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La strada che scende nell'ombra

Alcuni mesi dopo l’uscita del secondo libro di Chiara Strazzulla, non può mancare qualche considerazione sull’opera dell'autrice che ha inaugurato “l’apertura dell’Einaudi al Fantasy”.
La strada che scende nell’ombra: se il titolo è lungo, lo è anche il romanzo: ottocento e passa pagine per una storia che forse ne richiedeva meno.
Tuttavia, la lunghezza non è mai stata un problema per il genere fantasy: tomi divisi in più puntate, trilogie, eptalogie e decalogie non mancano di certo, ma in questo caso l’autrice sembra sia stata spinta a scrivere la sua “opera omnia” senza tenere conto che un simile impegno necessita di un lungo percorso di vita e di formazione.
Da qui, gli aspetti eccessivamente acerbi di trama e stile. La storia non è nuovissima: un mondo frazionato in etnie legate da accordi precari, le Otto Terre, deve fronteggiare un pericolo antico. L’Ombra si è risvegliata, e per combatterla occorre una compagnia di antieroi: i peggiori esponenti di ogni popolo — umani e non — sono i protagonisti di questa lotta eterna tra bene e male, assieme a Dei costretti a fare i conti con i loro errori. Se i “buoni” otterranno una vittoria, sarà a caro prezzo.
Niente di nuovo dunque, ma in un romanzo fantasy la novità non è sempre necessaria: spesso il lettore affezionato a certi cliché desidera ritrovarli all’infinito: ben venga quindi la Minaccia Oscura contro i Prodi Cavalieri, il Viaggio Pericoloso degli eroi e così via. Tuttavia, l’ingrediente che non deve mancare in questo piatto rassicurante è la spezia che rende saporito il tutto: la frase “non importa cosa si scrive ma come” è trita ma sempre valida.
Se i libri di Licia Troisi (e di altri) sono McFantasy — il genere di lettura da McDonald — questo romanzo di Chiara Strazzulla ha le caratteristiche di un pranzo formale dai parenti: lungo, pesante, allietato da qualche sorriso e molte occhiate all’orologio, perché non si vede l’ora che finisca.
Un prologo che richiama la complessità del Silmarillion senza averne il fascino, una cosmogonia di Dei vivaci ma visti già tante volte. Etnie e rispettivi nomi sono chiaramente scaturiti da una mente giovane e appassionata di letture fantasy che non ha ancora avuto modo di leggerle tante e tante volte.
Lo stile in molti punti richiama i programmi scolastici dell’ultimo anno di liceo: la frase “formazione naturale calcarea", per descrivere il trono dei nani, è veramente terribile.
I personaggi sono delineati in modo discontinuo. Su alcuni l’autrice indaga a fondo, su altri — quelli che forse le sono meno simpatici — si limita ad accenni con poca personalità: a cosa serve, tutto sommato, la presenza di Lady Ametista? Forse era doveroso inserire una figura femminile fra tanti maschi, naturalmente cattiva e seduttrice.
L’onnipresente Grande Mago è una via di mezzo fra Gandalf e il Thor scandinavo. C’è una pietra temibile, un drago saggio, una fortezza incantata, una magia pericolosa, qualche storia d’amore e d’amicizia… Non manca nulla, tranne un brivido d’emozione.
Tuttavia, la Strada di Chiara Strazzulla ha un certo ché di entusiasmante e, dietro un romanzo complessivamente deludente, si intravede una scrittrice con buone potenzialità: stile acerbo ma fluido, tantissima fantasia e lo sforzo di staccarsi dagli stereotipi. Il finale del romanzo è un guizzo ammirevole e coraggioso.
La sensazione è che le algide leggi del marketing buttino in pasto al mercato scrittori validi ancora in embrione.
Tra qualche anno, magari, leggeremo un’altra opera capace di rendere maggiore giustizia a questa giovane autrice. Non c’è fretta, possiamo aspettare.
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Commenti
2 Bella recensione Cris!
Chissà perché, da quel che diceva l'anticipazione messa on line per l'uscita del tomo m'ero fatto tutto un film che, mi hai confermato!
:">
» postato da un muspeling alle 08:33 del 16-11-2009
3 «la frase "formazione naturale calcarea", per descrivere il trono dei nani, è veramente terribile.»
e speriamo che le varie dinastie di nani abbiano imparato a non lavare il loro trono...se no in breve tempo restano senza...
:">
» postato da Bran alle 09:49 del 16-11-2009
4 Pienamente d'accordo con la recensione, soprattutto con la banalità dei nomi delle terre (Terra Nana è illeggibile...)
» postato da zephiross alle 10:02 del 16-11-2009
5 Mmh... A quanto pare tutte le pecche che descrissi nella recensione del primo volume sono rimaste tutte, il che mi porta a sospettare che la fiducia che anch'io espressi nelle ultime frasi sia sta mal riposta. Non so, io ho il sospetto che la Strazzulla abbia ragionato così: "Se il mio primo libro è stato pubblicato da un mostro sacro come Einaudi significa che era già perfetto di suo. Chi me lo fa fare d'impegnarmi per migliorare?" E purtroppo è un ragionamento che sembra aver preso piede in molti giovani "talenti".
» postato da Okamis alle 10:35 del 16-11-2009
6 «...il che mi porta a sospettare che la fiducia che anch'io espressi nelle ultime frasi sia sta mal riposta. Chi me lo fa fare d'impegnarmi per migliorare?" »
Bhè, forse il miglioramento verrà da solo assieme alla maturità personale e letteraria
sperare non costa nulla ![]()
» postato da Bran alle 10:43 del 16-11-2009
7 «Mmh... A quanto pare tutte le pecche che descrissi nella recensione del primo volume sono rimaste tutte, il che mi porta a sospettare che la fiducia che anch'io espressi nelle ultime frasi sia sta mal riposta. Non so, io ho il sospetto che la Strazzulla abbia ragionato così: "Se il mio primo libro è stato pubblicato da un mostro sacro come Einaudi significa che era già perfetto di suo. Chi me lo fa fare d'impegnarmi per migliorare?" E purtroppo è un ragionamento che sembra aver preso piede in molti giovani "talenti".» Non ne posso fare una colpa agli autori, specialmente se giovani. La colpa la posso dare agli editor che li convincono di essere grandi scrittori, buttandoli anzitempo allo sbaraglio. Penso che qualsiasi autore, se gli pubblicano anche la lista della spesa non dica mai no. ;D
» postato da Manex alle 12:26 del 16-11-2009
8 Vedo che sostanzialmente il risultato è uguale al primo libro. La metafora del pranzo coi parenti è strepitosa Cris
:">
La mia percezione a livello di Rete, cmq, è che questo libro, a differenza dell'altro, stia passando piuttosto inosservato.
