Bryan Singer
Bryan Singer
Partiamo dalla genesi del progetto. Quando hai deciso di trasformare questa vecchia favola in una colossale avventura fantasy, come te la immaginavi?

Questo progetto mi ha incuriosito per due motivi: prima di tutto perché, all’epoca, non esistevano ancora film basati sulle favole, e poi perché amo molto il simbolismo dei giganti e la pianta di fagioli. Mentre si avvicinava la data d’inizio delle riprese, iniziavo a veder spuntare fuori altri film dello stesse genere, e così ho pensato di coinvolgere Chris McQuarrie per un editing, e Dan Studney, un altro amico scrittore, per lavorare alla pre-produzione e alla scrittura sul set. Insieme abbiamo creato qualcosa che si avvicina molto più a un film di avventura che non a una favola, nel genere di Giasone e gli Argonauti, Scontro tra Titani, prima versione, o Viaggio al Centro della Terra, King Kong e Jurassic Park – una di quelle storie in cui si descrive un mondo diverso e in cui c’è parecchia suspense prima di arrivare a un susseguirsi di accadimenti. Questo è il genere di film che adoravo da ragazzino, ed è proprio per questo che ho deciso di farlo. 

Con i film di X-Men, sei stato immerso nel mondo dei supereroi e mi domandavo se vedi dei paralleli tra quel genere di film e il viaggio di Jack, o se, invece, li consideri due eroi completamenti diversi.

Direi che i due generi non possono essere paragonati. Jack non è un supereroe, non ha superpoteri. Mantenere il suo aspetto vulnerabile era molto importante per me affinché il pubblico potesse identificarsi in lui e prendere le sue parti, vederlo crescere, diventare un eroe che vince le sue paure e conquista la ragazza che ama. Per riuscirci dovevamo far emergere il lato fragile, ed è proprio per questo motivo che considero Nick [Hoult] un attore fantastico – è perfetto!

A proposito di Nicholas Hoult, puoi descriverci, più nel dettaglio, quali sono le caratteristiche che hai visto in lui e che ti hanno fatto capire che era perfetto per la parte di Jack?

Umorismo e vulnerabilità, naturalmente oltre al fatto che le telecamere lo adorano. Lo vedo come un potenziale nuovo Jimmy Stewart inglese. Ho avuto il piacere di lavorare con lui sul set di X-Men: First Class. E poi sono sempre stato un grande fan di Skins e di A Single Man. E’ molto umile e divertente, e ha un senso dell’umorismo incredibile. Ci siamo fatti un sacco di risate durante tutte le riprese. Il tono del film è molto simile a quello della La Storia Fantastica, e devo dire che questo suo senso dell’umorismo ci ha aiutati a superare alcune scelte particolarmente complesse. 

E invece per quanto riguarda Eleanor Tomlison? Quali erano le qualità che volevi assolutamente ritrovare nel personaggio della Principessa Isabelle?

Eleanor riesce a trasmettere una chimica incredibile! Soprattutto con Nick, per non parlare del suo entusiasmo. Questo è stato il suo primo ruolo così importante in un film del genere, e questo incredibile feeling con Nick e il fatto che siano tutti e due particolarmente alti, ha sicuramente aiutato. E’ veramente un’ottima attrice, fantastica.

Isabelle è una principessa un po’ diversa dal comune, non è esattamente quello che ci aspetteremmo di vedere…

No, infatti. Direi che è più un maschiaccio e anche molto indipendente. Non è un caso che il regno si chiami Cloister [isolato, NdR]  – proprio perché è rinchiusa in questo posto. Sua madre, che l’ha sempre spinta verso l’avventura, è morta, e suo padre, per paura di perderla, è superprotettivo. Quindi lei, esattamente come Jack anche se in modo diverso, non vede l’ora di poter uscire da quei confini. È stato interessante poter fare un parallelo. Lui è rinchiuso in una fattoria, mentre lei in un castello. Sono entrambi prigionieri e alla ricerca di avventura. 

Puoi parlarci della scelta di Ewan McGregor per il personaggio di Elmont? Hai trovato qualche similitudine tra il suo Elmont e la sua famosa interpretazione di Obi Wan Kenobi in Star Wars?

Era molto importante che non vi fossero assolutamente inclinazioni di tipo romantico tra Elmont e Isabelle. Elmont è una guida per Isabelle e deve proteggerla per tutta la vita. Le vuole bene in un modo molto diverso da Jack. Mentre Jack ne è innamorato, Elmont le vuole bene come se fosse sua sorella minore. E’ una figura molto paterna per Isabelle. Per Jack, invece, è quasi un fratello maggiore. Quindi possiamo dire che in un certo senso ricorda Obi Wan. Siamo anche riusciti a fargli pronunciare la frase “Ho un brutto presentimento” e a infilarla nel film! Incredibile. Questo è Star Wars.

Questo film ha un cast meraviglioso. Puoi parlarci un po’ di Stanley Tucci nel ruolo di Lord Roderick?

Beh, Stanley è veramente un personaggio particolare. Riesce a interpretare personaggi maniacali, incredibilmente eccentrici e villani quindi ero assolutamente convinto che avrebbe interpretato il suo personaggio in modo egregio. 

Com’è stato lavorare con Bill Nighy per creare il gigante a due teste, il Generale Fallon, sul set della motion capture?

Il cacciatore di giganti, il poster italiano
Il cacciatore di giganti, il poster italiano
È stata un’esperienza molto divertente perché Bill guidava la testa principale e il corpo del gigante, mentre la testa più piccola era guidata da John Kassir.  E’ un bravissimo attore.

Ero stato già diverse volte sul set della motion capture, ma non mi era mai capitato di trovarmi in una situazione del genere in cui due persone camminano una accanto all’altra e dove John cerca di non intralciare i movimenti di Bill pur dovendogli stare sempre abbastanza vicino per poter interagire con lui. Guardarli mentre facevano queste scena è stata un’esperienza abbastanza unica nel suo genere. Spero che il pubblico acquisti il DVD perché credo proprio che ci metteremo alcune di queste riprese. 

Com’è stato realizzare il tuo primo film in 3D? Ha cambiato il tuo modo di dirigere dal punto di vista della sequenza o delle riprese?

Assolutamente sì. Quando, invece fai delle riprese in 3D, è molto più simile a rappresentare una scena teatrale, proprio perché nei film l’audience guarda a destra, a sinistra, su e giù, mentre al teatro guarda al primo piano, al secondo piano a ai personaggi; gli occhi mettono costantemente a fuoco i soggetti. La mia intenzione era quella di creare personaggi e scene multi-dimensionali in modo tale da creare una cornice più ricca. Ho dato molta importanza a questo aspetto e sono stato felicissimo di poter girare in stereo.