Questo è fuori di dubbio; così come è fuori di dubbio che i sospetti su Wilde furono forse i più insensati e deliranti di tutta la vicenda. E gli altri? Io tendenzialmente non so e non credo che tu sia Lewis Carroll, ma trovo che Alice nel paese delle meraviglie  sotto le mentite spoglie di letteratura per l’infanzia è il libro più angosciante e infernale che sia mai stato scritto; un libro in cui la pietà è sconosciuta, e tutti i personaggi sono orripillanti marionette che sembrano manovrate da un marpione sadico, narrato per di più con uno stile sarcastico che almeno un po’ti somiglia…

“Non a caso, anche se potremmo considerarlo prodromo del fantasy, Alice è considerato imprescindibile pietra miliare soprattutto dai cultori dell’Horror.

In quanto all’autore, che vuoi che ti dica…è morto nel ’98 nemmeno tanto vecchio; certo, se lui fosse lo squartatore allora la Cornwell avrebbe preso un ennesimo granchio, nell’attribuirmene pure uno del 1907…”

Più esattamente, la Cornwell nel suo Ritratto di un assassino lo attribuisce al pittore R.W. Sickert, e va da sé che per lei Sickert sei tu.

“Quella sciocca yankee supponente! E’ stata persino capace di rendere noiosa la mia storia, cosa che risulterebbe impossibile persino a uno scrittorucolo come te! Con tutta quella spocchia da prima della classe “freezer-style” non ha dimostrato un bel niente, se non ciò che già si sapeva, e cioè che Sickert era in possesso di qualche informazione riservata  sui delitti di whitechapel; per il resto, anche la sua prova del DNA non dimostra un bel niente, se non una vaga  “compatibilità” non tra Sickert e lo squartatore, ma tra Sickert e colui che scrisse le lettere attribuite allo squartatore!”

Inoltre, punta molto su una sua presunta impotenza, tralasciando accuratamente  di menzionare che il medesimo ebbe anche un figlio…

“Già, e della bella scoperta che da bambino Sickert recitava la filastrocca di Jack, che ne dici? Solo la Cornwell con la sua cultura da rotocalco poteva ignorare che “Jack” per gli inglesi è un nome che si attribuisce ai personaggi bizzarri, esattamente come avvenne quarant’anni circa prima di me, con la prima vera leggenda metropolitana londinese, quella di Jumping Jack, cioè Jack il Saltatore. No, guarda, meglio, molto meglio avrebbe fatto quella zitellaccia di Agatha Christie, che da quella befana che era sapeva captare molto di più il male…e poi disponeva di tutt’altra penna!”

Visto che citi gli scrittori, sentiamo: a parte la già menzionata Christie, a chi affideresti una cronistoria delle tue gesta?

“A Tacito, e li chiamerei “Annali di sangue”; mica male, eh?”

 

E Conan Doyle?
Conan Doyle
Conan Doyle

“Incomprensibile e contraddittorio; prima tutto positivista, poi quando gli muore il figlio diventa spiritista: non voglio avere a che fare con un mentecatto simile. Certo, letterariamente non era malaccio, nel senso che oggi si trova senz’altro di peggio.”

Andiamo avanti: Le Fanu?

“Non male…morbosetto al punto giusto.”

Edgar Allan Poe?

“Mi scoccia ammetterlo, ma credo che in qualche modo negli scritti di Poe siano già anticipate anche le mie gesta; era un maledetto genio, ma soprattutto maledetto.”

Lovecraft?

“Sono portato a credere che lo terrorizzasse solo l’IDEA, di misurarsi con me.”

Stephen King?

“Mah…tutte quelle mene da campagna infestata, tutti quei vampiri e licantropi agresti e mulini incantati…allora scelgo Clive Barker, c’è più affinità, non foss’altro che per le ambientazioni.”

Bloch?

“Bloch lo ha fatto, un libro su di me: non male. Ma perché non mi chiedi degli scrittori tuoi conterranei, visto che come diceva Erasmo da Rotterdam siam tutti italiani noi che siam colti ?”

Tardo ottocento, prostitute…alienazione…facile: gli Scapigliati.

“Forse, ma preferisco Manzoni.”

Manzoni?

“L’episodio della monaca di Monza è di una violenza terrificante, sebbene solo psicologica; lo trovo veramente sublime. Sfortunatamente per voi ci pensa il De Santis ad annacquarlo con le sue note asfissianti, perché il suo scopo non è quello di spiegarlo, ma quello di addomesticarlo. Senti un po’: in quale girone mi avrebbe messo l’Alighieri?

E Shakespeare?

“Certamente io sarei stato un grandissimo Riccardo III.”

Dei tuoi epigoni, sempre a prescindere dalla distinzione tra realtà e fantasia, c’è qualcuno che stimi un pochino?
Landru
Landru

“Landru mi diverte; un ragioniere del delitto che si presta molto alla parodia stile “Cielo, mio marito!” E non a caso da Chaplin in poi (altro geniaccio dell’east-end) è stato quasi sempre trattato in forma comica; anche quello di Chabrol con Charles Denner è sostanzialmente ironico. Hannibal Lecter mi annoia; non vedo perché dover scomodare Marco Aurelio per giustificare il proprio cannibalismo: è il solito complesso di inferiorità culturale degli yankees, che si manifesta sotto forma di logorrea citazionistica.

Trovo poi interssanti certi cattivi dei fumetti geniali e irridenti, come Joker, e naturalmente sono legato da molto affetto per il summenzionato Mister Hide, che considero sotto molti punti di vista un po’ come mio fratello.”

E dei nuovi  serial killer, tipo Ted Bundy o Jeffrey Damer, che ne pensi?

“Per carità…Se il rapporto che intercorre tra me e Landru è quello tra l’artista e l’artigiano, il rapporto tra me e quelli che hai citato è tra l’artista e gli operai. Uccidere trenta, quaranta, cinquanta persone…ma come si fa a trapiantare le logiche del consumismo anche in un atto così solenne come un omicidio?”

Concludo citandoti:  TEMPO FA, NELLA NOTTE, UN AGENTE HO INCONTRATO.
INSIEME ABBIAM BRINDATO, LUNGO HIGH STREET CAMMINATO.
Non ho il piacere di avere qui con me l’originale inglese, ma immagino che avrai giocato sulla rima tra “Talk” e “Walk”; insomma, come poeta eri un disastro: non sarà per questo che ti sei messo ad ammazzare,  per le tue frustrazioni artistiche?

“Non ti sembra una domanda stupidissimamente pseudopsicologica? Dovresti saperlo che le mie lettere e i miei scritti ( ma a tutt’oggi è incerto se siano stati scritti veramente da me) insieme ai delitti e ai possibili sospetti sono solo alcune tra le infinite tessere di quel mosaico che è il capolavoro della mia esistenza? E’ vero: io non sono uscito dalla penna di Stevenson o di Stoker o di Conan Doyle, ma proprio per questo io sono veramente, autenticamente ‘Leggenda’; nel senso che un po’ tutti, solo nel momento in cui mi pensano, contribuiscono ad alimentare la mia persistenza nell’umana fantasia: persino tu, un pochino, con questa ridicola intervista.”

Grazie, mi basta. Ti mando cordialmente a quell’inferno da cui provieni.

“E chissà che quell’inferno non sia proprio il posto in cui un giorno finiremo la conversazione, ah ah!”