Come hai scoperto l’interesse per il genere fantasy?

È stata tutta colpa della quantità insostenibile di fiabe che pretendevo da bambina. Dopo un po', il repertorio tradizionale si è assottigliato e i miei genitori sono stati costretti a ripiegare sulla mitologia, su tutte le sue bestiacce e i suoi eroi, dalla Grecia alla Scandinavia. Per un po' è bastato.

Intanto ho imparato a leggere e ho cominciato a cavarmela da sola. Ho trovato i libri game di Lupo Solitario – passione che ho scoperto di condividere tutt'ora con Carlo Vicenzi – che hanno catturato i miei sogni per molto tempo. Poi i classici da Tolkien a Brooks, dalla Le Guin a Martin. Non posso non nominare Anne Rice, che non è proprio un'autrice fantasy, ma che sul genere fantastico sa il fatto suo.

Ho letto il mio primo libro di Stephen King a dodici anni. Era IT. Non ho dormito una settimana, poiché il problema non è tanto leggere quel genere di libri, quanto il tragico momento in cui li chiudi e allunghi la mano per spegnere la luce. Passato il trauma, li ho letti quasi tutti, avrei letto anche la sua lista della spesa se avessi potuto, e mi ha aperto un mondo.

Notevole influenza hanno avuto anche i fumetti: Saint Seiya – I Cavalieri dello Zodiaco è sempre stato il mio manga preferito: fantasy-picchiaduro che affonda nella mitologia greca e orientale; un altro è stato Berserk, dal sapore più medievale, più classico e più adulto. Poi nella mia vita è entrata la Marvel e mi ha rubato l'anima. Ho recuperato cinquanta anni di comics di Thor e di Asgard e non ne ho ancora abbastanza.

Da dove nasce l’idea del tuo racconto? C’è qualche episodio in particolare che ti ha influenzato?

Ecco, appunto. La saga L'Ultima Soglia nasce dalle atmosfere della mitologia norrena, dalle sue leggende e dal suo simbolismo, a cui sono molto affezionata. Mi ha impressionato il ruolo dell'acqua nelle leggende nordiche. È sempre descritta come cupa e portatrice di morte. Quando arrivano i mostri, il più delle volte, arrivano dall'acqua: le ondine, spiriti dei fiumi e delle fonti, sono perfino più infide delle sirene mediterranee; i troll rapitori di bambini si nascondono sotto i ponti dei fiumi e dei torrenti; ci sono spiriti lacustri che assumono sembianze umane affascinanti e inducono i viandanti a seguirli oltre la riva. Oppure cavalli bianchi come la nebbia, che costringono le persone a salire loro in groppa, per poi gettarsi nelle acque gelate con il loro cavaliere e farli morire. Sono cose che mi hanno sempre intimorito e mi è sembrato giusto terrorizzare un po' anche gli altri. Mal comune mezzo gaudio, si dice. Spero di riuscirci.

Tutta la saga si basa su questa mia inquietudine e fascinazione per le profondità dell'acqua, per i giochi dei riflessi spesso ingannevoli. Se alla lettura tante cose risulteranno credibili al di là del contesto magico, sarà perché sono sensazioni molto reali e concrete, anche se riempiono l'immaginazione di popoli lontani abituati al buio e al freddo.

Quale messaggio volevi trasmettere al pubblico con il tuo racconto?

In realtà non è che voglia trasmettere chissà quale messaggio. Ci tengo di più a tracciare delle belle strade, dei percorsi per i personaggi che siano funzionali a una buona storia, che sia solida e che faccia innamorare di sé, se riesce. Così chi legge si innamora anche un po' di me. Ci tengo più a trasmettere emozioni che messaggi, vorrei riempire gli occhi.

Forse una cosa c'è, anche se non è proprio un messaggio: mi trovo molto a mio agio con dei personaggi bambini o molto giovani, come quelli di questa saga, perché sono più liberi sotto tanti punti di vista. A volte sembra che quando i protagonisti sono bambini, anche la storia debba per qualche motivo essere rivolta a un pubblico molto giovane. Non è per forza vero. I ragazzi de L'Ultima Soglia fanno su e giù dalla morte e c'è poco spazio per l'ingenuità, che viene pagata a caro prezzo. Non sempre i pericoli aumentano d'intensità con l'età dei protagonisti e anche da bambini si possono vivere situazioni molto adulte, molto ciniche, molto crude. Mi piacerebbe trasmettere l'idea che tanti compassati veterani di guerra potrebbero farsela addosso, davanti a quello che serpeggia sotto le acque di questa storia.

