Sviluppo del romanzo fantastico italiano di ambientazione mediterranea. La questione med-fantasy.

Un interessante contributo sull'odierno fantasy italiano, scritto da tre autori molto rappresentativi.


Amazon di Gianluigi Zuddas
Med-Fantasy o narrativa fantastica di ambientazione mediterranea? I primi fantasy mai scritti in Italia si possono ascrivere a Gianluigi Zuddas e Giuseppe Pederiali. Zuddas, autore di Amazon e Balthis l'avventuriera, porta in scena un mondo mediterraneo del passato (in Amazon) o del futuro (in Balthis l'avventuriera), nei quali i popoli si mescolano, le culture si influenzano e le caratteristiche tipiche dell'area attorno al mare nostrum danno il “la” a questi romanzi godibili in ogni pagina, dotati di una scrittura raffinata e sapiente. Questi primi romanzi fantasy italiani non sono in nulla debitori ai grandi fantasy stranieri.

Lo stesso dicasi per Pederiali, che con le sue Città del diluvio mette in campo delle storie narrate con caratteri ancor più marcatamente italiani, ambientando la sua favola culturalmente ricca in un mondo a cavallo del Po degno di grandi ricostruzioni fiabesche, quali gli attuali romanzi di un Neil Gaiman o le narrazioni metalinguistiche di Tim Burton.

Successivamente a questo exploit fantasy tutto tipicamente italiano, la via “mediterranea” è stata abbandonata per romanzi che si rifacessero di più a una narrazione storico-fantastica, o tutt'al più storica con pochi elementi fantastici.

 

Dopodiché, il vuoto.

 

Una macchina che è entrata in funzione rombando originalità e sfornando piacevoli romanzi si è velocemente esaurita in un'agonia durata una decina d'anni, salvo poi ricominciare a carburare quando Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien e Harry Potter di J.K. Rowling hanno cominciato a divenire appuntamento fisso al cinema. E' stata quella l'occasione per riscoprire un genere che molto ha da donare a chi si lascia trasportare con l'intera vita nelle possibilità del simbolo e dell'immaginazione.

La rinascita c'è stata anche in Italia, seppur tardiva, e solo da tre anni a questa parte il fantasy vende e se ne parla sempre di più. Pur non mancando segnali anticipatori come i romanzi di D'Angelo e della Redivo, tuttora considerati antesignani nobili di una narrativa che si sarebbe diffusa maggiormente solo dopo, la produzione italiana non è decollata che a partire dal 2003, in buona parte grazie al fenomeno Licia Troisi. Inutile dire che il fantasy italiano si sia trovato — in questa nuova fase — totalmente separato dai suoi “avi” degli anni '70, come se fosse rinato da zero e senza considerazione per una via italiana che pure era stata indicata.

 

Reperito in rete un termine che poteva designare una via non solo italiana ma, più ampiamente, mediterranea,


Il Segreto dell'Alchimista di Antonia Romagnoli ingrandisci
Fabrizio Valenza ha cominciato a utilizzare la definizione di med-fantasy a partire dall'inizio del 2007, trovandola corrispondente al mondo fantastico da lui creato e basato sulle leggende della Lessinia, dell'Italia del Nord ma anche del Vicino Oriente Antico, e che ormai era vicino a proporre, prima via download tramite internet e in seguito attraverso la carta stampata, col titolo di Storia di Geshwa Olers. L'idea di poter dare una fisionomia più tipicamente italiana (con i suoi complessi rimandi a una realtà immaginifica più larga e relativa a tutto il mediterraneo) è maturata nel tempo a diversi livelli e in differenti scrittori. Antonia Romagnoli è un'altra autrice che non ha esitato a teorizzare, direttamente nella prassi tramite l'opera da lei presentata col titolo generale di La saga delle Terre, una narrazione che si riagganci a personaggi realmente esistiti in Italia e che fanno della loro muoversi nel mondo alchemico (vedi Raimondo di Sangro) la porta per entrare in un mondo fantastico tutto peculiare. Un esempio ulteriore si ha, inoltre, con un romanzo di Riccardo Coltri, quel Zeferina nel quale si presenta una storia ambientata nel Regno d'Italia e che non si vergogna di fare delle leggende italiane l'humus immaginifico nel quale si sostanziano le sue pagine. Che dire poi di Pan di Francesco Dimitri?

Tanto insistere su una “via mediterranea” al fantasy nostrano non ha lasciato indifferenti, tant'è che in breve si è cominciato a discutere in vari forum o su siti letterari particolarmente attenti al fantasy di questa possibilità narrativa. E qui nascono i primi problemi.

A ben vedere, la difficoltà che a volte è parsa insormontabile sta proprio nell'errato presupposto di dover definire a tutti i costi il contenuto di un genere, laddove il genere sarebbe il “med-fantasy” e il contenuto “qualcosa da cui non si può prescindere” se si vuol far rientrare un romanzo nel detto genere. Varie discussioni si sono fatte in più sedi, con il grosso rischio di rimanere puramente accademiche. Su cosa si intenda per “med”, se debba comprendere solo leggende italiane, o del mediterraneo settentrionale o anche del mediterraneo meridionale; se poi non corra il rischio di ridursi a un “lega nord-fantasy” nel momento in cui fa riferimento solo a racconti del nord-Italia; per approdare, poi, a confronti surreali in cui si pensa di poter includere nel fantasy italiano La Divina Commedia o La Gerusalemme Liberata!

 

pagina 1 di 4 - continua

Vota questo articolo

Voti dei lettori

26 voti ricevuti

Il tuo voto

seleziona il voto e clicca


Commenti

1 Consiglio di dare un'occhiata ai racconti di Antonio Piras (di cui sono fortunato possessore della raccolta Sette Ossi di Rana, autografata :D); che trattano di temi presi dalle tradizioni molisane (almeno spero di non commettere una topica :lol:)

» postato da Palin alle 09:51 del 07-04-2009

2 Complimenti per l'articolo, fornisce spunti e informazioni interessanti.

» postato da Roberto Paris alle 12:22 del 07-04-2009

3 Davvero ben articolato, complimenti al trio. Un caro saluto Fabrizio :D :D :D

» postato da Fabrizio Corselli alle 18:29 del 07-04-2009

4 E dove mettiamo, allora, i racconti dei Rasna (gli Etruschi) di Mariangela Cerrino? Sono o non sono la med-risposta alle Nebbie di Avalon?

» postato da Slurpolo alle 19:09 del 07-04-2009

5 Mi rendo conto della fretta degli autori, della mia mancanza di tempo e di quella di chi avrebbe dovuto pubblicare le mie esplicitazioni. Ora che siamo qui, che dire? Urge un cambio di tempistiche e ci sarà risposta il prima possibile. 8)

» postato da un muspeling alle 08:45 del 08-04-2009

6 Ma... Pur rispettando molto il lavoro degli autori dell'articolo (riferendomi soprattutto ai loro romanzi), continuo a "sentire" tra le righe un tono che non mi convince. L'unico paragrafo su cui sono piuttosto d'accordo è l'ultimo (e, cioè, che la via mediterranea potrebbe avere più presa sui lettori in Italia e, quindi avere un mercato più ampio - ma questo, permettetemi, lo vedo come l'ennesimo limite dei lettori italiani e della cultura italiana). Per il resto, continuo a sostenere una cosa: noi giovani autori (mi ci includo, checché se ne dica di D'Angelo, ponendolo come precursore: mi sembra già di essere morto, autorialmente parlando! <img src=:"> ), abbiamo una cultura mediterranea, in quanto italiani. Ma un autore non si forma soltanto su ciò che studia a scuola, tanto per capirsi, ma anche e soprattutto su ciò che legge. La conseguenza è che un autore come me, e come molti altri, non si è fatto "affascinare da altre popolazioni", bensì reinterpreta un genere secondo il proprio retroterra culturale (scolastico e di lettura). Ovvero, e lo ripeto per l'ennesima volta, quando si affronta questo discorso sul "med-fantasy", ci si dimentica sistematicamente di considerare che il mondo non è più quello degli anni '70 di Zuddas, è cambiato, si è globalizzato e si sta ulteriormente globalizzando. Il substrato culturale su cui un autore sta seduto, mentre scrive la prima stesura del suo romanzo, è affatto diverso e decisamente più influenzato da realtà estere (basti pensare al cinema, che personalmente influenza molto il mio lato visionario, guardi io cinema italiano, hollywoodiano o orientale, poco importa...). E, pur capendo e appoggiando l'intenzione di rafforzare il filone della "med-fantasy", ci tengo a ribadire che non si può più liquidare il substrato culturale di un autore dicendo che ha "subito il fascino di altri popoli". C'è molto di più ed è sottovalutare l'intelligenza e l'indipendenza di pensiero di certi autori (in cui mi inserisco, altrimenti non sarei qui a scrivere) pensare altrimenti. Non si può prescindere dalla realtà del 2009, quando parlate della "via mediterranea". So che gli autori dell'articolo non avevano alcuna intenzione di "escludere" le altre vie, legittimando soltanto quella mediterranea. E capisco i toni speranzosi e ottimisti in merito alla via mediterranea. Eppure resto dell'idea che stiamo rischiando, per l'ennesima volta, una caccia alla streghe. Ho già letto troppe volte, ad esempio, "ecco l'ennesimo libro di elfi e ricerca, che schifezza!" per partito preso, anche di romanzi che avevano una loro dignità e degne qualità. Inoltre si va a toccare un argomento che mi fa rizzare i peli sulla schiena: i sottogeneri. Non vedo di buon occhio questo tipo di classificazioni. I generi sono una specie di rosa dei venti, che aiuta a scegliere la "direzione di lettura". Non è un caso, però, che si faccia riferimento a quattro direzioni principali, più altre quattro secondarie e basta. Se di direzioni ne inventiamo 57, voglio vedere chi ci capirà qualcosa, alla fine. (In sintesi, credo potrebbe essere utile soltanto al lettore ferrato in materia, ma dannoso, molto dannoso per il lettore medio, a cui basta un "fantasy" o un "horror" o un "fantascienza" o un "giallo";). Diverso il discorso, invece, se si rimane in campo "accademico": tra noi autori e veri appassionati siamo capaci di discutere per mesi sulla forma della punta del cappello di Gandalf! :mrgreen: (Provocatoria citazione del tomo fantasy anglosassone per antonomasia... ;) ) Fantasy = fantasia. Quando di qualità, a me non frega nulla della sua origine. ;)

