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- La prima Saga di Shannara di Terry Brooks
La prima Saga di Shannara di Terry Brooks

E' facile vedere analogie tra Allanon e Gandalf, figure sì misteriose, ma anche quasi paterne nei confronti di Shea e Frodo; tra i Messaggeri del Teschio e i Nazgul, potenti esseri che non hanno vita propria, completamente dipendenti dalla magia dei loro padroni, il Signore degli Inganni e Sauron: creature morte che sanno portare solo rovina e distruzione, esseri che sono poco più di strumenti, oggetti nelle mani del potere manipolatore. Stessa cosa vale per le somiglianze tra Balinor Buckhannah e Aragorn (eredi a un trono che gli spetta di diritto, ma dal quale sono stati lontano a lungo), per la formazione della compagnia che deve fare da scorta al "prescelto" che porterà a termine la missione e che a un certo punto si ritroverà a dover proseguire il viaggio da solo, accompagnato da figure che non possono essere considerate proprio eroiche (così sono Gollum e Panamon Creel; e conoscendo la figura di Smeagol non possono non essere notate le somiglianze con Orl Fane, lo gnomo servitore del Signore degli Inganni, ossessionato dalla Spada come l'hobbit lo era dall'Unico Anello).
La Spada di Shannara deve molto al Signore degli Anelli, non brilla certo per originalità, lo stile è ancora da migliorare, risulta pesante alle volte. Ma questo libro ha il merito d'aver lanciato Terry Brooks, dandogli l'opportunità di pubblicare le opere successive.
Senza tale successo, Brooks non avrebbe potuto scrivere i romanzi successivi, come Il Primo Re di Shannara, opera che mostra come si è arrivati alla lotta con il Signore degli Inganni, alla nascita della Spada e della stirpe che dà il nome a questa saga. Un romanzo che rivela com'è sorta la stirpe che dà il nome alla famosa spada, come la sua importanza attraverso le varie generazioni sia rimasta anche se il suo nome è scomparso attraverso i secoli, un'eredità che scorre nel sangue degli Ohmsford e degli Elessedil, nata con il più famoso re degli Elfi, Jerle Shannara, succeduto al parente Courtann Ballindarroch alla vigilia della Seconda Guerra delle Razze. Epica la sua impresa assieme all'amico e druido Tay Trefenwyd del ritrovamento della Pietra Nera all'interno della fortezza di Fauce Magna, rimasuglio dell'antico mondo di fiaba; come epico è stato il confronto che l'ha visto sconfiggere per la prima volta il Signore degli Inganni, ma non distruggerlo.
Un libro che rivela i natali di Allanon, figlio adottivo di Bremen, uno dei pochi Druidi sopravvissuti alla caduta di Paranor, causata dall'incapacità di vedere i segni dei tempi da parte dei suoi membri: chiusi all'interno delle mura della leggendaria fortezza, i Druidi hanno dimenticato la propria missione di ricerca e studio atta a proteggere le Razze, su cui avevano il compito di vegliare perché gli errori del passato non si ripetessero. Hanno dimenticato il motto del loro ordine riportato sull'Elit Druin: dalla Conoscenza, il Potere. Una conoscenza custodita nei libri e ricercata nel passato, nei segreti della natura e di chi li aveva preceduti, lasciando una sapienza capace di proteggere il mondo: le Storie dei Druidi, così accuratamente custodite, sono il simbolo della preservazione, dello sforzo di curare e creare, così come l'Ildatch, il libro oscuro creatore sia del Signore degli Inganni sia delle Mortombre, lo è per la distruzione. Non è un caso che il potere sia rappresentato attraverso dei tomi, simbolo di conoscenza capace di fornire i mezzi per realizzare quanto si desidera.
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