Sul'autrice, però, concordo pienamente con quanto affermato da Ema: non è colpa loro ma degli editori che dimostrano di non conoscere affatto il genere in cui vogliono aprirsi una strada.
» postato da Marina alle 12:46 del 16-11-2009
9 « Penso che qualsiasi autore, se gli pubblicano anche la lista della spesa non dica mai no. ;D»
Anche perché se non pensasse che vale qualcosa, probabilmente non l'avrebbe manco proposta... 
» postato da Palin alle 12:52 del 16-11-2009
10 ««Mmh... A quanto pare tutte le pecche che descrissi nella recensione del primo volume sono rimaste tutte, il che mi porta a sospettare che la fiducia che anch'io espressi nelle ultime frasi sia sta mal riposta. Non so, io ho il sospetto che la Strazzulla abbia ragionato così: "Se il mio primo libro è stato pubblicato da un mostro sacro come Einaudi significa che era già perfetto di suo. Chi me lo fa fare d'impegnarmi per migliorare?" E purtroppo è un ragionamento che sembra aver preso piede in molti giovani "talenti".»
Non ne posso fare una colpa agli autori, specialmente se giovani. La colpa la posso dare agli editor che li convincono di essere grandi scrittori, buttandoli anzitempo allo sbaraglio. Penso che qualsiasi autore, se gli pubblicano anche la lista della spesa non dica mai no. ;D»
Perfettamente d'accordo. Avrei dovuto specificare meglio
Certo è, però, che la Strazzulla proprio una bambina non è. Quindi nel caso di un terzo romanzo che dovesse mantenere le medesime caratteristiche dei primi due credo che parte della responsabilità sarà anche dell'autrice.
» postato da Okamis alle 12:54 del 16-11-2009
11 "la frase 'non importa cosa si scrive ma come' è trita ma sempre valida"
Io l'avrei scolpita in calce ai Dieci Comandamenti, se fosse rimasto spazio.
Oh, come siamo d'accordo, Cris. Oh, come siamo d'accordo...
» postato da LotharB alle 11:32 del 17-11-2009
12 In tutta sincerità, questo secondo romanzo della Strazzulla non mi è del tutto dispiaciuto. Resta un problema di fondo: romanzi così voluminosi (per non parlare dei cicli) dovrebbero essere un punto d'arrivo e non un punto di partenza nella carriera di uno scrittore. Tolkien ha lavorato per decenni su quello che sarebbe diventato "Il Signore degli Anelli"; gli autori americani (come Martin, Jordan, ecc.) si sono fatti le ossa nella narrativa breve (non necessariamente fantasy) o nelle sceneggiature. Le Einaudi, anziché mandare allo sbaraglio una giovane come la Strazzulla (che pure lascia intravedere delle ottime potenzialità), farebbe bene a pubblicare delle antologie di autori esordienti, dando loro modo di crescere come scrittori.
» postato da (Marco Rabottini) alle 11:35 del 17-11-2009
13 «"la frase 'non importa cosa si scrive ma come' è trita ma sempre valida" Io l'avrei scolpita in calce ai Dieci Comandamenti, se fosse rimasto spazio. » Io l'avrei messa in cima, ancora prima del "Non uccidere".... Scherzi a parte, come già dissi in altro topic, secondo me la Strazzulla ha una buona padronanza linguistica di fondo, ma le manca l'esperienza. Forse sarebbe necessario l'esercizio, una buona palestra (concorsi di scrittura breve, ecc.), ma qui sto solo ipotizzando (magari ne ha fatti, non lo so...). Mi auguro per lei che migliori, perché vedere un autore con potenzialità arenarsi solo perché ha raggiunto il traguardo della pubblicazione mi pare uno spreco. E mi fa tanta rabbia, davvero.
» postato da zephiross alle 11:38 del 17-11-2009
14 «Vedo che sostanzialmente il risultato è uguale al primo libro. La metafora del pranzo coi parenti è strepitosa Cris
:">
»
^____^ Grazie Marina! In questo periodo mi vengono esempi alimentari, forse perchè devo stare a dieta!!
Quanto al resto, non mi sento davvero di dare colpe all'autrice. Ha più o meno vent'anni e l'Enaudi le chiede di pubblicare: congratulazioni a chi riuscirebbe a dire di no. Certo, a questo punto, volendo diventare una vera autrice, dovrebbe avere la pazienza di "lavorare" sulle proprie attitudini.
» postato da Kinzica alle 13:50 del 17-11-2009
15 «"la frase 'non importa cosa si scrive ma come' è trita ma sempre valida"
Io l'avrei scolpita in calce ai Dieci Comandamenti, se fosse rimasto spazio.
Oh, come siamo d'accordo, Cris. Oh, come siamo d'accordo...»
LOL!!! Mi fa molto piacere, Marco! ![]()
» postato da Kinzica alle 13:52 del 17-11-2009
16 «
Non ne posso fare una colpa agli autori, specialmente se giovani. La colpa la posso dare agli editor che li convincono di essere grandi scrittori, buttandoli anzitempo allo sbaraglio. Penso che qualsiasi autore, se gli pubblicano anche la lista della spesa non dica mai no. ;D»
su questo non sono d'accordissimo. La responsabilità è innanzitutto degli editori che anche conoscendo il settore preferiscono darsi alla moda del "chi lo scova più giovane" e forniscono i mezzi, e capisco che una persona si galvanizzi all'idea di pubblicare...ma la miseria, non ci vuole poi così tanto a capire che il prorpio libro non è un granchè. Quanti di voi se a 16 anni l'einaudi vi avesse chiamati al telefono per dirvi di voler pubblicare il vostro primo tentativo di romanzo (e non "primo tenttivo di dare alle stampe"
avrebbero detto davvero di sì? Se qualcuno di voi avesse pubblicato sul forum un raccontino dallo stile ancora acerbo e che ha ricevuto svariate critiche e consigli su come migliorare, se si trovasse una chiamata dell'einaudi glielo darebbe da pubblicare?
