La Quintessenza di Darkover
4. I Grandi Libri della Saga di Darkover, parte seconda

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L’amore, i rapporti interpersonali, le differenze sociali e sessuali, toccano e affrontano in questo volume punte ancora oggi di sconcertante attualità. C’è l’amore sognate di Lew Alton e Marjorie Scott, quello proibito e sofferto di Regis Hastur e Danilo Syrits, e quello puramente carnale, rabbioso e dissacrante di Thyra Aldarn e Kadarin; ci sono le problematicità dei rapporti tra genitori e figli, specie tra padre e figlio (cosa non rara nei libri Darkovani della Zimmer Bradley), e c’è una sottile richiesta di “lungimiranza” per non far precipitare tutto in un abisso di nulla e disperazione. Della trama non vogliamo tuttavia dirvi di più: sono troppe le storie secondarie e le sfumature che costituiscono questo libro per rendergli giustizia, qui, in poche righe. Vi basti sapere che tra queste pagine prende vita il personaggio più amato da Marion Zimmer Bradley, Lew Alton (protagonista trattato sempre con l’uso della prima persona singolare, quasi vi si specchiasse una parte fondamentale dell’autrice), e che dopo questo volume (e cioè dopo l’inizio della Ribellione di Sharra), Darkover non sarà più lo stesso pianeta di un tempo…

 

Le Foreste di Darkover: (The Planet Savers, 1962). Narra della spedizione intrapresa da un gruppo di Terrestri e Darkovani nel territorio del Piccolo Popolo, in cerca di una cura alla devastante epidemia che minaccia l’intero pianeta ogni quarantotto anni, in corrispondenza con la congiunzione delle quattro lune di Darkover. E’ il primo libro pubblicato della Saga, e fece la sua comparsa a puntate su di una rivista fantascientifica nel 1958, ma solo nel 1962 salì all’onore delle stampe in un’edizione rilegata che racchiudeva tutta assieme la storia in questione. Romanzo brevissimo, poco incisivo ai fini della Saga, è tuttavia un ottimo esempio di come la Zimmer Bradley abbia saputo migliorarsi col passare degli anni (e dei libri). Il romanzo porta difatti in sé i primi “fertili embrioni” di ciò che sarà Darkover…

 

La Spada di Aldones: ( The Sword of Aldones, 1962) Finalista al Premio Hugo del 1963, il romanzo arrivò anche in questo caso secondo per una manciata di voti. Quell’anno vinse The Man in the High Castle di Philip K. Dick, ed erano in finale: A Fall of Moondust di Arthur C. Clarke, Sylva di Vercors e Little Fuzzy di H. Beam Piper. (C’è inoltre da dire che Marion Zimmer Bradley fu la prima donna nella storia del premio a ricevere una nomination nella sezione “romanzo lungo”.)

La storia che presentiamo qui, è il seguito ideale del romanzo L’Erede di Hastur, cosa strana visto che questo “seguito” fu pubblicato esattamente 13 anni prima del romanzo capostipite (in verità nulla di così strano per chi conosce i gusti narrativi della Zimmer Bradley, che preferiva concentrarsi più sul problema già in atto, piuttosto che sulle cause scatenati il tal evento). Tuttavia, La Spada di Aldones ha una storia ben più lunga è ricca, narrata in varie occasioni dalla Zimmer Bradley (ma che non volevamo privarci proprio qui, in un approfondimento a lei dedicato).

 

L’autrice scrisse questo romanzo in gioventù, all’inizio come un semplice racconto ambientato su di un mondo fantastico, non ben definito, di sua creazione. Si potrebbe quasi dire, per stessa ammissione dalla Zimmer Bradley, che quegli inizi furono caratterizzati da una pura e semplice attività amatoriale, e cioè un voler scrivere storie fine a se stesso. Tuttavia, una sera, sul finire degli anni quaranta, di ritorno da Watertown, New York,  (dove l’autrice si recava spesso per lavoro) a casa sua nella Rensselaer County, le accadde di dover aspettare una coincidenza presso la stazione di Utica. Fu in quell’occasione che decise di acquistare presso un’edicola una rivista sullo stampo di quelle che leggeva da bambina, piena di storie di SF e Fantasy, e dalle copertine a dir poco sgargianti.

