L'elemento che maggiormente mi ha colpito di Anime e Sangue – La serie è stato il gruppo di scriteriati che, noncuranti dei pochi fondi, hanno caricato a testa bassa i mulini a vento che muovono gli ingranaggi della produzione cinematografica. A coordinare attori e tecnici sono i criptici Two Little Mice. Con una dovuta trappola e un pezzo di formaggio sono riuscito a carpire dai loro ranghi Simone Formicola, attore e cofondatore del gruppo di filmaker, per una breve intervista.

Anime e Sangue - La serie

Anime e Sangue - La serie

Articolo di Walter Ferri Giovedì, 15 giugno 2017

Da bravi fan del fantasy e dei giochi di ruolo abbiamo seguito con attenzione la produzione di Anime e Sangue – La serie, ma ora l’intera webserie è stata diffusa in via definitiva e abbiamo occasione di giudicare l’opera di debutto dei filmaker noti come Two little mice.

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Walter Ferri – Avvicinandomi per la prima volta al progetto di Anime e Sangue mi sono chiesto chi fossero questi “due piccoli topi”, ma all'epoca non avevo trovato molte informazioni su chi facesse parte del gruppo di cineasti… vuoi spiegare un po' chi sono i Two Little Mice, il loro passato, il loro futuro?

Simone Formicola – Quello che tu mi dici corrisponde a una nostra precisa scelta, nel momento in cui ci siamo affacciati alla possibilità di fare un Kickstarter abbiamo scelto di non “vendere” noi stessi ma di puntare su quello che sappiamo fare – o meglio, su quello che ipoteticamente potremmo saper fare dotati dei giusti mezzi.

Lo zoccolo durissimo della Two Little Mice siamo io e Riccardo Sirignano (n.d.r: regista di Anime e Sangue – La serie). Siamo due professionisti del settore – nel senso che io faccio l'attore e Riccardo fa il regista/montatore. Ci siamo incontrati per la nostra comune passione per i giochi di ruolo e, dopo aver passato un po' di tempo a lamentarci che qui in Italia i prodotti video fossero sempre la stessa roba, abbiamo deciso di metterci in prima persona per tentare qualcosa di diverso. Poi fortunatamente siamo capitati in un momento in cui questa cosa sta succedendo a livelli più alti con altre produzioni e di questo siamo molto contenti.

Ora abbiamo finito il nostro primo grande “task”: fare Anime e Sangue, serie per cui ci siamo conosciuti nell'aprile del 2015 e per cui abbiamo dato vita alla Two Little Mice. Adesso che è finito ci ritroviamo – parallelamente al prosieguo di Anime e Sangue – a voler trasformare Two Little Mice in un progetto più ampio, fare tutti gli step necessari per diventare col tempo un polo di produzione di video di genere fantastico italiano e di qualità. Questo è il nostro scopo finale.

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W. – Parlando dei “livelli più alti”, il primo esempio che mi viene in mente è Lo chiamavano Jeeg Robot… un isolotto un po' sospeso nell'oceano e per il resto ho il timore vedremo effettivamente sempre le stesse cose. Te hai una prospettiva diversa?

S.F. – È vero: trattasi di isolotto. Ma anche il caso del Ragazzo invisibile – che a breve avrà un seguito… o, in un certo senso, la coppia di Smetto quando voglio / Smetto quando voglio: Masterclass che cercano di reinterpretare la commedia con elementi action che, nel nostro piccolo acquitrino di produzione italiana, rappresentano comunque il tentativo di andare verso un cinema di genere apprezzabile.

Trattasi di isolotto perché una mentalità così radicata come quella italiana è estremamente conservatrice e prudente, refrattaria al cambiamento. […] L'operazione di Jeeg Robot è un unicum – il buon Mainetti se l'è praticamente fatto da sé, impegnando molte risorse e si tratta di un film a budget molto basso. Produttivamente non fa ben sperare, però rappresenta una dimostrazione che tutti hanno potuto vedere che fare una cosa del genere può pagare.

Il ragazzo invisibile

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Lo chiamavano Jeeg Robot

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La recensione del film supereroistico di Gabriele Mainetti.

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W. – Affrontiamo un argomento spinoso, visto che lo stiamo sfiorando: in questi contesti dei giovani che devono spalleggiarsi tra di loro, qual'è il limite tra il lavorare pro bono e l'impuntarsi nel dire “no, però, pagami”?

S.F. – È un argomento spinoso in cui sono pienamente immerso: come produttore, come attore, nel resto della mia vita nei progetti altrui. Io penso ci sia una nobiltà nell'aderire a un progetto in cui si crede a prescindere dalle sicurezze economiche che questo da, SE non è una scelta obbligata. Ci sono progetti – che per tipo di grandezza, per lustro – in cui ha senso rischiare insieme per ottenere qualcosa.

Cambia molto la natura del rapporto lavorativo. Nel momento in cui si riesce a creare un team per fare qualcosa, si accetta di essere pagati poco. In Anime e Sangue, poco, ma sono stati pagati tutti. Tra poco e niente c'è una grandissima differenza! Sul niente sono molto scettico. […] La gratuità completa, imposta, è sempre una scelta rognosa perché ti pone nel mondo del favore, molto diverso da quello del lavoro. […] Io e Riccardo abbiamo basato il nostro rapporto lavorativo con tutti i collaboratori sull'onestà più totale. Sicuramente non ci siamo arricchiti, come potrai dedurre facendo due calcoli, e abbiamo dedicato un sacco di tempo all'opera. Solo questo ci ha dato la faccia di andare da gente che fa questo di mestiere a dirgli: “Questo è il progetto, questi sono i soldi, lo so che sono pochi, ma almeno facciamo qualcosa di diverso”.

W. – Voi avete fatto un 
crowdfunding ai tempi de La strada per casa, ora ne avete appena aperto un altro per ripubblicare i DVD di Anime e Sangue – La serie. Il crowdfunding come influenza l'atto della produzione, avendo a che fare con centinaia di persone?

S.F. – È la cosa che mi ha sempre affascinato del crowdfunding: trasforma il fruitore finale nel produttore iniziale. Tu devi presentare l'idea direttamente a quelli per cui lo stai facendo. Cambia il modo di porsi, senza un intermediario! Ti permette di avere una comunità molto forte. I fan – parlo di Anime e Sangue – sono molto attivi, […] aiutano molto ad avere un'idea. È come se tu avessi uno scontro col pubblico – cosa che solitamente succede quando un'opera esce – già da subito, sui costumi, sui personaggi, sulla trama, sul cast… hai possibilità di capire come funziona e farti idee precise su come sarà il risultato finale.

È questa la forza del crowdfunding… oltre quella di avere una comunicazione quasi giornaliera! Un sacco di gente che chiede come va, come non va. Anche nei momenti più tristi, quando sembra che tutto vada male, ti fa sentire che c'è un sacco di gente che sta aspettando un prodotto per cui ha già investito… è un grande sprone, oltre che essere una grande responsabilità.

W. – Adesso si ipotizzava di portare questo film – perché è praticamente un film – all'attenzione di produzioni di più “alta” levatura… visto come procede la trama di questo girato, che non voglio spoilerare, sareste più portati per un remake, un reboot, un sequel?

S.F. – A noi piacerebbe che questa prima stagione, nata col crowdfunding, potesse avere seguito in maniera più canonica – un po' come è capitato per Powers, serie quasi autoprodotta acquistata da PlayStation Network – per produrre direttamente la seconda stagione. Cioè una roba che si attaccasse al plot della prima ma fatto con una produzione più grossa, con più mezzi.