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Il processo di Artemisia Gentileschi

Giuditta che decapita Oloferne
La storia di Artemisia Gentileschi (Roma 1593 — Napoli 1653) è diventata film: il lungometraggio - prodotto da CDRC Firenze, regia di Paolo Bussagli — è uscito quest'anno con il titolo Il processo di Artemisia.
Basato sui verbali originali del processo seicentesco, Il processo di Artemisia si basa sulle documentazioni relative allo stupro, alle accuse e alle torture subite dalla allora diciottenne pittrice romana.
La trama
Roma, 1612.
Il pittore Orazio Gentileschi riferisce alle autorità che Agostino Tassi, collega e amico, ha violentato sua figlia Artemisia e ha rubato un quadro. La denuncia comprende anche Tuzia, inquilina dei Gentileschi, che vive con la famiglia del pittore. Agostino Tassi e Tuzia vengono arrestati su ordine del tribunale.
Il Giudice si reca presso l'abitazione dei Gentileschi per ascoltare Artemisia, che racconta come Agostino si sia guadagnato la fiducia sua e di suo padre visitando spesso la loro casa e facendosi prendere a benvolere anche da Tuzia, finchè un giorno, ha approfittato di lei violentandola e promettendo subito dopo di "riparare al disonore".
In una cella della prigione, il Giudice ascolta poi la versione di Agostino, molto diversa da quella di Artemisia: secondo l'uomo, la giovane aveva una brutta reputazione e il padre, preoccupato, gli aveva chiesto di tenerla d'occhio.
Il processo si apre con la deposizione di una levatrice, che dichiara di aver esaminato Artemisia e verificato che non è più vergine. Vengono convocati Agostino, Artemisia, Tuzia e altri testimoni, alcuni a favore di Agostino altri contro.
Il Giudice mette poi a confronto i due principali protagonisti della vicenda: Agostino non confessa e Artemisia continua a sostenere la violenza subita. La sua versione non cambia nemmeno sotto tortura.
Il film si conclude nel giardino del Giudice, dove egli conversa con un amico, la figlia e una domestica a proposito di Artemisia, donna e pittrice. La sua sentenza è stata a favore della giovane, ma in un mondo al maschile, dopo un fatto simile, Artemisia è comunque costretta a lasciare Roma per riprendersi la sua dignità.
La biografia
Artemisia è la primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi, esponente di primo piano del caravaggismo romano. Compie il proprio apprendistato di pittrice presso la bottega paterna, mostrando un talento precoce nutrito dal fermento artistico che gravita intorno alla sua casa.
All'età di diciotto anni viene violentata da Agostino Tassi e dopo aver verificato la disonestà dell'uomo circa il "matrimonio riparatore", confessa tutto al padre.
Ne segue un processo di cui è rimasta un'esauriente testimonianza documentale che colpisce per la crudezza e per i metodi inquisitori, culminanti con la tortura mediante schiacciamento dei pollici subita dalla giovane, allo scopo di verificarne le affermazioni.
Il processo si conclude con una lieve condanna del Tassi. Artemisia, disonorata e in disgrazia è costretta a lasciare Roma.
La prima mostra monografica dedicata a Orazio e Artemisia Gentileschi si è tenuta a Roma dall'ottobre 2001 al gennaio 2002, per poi essere ospitata in tutto il mondo.
La tela di Artemisia Giuditta che decapita Oloferne (1612-13), conservata al Museo Capodimonte di Napoli, è stata interpretata come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.
La storia della pittrice romana è stata narrata anche in alcuni romanzi:
Artemisia, di Anna Banti (1947)
Artemisia di Alexandra Lapierre (2000)
La passione di Artemisia, di Susan Vreeland (2002)
Il video "Il Processo di Artemisia Gentileschi" può essere visto su Streamit.it
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