Philip Pullman: Il Buon Gesł e il Cattivo Cristo

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Lo Straniero ci porta alla prossima domanda: all’inizio di La Bussola D’Oro lei cita un brano del Paradiso Perduto di Milton. Lo Straniero ha qualche connessione con la figura del Satana di Milton?

La figura che Milton tratteggia in Paradiso Perduto è molto attraente, come molti critici hanno giustamente notato. Il fatto che la malvagità sia affascinante è un’informazione difficile da processare, ci si domanda perché, se quest’impressione sia voluta. La risposta è che Milton non voleva rendere Satana attraente, ma non ha potuto evitarlo: Satana è una figura di tale fuoco, energia e passione che ci affascinerà qualunque cosa faccia. Io non ho cercato deliberatamente di modellare il mio Straniero sull’impronta di quello di Milton… Anch’io sono stato preso di sorpresa dal mio Straniero, non sapevo neanche che ci sarebbe stato uno Straniero nel libro, e per molto tempo non ho saputo che funzione avesse. Adesso credo di saperlo, ma non ho intenzione di spiegarlo perché credo nella natura democratica della lettura. La scrittura è autocratica: quando scrivo ho potere di vita e di morte su ogni personaggio, ogni frase, ogni momento della storia, ogni segno di punteggiatura: sono miei e non accetto né consigli né compromessi, sono il dittatore del mio racconto. Ora, quando la storia è pubblicata e fuori nel mondo, la cosa cambia. Ognuno è libero di darne l’interpretazione che vuole. Così, se scrivo una favola e qualcuno vuole interpretarla come un’allegoria della rivoluzione russa, prego, possono farlo. Se vogliono convincere altri di questa interpretazione, però, devono motivare il tutto. Anch’io sono un lettore dei miei libri, e come tale ho diritto alla mia personale opinione. Solo che la mia opinione sembra avere un’autorità maggiore di quella del lettore comune perché sono l’autore, con il risultato che tronca il dibattito: “L’autore ha detto così, quindi è così”. E’ una cosa che non mi piace, preferisco che la democrazia della lettura continui, quindi scelgo di non dire come la penso.

Un punto di vista originale.

Recentemente ho letto la biografia di William Golding, l’autore de Il Signore delle Mosche. Sembra che avesse una posizione assolutamente opposta alla mia: pensava che ci fosse un unico modo di interpretare le sue storie, e litigava furiosamente con chi la pensava diversamente. Io sono per la democrazia della lettura.

In passato lei ha toccato gli stessi argomenti che tocca qui anche all’interno di storie fantasy: ci può spiegare come mai, e se c’è una connessione indiretta tra il ciclo di Queste Oscure Materie e questo libro?

Il fantasy è troppo interessante, è uno scrigno troppo ricco di strumenti perché io lo abbandoni. Al momento sto scrivendo The Book of Dust, che è la continuazione di Queste Oscure Materie, quindi certamente continuerò, ma voglio essere libero di scrivere qualunque cosa. Essere identificato come uno scrittore fantasy mi rende claustrofobico, mi fa venire voglia di fare altre cose, di sperimentare. A causa del libro su Gesù e Cristo alcuni mi hanno accusato di scrivere di religione tutto il tempo, continuamente. Ma negli ultimi dieci anni ho scritto 2 libri sulla religione: uno è Il Cannocchiale d’Ambra, e l’altro è il Buon Gesù. Nel frattempo ho scritto due storie brevi su personaggi dell’universo di Queste Oscure Materie, ho scritto una favola — Lo Spaventapasseri e il suo Servitore — ho scritto articoli e approfondimenti su una varietà di argomenti, dalla politica alla libertà d’espressione, dalle libertà civili alla pianificazione urbana delle città, eppure la gente continua a dire che scrivo solo di religione. Se lo pensano è un loro problema, io insisto nel mio diritto di scrivere di qualunque argomento.