Secondo me una persona già a quell'età dovrebbe rendersi conto che i primi tentativi di scrittura di chunque non sono altro che monnezza. Magari monnezza con qualche spunto buona qua e là, ma che in sostanza rimane monnezza. E a voi avrebbe fatto piacere essere pubblicati sapendo di stare offrendo "robucola", di essere osannati per lo più da gente che legge poco e non da critica e lettori esperti?
Non ci credo che tutti qesti ragazzi e ragazzini non sappiano di non essere bravissimi, penso che non gliene importi un accidente. Molti hanno solo la smania dell'essere pubblicati, e non la scuso nè nel tredicenne nè nel sessantenne.
» postato da Agar Cioccolato alle 14:16 del 17-11-2009
17 « Non ci credo che tutti qesti ragazzi e ragazzini non sappiano di non essere bravissimi, penso che non gliene importi un accidente. Molti hanno solo la smania dell'essere pubblicati, e non la scuso nè nel tredicenne nè nel sessantenne.» E se questo fosse il loro scopo, a che pro fare diversamente? Se uno riesce a essere pubblicato con un'opera mediocre, a quale scopo migliorare? Non tutti sono mossi da alti ideali... e spesso, aperta la strada di una prima pubblicazione, la seconda è più facile...
» postato da Palin alle 14:18 del 17-11-2009
18 «« Non ci credo che tutti qesti ragazzi e ragazzini non sappiano di non essere bravissimi, penso che non gliene importi un accidente. Molti hanno solo la smania dell'essere pubblicati, e non la scuso nè nel tredicenne nè nel sessantenne.» E se questo fosse il loro scopo, a che pro fare diversamente? Se uno riesce a essere pubblicato con un'opera mediocre, a quale scopo migliorare? Non tutti sono mossi da alti ideali... e spesso, aperta la strada di una prima pubblicazione, la seconda è più facile...» ma infatti, capisco il loro ragionamento...però poi biasimo sia l'editore che il babyautore, che se uno ha questa idea della narrativa, anche se solo ragazzino, ha tutto il mio rimprovero. Non dico disprezzo perchè i motivi di tale scelta spesso nei giovanissimi derivano da smania di apparire più che di lucro (almeno da quello che ho letto e visto io).
» postato da Agar Cioccolato alle 17:16 del 17-11-2009
19 « Le Einaudi, anziché mandare allo sbaraglio una giovane come la Strazzulla (che pure lascia intravedere delle ottime potenzialità), farebbe bene a pubblicare delle antologie di autori esordienti, dando loro modo di crescere come scrittori.»
le antologie non vendono, Marco. Non in Italia, almeno
«
su questo non sono d'accordissimo. La responsabilità è innanzitutto degli ma la miseria, non ci vuole poi così tanto a capire che il prorpio libro non è un granchè.»
nessun autore è in gardo di valutare obiettivamente il proprio lavoro, a maggior ragione se ha poca esperienza alle spalle. E' per questo che esistono i valutatori di manoscritti presso gli editori
«
Quanti di voi se a 16 anni l'einaudi vi avesse chiamati al telefono per dirvi di voler pubblicare il vostro primo tentativo di romanzo (e non "primo tenttivo di dare alle stampe"
avrebbero detto davvero di sì?
»
credo che chi dice che non avrebbe detto sì sia un ipocrita. A maggior ragione perché a 16 anni proprio un Einaudi ti ritiene pubblicabile. E in teoria loro dovrebbero saperlo no?
«
Se qualcuno di voi avesse pubblicato sul forum un raccontino dallo stile ancora acerbo e che ha ricevuto svariate critiche e consigli su come migliorare, se si trovasse una chiamata dell'einaudi glielo darebbe da pubblicare?»
quindi tu ti fidi di più della valutazione di non professionisti del settore che di professionisti del settore?
«
Non ci credo che tutti qesti ragazzi e ragazzini non sappiano di non essere bravissimi, penso che non gliene importi un accidente. Molti hanno solo la smania dell'essere pubblicati, e non la scuso nè nel tredicenne nè nel sessantenne.»
se è per quello ci sono anche un sacco di adulti con la stessa smania e che pur di soddisfarla ricorrono alle vanity press. Mi sembra molto peggio così
» postato da Marina alle 18:42 del 17-11-2009
20 « nessun autore è in gardo di valutare obiettivamente il proprio lavoro, a maggior ragione se ha poca esperienza alle spalle. E' per questo che esistono i valutatori di manoscritti presso gli editori » okay che non si riesce ad avere una visione del tutto oggettiva, ma capire che il proprio scritto non è un granchè non ci vuole poi molto, anche a 15 anni. Non penso che tutti voi quando scrivevate temi di attualità a scuola pensavate che fossero degni di essere pubblicati su un giornale o che. « credo che chi dice che non avrebbe detto sì sia un ipocrita. A maggior ragione perché a 16 anni proprio un Einaudi ti ritiene pubblicabile. E in teoria loro dovrebbero saperlo no? » sicneramente? Io non l'avrei mai fatto, e non lo farei nemmeno adesso. Se mi chiamasse qualcuno a dirmi che ha letto un mio brano su internet (cosa peraltro difficle dato che non "scrivo" davvero) e lo volesse pubblicare, non lo permetterei. Non so scrivere bene io, e per quanto a 15 anni mi divertissi un mondo con un paio di amici a scrivere storielle, mi rendevo conto che stilisticamente e quant'altro erano monnezza, o comunque roba impubblicabile. E non lo dico per vantarmi o perchè pensi di essere Einstein (tutt'altro), ma perchè mi rendo conto che per esser degni di farsi leggere dagli altri e a pagamento non basta fare qualcosa di decente, e credo ancora che per foruna molta gente la pensi così. Parlando e leggendo su internet con vari ragazzini desiderosi di essere il prossimo baby sulla lista, quello che coglievo era la smania di vedersi sugli scaffali, e non quello di scrivere qualcosa di veramente bello. Poi qua si sta parlando di ragazzini, ma il discorso varrebbe per qualunque età. « quindi tu ti fidi di più della valutazione di non professionisti del settore che di professionisti del settore? » c'è bisogno di un esperto del settore per riconoscere di aver sbagliato grammatica, che una scena è incoerente rispetto ad un altra, che ci sono scritte cose errate? Ho letto gente che di fronte ai peggiori errori (roba assurda veramente) se ne fregava altamente se glielo facevi notare e che nel frattempo mandava il tutto alle case editrici. A maggior ragione se dei comuni mortali sollevano mille perplessità su quello che hai scritto e che son anche fondate, che bisogno c'è di chiedere ad un editor? Da qui capivo che a molti di quei ragazzini non fregava nulla di limare e limare il proprio alvoro per cercare di raggingere non dico la perfezione, ma almeno un buon lavoro, volevano solo essere pubblicati al più presto. Con questo sto parlando in generale, non mi sto riferendo alla Strazzulla che da quel che ho letto almeno dal punto di vista grammaticale dovrebbe essere a posto. « se è per quello ci sono anche un sacco di adulti con la stessa smania e che pur di soddisfarla ricorrono alle vanity press. Mi sembra molto peggio così» ho detto, non scuso nemmeno il sessantenne, e se per vanity press si intendono le case a pagamento purtroppo ho visto e conosco parecchi ragazzii che ci ricorrono. Probabilmente è ancora più preoccupante farlo a sessant'anni, ma questo per me non difende il tredicenne.
