Alessandra è donna felicemente single e desiderosa di maternità, che dopo vari tentativi falliti di inseminazione artificiale incontra casualmente Valerio. Tra i due nasce una relazione passionale e senza impegno, almeno nelle intenzioni iniziali. Lei è libera, disinibita e ideologicamente molto definita; lui è metodico, riservato e apparentemente disinteressato alla politica. La situazione si complica quando Alessandra scopre che Valerio è il preside della scuola in cui insegna e, soprattutto, quando rimane incinta. Il progetto di maternità in solitaria si infrange così contro una realtà imprevista: un padre c’è, ed è intenzionato a rivendicare il proprio ruolo nel futuro del figlio.

La commedia si struttura come un confronto tra due estremismi, potremmo definirli woke e anti-woke, che oggi sembrano polarizzare qualsiasi discussione pubblica. Alessandra (Claudia Pandolfi) incarna la donna emancipata che diffida dell’uomo e del modello patriarcale, scegliendo l’autonomia totale anche nella genitorialità. Valerio (Edoardo Leo), al contrario, rappresenta un maschile tradizionale e poco problematizzato, cresciuto all’ombra di un padre autoritario e portatore di una visione maschilista del mondo. Il film suggerisce che solo attraverso il dialogo e il riconoscimento reciproco queste posizioni possano trovare un punto di equilibrio.

Il problema è che questo schema appare spesso eccessivamente semplificato. Le dinamiche sociali vengono ridotte a cliché facilmente riconoscibili: proteste studentesche che sembrano uscite da una fiction Rai, personaggi secondari funzionali a rappresentare temi di attualità come il transgenderismo, il revenge porn o il femminismo social, trattati però in modo superficiale e didascalico. Anche tenendo conto del tono leggero della commedia, la banalizzazione risulta a tratti imbarazzante. Eppure Due cuori e due capanne non è privo di elementi positivi. I dialoghi sono spesso scorrevoli, il cast funziona e la fotografia accompagna con eleganza una narrazione che, almeno sul piano formale, mantiene una certa solidità. È un film che può trovare il favore del grande pubblico e avere un buon riscontro al botteghino, ma che difficilmente soddisfa chi cerca uno sguardo più profondo o meno accomodante su temi complessi e ancora aperti.