satura Forma drammatica latina, la cui origine, secondo Livio, risalirebbe alla danza con accompagnamento di tibie dei ludiones chiamati dall’Etruria per la celebrazione dei ludi romani del 364 a.C.; a tale spettacolo i giovani romani avrebbero in seguito aggiunto parole scherzose in rozzi versi sul tipo dei fescennini, creando un genere misto di canto, suono e danza, detto satura, e posto in relazione, forse già da Varrone, con satur «pieno, ricolmo» e con lanx satura, il piatto di varie primizie offerto agli dei (➔ satira).

Da http://www.treccani.it/enciclopedia/satura/

La sposa!, scritto e diretto da Maggie Gyllenhaal, è un piatto cinematografico ricchissimo, una mescolanza di generi, situazioni, post modernismi, pulp, weird science, metoo, racconto gotico, in un frullatore multi gusto, una vera e propria satura cinematografica.

Jesse Buckley è la protagonista a più livelli. È la sposa del titolo, ovvero una giovane donna resuscitata da una mad doctor, Euphronious (Annette Bening), su richiesta della "creatura" (Christian Bale) che ne vuole fare la sua sposa.

La sposa!
La sposa!

La donna è stata uccisa perché sapeva troppo, perché aveva visto troppo. Ma è anche la stessa Mary Shelley, che da una sorta di aldilà dialoga con noi spettatori, e con i personaggi, suggellando momenti chiavi della storia come un coro di una tragedia greca. La "strana coppia" viene quindi perseguitata, inseguita dalla polizia, da una coppia di poliziotti che non sembra meglio assortita della coppia di inseguiti, dai mafiosi che uccisero Ida (questo il nome della sposa da viva), da chiunque alla fine, perché additata come mostruosa, estraniante, provocante.

La sposa!
La sposa!

Gyllenhaal, che è anche produttrice, mette sul piatto i temi dell'abuso e della violenza sulle donne, inneggiando a un riscatto che è anche vendetta nei confronti degli abusatori.

Il "mostro" e la sua sposa diventano i protagonisti di un road movie che diventa esplorazione di generi, con citazioni che attingono ai Frankenstein di Whale, così come alle detective stories, a Frankenstein Jr., al musical della vecchia Hollywood, a Gangster Story. Ma sono solo alcuni dei tanti riferimenti, assemblati in un patchwork non dissimile dal "mostro" assemblato con i pezzi di cadaveri.

La sposa!
La sposa!

In questo caso però, se il mostro era vita che scaturiva dalla morte, La Sposa! è cinema vitale assemblato con pezzi di cinema che sono tutt'altro che morti.

Non tutto fila liscio, il ritmo narrativo spesso sembra avvolgersi su se stesso.  Potrebbe tagliare, asciugare, rendere più efficace il suo intento. Ma è evidente che la regia è innamorata del suo concetto, della sua strepitosa protagonista, della sua grande cultura cinematografica.

La Sposa! è un film multilivello, un'opera comunque ambiziosa e coraggiosa in un contesto in cui il rischio sembra ridotto al minimo. Un film predestinato a diventare un cult nel tempo. E non è poco.