» postato da Agar Cioccolato alle 19:13 del 17-11-2009
21 Mah, Agar, sono un po' perplessa. Ti faccio un esempio personale: A 15/17 anni il mio mondo era la ginnastica artistica. Se il mio allenatore mi avesse detto "Cri, ti hanno convocata in nazionale, accetti?" avrei risposto subito: "CACCHIO, SI!! (E se rotolo giù dalla trave, pazienza)" Oggi ho 35 anni. Se L'Einaudi, che è un'editore Importante, mi dicesse "Cri, ho letto i tuoi racconti sparsi per i forum e li voglio pubblicare, accetti?" risponderei ancora CACCHIO, SI!! ( e se non piacciono a nessuno, pazienza). Perchè per dire di no a certe cose ci vogliono davvero motivi insormontabili. Ci sono delle proposte che non si possono rifiutare, a meno di farsi violenza, imho.
» postato da Kinzica alle 19:35 del 17-11-2009
22 « sicneramente? Io non l'avrei mai fatto, e non lo farei nemmeno adesso. » vorrei vederti al dunque. In teoria è facile rispondere no, magari anche in buona fede eh. Ma al dunque ti vorrei vedere... Ho abbastanza anni sul groppone da sapere che non sempre quello che si è magari straconvinti si farebbe in un frangente alla fine non è ciò che si fa in concreto « c'è bisogno di un esperto del settore per riconoscere di aver sbagliato grammatica, che una scena è incoerente rispetto ad un altra, che ci sono scritte cose errate? » non mi sembra proprio che sia il caso della Strazzulla e del suo caso stiamo parlando, non della massa di illetterati che aspirano a pubblicare senza sapere usare il congiuntivo « ho detto, non scuso nemmeno il sessantenne, e se per vanity press si intendono le case a pagamento purtroppo ho visto e conosco parecchi ragazzii che ci ricorrono. Probabilmente è ancora più preoccupante farlo a sessant'anni, ma questo per me non difende il tredicenne.» per me invece difende il 13enne che pubblica con un colosso editoriale, perché almeno lui/lei è stato scelto appunto (a torto o ragione, degustibus, e se la scelta è cattiva l'editore ne pagherà le conseguenze, come del resto credo stia facendo con questo libro) da un colosso. Non è andato a pagare un editore per vedere pubblicata la sua lista della spesa sgrammaticata
» postato da Marina alle 20:13 del 17-11-2009
23 « Perchè per dire di no a certe cose ci vogliono davvero motivi insormontabili. Ci sono delle proposte che non si possono rifiutare, a meno di farsi violenza, imho.» l'esempio della ginnastica artistica non penso c'entri molto, ma riguardo quello sui racconti: hai detto di avere 35 anni, penso che tu quindi scriva da un bel po', un paio di pezzi tuoi li ho letti e non mi pare che molti ti abbian mai detto che facciano schifo. Ma avresti mai pubblicato uno dei tuoi primissimi scritti? Lo so che probabilmente tutti questi ragazzini ansiosi di pubblicare sono convinti di aver scritto un capolavoro, ed è questo che non capisco: ma come fa così tanta gente a pensare di scrivere talmente bene a 15 anni? Capirei il sessantenne tronfio che si allena da anni e non capisce di aver sfronato un polpettone orribile, ma il ragazzino ai suoi primi allenamenti con la scrittura che prende e invia tutto ad una casa editrice? Che poi ne vediamo pubblicati nemmeno una decina, ma chissà quanti ne hanno inviati. A me sembra sempre un "hanno pubblicato Paolini, allora possono pubblicare me". « vorrei vederti al dunque. In teoria è facile rispondere no, magari anche in buona fede eh. Ma al dunque ti vorrei vedere... Ho abbastanza anni sul groppone da sapere che non sempre quello che si è magari straconvinti si farebbe in un frangente alla fine non è ciò che si fa in concreto » non ci sarà un dunque, a me la scrittura professionista non interessa. Scribacchiare mi diverte, ma tutto qui, non punto a diventare no scrittore vero. Boh, sarà che non riesco a capire per questo, perchè la passione per l'essere scrittori non l'ho mai avuta...io di solito mi vergogno di quello che scrivo, in casa mia nessuno lo sa. Una volta alle scuole medie ci fecero scrivere a tutti un raccontino in 4 ore, che poi i 10 più belli li avrebbero messi in un volume rilegato e venduto per beneficienza. Il mio mi pare arrivò terzo o quarto, ma a parte i miei genitori non lo dissi mai a nessuno, mi imbarazzava quella roba. E tutt'ora se qualcuno mi dicesse che vuole inserire in una raccolta un mio raccontino direi di no, perchè penso (e sono certa) non siano un granchè, soprattutto come stile. Se poi continuo ad allenarmi e tra 40 anni sarà migliorata, ma molto molto migliorata, magari se ne può anche parlare, ma allo stato attuale no. Non mi va di fare la figuraccia in mondovisione e di essere ammirata solo da chi per inesperienza non capisce quando una cosa scritta bene. «per me invece difende il 13enne che pubblica con un colosso editoriale, perché almeno lui/lei è stato scelto appunto (a torto o ragione, degustibus, e se la scelta è cattiva l'editore ne pagherà le conseguenze, come del resto credo stia facendo con questo libro) da un colosso. Non è andato a pagare un editore per vedere pubblicata la sua lista della spesa sgrammaticata» a parte che conosco anche un sacco di ragazzini che han pubblicato a pagamento, per me il fatto che ci sia qualcuno che commette cose più gravi non giustifica chi ne commette di meno gravi.
