Si può mescolare La Mummia con L'Esorcista? Questo deve essersi chiesto Lee Cronin nel concepire la sua versione della mitologica figura del cinema horror "soft", che alla fine, dalla prima versione del 1932, ha quasi sempre avuto incarnazioni più vicine all'avventura paranormale tenebrosa che all'autentico orrore.
In questa versione, nella quale Cronin mette così tanto di suo da volerla firmare anche nel titolo, Lee Cronin – La Mummia (Lee Cronin's The Mummy), non ci sono spavaldi avventurieri, o ritrovamenti archeologici, ma c'è comunque un sarcofago custodito in una cripta da una famiglia egiziana di Assuan. I destini e le azioni di questa famiglia si incroceranno con quelli del reporter Charlie Cannon, che vive e lavora in Egitto, ma sta aspettando la grande occasione per tornare negli Stati Uniti per un prestigioso incarico a New York, insieme alla sua famiglia composta dalla moglie Larissa e i figli Sebastián e Katie, più un'altra figlia in arrivo. Ma prima del trasferimento una tragedia sconvolge la famiglia: il rapimento di Katie da parte di una donna misteriosa.
Otto anni dopo, la famiglia Cannon, abbandonati i sogni di gloria di Charlie, vive ad Albuquerque, New Mexico, insieme a Carmen, la madre di Larissa. Il trauma di otto anni prima non è stato mai superato, anche perché la polizia egiziana non ha mai ritrovato la bambina, ancora ufficialmente scomparsa.
Il precario equilibrio della famiglia viene sconvolto quando dall'Egitto arriva la notizia del ritrovamento della non più bambina, rinchiusa come una mummia in un sarcofago ritrovato nel luogo di un disastro aereo. La ragazza è in stato catatonico, trasfigurata nel fisico, denutrita. La famiglia accoglie con pazienza e amore Katie, sperando che il ritrovato calore familiare possa risvegliarla dal suo stato, ma quello che li aspetta è un viaggio nel terrore e nella discordia.
Metaforicamente, la famiglia Cannon affronta una versione aumentata esponenzialmente del ritrovarsi improvvisamente un adolescente problematico in casa al posto del soave bambino di pochi anni prima. La differenza è che i Cannon non hanno vissuto gli anni dell'infanzia insieme a Katie e non sanno cosa sia accaduto alla ragazza in quel periodo. L'amore familiare viene messo sempre a dura prova dagli atteggiamenti di sfida degli adolescenti, ma stavolta andiamo ben oltre, per ragioni narrative.
Il collocamento della vicenda in due posti orograficamente molto simili, con deserti aridi e case/oasi, consente di utilizzare le stesse trovate sceniche dei classici di altre versioni, come tempeste di sabbia e insetti pericolosi come gli scorpioni. A questo si aggiungono i cliché delle possessioni, mescolati con le leggende egizie, magia nera e un pizzico di blasfemia anti cattolica. Il demone non è mesopotamico, ma egizio, e stavolta non ha contro preti, ma una volenterosa famiglia americana, di quelle per i quali i figli maschi sono tutti campioni e le figlie principesse, nella quale mamma e papà sono disposti a tutto pur di salvare i figli.
Il miscuglio di dramma familiare e horror mostra le corde in una lunghezza dilatata di oltre 2 e 14 minuti, che appare fine solo a dilungarsi più del dovuto su mutilazioni, morti, pus e altre schifezze, che più che paura fanno ribrezzo.
Com'è tendenza dell'horror mainstream delle major, non aspettatevi stragi di innocenti. I morti veri sono per lo più cattivi o personaggi messi in cattiva luce dal loro fanatismo religioso.
Pur essendo un narratore totalmente derivativo, e senza sorprese, non si può dire che Cronin non riesca a mescolare bene effetti pratici con digitale, con una visualizzazione e buona padronanza delle scene. Ma la tecnica basta a dare soddisfazione allo spettatore? Forse sì, se ci mettiamo nell'ordine di idee che Lee Cronin – La mummia non vuole veramente essere disturbante, o meglio se appare tale durante il suo svolgimento, lo scopo finale è consolatorio. Il male perde, i buoni vincono questo round.
Quindi, se lo spettatore sarà soddisfatto di essere stato disturbato solo il minimo indispensabile, è inutile dire, infine, che non è improbabile che questa nuova mummia possa tornare in seguiti. Il metodo Blumhouse è noto, se funzionerà al botteghino, fallita la versione Dark Universe, questa versione ibridata della mummia ha tutte le potenzialità per essere sfruttata in un franchise.
