» postato da Negróre alle 12:17 del 08-04-2009

7 Oddio, Negrore: oltre a ciò che già è stato scritto nell'articolo, che parla da sè, mi sa tanto che il tono che non ti piace è più un sentore tuo che un qualcosa di effettivamente presente dentro l'articolo. Non c'è alcuna intenzione di caccia alle streghe, tanto meno di voler includere gli autori citati in generi o sotto-generi. L'articolo offre semplicemente una possibilità di riflessione su una via mediterranea, che ovviamente non può prescindere dal vissuto degli autori stessi, anche di quelli che si uniranno in futuro, e perciò stesso non può prescindere dal mondo globalizzato. Chi ha mai parlato di qualcosa di campanilistico? Per mediterraneo (personalmente parlando) intendo tutto ciò che gravita attorno al mare nostrum: italiani, francesi, spagnoli, marocchini, algerini, tunisini, egiziani, libici, mediorientali, greci... tutto può rientrare. Non mi pare proprio si faccia un discorso da caccia alle streghe o che non tenga conto del mondo globalizzato. Poi ognuno può leggere in uno scritto anche ciò che non c'è, ma forse bisognerebbe chiedersi se, facendo questo, non si lasci libertà a propri pregiudizi.

» postato da guardia alle 12:37 del 08-04-2009

8 Credo che Andrea si riferisca, criticando questo articolo, anche a discussioni avute più volte col sottoscritto. Di qui il suo andare oltre lo scritto di voi tre. Ho tenuto presente le sue rimostranze quando ho scritto qualcosa io, qualcosa che avevo inviato al mio "boss" naturale, a fine Dicembre. Quello dovrebbe potere rispondere a tutti (e altro seguirà). Solo, da Capodanno a oggi non ne ho saputo più nulla ed è tempo di svincolare quel pezzo, adattarlo alle esigenze di FM e proporlo qui. E' stato perso troppo tempo e mi sono stufato. :roll:

» postato da un muspeling alle 12:45 del 08-04-2009

9 Però allora che senso ha criticare un articolo per cose dette in privato con qualcun altro? A volte l'impressione che ho è che tra noi autori ci si diverta a farsi del male, così tanto per fare... Ci siamo messi in tre a riflettere sulla via mediterranea, così come in passato è stato fatto con altri - anche col buon Muspeling -, e sembra che con uno scritto del genere si voglia remare contro alcuni. Perché dovrebbe essere così? Il mio punto di vista è che più spunti ci sono (e l'articolo va preso in questo modo) e più c'è la possibilità di arricchire il fantasy italiano. Non è che i riflettori puntati per una volta su un argomento o su un aspetto del fantasy italiano tolgano luce agli altri aspetti. La ricchezza e la varietà è bella. Fabrizio

» postato da guardia alle 12:59 del 08-04-2009

10 Fabrizio, anzitutto mi scuso se il "tono" del mio messaggio precedente è parso d'attacco. C'era enfasi dovuta a convinzione, ma speravo lo stesso di aver sottolineato la mia stima per voi tre e il fatto che non ho nulla contro il "med-fantasy", anzi. Anche questa volta non c'è attacco, ma semplice convinzione. Molto semplicemente, non condivido un concetto alla base di quanto avete scritto. Anche se scritto senza intenzione maliziosa, passa in un modo piuttosto ambiguo. "Come dicevo precedentemente, sarebbe infatti riduttivo limitarsi a sostenere che i nostri autori imitino modelli stranieri." Questa frase dà la netta impressione di dire che chi scrive fantasy "di stampo anglosassone" semplicemente imita. E a me qui sì pare di avvertire un pregiudizio, Fabrizio. Critico l'impostazione del discorso sulla via mediterranea al fantasy. Sembra partire sempre dal presupposto che se un italiano non scrive mediterraneo, allora sta imitando, copiando. Dovete stare un po' più attenti (mia umile opinione, se volete preconcetta, pregiudizievole e quant'altro... Ma resta tale). Non faccio il processo alle intenzioni. Non so qui per far polemica. Non attacco l'articolo, lo discuto. Sgombriamo il campo da concetti dannosi per tutti, se vogliamo darci una mano a vicenda. Pensaci bene, Fabrizio: io non ho criticato la via mediterranea al fantasy, ho difeso le altre vie. Non concordo sull'impostazione "mediterraneo = più nostro". Non lo è per forza. Non concordo sull'impostazione "non mediterraneo = imitazione". Non lo è per forza. Tutto qui.

» postato da Negróre alle 13:24 del 08-04-2009

11 «Sgombriamo il campo da concetti dannosi per tutti, se vogliamo darci una mano a vicenda. Pensaci bene, Fabrizio: io non ho criticato la via mediterranea al fantasy, ho difeso le altre vie. Non concordo sull'impostazione "mediterraneo = più nostro". Non lo è per forza. Non concordo sull'impostazione "non mediterraneo = imitazione". Non lo è per forza. Tutto qui.» Andrea, ma è proprio il fatto di creare l'opposizione "tu parli della via mediterranea e io difendo le altre vie" che crea il fraintendimento, secondo me. Personalmente non ritengo che "mediterraneo = più nostro" e "non mediterraneo = imitazione". Sono semplicemente vie alternative. Poi, per carità, l'articolo è scritto a sei mani, se perciò gli altri autori si sentono di dover sottolineare nuovamente alcuni concetti, per ovviare al fraintendimento, ben vengano i loro interventi. Fabrizio

» postato da guardia alle 13:31 del 08-04-2009

12 «Andrea, ma è proprio il fatto di creare l'opposizione "tu parli della via mediterranea e io difendo le altre vie" che crea il fraintendimento, secondo me.» Bene, siamo d'accordo, Fabrizio. Ma chi ha creato questa contrapposizione? Io o l'articolo? Perché non si può parlare della via mediterranea, una volta per tutte, senza tirar dentro il resto come "imitazione"? Forse avreste dovuto scrivere molto di più e non ne avete avuto il tempo. Capisco. Ma allora bisogna essere un po' più cauti, quando si scrivono certe frasi. (E, ribadisco, io non penso con la vostra testa, non mi permetto di giudicare le vostre idee, sottolineo soltanto quello che può essere frainteso "da questo lato" dell'articolo...)

» postato da Negróre alle 13:37 del 08-04-2009

13 Come dicevo precedentemente, sarebbe infatti riduttivo limitarsi a sostenere che i nostri autori imitino modelli stranieri." Questa frase dà la netta impressione di dire che chi scrive fantasy Siccome questa farse è mia, Andrea, permettimi di assicurarti che il senso era esattamente l'opposto. Troppo spesso i nostri autori vengono criticati e considerati non all'altezza o semplici imitatori. Io non credo affatto che lo siano, anzi, io ritengo che, anche nel seguire la lezione dei maestri, molti di essi si siano dimostrati all'altezza e spesso ci abbiano regalato testi che nulla avrebebro avuto da invidiare a opere straniere considerati importanti per il genere

» postato da (Francesca Angelinelli) alle 13:46 del 08-04-2009

14 e, per amor di correttezza, vorrei specificare che la mia convinzione riguardo al fatto che gli autori italiani facciano tutt'altro imitare non si limita al discorso del fantasy mediterraneo, ma di questo si parlava. ampliando il discorso, ti posso assicurare, che ci sono tre autori in particolare che secondo me hanno dimostrato benissimo come anche in italia si possano produrre fantasy classici di ottima qualità: Andrea d'Angelo, Uberto Ceretoli e Marco Davide