» postato da Agar Cioccolato alle 10:31 del 18-11-2009
24 «l'esempio della ginnastica artistica non penso c'entri molto, ma riguardo quello sui racconti: hai detto di avere 35 anni, penso che tu quindi scriva da un bel po', un paio di pezzi tuoi li ho letti e non mi pare che molti ti abbian mai detto che facciano schifo. Ma avresti mai pubblicato uno dei tuoi primissimi scritti?» Era per dire che esiste imho un impulso che ti spinge a metterti in gioco, anche se sai di rischiare. Almeno, io lo sentivo a 17 anni per una cosa e ora per altre. Ora non pubblicherei davvero le cose che scrivevo da ragazzina, ma se me l'avessero chiesto allora, mi ci sarei buttata a capofitto. E la mia reazione sarebbe stata onesta, avrei davvero creduto di essere stata scelta per qualcosa di buono. Poi... non dico che tutti debbano reagire così, ma lo trovo abbastanza naturale ^____^
» postato da Kinzica alle 10:41 del 18-11-2009
25 «
Era per dire che esiste imho un impulso che ti spinge a metterti in gioco, anche se sai di rischiare. Almeno, io lo sentivo a 17 anni per una cosa e ora per altre. Ora non pubblicherei davvero le cose che scrivevo da ragazzina, ma se me l'avessero chiesto allora, mi ci sarei buttata a capofitto.
E la mia reazione sarebbe stata onesta, avrei davvero creduto di essere stata scelta per qualcosa di buono. Poi... non dico che tutti debbano reagire così, ma lo trovo abbastanza naturale ^____^»
boh, allora vorrà dire che io ho sempre scritto talmente male che nemmeno la visione offuscata di una ragazzina era capace di pensare che fossero belli ![]()
» postato da Agar Cioccolato alle 10:52 del 18-11-2009
26 Magari vuole dire che sei un'inguaribile pessimista e che tutto quello che facevi e che fai non lo ritieni degno di essere mostrato perchè sei tu la prima a considerarlo monnezza a priori. Io a quell'età avrei dato il mio braccio destro. Non mi rendevo conto di molte cose semplicemente perché non sapevo esistesse altro. Ai tempi internet muoveva i primi passi e io non ero un grandissimo lettore per cui parte dell'arroganza giovanile era da ricercarsi anche nell'ignoranza (o nell'ingenuità). E poi, dannazione, se non entri mai nella mischia, non saprai mai se hai 'la stoffa' o se puoi almeno migliorare quello che già hai. E detto da me è un'affermazione pesante.
» postato da Barbagianni alle 11:27 del 18-11-2009
27 «Magari vuole dire che sei un'inguaribile pessimista e che tutto quello che facevi e che fai non lo ritieni degno di essere mostrato perchè sei tu la prima a considerarlo monnezza a priori. » probabile anche questo, ma assicuro che roba impubblicabile era e che tutt'ora scrivo malino. Rispetto a prima adesso sono anche più capace di rendermene conto, e penso davvero che quello che so fare io non sia bello a sufficienza. Sicuramente moolto meglio di quello che scrivevo alle medie o a 15 anni, ma non ci siamo comunque. D'altronde come sono pignola con quel che leggo, lo sono anche con quel che faccio ^_^. «Io a quell'età avrei dato il mio braccio destro. Non mi rendevo conto di molte cose semplicemente perché non sapevo esistesse altro. Ai tempi internet muoveva i primi passi e io non ero un grandissimo lettore per cui parte dell'arroganza giovanile era da ricercarsi anche nell'ignoranza (o nell'ingenuità).» comunque ribadisco che non sto condannando a morte chi fa di queste cose, eh, penso anch'io che molti pecchino di ingenuità. Solo che non penso che la colpa sia da dare esclusivamente agli editori, che comunque hanno la maggior parte delle responsablità: però l'ansia da pubblicazione, a 15 come a 70 anni, non la ritengo una bella cosa. «E poi, dannazione, se non entri mai nella mischia, non saprai mai se hai 'la stoffa' o se puoi almeno migliorare quello che già hai. E detto da me è un'affermazione pesante» beh certo, ma in un'epoca come questa dove mischie se ne trovano dove si vuole, è necessario passare subito alla pubblicazione nazionale? Meglio farsi le ossa con concorsi, siti di scrittura, forum....
