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LO SMERALDO A PORTA NUOVA

 

 

Guardo l’orologio sul comodino: sono le tre e trentacinque. Parker e Betty sono svegli. Mi fissano con i grandi occhi rotondi, seduti sulle zampe posteriori.

Attraverso le fessure della tapparella filtra una luce strana. Mi alzo, vado alla finestra e tiro su l’avvolgibile di quel tanto che basta. Sbircio all’esterno.

La luce è verdastra. Cosparge l’asfalto, i muri, le auto parcheggiate. È come quando il vento proveniente dal deserto porta sulle cose una luce arancione, solo che qui è di un altro colore.

Alzo ancora un po’ la tapparella.

Parker e Betty balzano sul davanzale, si strusciano contro il mio petto, poi si siedono a guardare insieme a me.

La luce ha un epicentro. È una specie di grande fungo, in lontananza. Sembra quasi l’effetto di un’esplosione.

Laggiù, verso la stazione di Porta Nuova.

In strada non vedo nessuno, non passa neanche un’auto. Il silenzio è totale. C’è solo quel fungo di luce, giù a Porta Nuova, che riverbera su tutto.

Forse sto solo sognando.

Mi sento d’un tratto più debole. Ho le palpebre pesanti, le ginocchia mi cedono. Non trovo neppure la forza di riabbassare la tapparella.

Casco sul letto, riesco appena a tirarmi addosso le lenzuola. Dal davanzale Parker e Betty mi osservano. La luce verde si riflette nei loro grandi occhi rotondi.

L’ultimo pensiero è che loro, Parker e Betty, loro due forse sanno.

Come sempre non riesco a resistere. Creo un nuovo messaggio. Nella barra degli indirizzi digito: Mara.

Oggetto: come va?

Oggi stai meglio di ieri?

Digito “invio”. Ormai è partita. Non posso più farci niente.

Giampi finalmente arriva. Il treno avrà ritardato. Saluta ed entra nel suo ufficio.

Continuo a compilare il tabulato Excel, a inserire nelle caselle il valore degli scarti. Una noia di lavoro. Me l’ha chiesto Giampi, ovviamente.

La prossima settimana c’è la visita dell’SQE del nostro cliente più importante, e toccherà a lui seguirla (la sigla “SQE” sta per “Supplier Quality Engineer”, che equivale più o meno a un ispettore della qualità).

Nuovo messaggio. È lei. Ha già risposto.

Ciao. Oggi va un po meglio, grazie. E tu?

Rispondo subito.

Se stai meglio tu, sto meglio anchio. Ero un po in pensiero.

Mentre digito “invio”, squilla il telefono.

- L’elenco degli scarti è già pronto? -, Giampi.

- Lo sto compilando.

- Quando pensi di finirlo?

- Forse nel pomeriggio. – In realtà, se mi mettessi d’impegno, potrei farcela già in mattinata.

- Va bene, non c’è fretta. Lo vediamo domani.

Riattacca. Attraverso la parete divisoria mi fa un gesto: pollice alzato. Gli rimando lo stesso gesto.

- Si è svegliato bene stamattina il nostro Giampi -, fa il compagno Giorgio, sorridendo sotto i folti baffi bianchi.

- Sembra anche a me -, rispondo.

Eri in pensiero? Ma per favore… Come hai dormito stanotte?, Mara.

Un sonno lungo e senza sogni. E tu?

Quasi, risponde.

Ogni tanto io e Mara ci accordiamo per vederci alla macchinetta delle bevande. Ci scriviamo: andiamo adesso. Io allora mi alzo e dò voce al Giampi e al compagno Giorgio: andiamo al caffè?

Poi faccio il veggente: scommettete che incontriamo le “modelle”? Le “modelle” sono Mara, assunta da due anni all’ufficio vendite, e Lorena, che lavora in quell’ufficio da sette anni. E ovviamente le incontriamo.

Ma oggi purtroppo Mara ha da fare.

Alla macchinetta del caffè il compagno Giorgio è silenzioso, mentre Giampi ha l’aria un po’ abbattuta, cosa che non è da lui.

- Ha fatto ritardo il regionale, stamattina? -, gli chiedo.

- No, perché? Era in perfetto orario -, risponde, schiacciando il pulsante del caffè macchiato.

- Allora hai perso il treno? Non ci posso credere -, fa il compagno Giorgio, sorridendo furbo.

- Neanche. Mi sono fermato mezz’oretta a Porta Nuova.

- Eh? -, esclama l’altro, strabuzzando un po’ gli occhi.

Giampi comincia a sorseggiare il caffè con movimenti lenti.

- Ti vedo un po’ stressato, Giorgio. Quand’è che ti prendi dei giorni di ferie?

Sorrido e schiaccio il pulsante del cappuccino.

- Gli ci vorrebbe almeno un mese -, dico, strizzandogli l’occhio.

- Piantatela voi due. C’è il ponte del venticinque aprile, e quello mi deve bastare. Senza contare la visita di quello là…

“Quello là” è l’SQE.

- Bravo -, fa Giampi.