» postato da (Francesca Angelinelli) alle 14:12 del 08-04-2009

15 Dico la mia, anche se so che è impopolare. Ma d'altra parte, sono anni che mi interesso al med - fantasy, come lo ha chiamato Musp più o meno nel 2005. Gli autori che scrivono un fantasy non ispirato, nelle sue linee fondamentali, alle tradizioni della loro terra, inevitabilemente imitano, imho. Ci possono essere delle situazioni ibride, come la tua Rocca dei Silenzi, Andrea, in cui io ho visto (al di là dell'elfo, nano, etc) qualcosa di molto nostrano. Ma questa è una meritevole eccezione. Io sono convinta che scrivere fantasy voglia dire scrivere in totale libertà, ed è sacrosanto che ogni autore lo faccia. Però il lettore (come me) poi giudica il risultato. E da noi, imho, al momento i risultati sono piccoli piccoli. Forse perchè le nostre tradizioni, la nostra cultura, le nostre letture personali non hanno ancora raggiunto un metabolismo costruttivo e scatenante, quel punto critico che fa volare in alto l'ispirazione. Ma ci arriveremo, ne sono convinta. ^__^ Comunque, siccome mi piace essere concreta, ho intenzione di scrivere un articolo sulla mia idea di med- fantasy. Spero me lo facciano pubblicare qui, allo scopo di continuare una discussione costruttiva. ^__^

» postato da Kinzica alle 14:18 del 08-04-2009

16 Francesca, ti ringrazio per l'intervento e tento di chiudere la questione in modo schematico, perché non voglio monopolizzare l'attenzione. Uno. Non ho mai pensato che uno di voi tre pensi agli altri autori come a imitatori (voglio dire, lo si può pensare di qualcuno, forse, a seconda delle impressioni personali e capisco anche alcune critiche dei lettori, stufi della solita solfa. Ma non lo si può pensare di tutti). Due. Mi scuso anche con te (e con Antonia) se il mio intervento è sembrato d'attacco. Non lo era. Tre. Il punto più importante. Non additavo voi, ma l'articolo... e, anzi, va detto per onestà, la frase incriminata e la sensazione che mi ha lasciato. Secondo, cioè, me la questione non è cosa voi pensate, ma cosa passa. Forse sembrerà ingiusto fermarsi puntigliosamente su una singola frase, con quell'articolone che avete scritto. Vero. Ma il mio calcolo è stato molto semplice: io sarò soltanto uno degli intervenuti e ci tengo a dire la cosa che più m'è "salita alla bocca" (e uno degli intervenuti mi ritengo, nient'affatto più autorevole di altri. Ogni opinione pesa uguale). In fondo il mio intervento vi dà la possibilità di chiarire una frase che, secondo me, è ambigua (e tanto più lo è perché ci sono molti lettori che, loro sì, guardano a noi autori italiani in modo preconcetto, come tu stessa sottolinei: per loro è un attimo interpretarla in modo negativo, quella frase).

» postato da Negróre alle 14:30 del 08-04-2009

17 Capperi, non avevo visto che l'articolo era uscito! :P Per prima cosa, Negròre, nessun problema per i tuoi commenti, non si è offeso nessuno! Vediamo un po', mi sono persa un bel po' di discussione... per quanto riguarda le opere citate, è vero che alcuni autori sono rimasti fuori, così come il nostro articolo ha altri "buchi" che gli esperti noteranno. La mia solita lancia spezzata: un approfondimento di questo genere richiederebbe un saggio, per essere esaustivo. Abbiamo dovuto contenere il più possibile la lunghezza delle nostre rispettive parti per rendere il pezzo adatto a una testata giornalistica. Mi scuso perciò a nome del trio con chi non è stato citato e coi lettori per eventuali mancanze. Sarà interessante integrare il discorso con questo dibattito. Per quanto invece riguarda la questione med, vorrei fare due osservazioni, una generale e una personale. Nell'affrontare questo approfondimento, abbiamo deciso di puntare i riflettori sul fantasy italiano e sulla via nostrana, pur sapendo che altri autori hanno scritto opere di grande valore senza passare per il mediterraneo. Non si è trattato di mancato riconoscimento, ma della scelta di un argomento. L'opinione personale. La via med è una delle tante. Il concetto che mi trovo sempre più spesso a difendere è che per scrivere un romanzo bisogna trovare una propria dimensione narrativa, a prescindere persino da quello che si legge. Chi scrive deve essere libero di non pensare a generi e sottogeneri, lasciare ad altri la discussione su "dove incasellare il libro". Proprio perchè si decide di scrivere fantastico, non vedo perchè porsi limiti a priori. Ma questo ragionamento funziona anche al contrario, credo che valga la pena anche di attingere al passato italiano. Insomma, nulla va escluso... come diceva Melanie Grifffith in Una Donna in Carriera "non si sa mai da dove può venire una buona idea".

» postato da anto73 alle 15:46 del 08-04-2009

18 «come diceva Melanie Grifffith in Una Donna in Carriera "non si sa mai da dove può venire una buona idea".» E' questo genere di eccletticità che amo!! :D Ok, battuta a parte, Andrea - credimi - come ben sai ti stimo molto, e proprio questo motivo mi induce a fare una dichiarazione impopolare (come Kinzica, che ringrazio per il suo intervento e il cui articolo attendo con piacere, visto che è proprio questo ciò di cui abbiamo bisogno: una ricchezza di voci): il tuo parere conta, e anche molto! Se non ti rendi conto da solo di avere un grande peso (e so che la tua modestia ti impedirà di riconoscerlo) te lo dico io. Il rischio è davvero che il puntare a una sola frase metta in ombra tutto il resto dell'articolo, se a puntare su questa frase è uno come te. Terminata la sviolinata, devo dire che sono contento che l'articolo abbia suscitato questo dialogo e mi auguro che possa continuare sempre di più. Fabrizio

» postato da guardia alle 16:27 del 08-04-2009

19 Ringrazio gli autori per l'articolo:della via italiana conoscevo poche tracce,ora la approfondirò il più possibile.

» postato da Kull alle 17:21 del 08-04-2009

20 Ma ci mancherebbe Andrea! Siamo qui per discuterne, dopotutto è anche questo il senso del nostro lavoro. E proprio per uscire dall'empasse del giro di scuse reciproche, vorrei tornare a quello che dici nel tuo intervento, perché su certi punti io concordo. È verissimo, infatti, che oggi il mondo è globalizzato e che le influenze arrivano da molte più parti, che il background culturale e artistico di una persona può essersi formato su esperienze diverse e più varie ed ampie di quelle relative alla sola nostra cultura. Tanto più che sono io la prima ad aver subito e riportato nei miei testi il fascino di un'altra cultura. Tuttavia, proprio per questa mia esperienza, mi sono sempre sentita in qualche modo in debito verso la cultura che mi ha formata. Il riconoscere chi si è, da dove si viene, secondo me (parere opinabilissimo), è un buon modo anche per capire, banalmente, dove si sta andando. Forse sì, io sono un po' "scolastica" in questo senso, ovvero per quanto mi riguarda conoscere, riconoscere e apprendere la lezione di chi ci ha preceduti è fondamentale per poter fare un passo in più, verso qualcosa di nuovo. Per questo ritengo che sia importante riconoscere la lezione dei maestri anglosassoni (e non solo), ma senza dimenticare che il mondo (tutto il mondo) è anche altro. Ed è anche quella cultura mediterranea che spesso ci dimentichiamo di respirare ogni giorno. È il motivo per cui ho apprezzato il discorso che Antonia e Fabrizio stanno portando avanti da tempo ormai, fin dalla prima volta che ho avuto occasione di imbattermici. Ad esempio, citare Zuddas secondo me è stato fondamentale perché nel suo lavoro si riconosce un punto fermo, qualcosa da cui non si può prescindere. Poi è ovvio che la sua scrittura è fortemente legata agli anni in cui scriveva e ai modelli cui si rifaceva. Tornando a noi... dicevo che Zuddas resta un momento importante per il fantasy italiano. Come lo è la saga dei Rasna che, lo dico per Slurpolo, è citata a pagina due. Avere coscienza di quel momento è comunque riconoscere che allora qualcosa di importante è successo. Questi testi esistono e non possono essere dimenticati. Poi ognuno può pensarne quello che vuole, a me piacciono molto ad altri meno, però io credo che avere coscienza di quel che c'è stato prima non può che aiutare. Come è inutile negare che i tuoi testi e quelli di Fabiana Redivo siano un altro tassello importante per l'evoluzione del fantasy italiano. Che è fatto di molteplici anime, qui ne abbiamo indaga una soltanto. Tutto questo a me, personalmente, ha portato un arricchimento grandissimo (e un impoverimento del portafogli, devo dirlo).

