Delos Store
La libreria
del fantastico
Libri di fantascienza
Libri fantasy
Libri Delos Books
Urania - Editrice Nord
Fanucci - Usato
Collezionismo
Pagamenti con carta di credito, bonifico bancario o bollettino postale - Entra »
Ultimi articoli
- La fantasy storica di Guy Gavriel Kay
- Mad Max – Viaggio attraverso gli Archetipi e la Mitologia
- Angeli caduti, figlie degli uomini e Giganti
- Il ciclo di Mondonove di Dario Tonani
- Steampunk italiano
- Angeli
- Stagione tv 2011-2012: Il punto sulle serie tv fantastiche
- La Lunga Cavalcata dei Rhapsody of Fire
- Il Ciclo di Death Gate
- Criticare Harry Potter è un 'lusso' che costa?
In questo canale
- Enciclopedia letteratura
- La fantasy storica di Guy Gavriel Kay
- Il ciclo di Mondonove di Dario Tonani
- Steampunk italiano
- Il Ciclo di Death Gate
- Nancy Kress inedita
- Emilio Salgari, o dell'avventura
- La mitologia, fonte di consapevolezza e ispirazione: il mondo di Fionavar di Guy Gavriel Kay.
- Robert Jordan imprigiona il Tenebroso
- Ogni uomo è il suo eroe. Tributo a Robert Ervin Howard
- La prima Saga di Shannara di Terry Brooks
La Quintessenza di Darkover
4. I Grandi Libri della Saga di Darkover, parte seconda
L’amore, i rapporti interpersonali, le differenze sociali e sessuali, toccano e affrontano in questo volume punte ancora oggi di sconcertante attualità. C’è l’amore sognate di Lew Alton e Marjorie Scott, quello proibito e sofferto di Regis Hastur e Danilo Syrits, e quello puramente carnale, rabbioso e dissacrante di Thyra Aldarn e Kadarin; ci sono le problematicità dei rapporti tra genitori e figli, specie tra padre e figlio (cosa non rara nei libri Darkovani della Zimmer Bradley), e c’è una sottile richiesta di “lungimiranza” per non far precipitare tutto in un abisso di nulla e disperazione. Della trama non vogliamo tuttavia dirvi di più: sono troppe le storie secondarie e le sfumature che costituiscono questo libro per rendergli giustizia, qui, in poche righe. Vi basti sapere che tra queste pagine prende vita il personaggio più amato da Marion Zimmer Bradley, Lew Alton (protagonista trattato sempre con l’uso della prima persona singolare, quasi vi si specchiasse una parte fondamentale dell’autrice), e che dopo questo volume (e cioè dopo l’inizio della Ribellione di Sharra), Darkover non sarà più lo stesso pianeta di un tempo…

La Spada di Aldones: ( The Sword of Aldones, 1962) Finalista al Premio Hugo del 1963, il romanzo arrivò anche in questo caso secondo per una manciata di voti. Quell’anno vinse The Man in the High Castle di Philip K. Dick, ed erano in finale: A Fall of Moondust di Arthur C. Clarke, Sylva di Vercors e Little Fuzzy di H. Beam Piper. (C’è inoltre da dire che Marion Zimmer Bradley fu la prima donna nella storia del premio a ricevere una nomination nella sezione “romanzo lungo”.)

L’autrice scrisse questo romanzo in gioventù, all’inizio come un semplice racconto ambientato su di un mondo fantastico, non ben definito, di sua creazione. Si potrebbe quasi dire, per stessa ammissione dalla Zimmer Bradley, che quegli inizi furono caratterizzati da una pura e semplice attività amatoriale, e cioè un voler scrivere storie fine a se stesso. Tuttavia, una sera, sul finire degli anni quaranta, di ritorno da Watertown, New York, (dove l’autrice si recava spesso per lavoro) a casa sua nella Rensselaer County, le accadde di dover aspettare una coincidenza presso la stazione di Utica. Fu in quell’occasione che decise di acquistare presso un’edicola una rivista sullo stampo di quelle che leggeva da bambina, piena di storie di SF e Fantasy, e dalle copertine a dir poco sgargianti.
Prese così un numero di Startling Stories dove era pubblicato a puntate il romanzo The Dark World di Henry Kuttner (scritto da quest’ultimo in collaborazione con la moglie, Catherine L. Moore). Affascinata da quella storia, e da quelle seguenti (come il bellissimo racconto:

Da quella lettura prese il via la stesura a macchina da scrivere di un romanzo abbozzato tempo prima, appunto La Spada di Aldones. L’opera, per i successivi dieci anni, fu più volte rivista, riscritta e sistematicamente respinta dai vari editor a cui l’autrice la sottoponeva, fino al 1962, anno che consacrò definitivamente la Saga di Darkover e la Zimmer Bradley al mondo della letteratura. Anche in questo particolare caso, non vi vogliamo dire nulla della trama. La duologia più nota e premiata della Saga di Darkover va senza discussioni letta!

Il Ribelle di Thendara (The World Wreckers, 1971). Era il libro con cui l’autrice si proponeva di concludere la Saga (questo, perlomeno, all’inizio degli anni settanta, prima che i fans e l’editore ne chiedessero a gran voce un seguito). Il tomo narra di un periodo molto difficile per Darkover, nel quale il Reggente del pianeta, Regis Hastur — uno dei personaggi più carismatici del ciclo — viene continuamente fatto oggetto di attentati. Due suoi figli sono stati uccisi in fasce e l’estinzione dei nobili Comyn sembra oramai inarrestabile.

Qui, attraverso lo studio delle loro facoltà, si cerca di ricostituire una forte classe di Telepati, in grado di tramandare la cultura Darkovana e di salvare il pianeta dalle mire espansionistiche di parte della Federazione Terrestre. Ma, nonostante i buoni propositi, sembra esserci una organizzazione — soprannominata l’Anonima Distruttori di Mondi — che cerca in tutti i modi di cancellare Darkover dalla faccia dell’Universo. Romanzo a lungo criticato per certe scelte narrative dell’autrice (come la volontà d’inserire figure dalla sessualità incerta e mutabile, come i Chieri), l’autrice considerò sempre Il Ribelle di Thendara come un buon libro sotto ogni punto di vista, e poco si curò delle aspre critiche nate in seguito alla sua pubblicazione. Per quanto possiamo qui dire, rimarchiamo il fatto che il romanzo in questione ha indubbiamente un forte impatto emotivo (i personaggi sono credibili, la storia toccante), il tutto, inoltre, è innestato su tre nozioni chiave: la discriminazione e l’identificazione sessuale; l’integrazione e la conciliazione tra due diversi modi di vita (Darkover — Impero Terrestre); e un potente afflato ecologista.
Il seguito della Saga di Darkover dà vita a un quadro storico e culturale molto diverso rispetto ai precedenti romanzi (di cui vi abbiamo finora parlato). Ed è per questo motivo che tratteremo i tre libri che seguono in modo diverso rispetto ai precedenti, come fossero un unico enorme romanzo. La decisione nasce dal fatto che i volumi in questione, che vanno sotto il nome della Trilogia della Matrice Ombra, nascono ognuno come seguito del precedente, interrompendo quel quarantennale “canone Darkovano” che alla coerenza interna alla Saga preferiva l’approfondimento psicologico dei personaggi. Questo tuttavia non deve trarre in inganno il lettore, i personaggi sono qui ottimamente caratterizzati (come spesso è stato in questa Saga) e le trame risultano molto più ricche e intricate che mai, ma l’approccio a questo mondo appare indiscutibilmente mutato (forse — ed è il caso di dirlo — per l’intervento di una nuova coautrice della Zimmer Bradley: Adrienne Martine-Barnes).

Il volume successivo, La Matrice Ombra, continua i fatti narrati nel volume che lo precede (distanziandolo solo di pochi mesi nella cronologia Darkovana).

Tutto questo sfocia difatti nell’ultimo romanzo pubblicato qui in Italia, Attacco a Darkover. Le idee di un tempo, quelle dell’integrazione tra culture differenti, dell’accettazione, del

Notizie correlate
Commenti
La lista dei commenti non à disponibile.