- Cos’è che c’era a Porta Nuova? -, chiedo io.

- Mah, c’era gente. Tanta gente. Non saprei come spiegare…

- Cos’era? Uno spettacolo?

- Ma no. Era la gente che parlava. E non si poteva fare a meno di partecipare.

Guardo il compagno Giorgio, che mi rilancia un’occhiata perplessa.

- E cos’avevano da dire?

Giampi guarda a terra, mentre scuote leggermente il bicchiere di plastica. Sembra sovrappensiero.

- Lasciamo perdere, non capireste. Senti, per quell’elenco, facciamo domani pomeriggio. Di mattina forse non sarò in ufficio.

- Va bene -, rispondo, un po’ spiazzato.

- Meno male che l’ingegner Martoni non ti ha sentito -, dice il compagno Giorgio.

Giampi oggi è strano. Sembra un po fatto.

Non ci credo, risponde Mara. È sempre così preciso e competente.

Certo che lo è. Però non oggi. È rimasto in ufficio sì e no due orette, e adesso sono quasi le cinque. Chissà dove cavolo è andato. E dovevi sentire che discorsi faceva

Sarà sceso in officina. Quali discorsi?

Di gente alla stazione che discuteva di chissà che. Per questo è arrivato in ritardo. Dice che è rimasto ad ascoltare ciò che diceva quella gente a Porta Nuova.

È arrivato in ritardo? Come Lorena e Fabrizio. Anche loro viaggiano in treno.

Mi sa che Trenitalia stamattina ha combinato dei casini.

Forse hanno perso qualche coincidenza…

Non credo. Stasera che fai?, mi butto.

Non risponde più. La cosa mi fa imbestialire. Guardo l’orologio: le cinque e dieci. Forse è già uscita. Accidenti a me.

Risponderà domani. Già leggo le parole: “Scusa se non ti ho più risposto ieri sera, ma ero appena uscita”.

In genere compro La Stampa, qualche volta Repubblica. Oggi ho cambiato. Ho preso l’edizione della sera di un giornale locale.

È stato per un titolo su cui mi è caduto l’occhio:

GLI UFO A PORTA NUOVA?

 

Arrivo a casa e mi getto sul divano. Parker e Betty cominciano a strusciarsi tra le mie caviglie. Sfoglio il giornale.

L’articolo è a pagina sette, di mezza colonna soltanto:

 

Stamattina presto parecchie persone hanno chiamato la nostra redazione, alcune di esse molto allarmate. Raccontavano di aver visto durante la notte delle luci di colore verde nella zona di cielo sopra Porta Nuova. Sostenevano che le luci sembravano provenire dallinterno della stazione. Interrogato al telefono, il Capostazione ha sostanzialmente smentito queste voci. Stanotte non era in servizio, ma il personale di turno non ha segnalato nessun fenomeno particolare. Neppure polizia e carabinieri dichiarano di aver registrato nulla di anormale. Le testimonianze ci sembrano però troppe per non prenderle in considerazione. Lipotesi più probabile, forse, è che si sia trattato di un qualche misterioso fenomeno meteorologico. A meno che, ovviamente, gli Ufo non abbiano deciso di visitare la nostra bella stazione, appena rimessa a nuovo.

 

Sfogliando il giornale mi colpisce un altro titolo, nella pagina delle previsioni del tempo:

 

ATTENZIONE ALLA STANCHEZZA DA ORA LEGALE

 

Non leggo l’articolo. Mi stendo sul divano, in attesa di alzarmi e di preparare cena. Betty mi si sdraia sulla pancia, Parker nell’incavo tra le cosce.

Cristina è un’amante del gelato allo yogurt. Al Quadrilatero Romano ci sono due gelaterie specializzate che sono tra le sue preferite. Mi tira verso quella più vicina; la temperatura è mite nonostante sia sera inoltrata.

Io non prendo il gelato, l’ho già mangiato a cena.

Tuttavia, quando mi chiede se voglio assaggiarlo, non so resistere. Il sapore dolce e acidulo mi invade la bocca, insieme alla freschezza. Mi torna in mente Betty, gli occhi verdi che mi spiano dal davanzale della finestra.

- Quand’è stata l’ultima volta che hai preso il treno? -, le chiedo.

Si ferma e si volta a guardarmi. Anche i suoi occhi sono verdi. Grandi, luminosi, ma più smaliziati di quelli di Betty.

- Che domanda strana…

- Allora?

- Sono secoli che non prendo il treno. Lo sai che mi piace guidare. E sono pure secoli che non metto piede a Porta Nuova.

- Ti va di andarci adesso?

Sorride un po’ storto. – E a farci che?

- Così: a dare un’occhiata.

- Poi mi spieghi cosa c’è di speciale da vedere a Porta Nuova.

- Non lo so. Forse niente.

- Te lo dico io cosa c’è: barboni ed extracomunitari. A quest’ora dev’essere perfino pericoloso.

- Eh, che razzista che sei… Va bene, come vuoi. Andiamo alla macchina, comincia a essere tardi.

Ride.