» postato da FraAngel82 alle 19:00 del 08-04-2009

21 «Se non ti rendi conto da solo di avere un grande peso (e so che la tua modestia ti impedirà di riconoscerlo) te lo dico io. Il rischio è davvero che il puntare a una sola frase metta in ombra tutto il resto dell'articolo, se a puntare su questa frase è uno come te. » condivido. Per quanto abbia già imparato molto dal forum, sono pur sempre una novellina e spesso le idee di alcuni del gruppo fanno più presa su di me rispetto a quelle degli altri. Certo non sto dicendo che queste persone non possano più parlare liberamente, non sarebbe giusto. Non sapevo esistesse una via mediterranea. Apprezzo molto l'idea. Per quanto ho potuto notare, le persone amano molto leggere romanzi, o comunque opere, che toccano argomenti molto vicini alle loro conoscenze. Con questo non intendo la semplice ambientazione in luoghi familiari, ma anche il coinvolgimento di persone o personaggi che fanno parte della propria cultura e che in qualche modo il lettore sente propri. Mi riferisco a quella sorta di complicità che il lettore sente con l'autore, l'eccitazione della consapevolezza di capire più di altri a cosa si sta facendo riferimento. Nonché un minimo di orgoglio nel sentir rivivere una leggenda di "casa nostra", che magari ci ha incantato da piccoli e ora vediamo come sfondo ad una storia ben costruita. Non digerisco le opere ambientate nel mondo reale, non saprei dire il motivo; invece la parte in cui ester torna a casa mi è piaciuta molto, esattamente come il riferimento all'alchimista. Forse ho frainteso, ma non mi piace pensare ad un med fantasy lega nordica (per quanto riguarda l'italia, visto che, come accennato, il mediterraneo coinvolge diverse terre e diverse culture); la nostra nazione è già abbastanza divisa e per certi versi non ha mai smesso di essere un'accozzaglia di staterelli. Questo almeno ha permesso di mantenere intatte molte conoscenze e racconti popolari che potrebbero benissimo fornire una base stabile per qualunque romanzo. Per quanto il mondo sia globalizzato, sono le storie dei nostri luoghi le prime cose che impariamo. Proprio a causa della mia assurda ingenuità sono rimasta a ascoltare le cose più irreali, avida di saperne sempre di più senza pensare mai al fatto che fossero sciocchezze. Con questo materiale, mani capaci potrebbero fare molte cose. Io naturalmente parlo solo di storie e leggende perchè le mie passioni sono quelle, ma il ragionamento vale per qualunque cosa riguardi le terre che si affacciano sul nostro mare.

» postato da Pawin alle 00:48 del 09-04-2009

22 ««. Forse ho frainteso, ma non mi piace pensare ad un med fantasy lega nordica (per quanto riguarda l'italia, visto che, come accennato, il mediterraneo coinvolge diverse terre e diverse culture); » Lega Nordica??? Assolutamente ma assolutamente No, almeno per il mio punto di vista. E nemmeno elegie nazionaliste. Solo il desiderio di attingere a qualcosa che conosciamo istintivamente e in profondità: le nostre tradizioni, splendidamente variegate e intersecate fra loro, al di la di confini geografici e non. :D

» postato da Kinzica alle 09:18 del 09-04-2009

23 Non so chi è che si è uscita 'sta fanfaluca del Med-Lega-Nord-Fantasy, ma con me non ha nulla a che fare! :twisted: E poi, per me il nostro attuale ministro dell'interno sembra più marocchino che lumbàrd ed è uno dei pochi pregi che riesco a trovargli! :mrgreen:

» postato da un muspeling alle 09:25 del 09-04-2009

24 «E poi, per me il nostro attuale ministro dell'interno sembra più marocchino che lumbàrd ed è uno dei pochi pregi che riesco a trovargli! :mrgreen:» :DD Bene, ci siamo chiariti. Anzitutto devo ammettere che, fino a ora, pensavo alla via mediterranea come a qualcosa di italico. Mi sbagliavo, naturalmente, perché il bacino del Mediterraneo è stato la culla della cultura e attingere non soltanto al nostro territorio, ma anche ad altri, è importante (la Grecia, la parte araba, la Mesopotamia... Mi pare ce ne sia a sufficienza per esplodere! :) ). In effetti, in un certo senso, anche uno come me, che si è formato principalmente su opere straniere, ha quel modo "latino" di guardare al mondo, alla cultura, alla letteratura. (Principalmente su opere straniere va detto, e non è propriamente un "mea culpa", perché la scuola è fatta da persone: ti capitano quelle politicizzate che ti "rovinano l'esistenza" - la mia professoressa d'italiano del liceo mi disse che dovevo avere turbe psicologiche, perché mi tagliavo i capelli a spazzola, e disse a mio padre che era meglio mi mandasse a lavorare - e finisci per avere delle resistenze interiori quasi impossibili da battere, quando ti trovi di fronte un classico della Letteratura Italiana...). Questo modo "latino" di guardare al tutto, forse, è quello che Kinzica ha percepito ne "La Rocca dei Silenzi", nonostante sia un romanzo che prende di petto il classico, per disarticolarlo. E quanto sto scrivendo oggi, mi rendo conto, è ancora più vicino, per certi versi, al Mediterraneo. Ma nel mio caso non c'è intenzionalità: semplicemente, sono italiano. Ciò detto, torno sulla via mediterranea degli altri, più consapevole della mia, quindi concreta reazione agli "anglosassoni invasori", che nel nostro Paese esterofilo hanno sempre avuto vita facile. Quello che io vedo, che ho sempre visto, è un modo diverso di fare fantasy da parte degli autori italiani, puntino essi alla via mediterranea o meno. "L'acchiapparatti di Tilos" è un fantasy di stampo medievale, ma c'è un sapore nostrano all'interno. Vi sono altri esempi di "inconsapevolezza" che, però, finisce per ricordarci qualcosa di noi. E se, in tutto questo ribollire di idee e di storie, c'è chi, come voi, vuole rifarsi al nostro territorio, al nostro retroterra storico, anche ampliando gli italici confini, ben venga! Il fatto è che io non credo di essere il tipo di "pensatore" che possa aiutarvi in un dibattito pubblico, perché la mia visione è "globale". Credo nel mondo, prima ancora che nel Mediterraneo. Non è un caso che ami Steven Erikson: antropologo (incuriosito dall'umanità tutta) e archeologo (incuriosito da tutto ciò che l'umanità ha prodotto), inserisce nei suoi romanzi il mondo e, quindi, anche molto delle civiltà mediterranee, a mio avviso. Il sapore della sua saga non si può dire "anglosassone": sfido chiunque a dirlo. Questo perché l'uomo Steven è acculturato e, in quanto tale, non può non essere passato per di qua, con la mente e magari con qualche viaggio. Noi italiani: perfino uno come me, dal basso della sua crassa ignoranza, ha avuto la fortuna di nascere e vivere in Italia, di studiare il latino (il greco no), di capire i Romani e i Greci, molto più di quanto un ignorante crasso degli Stati Uniti potrà aver fatto. E questo traspare da certe scelte (sarà grezza, sarà un esordio e quello che volete, ma io ho sempre evidenziato la scelta che feci a suo tempo per il mio esordio: niente razze classiche, soltanto uomini e donne, che si diversificano per razza e, quindi, somaticamente... Che strana visione, no? ;) Percorrevo una "via mediterranea" senza saperlo? O, semplicemente, il mio istinto era quello, in quanto italiano?). Insomma, dove voglio arrivare? Voglio arrivare al fatto che, se un autore nostro connazionale scrive con onestà intellettuale, producendo un testo di qualità, l'opera difficilmente sarà un calco dei maestri anglosassoni. Siamo italiani, questo non possiamo più cambiarlo. Ed è per questo che benedico la via mediterranea, sinceramente. Ma io ho sempre preferito anteporre ai generi e ai sottogeneri la qualità. Non scrivo questo per svilire il discorso, scrivo per dire qual è la mia visione del tema (c'è molto di più, ma già così sto sfociando nella verbosità). Anzi, se possibile, l'articolo - chiarito il punto che ma fatto storcere il naso - va in una direzione parallela a quella che sto percorrendo io (parallela, il che significa che non ci toccheremo mai, ma che procederemo sempre nella stessa direzione, seppure su sentieri diversi). In che senso? Voi mi avete citato, assieme a Fabiana Redivo, in una sorta di Era di Mezzo, tra Zuddas e i Nuovi Autori. Ecco, Fabiana è mediterranea in tutto e per tutto: di formazione classica, grandi doti di scorrevolezza, ha basato la sua saga (6 libri) sull'epica greca: Mediterraneo! :D Ma io, pur partendo in un modo che poteva essere mediterraneo, ho poi svoltato verso il classico. Perché? Perché ho visto la possibilità di dire qualcosa di diverso usando il potenziale del classico: dire in modo mediterraneo ciò che è nato anglosassone? Non lo so se è questo che faccio, ma ho di certo una visione affatto difforme rispetto a un anglosassone circa quale sia il potenziale della fantasy classica - e spero di dimostrarlo con Il giorno dopo e i romanzi a seguire. Dire in modo mediterraneo ciò che è nato anglosassone è possibile? Sì, se c'è chi dice addirittura dell'oriente da un punto di vista mediterraneo. ;) A me piace questo vostro impegno nel divulgare la comunanza delle vostre idee per un paio di semplici motivi: aggiunge varietà e, credo, anche maggiore consapevolezza delle nostre radici culturali. Forse, e sarebbe un contributo cui mi inchinerei (benefico per tutti), le vostre opere aiuteranno i lettori italiani a guardare agli autori italiani di fantasy tutti da un'altra prospettiva, più riflessiva e di sostanza, meno criticona. Forse giocare sul terreno degli anglosassoni è perdere in partenza, ma non perché non si possa raggiungere la qualità (dal mio punto di vista abbiamo, con certi romanzi, superato la qualità della maggior parte degli anglosassoni - ci manca ancora un "maestro", ma sono ottimista sul futuro), bensì perché c'è pregiudizio e troppo spesso si è richiesta originalità senza saperla poi riconoscere. Insomma, avete tutta la mia attenzione, ma il sentiero che sto battendo io è un altro. Continuo a pensare di essere uno, come dissi a suo tempo ai Grandi Vecchi del Fantastico italiano (una legge si applica a tutti, non soltanto a chi conviene), ma è possibile che non mi renda conto del peso delle mie parole - il che spiegherebbe certe reazioni, ai miei occhi sempre "esagerate". D'ora in avanti tenterò di stare più attento, perché l'ultima cosa che voglio è far danno agli altri autori italiani, siano essi "imitatori" o "geni nostrani" o "qualcosa nel mezzo": a me preme il movimento, da sempre, e lo sapete. In questo periodo, da un lato godendomi la mia assenza dalle librerie, godo del fermento "fantastico" italiano. Non si dice, ma... l'avevo detto (anche ad alcuni scettici editori). Noi siamo grandi, ragazzi, e forti, tenaci. Popolo di creativi, secondo a nessuno - senza che questo, però, debba esaltarci: non esiste un primo assoluto, non c'è classifica al mondo. Il punto è: possiamo realizzare tutto ciò che ci impegniamo a realizzare. E confido in tutti voi, affinché si cresca tutti assieme, come movimento, distinti nei percorsi, uniti nella visione. Questo è ciò che spero stia accadendo e accadrà.