C’è qualche autore fantasy contemporaneo che legge? E, a parte il fantasy, quali autori le piacciono?

Leggo libri di ogni genere. Recentemente ho letto un magnifico libro di Marilynne Robinson, chiamato Housekeeping, credo pubblicato attorno al 1990. Uno strano libro su una strana famiglia americana. Ho letto l’Età dell’Innocenza di Edith Warthon, splendido romanzo. Leggo molti thriller e romanzi d’avventura… Ho scopertola poco un autore che si chiama Lee Child. Lo conoscete? E’ molto bravo, molto. E James Lee Burke, uno scrittore americano, bravissimo. Ha scritto un libro sull’uragano Katrina, The Tin Roof Blowdown. O meglio, è un thriller, una detective story ambientata immediatamente dopo l’arrivo dell’uragano: un libro favoloso, davvero. Così sì, leggo le cose più diverse.

Chiudiamo con un’ultima domanda su Il Buon Gesù e il Cattivo Cristo: è rimasto sorpreso dalla pubblicazione italiana del suo libro? Di fatto, in Italia c'è un costante dibattito sul rapporto tra Chiesa e società.

Proprio perché c’è un dibattito non sono rimasto stupito dal fatto che il libro sia stato tradotto. E’ un segno dell’apertura mentale e della concezione liberale che le migliori case editrici italiane hanno della libertà d’espressione. Sarà interessante vedere quali reazioni scatenerà.

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Autore: Chiara Codecą e Francesco Coppola - Data: 8 settembre 2010

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Commenti

1 Senza entrare nel merito del libro, vorrei fare delle normali considerazioni. Napoleone, che non era certo un bigotto, verso la fine dei suoi giorni, fece una riflessione semplice ma interessante: io, da condottiero, so bene quanto intensamente vadano spronati gli uomini per far sì che rischino la vita per me. Eppure, malgrado abbia conquistato l'Europa, il giorno dopo la mia caduta in disgrazia non c'è già più nessuno che si ricordi di me o che sia disposto a combattere in mio nome. Com'è possibile che, dopo secoli, ci siano ancora persone disposte al martirio in nome di Cristo? E come hanno fatto una manica di pescatori, senza mezzi pratici e senza basi culturali, a conquistare letteralmente il mondo per i secoli a venire? E, Napoleone, che non era uno scienziato o un filosofo, ma era comunque un grande conoscitore di come vanno le cose del mondo, giunse ala conclusione che l'unica spiegazione possibile ad un fenomeno così unico sia che Cristo è davvero presente nella Chesa: è lui che è risorto, è lui che è Dio. E quindi la tanto vituperata Chiesa, pur con tutti i suoi difetti, sarebbe la prova più tangibile della realtà dei Vangeli. Ovviamente, Philip Pullman, che non è certo un Napoleone qualsiasi, può benissimo illuminarci tutti, smascherando quanto fossero stati idioti secoli di credenti prima di lui (inclusi fior fior di pensatori), ma resta comunque una considerazione: come dice il proverbio "Chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa neppure insegnare dirige". Il mondo d'oggi è zeppo di gente che non sa cosa sia il cristianesimo, perché s'è sempre guardato bene dal praticarlo, tuttavia è sempre pronta a fare i conti in tasca alla Chiesa e ad insultare i credenti. Caro Philip, caro Dan Brown, caro Odifreddi, se la Chiesa non esistesse, avreste dovuto inventarvela, altrimenti sareste ad arare la terra coi gomiti...

