Guai in vista per la costumista di Harry Potter?

Jeny Temime, costumista veterana del franchise, è sospettata di avere copiato il vestito da sposa di Fleur Delacour da uno stilista londinese.

Una pioggia di critiche è piovuta sul capo della costumista Jeny Temime per quella che doveva essere una delle creazioni più suggestive dell'imminente Harry Potter e i Doni della Morte, cioè l'abito da sposa di Fleur Delacour.

 

L'elaborata creazione è stata realizzata in organza bianca, con una sovrapplicazione scura, ritraente due fenici, il cui motivo parte dal corpetto e scende verso entrambi i lati della gonna per riunirsi infine sul fondo della stessa, a mo' di coda.

In proposito, la Temime aveva dichiarato al Los Angeles Time: "Desideravo che fosse un abito da sposa da strega, ma non un costume di Halloween. L'abito è bianco, ma necessitava dell'aggiunta di un elemento fantastico. Così ecco il motivo della fenice, che in un certo senso è simbolo d'amore perché c'è l'idea di rinascita, di amore che non muore mai, che si rinnova".

 

Tuttavia una blogger di nome Lela London ha notato la straordinaria somiglianza del vestito con una creazione appartenente alla collezione autunno-inverno 2008 di Alexander McQueen, giovane stilista londinese che ha lavorato anche a Milano per Romeo Gigli.

La foto qui a fianco testimonia ampiamente la parentela fra i due abiti, anche se quello di McQueen usa due pavoni al posto delle fenici. Le altre due uniche differenze sono le lunghezze e il davantino di tulle, che nella versione della Temime rimane accollato, mentre in quella di McQueen crea una morbida onda che va a coprire il decolléte.

 

La maison londinese ha declinato ogni commento sul fatto, così come i portavoce della Temime e della Warner Bros. Per il momento, non risultano nemmeno  vertenze giudiziali in atto, ma quel che è certo è che, da questa storia,  la credibilità della costumista esce molto minata, poiché se, come ha notato Variety, è vero che nella moda molti stilisti traggono vicendevoli spunti da collezioni altrui, quello che è considerato grave dall'industria è il fatto che la Temime non abbia minimamente citato la propria fonte d'ispirazione.

 

Autore: Marina Lenti - Data: 8 novembre 2010

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