» postato da Negróre alle 11:05 del 09-04-2009

25 Ho espresso più volte e in in più sedi la mia opinione sul Med-Fantasy. Colgo l'occasione, tornandoci qui, per fare ordine in primis nella mia mente, e tentare di articolare nella maggior misura possibile il mio pensiero. Parto da un distinguo, fra il mio punto di vista di lettore e quello di scrittore. COME LETTORE Presupposto imprescindibile: a me interessano le belle storie scritte bene (non necessariamente in quest'ordine...). L'ambientazione può contribuire eccome al perseguimento di un tale risultato ma, a priori, si può far bene e male a prescindere da quale essa sia. Sottolineato l'ovvio (per me, non ho la presunzione di affermare che lo sia per tutti), aggiungo come la varietà di offerta letteraria (limitandoci al fantasy, materia di discussione) non possa che farmi felice. E come, per il sottoscritto, legato eccome alle tradizioni e alle radici, una via mediterranea sia più che benvenuta. Una via alternativa, sia ben chiaro, che arricchisca l'offerta, non che la soverchi in alcun modo. A me interessa la varietà. Fantasy anglosassone, med, orientale, classicheggiante... Un paniere che faccia dell'eterogeneità la propria ricchezza. Sperando di pescare bene quando si decide di gettare la lenza. Comprendo l'allarme scattato nella testa di Andrea. Il rischio di bollare pretestuosamente tutto ciò che non derivi dalla nostra cultura precipua come "imitazione illegittima" può essere concreto quanto illogico. Sono certo fuor d'ogni dubbio (ci tengo a chiarirlo) che non fosse questa l'intenzione di Fabrizio, Antonia e Francesca, ma ne ho viste e sentite abbastanza da intendere la ragione che ha spinto Andrea a parlare e, soprattutto, a chiarirsi con gli autori dell'articolo. La storia del "siccome non siamo anglosassoni non possiamo scrivere di nani, elfi e folletti" è una panzana colossale che dovrebbe avere fatto il suo tempo e invece, purtroppo, infesta ancora troppi angoli di certi ambienti che tutti assieme condividiamo. Anch'io sono un po' refrattario ai sotto-generi (e ai vari termini, spesso anglofoni, che fa più fico...) che ultimamente va tanto di moda citare. Li trovo, nella maggior parte dei casi, buoni più per chi macina marketing verso i lettori che per i lettori stessi. E non vedo molto senso nell'indicare una via (med o alto) a priori per la produzione del fantasy italiano. Tornando alla premessa, sempre da lettore, mi auspico innanzitutto che chi scrive decida di farlo in base alle proprie corde, con l'intenzione di produrre lo sforzo migliore, senza correre appresso a nessuno. A posteriori, probabilmente potremo ragggruppare il lavoro dei nostri autori sulla base di parametri comuni. I filoni nascono a valle, non a monte. Per come la vedo io, più si tratta di una conseguenza di una deriva naturale e meglio è, se non si vuole fare il gioco di chi insegue le mode (e allora sì che rischieremmo le imitazioni). Ma siamo ancora agli albori del genere, qui in Italia. C'è da provare, sperimentare, imparare. La Angelinelli, ad esempio, s'è cimentata in testi d'ambientazione classicheggiante ed altri d'ambientazione orientaleggiante. Posso esprimermi solo sugli ultimi ma ho ragione di credere, sempre da lettore, che un potenziale godimento dalle sue opere io possa trarlo in prima istanza in virtù della sua penna, non dello scenario. Io non riesco a vedere una ragione per pianificare solchi aprioristici (e sottolineo come non mi stia riferendo agli intenti dell'articolo, bensì allargando il discorso). COME SCRITTORE Elaborando una storia, io non mi sono mai posto la questione delle tradizioni mediterranee, né in un senso né nell'altro. Ho lavorato di fantasia, di certo influenzato, volente o nolente, sia dal mio retroterra culturale che da quanto ho assimilato sinora attraverso la lettura, il cinema e l'ampia pletora di canali mediatici. Attraverso la mia vita, in poche parole. Scrivo med? Sì, no, un po'? Boh... Il mio approccio vagamente disinteressato suffraga appieno la mia idea sul filone a posteriori e non a priori. Chi ha letto di Lothar sa che la mia ambientazione strizza l'occhio ai romanzi storici. Si rifà a modelli legati sia al medioevo occidentale propriamente detto, sia all'epoca rinascimentale che gli è conseguita. Esiste una terra pseudo-germanica, una pseudo-francese, etc. Compresa una pseudo-italica, erede di una civiltà aurea decaduta. Un intero continente descritto ne 'Il Sangue della Terra' si riconduce al tardo Impero Romano, contaminato da elementi 'pontifici'. Questo cosa fa di me? Boh (di nuovo), provate a dirmelo voi, io non mi sono mai posto la questione. Tutto cio' mi porta invetabilmente all'interrogativo di fondo cui non ho ancora trovato completa risposta: cos'è davvero il Med-Fantasy? In taluni autori probabilmente non è così difficile tracciare confini. In altri, la commistione con elementi esterni è evidente, nonché più o meno integrata. Nell'articolo sono citati diversi autori eppure io faccio fatica a considerare alcuni di essi pertinenti fino in fondo... a meno di non aprire il recinto anche (quasi) tutti gli altri, per un motivo o per l'altro, nel qual caso otterremo solo confusione. Un saluto a tutti. :wink:

» postato da LotharB alle 13:44 del 09-04-2009

26 Quello che abbiamo voluto fare con questo articolo è dare spunti di riflessione, tracciando nel piano della letteratura fantastica una linea, toccando alcuni punti. La mia posizione, credo condivisa anche da Francesca e Fabrizio, è quella di una che non ha nessuna intenzione né di creare, né di teorizzare nessun genere o corrente. Come ribadisco ancora, non sta a chi scrive decidere di appartenere a un filone narrativo, è la penna che va in una o nell'altra direzione. Sta a chi legge ravvisare un'appartenenza. Sarebbe diverso se la scrittura fosse puro esercizio, ma confido sempre che sia un atto creativo, e come tale libero da ogni costrizione. Il gusto, l'esperienza, la cultura dell'autore giocano un ruolo primario, ma ritengo una falsa partenza decidere "oggi scrivo med". Questo nel fantastico è fondamentale. Prima ci si sente liberi di trarre ispirazione da ciò che ci è congeniale, prima si arriva a scrivere qualcosa che meriti davvero di essere letto. Dato questo presupposto, leggendo nei vari commenti la cosa che mi ha fatto più piacere è scoprire che per qualcuno quanto abbiamo scritto è risultato nuovo, una via ancora da percorrere anche come lettura. Condividere la passione per il fantastico significa essere aperti, significa avere a disposizione e saper apprezzare una varietà di letture estremamente ampia. Opinione diffusa, fuori dai nostri ambienti, è che fantasy sia "quel tipo di libri con i mostri e le battaglie" (vedere la discussione che ha coinvolto Barbi), sta a noi dimostrare che non è tutto lì.

