Non l'ho fatto con il SdA, non l'ho fatto con i libri della Hobb che apprezzo moltissimo, non l'ho fatto con nessun libro che ho letto. Nemmeno con i libri di Charion della Bujold pur adorando il pantheon e il mondo creato. Quindi il professore (temo di non conoscere) ha perfettamente ragione. Se non fosse che io non rileggo mai :P In ogni caso non difendo a spada tratta il libro. Ricordo che ci sono delle pecche, qualche pezzo confuso o semplicemente tralasciato. Nonostante questo ricordo di apprezzarlo abbastanza e sono sicuro di averlo consigliato a diverse persone, l'intera trilogia.

» postato da Shauku de Belork alle 13:49 del 30-12-2008

16 vorrei far presente ad Asher85 che Stardust di Neil Gaiman, pubblicato in italia nel 2004, è del 1999, quindi il concetto del muro....che dire, forse per certi versi è un romanzo "acerbo", ma a me è piaciuto molto, l'ho riletto e ho riletto tutta la trilogia..non l'ho trovata così terribile, anzi. Mi ha dato l'impressione di lasciare un varco da colmare con altri romanzi...purtroppo non ancora tradotti in italiano.

» postato da (Marilena ) alle 06:33 del 07-07-2009

17 «vorrei far presente ad Asher85 che Stardust di Neil Gaiman, pubblicato in italia nel 2004» In effetti è stato pubblicato in Italia per la prima volta nel 2000 dalla Magic Press. S*

» postato da S* alle 09:19 del 07-07-2009

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