 

Prese così un numero di Startling Stories dove era pubblicato a puntate il romanzo The Dark World di Henry Kuttner (scritto da quest’ultimo in collaborazione con la moglie, Catherine L. Moore). Affascinata da quella storia, e da quelle seguenti (come il bellissimo racconto:

Il Pianeta della Polvere Nera, di Jack Vance) Marion Zimmer Bradley decise d’iniziare a scrivere in modo professionale. Circa quella serata trascorsa in treno, nell’introduzione alla sua raccolta di racconti, Le Più Belle Storie di Marion Zimmer Bradley, l’autrice ricorderà: «Riguardando a una vita lunga e ricca di eventi, posso dire in tutta onestà che nessuna esperienza mi ha mai ridato l’emozione e l’entusiasmo di quel viaggio nel crepuscolo, immersa nello splendido mitico romanzo di un uomo che trasforma i mondi…».

 

Da quella lettura prese il via la stesura a macchina da scrivere di un romanzo abbozzato tempo prima, appunto La Spada di Aldones. L’opera, per i successivi dieci anni, fu più volte rivista, riscritta e sistematicamente respinta dai vari editor a cui l’autrice la sottoponeva, fino al 1962, anno che consacrò definitivamente la Saga di Darkover e la Zimmer Bradley al mondo della letteratura. Anche in questo particolare caso, non vi vogliamo dire nulla della trama. La duologia più nota e premiata della Saga di Darkover va senza discussioni letta!

 

Segnaliamo soltanto che L'Esilio di Sharra: (Sharra’s Exile, 1981) è una riscrittura ampliata e decisamente più matura di La Spada di Aldones. Si tratta dunque di un’opera maggiormente in linea con quanto accade in L’Erede di Hastur e che meglio tratteggia il carattere di alcuni personaggi, raccontando la stessa storia ma da una prospettiva leggermente diversa, e diremmo approfondita.  Infine, rendiamo noto che diverso tempo prima la morte dell’autrice (avvenuta il 25 settembre 1999), Marion Zimmer Bradley era già al lavoro su di un nuovo libro dal titolo — per ora ufficiale — The Reluctant King, naturale proseguimento dei fatti finora presentati e relativi alla Duologia della Ribellione di Sharra. L’opera, secondo certe indiscrezioni, sarebbe già delineata in tutte le sue componenti di massima, conterebbe numerosi capitoli, e aspetterebbe solo di essere “ampliata” in alcune parti da una coautrice (probabilmente la Ross).  

 

Il Ribelle di Thendara (The World Wreckers, 1971). Era il libro con cui l’autrice si proponeva di concludere la Saga (questo, perlomeno, all’inizio degli anni settanta, prima che i fans e l’editore ne chiedessero a gran voce un seguito). Il tomo narra di un periodo molto difficile per Darkover, nel quale il Reggente del pianeta, Regis Hastur — uno dei personaggi più carismatici del ciclo — viene continuamente fatto oggetto di attentati. Due suoi figli sono stati uccisi in fasce e l’estinzione dei nobili Comyn sembra oramai inarrestabile.

E’ in questo clima funesto che Regis Hastur dà così avvio al “Progetto Telepate”, e attraverso l’Impero Terrestre lancia un appello affinché tutti i Telepatici della Galassia si rechino su Darkover.

 

Qui, attraverso lo studio delle loro facoltà, si cerca di ricostituire una forte classe di Telepati, in grado di tramandare la cultura Darkovana e di salvare il pianeta dalle mire espansionistiche di parte della Federazione Terrestre. Ma, nonostante i buoni propositi, sembra esserci una organizzazione — soprannominata l’Anonima Distruttori di Mondi — che cerca in tutti i modi di cancellare Darkover dalla faccia dell’Universo. Romanzo a lungo criticato per certe scelte narrative dell’autrice (come la volontà d’inserire figure dalla sessualità incerta e mutabile, come i Chieri), l’autrice considerò sempre Il Ribelle di Thendara come un buon libro sotto ogni punto di vista, e poco si curò delle aspre critiche nate in seguito alla sua pubblicazione. Per quanto possiamo qui dire, rimarchiamo il fatto che il romanzo in questione ha indubbiamente un forte impatto emotivo (i personaggi sono credibili,  la storia toccante), il tutto, inoltre, è innestato su tre nozioni chiave: la discriminazione e l’identificazione sessuale; l’integrazione e la conciliazione tra due diversi modi di vita (Darkover — Impero Terrestre); e un potente afflato ecologista.