» postato da anto73 alle 16:25 del 09-04-2009

27 « Comunque, siccome mi piace essere concreta, ho intenzione di scrivere un articolo sulla mia idea di med- fantasy. Spero me lo facciano pubblicare qui, allo scopo di continuare una discussione costruttiva. ^__^» sono sicura che il curatore non avrà problemi a leggere il tuo pezzo e, se soddisfa i requisiti (e penso di sì visto che hai già scritto roba per FM, no? ;)) a pubblicartelo

» postato da Marina alle 17:00 del 09-04-2009

28 «Comprendo l'allarme scattato nella testa di Andrea. Il rischio di bollare pretestuosamente tutto ciò che non derivi dalla nostra cultura precipua come "imitazione illegittima" può essere concreto quanto illogico. Sono certo fuor d'ogni dubbio (ci tengo a chiarirlo) che non fosse questa l'intenzione di Fabrizio, Antonia e Francesca, ma ne ho viste e sentite abbastanza da intendere la ragione che ha spinto Andrea a parlare e, soprattutto, a chiarirsi con gli autori dell'articolo. La storia del "siccome non siamo anglosassoni non possiamo scrivere di nani, elfi e folletti" è una panzana colossale che dovrebbe avere fatto il suo tempo e invece, purtroppo, infesta ancora troppi angoli di certi ambienti che tutti assieme condividiamo.» Ciao Marco, io non mi sento infestata, e nemmeno credo di esprimere panzane. ^__^. Sono solo una sostenitrice di "scrivi ciò che conosci". Mi sento di dire che ognuno conosce meglio l'aria che che respira. Mi sento di dire che ciò che si conosce può derivare da altre esperienze. Mi sento di dire che un autore italiano può utilizzare modelli di altre culture (oppure più universali, come hai fatto tu), se è capace di esprimerli senza dimenticare se' stesso. Non mi piace classificare. Quello che mi incuriosisce, perchè anche a me piace scrivere, è capire da dove può nascere la nostra ispirazione migliore. Più efficace. Io credo, e a questo punto sparatemi pure, che il nostro fantasy debba essere diverso da quello anglosassone ( o russo, o giapponese o marziano) perchè noi siamo diversi, tutto qui. Comunque, il mio pensiero è abbastanza complicato, me ne rendo conto. Scriverò l'articolo, appena possibile e con tutta la precisione possibile.

» postato da Kinzica alle 20:32 del 09-04-2009

29 «Io credo, e a questo punto sparatemi pure, che il nostro fantasy debba essere diverso da quello anglosassone ( o russo, o giapponese o marziano) perchè noi siamo diversi, tutto qui.» Okay, me la vado a cercare. E non credi che la Rocca, pur essendo di base classicissimo, sia in realtà diverso? Non credi che la mia fantasy classica sia diversa da quella che hai letto, scritta da anglosassoni? Non c'è, secondo me, una via migliore da percorrere per gli italiani. C'è una via migliore da percorrere per ciascuno di noi e, di solito, è sempre diversa, se seguita con onestà intellettuale e abnegazione. Vuoi romanzi 100% diversi da quelli degli anglosassoni? Credo che allora non si debba scrivere fantasy classica. Molto semplice. Vuoi aumentare la percentuale di mediterraneità? Assolutamente fattibile. (Ah, sì: io mi sono già risposto mentre scrivevo... :mrgreen: )

» postato da Negróre alle 22:27 del 09-04-2009

30 Io nell'articolo ci ho visto un invito ai nuovi autori a "non dimenticare" il patrimonio delle nostre tradizioni, il nostro retroterra culturale, quali fonti da cui attingere. Poi ognuno si beve l'acqua che vuole e se è buona, tanto meglio! :-)

» postato da Roberto Paris alle 23:05 del 09-04-2009

31 « E non credi che la Rocca, pur essendo di base classicissimo, sia in realtà diverso? Non credi che la mia fantasy classica sia diversa da quella che hai letto, scritta da anglosassoni? » Certo che lo credo. Anzi, ne sono convinta, come ti avevo detto in altra occasione. La tua Rocca, imho, parte da uno schema classico ma, cosa importantissima, lo supera. Tu hai rielaborato qualcosa che fa parte della tua cultura personale miscelandolo con...altro, con la realtà che ti circonda, con la tua esperienza di vita. (Almeno questa è l'impressione ch eho avuto io, non mi permetto certo di voler leggere nella tua testa!) « Non c'è, secondo me, una via migliore da percorrere per gli italiani. C'è una via migliore da percorrere per ciascuno di noi e, di solito, è sempre diversa, se seguita con onestà intellettuale e abnegazione. » Mah... non ho certo la soluzione insindacabile ^__^. Sono convinta che ognuno abbia e debba seguire la sua via, ma tra tutte queste vie, sempre meritevoli e giuste purchè oneste, ce ne sia una migliore delle altre. Non voglio dire che l'idea Med lo sia, ma istintivamente credo di sì. « Vuoi romanzi 100% diversi da quelli degli anglosassoni? Credo che allora non si debba scrivere fantasy classica. Molto semplice. Vuoi aumentare la percentuale di mediterraneità? Assolutamente fattibile. » Non è una questione così manichea: Io voglio leggere l'Erikson italiano. :D :wink: Faccia come gli pare, non mi importa, ma non credo riusciremo ad averlo senza attingere a qualcosa di peculiarmente nostro. Poi...staremo a vedere. La risposta è nelle pagine dei libri, come sempre.

» postato da Kinzica alle 23:33 del 09-04-2009

32 « Come ribadisco ancora, non sta a chi scrive decidere di appartenere a un filone narrativo, è la penna che va in una o nell'altra direzione. Sta a chi legge ravvisare un'appartenenza. Sarebbe diverso se la scrittura fosse puro esercizio, ma confido sempre che sia un atto creativo, e come tale libero da ogni costrizione. » Parliamo la stessa lingua, Antonia. Io creo quel che sento di creare e lo declino attraverso cio' che sono. Nei termini della sensibilità dettata dal mio carattere e nei termini del background culturale allestito dalle mie esperienze. Ma non darlo per scontato sempre e comunque. Facendolo, io ho scoperto di sbagliarmi. C'è chi persegue la scrittura quale mestierante, inseguendo etichette, correnti e mode. Io sono per lasciare questi aspetti innanzitutto a chi si occupa di commerciare il prodotto. Ecco perché sono refrattario ai termini imbellettati (ma qui non mi sto riferendo al med-fantasy che, seppur entro confini che ho già ammesso di non cogliere nitidi, possiede un nocciolo d'identificazione teorica incontestabile). Oggi per me è così, preferisco godermi appieno la scrittura così come mi gocciola in punta di penna. Domani, onestamente, non lo so.

» postato da LotharB alle 09:57 del 10-04-2009

33 « Ciao Marco, io non mi sento infestata, e nemmeno credo di esprimere panzane. ^__^. » Esci da questo corpo! Eeeesciiiii da questo corpoooooo... <img src=:"> « Sono solo una sostenitrice di "scrivi ciò che conosci". Mi sento di dire che ognuno conosce meglio l'aria che che respira. Mi sento di dire che ciò che si conosce può derivare da altre esperienze. Mi sento di dire che un autore italiano può utilizzare modelli di altre culture (oppure più universali, come hai fatto tu), se è capace di esprimerli senza dimenticare se' stesso. Non mi piace classificare. Quello che mi incuriosisce, perchè anche a me piace scrivere, è capire da dove può nascere la nostra ispirazione migliore. Più efficace. » Sei esattamente in linea con me quando affermo che, med/jap/afro/yankee o quello che ti pare, cio' che davvero conta per una buona riuscita è scrivere quel che sentiamo appartenere alle nostre corde. Sperando ovviamente di non sbagliarci! La condizione di conoscere l'argomento di cui si scrive, poi, è imprescindibile. Ma lì si entra nel campo della documentazione, in seguito elaborata tramite noi stessi. Io sono molto legato alle mie tradizioni, lo ribadisco, quindi immaginerai come, da lettore, non possa che essere contento di poter accedere a un'offerta fantasy in salsa mediterranea. Ma ritengo fattibilissimo per uno scrittore italiano ambientare un romanzo (fantasy) in epoca, chessò, pre-incaica! Come già menzionavo, Francesca, co-autrice dell'articolo, nutre un'intensa passione per la cultura orientale e tanto ha trasposto nelle sue produzioni applicando lo stesso filtro personale (ne sono sicuro, benché non possa ancora fare il paragone) per cui sono passati i suoi scritti med. « Io credo, e a questo punto sparatemi pure, che il nostro fantasy debba essere diverso da quello anglosassone ( o russo, o giapponese o marziano) perchè noi siamo diversi, tutto qui. » Esatto. Ma la nostra diversità va ben oltre il mero sfondo che scegliamo di allestire alle spalle dei nostri personaggi.