» postato da Agar Cioccolato alle 11:37 del 18-11-2009
28 Dico la mia molto al volo, non ho avuto modo di leggere tutti i post, anche perché sto a tempo limitato. Temo comunque che stiamo andando OT. Spero di spiegarmi in un solo post. Secondo me la responsabilità è di entrambi, autore ed editore. Teniamo comunque in chiaro un aspetto: questo è il secondo libro della Strazzulla. Si era già messa in gioco con Gli eroi del Crepuscolo, dal quale ha ricevuto sia commenti entusiasti sia critiche abbastanza pesanti ma comunque costruttive. La crescita di un autore sta nel confrontarsi con quelle critiche, per quanto pesanti possano essere, e far sì che nel prossimo libro non vi sia dato adito. Insomma, i calci di rigore bisogna evitare di piazzarli. Faccio un esempio stupido. Assassin's Creed 1 (il videogioco) è molto bello ma aveva una pecca tremenda: era ripetitivo nelle missioni. Le critiche su questo lato sono piovute da ogni dove. Ubisoft ha incassato le critiche e le ha trasformate in idee: varietà di missioni, reputazione, png più interattivi. Quindi sceneggiatori, programmatori, ecc.insomma chiunque nel team lavora con l'obiettivo finale di eliminare questo problema. Per il binomio autore-editore deve essere lo stesso. Al di là delle esigenze di mercato, bisogna fare un lavoro che è quello di migliorare sempre. Se migliora l'autore migliora anche la fama dell'editore. Se l'autore non migliora o peggio fa il flop, l'editore ci perde. E di brutto. Quindi, se dopo un tomo l'autore ne presenta un altro con gli stessi difetti del primo, un editore con un minimo di buon senso lo pubblicherebbe? Secondo me no. Qui stanno le responsabilità: l'autore deve migliorarsi e l'editore deve spingere l'autore a farlo, specie se ha intenzione di pubblicare in maniera continuativa i suoi lavori. Se a 17 anni mi avessero chiesto "vuoi pubblicare?" io forse avrei detto di sì (superando la vergogna) perché quando sei giovane ti butti dentro a capofitto senza pensare fino in fondo a cosa questo comporti. Poi in futuro magari me ne sarei pentita, perché dopo molto tempo (preciso, io ho 28 anni e scrivo da quando ne avevo 15) una persona matura anche in stile linguistico e conoscitivo, ha più esperienza di vita, ha anche più cultura e riferimenti. Rileggo a tutt'oggi il libro che avevo scritto a 15 e ci sono punti in cui rido grandemente per l'ingenuità che dimostro. Quindi lo scotto non lo paghi subito, secondo me, ma lo paghi dopo, il che forse è peggio perché forse non te l'aspetti. L'editore ha il compito di valutare il tuo lavoro. Nel primo volume della Strazzulla potrebbero anche aver detto "proviamo", nel secondo non ci sono scusanti, sapevano chi stavano pubblicando. In La strada che scende nell'ombra trovo gli stessi cliché del primo. E gli stessi errori che avevo segnalato a suo tempo e non ripeto qui per non diventare prolissa. Non sto dicendo che l'editore deve modificarti la storia, ma secondo me ci deve essere stato un lavoro preventivo di entrambi che forse avrebbe portato a produrre una storia maturata in maniera diversa. Tempo fa l'autrice parlava sul suo blog di "recensioni preventive" alzando uno scudo colmo di risentimento. Non so, IMHO doveva chiedersi il perché stessero nascendo, anziché innalzarsi subito a difesa quasi a intoccabile... Mi fermo qui, spero di essere stata chiara. (Ammazza che papiro ho scritto...)
» postato da zephiross alle 12:10 del 18-11-2009
29 «
Temo comunque che stiamo andando OT.
»
Ottima osservazione. ![]()
» postato da G.C. alle 12:14 del 18-11-2009
30 «
Tempo fa l'autrice parlava sul suo blog di "recensioni preventive" alzando uno scudo colmo di risentimento. Non so, IMHO doveva chiedersi il perché stessero nascendo, anziché innalzarsi subito a difesa quasi a intoccabile...
Mi fermo qui, spero di essere stata chiara. (Ammazza che papiro ho scritto...)»
lasciamo perdere i papielli precedentei, eran più OT che altro
...ma con queste "recensioni prevendtive" a cosa si riferisce?
Prima che uscisse questo libro in internet già se ne parlava male? non intendo in commenti su forum e cose così, eh...erano usciti veri e propri articoli al riguardo?
Ammazza però quanta gene scrive qui!
» postato da Agar Cioccolato alle 13:18 del 18-11-2009
31 No, si commentavano gli stralci messi sul sito di Einaudi, che ai più sembravano ridondanti e pallosetti. Sulla questione se un adolescente fa bene o male a pubblicare, mi sembra un po' cavillare sul sesso degli angeli: o il libro merita, o non merita. L'età dell'autore interessa gli esperti di marketing, non i lettori, di solito.
» postato da § promethea § alle 14:38 del 18-11-2009
32 «
lasciamo perdere i papielli precedentei, eran più OT che altro
...ma con queste "recensioni prevendtive" a cosa si riferisce?
Prima che uscisse questo libro in internet già se ne parlava male? non intendo in commenti su forum e cose così, eh...erano usciti veri e propri articoli al riguardo?
»
Non erano usciti articoli ufficiali (poveretta, ci mancherebbe anche XD) ma già molti lettori pronosticavano l'ennesima delusione. E nel suo blog lei aveva scritto che l'opera non poteva essere giudicata ancora prima che uscisse.
Su questo posso tranquillamente darle ragione. Il fatto è che non si è interrogata del perchè molta gente saltasse su gridando "al rogo!" volendo dirla esagerata.
Un lettore a cui viene additata un'autrice dicendo "è il talento della nuova narrativa epica", va a leggere il suo libro e lo trova peggiore di tanti altri che ha letto, francamente può anche sentirsi preso in giro. Voi non lo sareste?
La mia personale esperienza: quando uscì il prologo, cercai di scrollarmi di dosso il pregiudizio dovuto alla delusione del primo, e lo lessi. Mi trattenni dal commentare in maniera negativa, perché non mi era piaciuto per niente, non catturava, era a mio parere la scopiazzatura del Silmarillion, in stile e storia.
Poi, benché di solito un libro, secondo me, ti debba catturare già dalle prime pagine per incitarti ad andare avanti, ho dato ancora più fiducia e il libro l'ho comprato.
(Attenzione, SPOILER.)
Me ne sono sinceramente pentita, non perché il libro fosse brutto, ma proprio perché vi ho visto tante potenzialità letteralmente sfumate a discapito della storia che quasi mi veniva rabbia.
Vado nel dettaglio che più mi è rimasto impresso: Morosilvo, come personaggio protagonista, era originale: era un mercante di schiavi. Poteva avere una caratterizzazione fortissima sia come background che come atteggiamenti e comportamenti. Una premessa che poi nella storia scompare. Ma letteralmente. Cosa si vede dell'anima ombrosa di Morosilvo, uno che è abituato a trattare gli uomini come merce, a parte la sua apparizione nelle prigioni? Per tutto il resto della storia potrebbe essere scambiato per un guerriero qualunque. Ecco perché mi arrabbio, ci sono buone premesse, ma sviluppate poco o male.
Maturare significa anche questo, significa anche dare profondità alla storia che si sta scrivendo - che non va inteso solo con un susseguirsi di eventi nel maggior numero possibile - e soprattutto senza mai perdere di vista i personaggi di cui si sta parlando. Perché la storia non vive a sé, la storia la fanno gli uomini, e se non hai chiaro di chi vuoi parlare, non ne uscirà mai una storia che possa convincere o coinvolgere. Questo accade facilmente quando sei giovane e hai poca esperienza a riguardo sull'intessire una trama, ma vale anche per chi ha sessant'anni, per quel che mi riguarda, senza alcuna distinzione di età.