 

Il seguito della Saga di Darkover dà vita a un quadro storico e culturale molto diverso rispetto ai precedenti romanzi (di cui vi abbiamo finora parlato). Ed è per questo motivo che tratteremo i tre libri che seguono in modo diverso rispetto ai precedenti, come fossero un unico enorme romanzo. La decisione nasce dal fatto che i volumi in questione, che vanno sotto il nome della Trilogia della Matrice Ombra, nascono ognuno come seguito del precedente, interrompendo quel quarantennale “canone Darkovano” che alla coerenza interna alla Saga preferiva l’approfondimento psicologico dei personaggi. Questo tuttavia non deve trarre in inganno il lettore, i personaggi sono qui ottimamente caratterizzati (come spesso è stato in questa Saga) e le trame risultano molto più ricche e intricate che mai, ma l’approccio a questo mondo appare indiscutibilmente mutato (forse — ed è il caso di dirlo — per l’intervento di una nuova coautrice della Zimmer Bradley: Adrienne Martine-Barnes).

 

La trilogia si compone di: La Sfida degli Alton: (Exile’s Song 1995); La Matrice Ombra: (The Shadow Matrix, 1997) e Attacco a Darkover: (Traitor’s Sun, 1998). I tre volumi coprono un arco storico di ben 15 anni, e  gli eventi narrati spaziano per tutto il pianeta Darkover, mostrando un approccio “pionieristico” alla Saga (quasi ci fosse la volontà di apportare una svolta profonda a tutto il ciclo). Il primo volume narra di Margaret Alton, una musicologa, giunta su Darkover per svolgere una ricerca in merito alle antiche canzoni del pianeta. Pur sapendo di essere figlia di un Darkovano (Lew Alton, senatore per Darkover presso l’Impero Terrestre, stanziato sul pianeta Teti), Margaret non sa nulla del suo mondo d’origine. Così, una volta giunta a destinazione, invece di trovare solo canzoni, trova una famiglia, un clan, ed un’eredità fatta di sacrificio, dolore e responsabilità che lei, ultima discendente del nobile casato degli Alton, è oramai costretta a seguire.

 

Il volume successivo, La Matrice Ombra, continua i fatti narrati nel volume che lo precede (distanziandolo solo di pochi mesi nella cronologia Darkovana).

E’ questo un seguito molto ben studiato, nel quale l’autrice sviluppa una trama ricca e incontenibile, che tocca quasi le 600 pagine, e che “oltrepassa” — questo termine è calzante — più epoche storiche di Darkover, rivelandosi un grande affresco storico-culturale. Di questo volume, come del seguente, non possiamo raccontavi (neppure a grandi linee) la trama, perché ciò renderebbe vana una lettura del primo romanzo. Ma, tuttavia, possiamo osservare assieme a voi come i tre libri in questione cambino rotta rispetto ai romanzi precedenti. Il desiderio di integrazione riscontrabile in una decina di volumi della Saga qui è accantonato, gli stessi nobili Comyn sono in lotta tra loro, e le vecchie generazioni tendono a schiacciare quelle nuove. Il pianeta è in fermento, cambia velocemente, e i dignitosi e alti propositi narrati in Il Ribelle di Thendara sono tutti accantonati, quasi che la realtà di tutti giorni, all’epoca della stesura dei tre romanzi, avesse disilluso le aspettative della Zimmer Bradley.

 

Tutto questo sfocia difatti nell’ultimo romanzo pubblicato qui in Italia, Attacco a Darkover. Le idee di un tempo, quelle dell’integrazione tra culture differenti, dell’accettazione, del

rispetto per le diversità e le minoranze, vengono quasi definitivamente accantonate: le culture non si stringono l’una con l’altra pacificamente, i vari modi di pensare e di agire divergono sempre di più, la pace invocata a gran voce si tinge di vermiglio… Quanto questa visione sia stata influenzata dalla coautrice del romanzo (Adrienne Martine-Barnes) non sappiamo dirlo con certezza. Certo è, però, che nell’ultimo anno di vita la Zimmer Bradley ebbe sempre più difficoltà a mettere mano alle sue opere e che un intervento (anche piuttosto pesante) della coautrice è qui da supporre. Segnaliamo infine che di Attacco a Darkover esistono due versioni differenti: una del 1998 e una del 1999. La seconda edizione rivelerebbe a uno sguardo attento più che significativi cambiamenti nella stesura di tutto il Capitolo 26 (relativo la cerimonia di sepoltura di un personaggio importante della saga). Non è tuttora chiaro il motivo di questo ripensamento a stampa già avvenuta (ma si può presumere, tuttavia, c’entri qualcosa la scomparsa di Marion Zimmer Bradley avvenuta proprio nel 1999); fatto sta, comunque, che l’edizione italiana di Attacco a Darkover è da riferirsi alla prima versione del volume, quella del 1998 (e non alla successiva).  

 

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Autore: Luca Azzolini - Data: 11 settembre 2006

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