» postato da LotharB alle 10:09 del 10-04-2009

34 )« sono sicura che il curatore non avrà problemi a leggere il tuo pezzo e, se soddisfa i requisiti (e penso di sì visto che hai già scritto roba per FM, no? ;)) a pubblicartelo» Grazie Marina ^__^. Ci tengo a precisare che FM ha pubblicato ( e velocemente) ogni pezzo che ho proposto. Volevo solo dire ( io sono sempre cauta) che non tutti gli articoli hanno sempre le caratteristiche ottimali (giusto per pararmi il lato B :lol:) Comunque, scriverò e manderò! :wink:

» postato da Kinzica alle 13:44 del 10-04-2009

35 Il problema è uno, la nostra cultura è completamente aliena a ogni forma di epica/eroica. Questo vuol dire che parlare di un eroe italiano o presunto tale è solo un esercizio di stile fine a se stesso. Cioè sostituiamo al bosco dalle foglie argentate della tradizione tolkeniana la faggina appeninica e poi ci spariamo nel mezzo un protagonista che c'entra poco o nulla con l'Italia. Quello che abbiamo da sempre è invece l'antieroe: se i nostri scrittori lo capissero sarebbe molto meglio per tutti e invece.. Pensate al Brancaleone di Monacelli, un personaggio del genere nella sua sgangheratezza rappresenta più di ogni altra opera di Valenza et al il medfantasy che tanto ci vorrebbero vendere. Un cialtrone, un peccatore (altro che percorso di rinascita cristiana alla Gesha), senza nessuna qualità.. eppure amabile nel suo eloquio grammelotiano, nella sua sfortuna ipercertificata. Insomma non basta cambiare lo sfondo e tentare di far riconoscere al lettore il campanile di Roccacannuccia come fonte ispiratrice del villaggio "Qualunquessosia", ci vuole una presa di coscienza sul chi sono gli Italiani e non su cos'è l'Italia paesaggistica (Altrimenti consiglio di pubblicare i propri libri col Touring Club)

» postato da (Giuseppe D'Adamo) alle 11:53 del 15-04-2009

36 Permettimi, il Fantasy non narra solo di eroi, ma ha una sfilza non indifferente di antieroi, da Conan in poi. Si avverte, invece, una mancanza della presenza di una nostra cultura fantastica o sennò non avremmo un Gemmel che scrive dei Drenai, non un Lynch di Locke Lamora, non un Erikson di un Kruppe e altri se ne potrebbero citare. Solo che, affidando quel che siamo a mani straniere - per forza di cose e nessuna colpa estera, ma nostra sì - di questo passo avremo sempre e comunque immagini di noi stereotipate, "macchiettistiche". Poi, che ci voglia Consapevolezza su cosa siamo, e certo! Hai Stra-Ragione! :D

» postato da un muspeling alle 12:00 del 15-04-2009

37 In tutta sincerità, a me sembra che l'antieroe ormai sia più presente dell'eroe. Di eroi non se ne trovano più (per fortuna), né nei romanzi stranieri, né in quelli italiani. La fantasy si è spostata verso la realtà e il realismo. Ed è, a mio avviso, IL percorso che la porterà a convincere buona parte degli scettici sulla sua aspirazione letteraria. A me, che sia med-fantasy, high-fantasy o quelchevolete-fantasy non importa. M'importa che sia ben scritta e solida, realistica, credibile, con quel pizzico di sense of wonder che non guasta mai e che, in fondo, è una delle armi più affilate che il genere ha.

» postato da Negróre alle 12:57 del 15-04-2009

38 «Il problema è uno, la nostra cultura è completamente aliena a ogni forma di epica/eroica. Questo vuol dire che parlare di un eroe italiano o presunto tale è solo un esercizio di stile fine a se stesso. Cioè sostituiamo al bosco dalle foglie argentate della tradizione tolkeniana la faggina appeninica e poi ci spariamo nel mezzo un protagonista che c'entra poco o nulla con l'Italia. Quello che abbiamo da sempre è invece l'antieroe: se i nostri scrittori lo capissero sarebbe molto meglio per tutti e invece.. Pensate al Brancaleone di Monacelli, un personaggio del genere nella sua sgangheratezza rappresenta più di ogni altra opera di Valenza et al il medfantasy che tanto ci vorrebbero vendere. Un cialtrone, un peccatore (altro che percorso di rinascita cristiana alla Gesha), senza nessuna qualità.. eppure amabile nel suo eloquio grammelotiano, nella sua sfortuna ipercertificata. Insomma non basta cambiare lo sfondo e tentare di far riconoscere al lettore il campanile di Roccacannuccia come fonte ispiratrice del villaggio "Qualunquessosia", ci vuole una presa di coscienza sul chi sono gli Italiani e non su cos'è l'Italia paesaggistica (Altrimenti consiglio di pubblicare i propri libri col Touring Club)» Ma il primo volume di Geshwa Olers (e non Gesha) l'hai letto? Perché da quello che scrivi parrebbe di no... Fabrizio

» postato da guardia alle 13:18 del 15-04-2009

39 Mi sembra un po' riduttivo dire che lItalia è estranea all'epica, visto che anche la letteratura classica passa per il nostro Paese e credo che la mia ex insegnante di lettere mi prenderebbe a calci se non difendessi almeno Virgilio, dimenticato in questa discussione. Vero che da noi viene meglio condire di ironia situazioni e personaggi, ma non per questo citerei Brancaleone come esempio tipico di "personaggio letterario all'italiana"... anche perchè parliamo di un film, in questo caso. Accanto a Dante abbiamo Boccaccio, accanto a Pinocchio abbiamo Giamburrasca, accanto all'Adelchi abbiamo Bertoldo. Appunto, abbiamo un patrimonio letterario di tutto rispetto, una tradizione culturale ampia e variegata: questo, in linea di massima, era ciò che volevamo sottilineare. Solo per arrivare a dire che prendere ispirazione dalla nostra letteratura non è "un di meno" ma un arricchimento anche per il genere fantastico. Però, si può aggiungere una considerazione: il fantasy italiano umoristico, per esempio con un Brancaleone protagonista, non lo vedo ancora maturo.

» postato da anto73 alle 03:41 del 17-04-2009

40 «A me, che sia med-fantasy, high-fantasy o quelchevolete-fantasy non importa. M'importa che sia ben scritta e solida, realistica, credibile, con quel pizzico di sense of wonder che non guasta mai e che, in fondo, è una delle armi più affilate che il genere ha.» Sto seguendo da giorni questa interessantissima discussione senza trovare lo spunto di aggancio o il momento di intervenire. In generale concordo con la posizione espressa da Andrea: va benissimo, per amor di discussione, di "ispirazione", per aprire nuovi spazi, chiacchierare dei vari contesti in cui si puo' ambientare un'opera, di situazioni, di personaggi, di ambienti piu' o meno congeniali alla nostra natura e vita quotidiana. Va benissimo, nella misura in cui puo' allargare gli orizzonti e magari suggerire risvolti e prospettive inaspettate e, perche' no, innovative e vincenti. Un po' meno bene se diventa un qualche recinto in cui autorinchiudersi. Mi pare non sia questo il caso, come e' stato abbondantemente precisato negli interventi. Personalmente, il genere, qualsiasi genere, mi sta stretto, da sempre. Figurarsi quanto amo i sottogeneri e le sottoclassificazioni, io che gia' capisco poco le guerre e i distinguo tra fantascienza e fantasy. Di solito se leggo, e per estensione se scrivo, (o almeno ci provo) mi piace trovare qualcosa che mi interessi e mi colpisca, vuoi per l'intreccio o il modo in cui e' sviluppato, vuoi per i personaggi, vuoi per l'ambientazione. Se oltre a interessarmi e rivelarsi una lettura piacevole, ha in se' anche qualche elemento innovativo o un risvolto piu' profondo, che lascia una traccia, meglio ancora. Ma per me, parlando adesso da scrittrice, prima vengono l'idea e i personaggi e tutto quanto vi ruota intorno, poi l'ambientazione, che e' un po' come il vestito che ci si mette in funzione dell'occasione, elegante, sportivo, da pioggia o da bel tempo. Credo che non riuscirei proprio a partire dal contesto per poi pensare alla storia. Meccanismo personale, eh. Permettetemi una piccola, piccolissima autocitazione per esemplificare, e poi sto brava. :wink: A me interessava approfondire l'idea di un mondo dove vi fosse parita' dei sessi e liberta' sessuale, grazie anche all'aver risolto il problema delle gravidanze indesiderate. Ebbene, anziche' andarmi a impegolare in ambientazioni future o improbabili utopie, ho preferito piazzare tutto questo in una societa' di tipo medioevale, che per il resto e' cupa e ingiusta e violenta e socialmente stratificata. L'ho fatto perche' semplicemente mi andava cosi'. Non saprei dare altre giustificazioni piu' razionali.