PS: tengo a chiarire che non sto a criticare gratuitamente la Strazzulla. Le auguro di maturare narrativamente parlando e quando lo farà sarò bel felice di leggere i suoi lavori, perché in fin dei conti può meritare l'attesa. Non resta che sperare.
» postato da zephiross alle 15:57 del 18-11-2009
33 Mah, io non ho alcuna intenzione di difendere la Strazzulla, che non mi piace proprio come autrice (Gli Eroi del Crepuscolo è il peggior libro fantasy che abbia letto negli ultimi anni)... ma dico solo una cosa: in fondo è passato solo un anno tra il primo e il secondo romanzo. Tutto questo tempo per migliorare (sempre che ne abbia le capacità) la Strazzulla non l'ha avuto. Quindi forse la colpa è effettivamente soltanto della casa editrice, che pretende romanzi ad un ritmo che non tiene affatto in considerazione le esigenze "di crescita" dell'autore...
» postato da Laeryn alle 16:10 del 20-11-2009
34 «Mah, io non ho alcuna intenzione di difendere la Strazzulla, che non mi piace proprio come autrice (Gli Eroi del Crepuscolo è il peggior libro fantasy che abbia letto negli ultimi anni)... ma dico solo una cosa: in fondo è passato solo un anno tra il primo e il secondo romanzo. Tutto questo tempo per migliorare (sempre che ne abbia le capacità) la Strazzulla non l'ha avuto. Quindi forse la colpa è effettivamente soltanto della casa editrice, che pretende romanzi ad un ritmo che non tiene affatto in considerazione le esigenze "di crescita" dell'autore...» beh, che contratto abbia con l'einaudi non possiamo saperlo, ma mi sembra strano che sia stata obbligata a scrivee un libro all'anno, considerato che sono anche due storie diverse.
» postato da Agar Cioccolato alle 16:36 del 20-11-2009
35 «Mah, io non ho alcuna intenzione di difendere la Strazzulla, che non mi piace proprio come autrice (Gli Eroi del Crepuscolo è il peggior libro fantasy che abbia letto negli ultimi anni)... ma dico solo una cosa: in fondo è passato solo un anno tra il primo e il secondo romanzo. Tutto questo tempo per migliorare (sempre che ne abbia le capacità) la Strazzulla non l'ha avuto. Quindi forse la colpa è effettivamente soltanto della casa editrice, che pretende romanzi ad un ritmo che non tiene affatto in considerazione le esigenze "di crescita" dell'autore...» Mmmm non so come siano i contratti, ma dubito che una casa editrice ti "forzi" a scrivere una storia in un anno, a meno che tu non lavori effettivamente per lei (ghostwriter o altro), però qui lo dico e qui lo nego. Scrivere 800 pagine in un anno e revisionarle non è facile. E su questo lato io chiederei tutto il tempo necessario per fare un buon lavoro; mi sembra assurdo stabilire dei limiti di tempo così drastici.
» postato da zephiross alle 16:45 del 20-11-2009
36 Temo invece che una casa editrice 'grossa' possa anche fare cose del genere, soprattutto se a-all'autore vengono offerti fior di quattrini b-la casa editrice col 'more of the same' conta di guadagnarci anche più di quanto ha fatto col primo Poi, se qualcuno con esperienze di vita reale e vissuta passa di qui potrà dare un parere tecnico.
» postato da Barbagianni alle 12:48 del 22-11-2009
37 Aspettavo con ansia la recensione su questo libro. Cominciavo a temere, leggendo alcune critiche abbastanza positive, di essermi persa una buona storia. Ora posso dirmi soddisfatta di aver preferito a La strada che scende nell'Ombra Il silenzio di Lenth (ciao Luca, mi raccomando continua sulla buona strada e andrà sempre meglio! :wink![]()
» postato da meloth alle 20:27 del 26-11-2009
38 Sinceramente sono d'accordo con Zephiross. La Strazzulla è molto dotata ma è ancora molto giovane. Secondo me la sua rovina è stata soprattutto la pubblicità che le è stata fatta,con gente che la definiva un "enfant prodige". I lettori,aspettandosi qualcosa di spettacolare(Oddio,la reincarnazione di Tolkien!!!)sono rimasti molto delusi,io per prima. Ho però comprato il secondo libro della Strazzulla e,se esce qualcos'altro,sono intenzionata a comprare anche quello,perchè le storie mi piacciono e la grandezza non mi spaventa,sebbene noti ancora dei grossi difetti. Ma cosa ci si può aspettare dall'autrice se non molta rabbia quando si leggono certe recensioni? Noi lettori sappiamo essere un po' troppo cattivi e molte delle "critiche costruttive"sono sicuramente parse come attacchi personali. Mi dispiace per la Strazzulla,anche se la menerei a sangue per lo spreco di idee e di personaggi che sta facendo. Le faccio però i miei più sinceri auguri,visto che la stoffa c'è,manca solo l'esperienza. E,per l'amor di Dio,che si calmino sia i lettori imbufaliti che gli editor estasiati:le fate tutti più male che bene!
» postato da (Alice Mazzeo) alle 18:58 del 27-11-2009
39 Un altro consiglio che le do (se mi legge, spero di sì) è questo: un numero elevato di protagonisti (come in questo libro) rischia di rendere piatta la caratterizzazione dei personaggi. Meglio pochi ma buoni.
» postato da zephiross alle 19:52 del 27-11-2009
40 «Ma cosa ci si può aspettare dall'autrice se non molta rabbia quando si leggono certe recensioni? » non so se ti riferisca a qualche recensione in particolare, comunque parlando di articoli veri e propri e non semplici commenti buttati qua e là, non mi pare di aver mai letto recensioni che la buttassero sul personale. Capisco perfettamente prenderla male se si fanno critiche senza motivazioni o si attacca a priori, ma non mi sembra questo il caso. Anzi, ne ho trovate parecchie in cui alla fin fine si diceva "il libro ha molti difetti ma lei è giovane, sembra avere buone capacità, fa ben sperare".
