- Un processo in 90 minuti
- Il volto (digitale) della giustizia
- Regia, stile e linguaggio visivo
- Un cast tra blockbuster e serie culto
- Recensione
- Immagini
- Trailer
Arriva oggi nelle sale cinematografiche Mercy: Sotto accusa, un thriller di fantascienza che porta sul grande schermo una delle paure più contemporanee: cosa accadrebbe se a decidere della nostra vita fosse un giudice artificiale, alimentato da ogni frammento della nostra esistenza registrato online.
Il film è una produzione An Atlas Entertainment/Bazelevs Production, presentata da Amazon MGM Studios e distribuita in Italia da Eagle Pictures.
Un processo in 90 minuti
Ambientato nel 2029, il film segue il detective di Los Angeles Chris Raven (Chris Pratt), che si risveglia legato alla “Mercy Chair”, accusato di aver ucciso la moglie Nicole (Annabelle Wallis). Davanti a lui non c’è una corte tradizionale, ma Judge Maddox (Rebecca Ferguson), un’intelligenza artificiale che funge da giudice, giuria e potenziale boia. Raven ha solo 90 minuti per abbassare la propria “percentuale di colpevolezza” sotto la soglia fatale, ricostruendo gli eventi attraverso un oceano di video, body cam, riprese da campanelli, smartphone e social, custoditi in un gigantesco cloud municipale.
Il volto (digitale) della giustizia
La “Mercy court” è un tribunale sperimentale creato dal governo per velocizzare i processi in una società sempre più violenta: niente avvocati, niente corte in presenza, solo l’imputato, un touchpad e un algoritmo che valuta in tempo reale ogni prova. Se l’indice di colpevolezza sale oltre il 92 per cento, il verdetto è immediato e la sedia è in grado di emettere un impulso sonico letale, trasformando il dibattimento in una corsa contro il tempo in cui ogni immagine può salvare o condannare.
Al centro della storia, oltre al mistero sul crimine, c’è la domanda su quanta fiducia siamo disposti a cedere a sistemi che promettono oggettività, ma che nascondono nuovi tipi di errori e pregiudizi.
Regia, stile e linguaggio visivo
Alla regia c’è Timur Bekmambetov, autore di Wanted e pioniere del formato screenlife di film come Unfriended, Searching” e Profile, che raccontano le storie attraverso schermi, interfacce e flussi digitali. In Mercy: Sotto accusa questo linguaggio si fonde con un impianto più tradizionale: il processo in tempo reale si intreccia con una cascata di immagini provenienti da telecamere, droni, body cam e video domestici, costruendo un mosaico ipercontemporaneo sulla fine della privacy.
Il direttore della fotografia Khalid Mohtaseb e il production designer Alex McDowell – già dietro a Minority Report – lavorano su un futuro a pochi anni di distanza dal nostro, volutamente credibile e disturbante.
Un cast tra blockbuster e serie culto
Chris Pratt, volto dei franchise Guardiani della Galassia e Jurassic World, guida il film nei panni di un protagonista costretto a confrontarsi con il proprio passato, le proprie dipendenze e il sospetto che gli indizi lo schiaccino. Rebecca Ferguson, reduce da Dune e dalla saga Mission: Impossible, dà vita a Judge Maddox, un’IA che parte come presenza fredda e implacabile ma sembra progressivamente sviluppare una forma di coscienza, mettendo in crisi il confine tra algoritmo e umanità.
Accanto a loro, Kali Reis interpreta la nuova partner di Raven, la detective Jaq Diallo, mentre Chris Sullivan è l’amico di famiglia e sponsor AA Rob Nelson, e Kylie Rogers la figlia adolescente Britt, pedine fondamentali nel puzzle del caso.












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