» postato da (DKR ) alle 10:57 del 08-09-2010

2 Non posso che dissentire con DKR. Philip Pullman non è un autorucolo da quattro soldi che ha avuto successo solo perché attacca la Chiesa. E' innanzitutto un grande scrittore, e Queste Oscure Materie è innanzitutto una trilogia di grandi romanzi pieni di atmosfera, sentimenti e grandiosi personaggi. E' una storia drammatica e traumatica di crescita, maturazione, disillusione e (anche, ma non solo) ribellione ai sistemi che impongono dogmi talvolta vetusti, irrazionali o persino (come credo volesse dire Pullman con la sua trilogia) mortificanti per ciascun individuo. Si può essere d'accordo o meno con il modo in cui l'autore affronta certi argomenti, ma resta il fatto che sono libri che fanno riflettere, il che, in un'epoca di romanzi superficiali e scontati, è già di per sé un gran valore. Il paragone con Dan Brown mi sembra abbastanza fuori luogo. Quanto a questo nuovo libro, aspetto di leggerlo per giudicare. E' possibile che l'autore abbia deciso di marciare sulla propria fama e sul "chiasso" che di solito genera questo tipo di opere, ma è anche possibile che vi troveremo qualcosa di più. Da un autore come Pullman me l'aspetto.

» postato da Laeryn alle 16:08 del 09-09-2010

3 Per fortuna che Philip Pullman ce l'ha su con il Cristianesimo e non con altre religioni... un tale libro, non ha importanza il contenuto basta il titolo!, in altri paesi (con un altro nome di Messia, ovviamente!!) e il povero autore sarebbe stato lapidato! Del resto è già successo, o no? :roll: Ora, noi che siamo così buoni e permissivi, perchè abbiamo costantemente gente che lucra sulla nostra religione e sul nostro credo? :( Poi dicono che non c'è libertà di parola? Ma quando mai!!! Noi abbiamo i liberi pensatori e i liberi scrittori e permettiamo di buon grado che TUTTI possano dire e scrivere ciò che vogliono anche se INSULTANO liberamente chi invece, per natura e credo, sta zitto e si fa i fatti suoi! :no Non lo trovo giusto! Ogni volta che si parla di religione bisognerebbe SEMPRE essere rispettosi, ma forse per Pullman dipende dalla religione. :wink: Aspetto il suo giudizio/suo prossimo libro su Maometto! Se mai ne farà uno! Ma tanto dirà: "bè che c'entra?"... Comodo, è troppo comodo sputare sempre su chi professa il perdono! Vergogna! :@

» postato da AnnaMaria DeCurtis alle 18:39 del 14-09-2010

4 Mi chiedo da dove trai le tue convinzioni sull'opera di Pullman e quel che l'autore intende trasmettere. L'hai letta l'intervista a cui è dedicato questo specifico topic?

» postato da un muspeling alle 20:22 del 14-09-2010

5 Faccio riferimento all'intervista, dato che non ho letto il libro. Dall'articolo si evince che Philip Pullman abbia voluto dare il suo personale punto di vista sulla vicenda di Gesù Cristo, cercando di scoprire con la sua interpretazione quanto di originario c'è in questa figura e quanto d'idealizzazione sorto con la nascita della Chiesa. Un punto di vista che può piacere o meno, ma che può essere spunto di riflessione. Da questo possono nascere delle domande e queste portare a una ricerca, che conduce sempre ad apporfondimento e crescita. Una domanda che si potrebbe fare è quanto si conosce della religione cristiana, soprattutto del messaggio evangelico. Prima di poter criticare o sostenere un Pullman che scrive un libro su Gesù occorre aver letto personalmente i vangeli, i libri che parlano del suo messaggio. AVerli letti, compresi e viverli, facendo sì che le parole non rimagano tali, ma siano atteggiamenti concreti. A quel punto fare un confronto sereno, cercando di osservare ogni posizione da diverse angolazioni, accetando luci e ombre, senza rinnegarle.