» postato da Agar Cioccolato alle 22:20 del 27-11-2009
41 A me sembra proprio che la recensione apparsa qui su FM sia stata fatta dopo aver letto il libro. Oltretutto con toni moderati, non andando sul personale (ci mancherebbe) motivando e trovando pure del buono che comunque la Strazzulla ha.
Sicuramente è da scrittore arrabbiarsi quando si vede vivisezionato il proprio manoscritto, ma un autore abituato all'editing che dovrebbero fare all'Einaudi dovrebbe esserci abituato... ![]()
» postato da un muspeling alle 22:41 del 27-11-2009
42 Non ci sono molti autori che ottengono un contratto di "un libro all'anno" e, se lo ottengono, si chiamano Steven Erikson. Quindi lasciamo in pace la fantasia, per quanto riguarda Chiara Strazzulla. C'è, però, un'altra cosa di cui si deve tenere conto: le case editrici guardano di buon occhio la prolificità dell'autore. E' una qualità, ai loro occhi, e vi sono motivi per essere d'accordo con loro. Naturalmente, la prolificità non può prescindere dalla qualità, altrimenti sembra che chiunque scriva "tanto" può dirsi "scrittore". E non mi sembra il caso...
» postato da Negróre alle 11:59 del 28-11-2009
43 Non nego che molte recensioni finiscano concedendole delle attenuanti,ma molte altre l'aggrediscono e non parlo di articoli. Anch'io all'inizio,lo devo ammettere,ero piuttosto arrabbiata con l'Einaudi per la scelta fatta,ma dopo averci ragionato sopra mi sono resa conto che non è così male,deve solo imparare un paio di cosette. In molti hanno anche biasimato la lunghezza dei due libri. Devo dire che invece io amo i libri grossi e se uno ha molte cose da dire,non penso ci sia niente di male nel scrivere molto. Se a qualcuno il libro non piace,non lo finisce. Questa,almeno,è la mia opinione.
» postato da (Alice Mazzeo) alle 13:47 del 29-11-2009
44 «Non nego che molte recensioni finiscano concedendole delle attenuanti,ma molte altre l'aggrediscono e non parlo di articoli. » ma quindi ti riferisci a commenti vari, non recensioni vere e proprie? Perchè se è così, beh se qualunque autore fa un giro su ibs troverà svariati commenti negativi, anche i mostri sacri non sempre piacciono, e non sempre chi scrive il commento è dotato di tatto o semplicemente educazione. Ma dato che si tratta del commento del primo che passa e seza nessuna pretesa di ufficialità certe cose è inutile legarsele al dito. Anzi, se questi commenti oltre ad insulti han comunque delle critiche sensate, un minimo di utilità ce l'avranno. Con questo non voglio difendere chi insulta o ragiona con l'associazione "libro brutto=autore figlio di buona donna", non trovo corretto buttarla sul personale, ma anche quelli dopotutto aiutano a crescere. Alla fine, meglio un criticone seppur maleducato che venti fan che scrivono solo "mamma che bello!". Sulla questione lunghezza, credo che il punto sia un altro. Nessuno dice che si debbano scrivere solo libri brevi, ma da tutte le recensioni che ho letto uno dei difetti della strazzulla è di allungare un p' troppo il brodo, insomma che sia un po' prolissa.
» postato da Agar Cioccolato alle 16:13 del 29-11-2009
45 «Alla fine, meglio un criticone seppur maleducato che venti fan che scrivono solo "mamma che bello!".»
Questa è una frase da incorniciare, anzi da tatuarsi sul braccio ![]()
» postato da Okamis alle 18:01 del 29-11-2009
46 Le critiche fatte a priori, maleducate o osannanti, sono tutte immotivate. Le analisi più approfondite, seppure dopo aver letto il libro, si allungano ad insultare l'autore (e spesso anche il lettore che apprezza il testo) perde fatalmente di credibilità. ![]()
» postato da un muspeling alle 18:31 del 29-11-2009
47 «Le critiche fatte a priori, maleducate o osannanti, sono tutte immotivate. Le analisi più approfondite, seppure dopo aver letto il libro, si allungano ad insultare l'autore (e spesso anche il lettore che apprezza il testo) perde fatalmente di credibilità.
»
concordo sulla questione dell'a priori, quando uso il termine "critica" lo intendo sempre nel senso nobile del termine, eh. Una critica fatta tanto per fare o a priori non la considero una critica, semmai un attacco.
Sul secondo punto un po' meno. Se io scrivo un libro e tizio mi scrive su ibs "brutta cretina, ma ti rendi conto che i tuoi personaggi sono tutti uguali, li fai parlare da schifo, sembrano dei robot. Braccia rubate all'agricoltura!", sicuro penserò che non è il miglior modo di porsi e nemmeno corretto, ma mi ha comunque segnalato qualcosa che secondo lui non va, e alla fine come commento ha la sua utilità.
Gli insulti allegati potranno farmi calare a zero la stima verso l'autore del commento, ma non verso la critica (se ovviamente giustificata, e non roba tipo "nella storia c'è un drago e i draghi sono notoriamente fuori moda, quindi il libro fa schifo"
.
Non mi piacciono le persone che quando devono "rimproverarti" per qualcosa di sopra ti umiliano pure, sicuramente preferisco chi, seppur con polso e senza zucchero, evita di trattarmi come uno straccio per pavimenti, ma meglio che niente.
edit: mi accorgo adesso che considerato come su questo forum si tenda a pensare subito a quello, in nessuno dei miei post mi sto riferendo ad un certo blog.
» postato da Agar Cioccolato alle 19:50 del 29-11-2009
48 Sono assolutamente d'accordo con quest'ultimo commento. Il fatto è che mi dispiace molto per la Strazzulla quando leggo certi commenti che fanno venir voglia di piangere per lei. Si è sicuramente impegnata,ha fatto i suoi errori,non lo nego(errori belli grossi,aggiungo)ma non c'è bisogno di ucciderla psicologicamente. Sono però da biasimare quei lettori più inesperti che venerano il libro senza riserve. Ci vuole una via di mezzo,la sana via di mezzo.
» postato da (Alice Mazzeo) alle 16:17 del 30-11-2009
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1 Splendida recensione. Se prima ero indeciso se comprarlo o meno, adesso sono sicuro: no. Diciamo che tutte le cose che non mi erano piaciute del primo romanzo sono rimaste... peccato.
» postato da LucaCP alle 01:42 del 16-11-2009