- Prima vuoi andare a Porta Nuova, e poi dici che è tardi… Ti sarai mica offeso?

- Ma va’, cosa dici? È tardi davvero. Io domani devo alzarmi alle sei e mezza, mica come te che vai a lavorare alle undici.

La mattina dopo nel tragitto verso l’ufficio mi fermo all’edicola. Compro La Stampa e Repubblica. Sfoglio prima le pagine nazionali, veloce, poi quelle di Torino, più lentamente.

Nessun avvistamento di strane luci verdi sopra Porta Nuova.

Il giornale locale esce solo la sera. Vedremo.

Sono già arrivati?, chiedo a Mara.

No! E Giampiero?

Macché, neanche lui. Anzi, aspetta Eccolo che arriva!

Saluto Giampiero. In genere ricambia il saluto, procede verso il suo ufficio, entra e amen. Oggi invece passa senza neppure fare un cenno.

Guardo l’orologio: le nove e trentacinque. Ben oltre il limite dell’orario flessibile. Scommetto che tra un po’ arriverà l’ingegner Martoni a chiedergli spiegazioni.

- Avrà di nuovo parlato con quella gente a Porta Nuova? -, mi fa il compagno Giorgio.

Giampi mi ripassa davanti. Ha uno strano sguardo fisso. Si dirige verso i bagni, con passo nervoso.

- Non lo so. Ma di una cosa sono certo: oggi parlerà con Martoni.

- Ti correggo: sarà Martoni a dirgliene quattro.

Anche Lorena e Fabrizio sono arrivati. Ma sono già spariti. Usciti tutti e due dallufficio.

Proprio come Giampi…

- L’hai letta quella notizia dell’Ufo a Porta Nuova? -, chiedo dopo un po’ al compagno Giorgio.

- Ufo a Porta Nuova? Ora si spiega tutto. Quello non è Giampi, quello è un alieno.

- A parte gli scherzi, l’hai sentita la notizia?

Il compagno Giorgio distoglie gli occhi dallo schermo e mi fissa per qualche secondo, quasi studiandomi.

- No -, risponde finalmente, e ritorna allo schermo.

Hai sentito la notizia dellUfo a Porta Nuova?

No…

Le racconto brevemente quello che ho letto nell’articolo.

Se ci pensi non è nulla di strano, mi risponde. Sono cose che succedono spesso, e ovunque. Anchio anni fa avvistai un Ufo.

Sul serio? E dove?

Vicino ad Alpignano. Ero fuori di me dalleccitazione. Poi venni a sapere che era solo un pallone sonda.

Questo qui non è un pallone sonda. La luce verde, il fatto che fosse notte

Sarà stata una specie di allucinazione collettiva. Del resto tu mica lhai visto. Come fai a esser certo che quella gente dice la verità, o che non sia tutta una montatura dei giornalisti?

Come faccio a esser certo?, mi domando. È un ricordo. Un ricordo che non riesco a focalizzare. Ma non le dico niente.

Andiamo al caffè?

Adesso non posso.

Mi arrabbio e non le scrivo più per un pezzo.

Neanche lei mi scrive più.

In mensa non c’è tanta gente. Ho una sensazione che non riesco a decifrare. Solo nel pomeriggio la afferro con chiarezza.

Telefono a Francesco del reparto montaggio per un’informazione. Mi risponde Santo. Mi dice che Francesco non c’è.

- È malato?

- No. Si è preso un giorno di permesso.

- Ho capito. Ma lui… Se non ricordo male viaggia in treno, non è vero?

- Sì. Ieri è arrivato in ritardo, ma oggi non è proprio venuto.

Faccio altre tre chiamate, a colleghi pendolari. Due sono arrivati in forte ritardo. Il terzo, come Francesco, è rimasto a casa.

Che mi dici di Lorena e Fabrizio?

Fabrizio è abbastanza normale, anche se è più silenzioso del solito. Lorena invece mi preoccupa.

Perché?

A volte non risponde al telefono e devo prendere io la chiamata.

Dai, non ci credo, una come Lorena

Eppure è così. Le ho chiesto spiegazioni. Lei ha scrollato le spalle senza dire nulla, poi si è alzata ed è corsa in bagno.

Lhai detto a Caspani?

No. Povera Lorena. Ha qualcosa che non va.

Una cosa simile è successa con Giampiero. L’ho chiamato al telefono, al fine di ricordargli che dobbiamo vedere insieme la lista degli scarti per la visita dell’SQE. Non rispondeva.

Eppure lo vedevo attraverso la vetrata, e sentivo perfino il suo telefono squillare.

Sono andato nel suo ufficio. Sullo schermo del computer c’era lo screensaver, e lui si teneva la testa fra le mani, i gomiti appoggiati sulla scrivania. Non si è neanche voltato a guardarmi.

- Cosa c’è? -, ha mormorato.

- Dobbiamo vedere quella lista degli scarti.

- Ah, già. Domani mattina. Il mattino ha l’oro in bocca, ricordatelo sempre.

Sono tornato alla mia scrivania, un po’ preoccupato.

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