» postato da M.T. alle 01:26 del 15-09-2010

6 Questo satiro infernale che vi scrive si concede un riso di scherno, e non può fare a meno di annusare estasiato un vago olezzo di peccato di presunzione...Una fraganza un pò retrò e piuttosto commerciale, ma sempre attuale e in voga nondimeno. Bah, che delusione. Speravo in una provocazione proficua e invece è la solita solfa. Non posso che lamentare ancora una pervicace "ingenuità" «"E' paradossale perché Gesù — sia quello vero sia il mio — credeva che il mondo sarebbe finito molto presto, che sarebbe arrivato il regno dei cieli. Invece Cristo, che parla per la Chiesa del futuro, sa che non è così e che bisogna creare qualcosa che occupi il vuoto nell'attesa della fine dei giorni, preservando la parola di Gesù. Esattamente l'opposto di ciò che Gesù voleva. Come ho detto, paradossale, ma è una storia sul tramandare le storie."» E' paradossale(se non imbarazzante),invece, quanto ci si fregi in sotteso di essere tra i pochi a prendersi la santa briga di leggere la Bibbia, per poi riportarla alla mano ad ogni occasione buona di dibattito agnostico puntualmente del tutto distorta... Un consiglio ai signori Pullman del mercato editoriale: mai citare le fonti se non le capite e giocare ai liberi pensatori delle libere interpretazioni in un tale stato di miseria intellettuale. Insomma non facciamo i soliti Browninani, per amor d'urano! Confido nell'intelligenza di quanti non si scandalizzeranno verso i chierici e gli storici quando leggeranno per sbaglio del gemello "cattivo" di Gesù in un racconto "allegorico", giusto? Vedremo. Con il Gesù-sposo fecondo-della-Maddalena le speranze per una reazione ragionata sono state disattese(soprattutto presso il popolino e qualche preato...) «"L'autore ha detto così, quindi è così". E' una cosa che non mi piace, preferisco che la democrazia della lettura continui, quindi scelgo di non dire come la penso.» Questo semmai si chiama relativismo della lettura, pratica alquanto improbabile nonostante l'ambiguità della semantica. A meno ché non si voglia intendere più sinceramente che anche coloro che non hanno recepito niente o che hanno travisato tutto hanno diritto di replica...ma questo è già un diritto acquisito, un esercizio frequente, non solo tra i comuni mortali a quanto pare. Interessante notare come l'autore pur professando un bizzarro neutralismo, sia abbastanza famoso per non aver mai mancato attraverso ogni sua opera notoria di esprimere platealmente esattamente come la pensa. E' abbastanza ovvio che non essendo lasciato nulla all'interpretazione o meglio a qualunque interpretazione, questa sia di fatto una concessione originale solo nelle premesse. Per il resto, da quando è diventato inusuale fare propria ogni storia da parte dei lettori a prescindere dal messaggio? Non ho capito se si riferisca agli autori in generale e indirettamente anche agli autori delle Sacre Scritture, ma il punto che evidentemente sfugge a Pullman è che non tutti gli scrittori del mondo e della storia scrivono o hanno scritto per assecondare fantasie o elucubrazioni personali da proporre al vaglio indistinto di chiunque. Alias, non siamo tutti solo scrittori di favole... «"Se lo pensano è un loro problema, io insisto nel mio diritto di scrivere di qualunque argomento." » Benissimo.E c'è chi invece vorrebbe insistere nel "diritto" di contestazione degli argomenti senza cognizione di causa. Sono curiosa di sapere quante e quali polemiche susciterà questa "ingegnosa" ultima fatica, e soprattutto curiosa di vedere quanti capiranno se ne varrà(ancora) la pena... Insomma, giriamo ancora per la serie "Gli atei annoiano perchè parlano sempre di Dio" :roll:

» postato da mr.Woland.theRussian alle 01:44 del 15-09-2010

7 «Volevo drammatizzare le differenze tra l'uomo Gesù, la figura storica, e Cristo la figura inventata, la creazione della Chiesa» Si dice sempre che i cattolici sono persone che vivono coi paraocchi, ottusi e pieni di pregiudizi. Direi che l'esordio dell'autore è di per sé più che esplicativo. Poi vorrebbe spacciare l'esperienza creativa alla base del suo libro, come un romantico 'vagare per mano all'ispirazione' «Quanto alla loro caratterizzazione... Direi che hanno fatto tutto da soli, hanno preso forma nella mia mente naturalmente, come fanno i personaggi. Io ho dovuto solo prendere nota di quello che facevano e scriverlo. Sono rimasto sorpreso dal modo in cui Cristo si è sviluppato, lui è come un personaggio di un romanzo, mentre Gesù non lo sembra affatto» ma dalla prima frase dell'intervista, appare abbastanza chiaro come la sua opera non sia con tutta probabilità un tentativo di ricerca del vero , quanto quello di dimostrare una tesi... la solita tesi.

» postato da Olorin alle 10:13 del 15-09-2010

8 questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.

» postato da (luciano poli ) alle 12:00 del 21-09-2010

9 «questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.» I commenti sono in genere sull'autore e gli ultimi due nello specifico, sui contenuti dell'intervista. Se non te ne sei accorto, è semplicemente perché la faziosità smaccata - ma non la nostra - ti ha leggermente annebbiato...

» postato da Olorin alle 13:47 del 21-09-2010

10 Non buttiamola, come nella peggior ipotesi, in rissa. I commenti sono leciti e rispecchiano il pensiero di ognuno, come tali vanno rispettati. Se non condivisi è lecito esprimere la propria opinione contraria, non è lecito bollarli negativamente. Nessuno può arrogarsi la proprietà del vero assoluto.

» postato da G.C. alle 14:51 del 21-09-2010

11 Sono stato accusato - insieme ad altri - di aver commentato in maniera indebita, fuori tema e smaccatamente faziosa (cioé di aver preso a calci il libro senza averlo letto). Semplicemente ho fatto notare che il mio commneto (e non solo il mio) è strettamente relativo all'articolo, il quale casualmente riporta le opinioni dell'autore nel merito dell'argomento che nel libro viene trattato (vado anche di quote in quote nel mio post...). E' un invito a una lettura più attenta e approfondita, non un incitamento alla rissa, il mio...

» postato da Olorin alle 15:37 del 21-09-2010

12 Ho modificato e corretto il mio post precedente proprio per evitare incomprensioni ed essere inequivocabile. Il che potrebbe essere decisamente sconveniente per la causa conciliare :twisted: ««questa non è altro che una intervista fatta bene. Il libro, per giudicarlo, va prima letto. l'argomento è vecchio di più di duemila anni, ma sempre di attualità.I commenti sono, per lo più di una smaccata faziosità e non meritano commento.» I commenti sono in genere sull'autore e gli ultimi due nello specifico, sui contenuti dell'intervista.» Esattamente quanto detto da Olorin. Inoltre, preferendo di gran lunga la mia filosofia del lettore rispetto a quella promulgata da Pullman, per cui, quanto letto nell' intervista alla mente acquista un significato preciso, allora, non essendoci ambiguità di intesa, credo si sia perfettamente in grado di replicare in maniera oggettiva nel momento in cui emergono contraddizioni e imprecisioni in alcune sentenze. E questo non solo è lecito ma anche automatico, pur rischiando di dubitare l' autorità di un savio canuto con la laurea in creatività. Non vorrete scambiare tanto facilmente con assolutismo un minimo di accortezza... E in proposito mi autocito ancora «E c'è chi invece vorrebbe insistere nel "diritto" di contestazione degli argomenti senza cognizione di causa.» Dove il diritto in queste circostanze è un principio aleatorio conformista che talvolta si sostituisce comodamente a quello più semplice e vetusto della ragione No flames only peace and love for my mind(and yours) 8) A(r)mate la vostra mente prima di commentare <img src=:"> (Self-monitum)

» postato da mr.Woland.theRussian alle 17:14 del 21-09-2010

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