Tra gli autori da cui costantemente traggo ispirazione, c’è sicuramente Nicholas Sparks. Alcune delle sue opere mi hanno accompagnato durante la mia adolescenza e tuttora lo adoro. Ma il mio autore preferito per eccellenza è senza dubbio William Shakespeare, per lo stile di scrittura e gli intrecci delle trame. Sono sempre stata ispirata dalla passione che trapela tra le sue pagine e non smetterei mai di leggerne le opere.

Sono curiosa di sapere com’è nata la storia di Gemma ed Evan. Come ti è venuta l’ispirazione per caratterizzare i personaggi? Per quale motivo hai scelto la figura dell’angelo della morte come protagonista maschile della tua storia d’amore (o, meglio dire, come sono nate le figure dei Màsala)? Quando descrivi un personaggio ti ispiri a un attore/un’attrice o prendi spunto dagli atteggiamenti delle persone che ti circondano ogni giorno?

L'attore Alex Pettyfer
L'attore Alex Pettyfer
La storia di Evan e Gemma è nata mentre guidavo per andare a lavoro. Come ho detto, avevo avuto un’esperienza che mi aveva segnato e, inoltre, proprio sulla strada in cui viaggiavo era successo un brutto incidente, così la mia mente ha proiettato l’immagine di un ragazzo che mi fissava dai margini e mi sono calata nei panni della protagonista di quella nuova storia che stava nascendo. Mi sono posta molte domande: ‘Perché era lì?’ ‘L’ho visto solo io?’ ‘Se fosse venuto per me?’ Da lì, la storia si è sviluppata in modo molto naturale. Solo lei poteva vederlo e quindi era inevitabile che si innamorassero, ma questo lo avrebbe fermato dal compiere il suo dovere o l’avrebbe lo stesso sacrificata in nome del destino?

Per la descrizione dei personaggi, a volte mi ispiro a degli attori, ma solo per quanto riguarda l’aspetto esteriore. Mi è successo con Ginevra, una delle protagoniste, che per me ha sempre avuto il volto di Blake Lively. O Simon, il suo fidanzato, cui ho dato il volto di Alex Pettyfer. Sul carattere invece vado molto a istinto e spesso sono i personaggi che mi trascinano all’interno della storia.

Parliamo dell’ambientazione del tuo romanzo; per quale ragione hai scelto di ambientare la tua prima storia a Lake Placid? Quando devi descrivere i luoghi e le strade nelle tue storie usi l’immaginazione o preferisci documentarti il più possibile su Internet?

Ho scelto di ambientare la storia a Lake Placid perché è un paesino meraviglioso immerso nella natura. Quando l’ho visto, mi sono subito innamorata dei suoi paesaggi, delle foreste, ma soprattutto dei laghi, che io trovo particolarmente affascinanti e che nel corso della saga avranno un ruolo importante.

Nonostante sia un romanzo con elementi di fantasia, per quanto riguarda i luoghi ho cercato di essere quanto più precisa possibile. Mi sono documentata molto sul clima, sulle tradizioni, sulle abitudini dei cittadini di Lake Placid, ho vagato per le sue strade tramite Google Earth… Insomma, mi sono data molto da fare perché le descrizioni corrispondessero il più possibile alla realtà.

Ho letto il primo volume della saga e ho notato che il tuo stile riesce a coinvolgere il lettore poiché semplice e al tempo stesso ricco di dettagli. Hai notato un miglioramento o una differenza fra lo stile usato nel primo volume e quello usato per scrivere “Unfaithful. L’inganno della notte”?

Blake Lively
Blake Lively
Da quando ho scritto il primo volume sono maturata moltissimo per diversi motivi. L’esperienza diretta con i lettori, ad esempio, mi ha permesso di crescere e di capire meglio il mio stile. Mi ha reso consapevole dei miei punti forza e di ciò su cui invece dovevo lavorare. Ma, soprattutto, per me è stata decisiva l’esperienza con la casa Editrice Nord e con la mia fantastica editor, Giorgia di Tolle, che mi segue sempre con attenzione ed entusiasmo e che non finirò mai di ringraziare.

Non ero del tutto certa però che ciò dipendesse unicamente dalla mia riservatezza. In realtà mi sentivo diversa dalle altre ragazze. E non ero nemmeno in grado di stabilire se fosse la solitudine a rincorrermi o se fossi io a ricercarla”; questa frase è tratta dal primo volume della saga, La carezza del Destino. La scelta di descrivere la vita di una protagonista così introversa rispecchia in parte la tua personalità? A quale personaggio della tua storia, maschile o femminile, credi di somigliare di più?

Assolutamente sì, anche se non è stata una scelta, ma è avvenuto tutto in maniera molto spontanea. In ognuno dei protagonisti è nascosta una parte di me, di ciò che sono, di ciò che vorrei o non vorrei essere. Io sono Gemma, sono Evan e… sicuramente vorrei essere Ginevra.

Se dovessi incontrare una persona che non ha mai sentito parlare di Touched, come cercheresti di riassumere la trama del primo e del secondo volume della saga per incuriosirla?