Ci descrivi l’esperienza dell’editing?

È difficile, ma molto soddisfacente. Ti costringe a guardare quello che hai scritto da un punto di vista esterno, molto diverso: del resto, quando si è immersi in qualcosa che ci appartiene, è difficile vedere tutto. Invece, un occhio attento, esterno e soprattutto competente, arriva tanto più in là ed è necessario fidarsi per poter guardare altrettanto bene. Non si tratta nemmeno di un processo veloce, in cui il testo viene migliorato per magia. Nemmeno se è un testo fantasy. Il gioco duro sta proprio nel capire come e perché una cosa non vada, riprenderla in mano, decostruirla e ricostruirla finché non va. Oppure capire quello che invece va bene e farlo ancora meglio. Tante volte.

Puoi descriverci l’esperienza di collaborazione con il curatore della collana fantasy della Delos?

Ho conosciuto Andrea Franco grazie a un contest sul forum della WMI, di cui era tra i promotori e al quale mi sono classificata; e alla serie di articoli sul Fantasy che lui stesso ha curato sulla rivista e che per me sono stati preziosissimi. Quando mi ha contattato, per chiedermi se volevo intraprendere questo progetto sotto la sua guida, avevo il cuore in gola. Riuscire a fare un buon lavoro, per me, significa anche premiare lui per avermi dato fiducia. È sempre molto attento agli autori di Fantasy Tales, si sente la cura che ci mette nel tirare le fila e nel curare i dettagli. Lavorare con Andrea significa rendersi conto subito della sua disponibilità e del sostegno costante, sai che non ti stai gettando nel vuoto. Recentemente, durante la stesura del secondo episodio de L'Ultima Soglia, ho letto il suo romanzo fantasy Il Signore del Canto e sono stata felice di poter lavorare con la persona che ha dipinto quel mondo che è riuscito a stregarmi.

Puoi anticiparci qualcosa del prosieguo, senza troppi spoiler?

Il viaggio di Bjorn nelle acque nere dei morti e il destino di sua sorella hanno innescato una trappola tesa, che era rimasta in attesa e insilenzio per lungo tempo. La conseguenza, è una discesa nel buio, lenta quanto inesorabile. Tutto il regno di Fiordimare sta per affrontare il pericolo più grosso con cui abbia dovuto fare i conti fin dalle sue origini e anche quelle verranno svelate in un gioco di riflessi. Chi ci seguirà, verrà coinvolto in un assedio spietato attorno alle mura della cittadella reale, che dalla scogliera si specchia nell'acqua. Dietro il cozzare delle armi, però, si muoveranno strategie molto più sottili. Mardifiordo è un riflesso tra le onde che tende a essere piuttosto volitivo. 

Progetti per il futuro?

Intanto c'è la sempre più attiva fucina Delos Digital e cercherò di partecipare a più di una delle loro iniziative. Mi emozionano sempre tantissimo, è una sfida continua.

A parte quello, sto lavorando a due progetti, oltre a L'Ultima Soglia, sempre nell'abito del fantasy: uno è Neve, un romanzo a metà tra la realtà storica e l'ambientazione fantastica dello sciamanesimo siberiano ambientato poco dopo la rivoluzione russa, in cui la tenebrosa figura di Rasputin avrà grande peso. Ormai ci sono quasi.

L'altro è Lupercalia, un progetto molto ampio al quale sto lavorando insieme all'autrice Oriana Ramunno. Si tratta di una storia che recupera le antiche origini dei licantropi e dei lupi mannari e affonda le radici nell'antica Roma, nel mito di Romolo e Remo e di Rea Silvia, nelle usanze dei Lupercalia, appunto. È un lavoro lungo, ma se ci volete seguire, siamo su Facebook!

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