» postato da dued alle 09:11 del 17-04-2009

41 Compredo quanto dici, Dued, la mia idea di MedFantasy non è quella espressa nell'articolo a cui è dedicato questo topic, spero di poterla mostrare in giro quanto prima ora che ha raggiunto una sua certa maturità, ecco... Su due punti da te toccati, mi urge di erutttare delle considerazioni: Sui generi: chiedo venia, spero nessuno si offenda, ma quale "cultura" dei generi abbiamo noi in Italia? La letteratura di genere è sempre stata discriminata in questo nostro paesaccio troppo legato a Croce. Da noi o si fa "Arte" o si muore. Per questo ogni genere che è stato via via importato dall'estero (Poliziesco, Fantascienza e ora Fantasy) ha subito anni d'ambientamento "nell'angolo" in cui è stato spinto dai signori letterati delle mie ciabatte sfondate che, per quanto storicamente possano dichiararsi gramsciani, sempre crociani (e schifosamente elitari) restano. Quante volte è stato dichiarato "morto", "superato", "costrittivo" un qualsiasi genere? Anche per la letteratura d'investigazione, la si dava per bollita da noi, prima che arrivassero i commissari regionali, alla Montalbano per comprenderci. Ora, lo ripeto dopo tante volte che l'ho già affermato, un genere è un vestito! E' la forma esterna, non il nocciolo, il nucleo, la tematica di cui può trattare! Per questo nascono le migliaia di sottogeneri diversi, non per altro! Per questo i generi sono creature vive capaci di rinnovarsi sempre (a patto che il sistema editoriale non decida, dall'alto, d'imbolsire, ingabbiare la produzione promuovendo solo e sempre un solo tipo di narrazine di genere, perché momentaneamente più redditizia) Lo so, il docente universitario esclamerà: "Ma è vero: la narrativa di genere è pseudoletteratura!" E io dico che se vogliamo continuare la nostra discesa sociale nello sciacquone da Antico Regime, possiamo continuare benissimo così. In alternativa, ci si potrebbe ricordare che l'acculturazione diffusa è democratica, non l'elitarismo dei quattro intellettuali gli unici capaci di capirsi... Il genere è democratico, spiacente. Il secondo punto su cui ti rispondo, Dued: Ma Benissimo! :D Hai appena citato una delle tematiche (delle varie e tantissime) che andrebbero benissimo, che sarebbero proprie a un MedFantasy. Med, Mediterraneo, non è forse lungo le coste del Mediterraneo che sono approdati o nati i grandi monoteismi da cui sono nate le vulgate sulla moralità sessuale? Discuterne, sviscerare la nostra visione in merito è tutto fuorché alieno al MedFantasy. Ragazza, stanne certa, sei a casa! :wink:

» postato da un muspeling alle 09:32 del 17-04-2009

42 « Su due punti da te toccati, mi urge di erutttare delle considerazioni: Sui generi: chiedo venia, spero nessuno si offenda, ma quale "cultura" dei generi abbiamo noi in Italia? La letteratura di genere è sempre stata discriminata in questo nostro paesaccio troppo legato a Croce. Da noi o si fa "Arte" o si muore.Il genere è democratico, spiacente.» Qui con me sfondi il colosseo, altro che una porta aperta. Da quando bazzico certi ambienti, ed e' un bel po', li vedo ghettizzati, discriminati, isolati, e anziche' reagire compatti a tutto questo, che si fa? Si litiga spesso e volentieri fra di noi, fra persone, gruppi e conventicole, si rivendicano distinguo di lana caprina, ci si ostacola. Non mi riferisco, sia ben chiaro, alle persone che sono qui o a questa discussione, ma ad altre situazioni, specie pre-internet. Qui siamo gia' un bel po' avanti. Mentre dall'altra parte la cultura "alta" , con poche eccezioni, tipo la Lipperini gia' citata in discussione, continua sdegnosa con il suo snobismo e la sua torre d'avorio sempre piu' erosa dalle fondamenta. E intanto, il moloch della non cultura, dell'ignoranza crassa e dominante che ha invaso questo paese se ne frega di questi distinguo e continua a divorarci entrambi, generi e non generi, culture e sottoculture. Occorrerebbe reagire compatti. Invece troverai sempre tanti personaggi professorali che storcono il naso pieni di prevenzione, e dall'altra parte altri che litigano e si chiudono ancor di piu' in orticelli minuscoli. Io a tutto questo mi sono sempre opposta e mi opporro', nel mio piccolo. « Il secondo punto su cui ti rispondo, Dued: Ma Benissimo! :D Hai appena citato una delle tematiche (delle varie e tantissime) che andrebbero benissimo, che sarebbero proprie a un MedFantasy.... Ragazza, stanne certa, sei a casa! :wink:» Ne avevo il sospetto. :wink: In effetti, mi ritengo fortemente influenzata, anche in modo inconscio, dalla cultura in cui sono cresciuta. La religione vi rientra, e certo vi rientra in modo diverso da quello che puo' avere assorbito un anglosassone.Pero' sono d'accordo anche con un altro argomento di un post di Andrea, quello della globalizzazione anche culturale per cui, volenti o nolenti, siamo esposti a molte piu' contaminazioni e suggestioni. Infatti nel romanzo che dovrebbe uscire a breve ho inserito anche una parte con ambientazione molto piu' "orientaleggiante", perche' mi ispirava cosi'. Cercando appunto sempre di inglobare suggestioni e rielaborarle, piu' che di inserire ambienti reali.

» postato da dued alle 10:27 del 17-04-2009

43 Sempre sui generi: Allora concordiamo e, tranquilla, io leggo e mi piace anche la Fantascienza, l'Horror e il Fantastico puro, non tutto, non sono un onnivoro ma non lo sono nemmeno per il Fantasy, quindi! :wink: E' per la presenza e persistenza negli atteggiamenti autolesionisti di molti soloni che, come poco fa, prendo la tangente e mi metto a parlare in quel modo, non si sa mai che qualcuno sia "all'ascolto"... :D Sulla globalizzazione: Ho una risposta anche a quel punto, ma sta in articolo, perciò dovremo attendere che esca! :wink:

» postato da un muspeling alle 10:53 del 17-04-2009

44 Se per questo abbiamo pure la Gerusalemme Liberata.. ma diciamoci la verità al di la di posizioni ortodosse, esistono veramente pochi lettori in grado di recepire il nostro medioevo attraverso canali eroici (Esattamente nello stile e negli intenti di tutte quelle opere che citi tu). Per questo proponevo il modello Brancaleone.. poichè anzitutto è un elemento di novità vero sul panorama fantasy ed è dichiaratamente italiano (e forse non tutti lo ricordano ma all'epoca fu un successo europeo). E poi non è fantasy umoristico del quale nel nostro panorama nostrano non siamo capaci se non a livello parodistico (chi ricorda invece Terry Pratchett?), ma nobilitare la nostra tradizione picaresca e bocciana e riportarla in vita! Su Geshwa non mi soffermo, la polemica l'hai voluta vedere tu. Io sostenevo in contrasto alla cristianità che traspare dal romanzo, l'estrema secolarità della nostra società e del nostro ethos (nonostante poi si sia sempre in chiesa a battersi il petto). Poi a fronte di molte recensioni positive sul romanzo (molte delle quali anche su questo sito) non credo che un opinione possa contare granchè, quindi rilassiamoci!

» postato da (Giuseppe D'Adamo) alle 11:40 del 17-04-2009

45 Mi trovate perfettamente d'accordo sul discorso dei generi. Per natura, io il genere non so cosa sia! Per me già suddividere tra fantasy e fantascienza è un creare suddivisioni che sono utili solo per orientare qualcuno che ha bisogno di essere orientato, e basta! @Giuseppe D'Adamo: se ho visto polemica dove non c'era, chiedo scusa. Però non capisco che c'entri il cristianesimo con quanto si è detto nell'articolo. Dici estrema secolarità della nostra società? Non sono poi così d'accordo. Il cristianesimo è molto più profondo di quanto non si immagini e permea il nostro modo di pensare. C'è uno scrittore, Giuseppe Genna, che una volta mi ha detto che secondo lui addirittura il fantasy è "per definizione" nascente dal misticismo cristiano. Ora, non sono totalmente d'accordo con questa affermazione, ma in parte incontra la mia condivisione. Fabrizio

» postato da guardia alle 13:27 del 17-04-2009

46 «Mi trovate perfettamente d'accordo sul discorso dei generi. Per natura, io il genere non so cosa sia! Per me già suddividere tra fantasy e fantascienza è un creare suddivisioni che sono utili solo per orientare qualcuno che ha bisogno di essere orientato, e basta! Fabrizio» Non sono del tutto d'accordo, Fabrizio ^__^ Una cosa è non gradire classificazioni un'altra è pensare che non esistano. Personalmente non dò molta importanza ai generi, mi piacciono le "cose" ibride, e credo che per prima venga l'ispirazione dell'autore; però a volte si usano definizioni per una necessità di comunicazione. In questo senso esistono i generi, imho, che sono peraltro schemi virtuali fatti a posteriori, e come tali devono essere considerati. Io sostengo, rifacendomi a Mièville: "il fantastico travalica continuamente i propri confini". E, aggiungo, i confini hanno un motivo estemporaneo, e sono utili a seconda di come vengono usati.

» postato da Kinzica alle 13:40 del 17-04-2009

47 « Ma per me, parlando adesso da scrittrice, prima vengono l'idea e i personaggi e tutto quanto vi ruota intorno, poi l'ambientazione, che e' un po' come il vestito che ci si mette in funzione dell'occasione, elegante, sportivo, da pioggia o da bel tempo. Credo che non riuscirei proprio a partire dal contesto per poi pensare alla storia. Meccanismo personale, eh. » Assolutamente condiviso dal sottoscritto. :wink: Ma questo non contraddice in nessuna maniera lo spirito dell'articolo redatto da Fabrizio, Antonia e Francesca, né l'apprezzabile lavoro di recupero di tradizioni nostrane al servizio di un background narrativo. Fintantoché non passa il messaggio (come non è, per chiara ammissione, nelle intenzioni degli autori) che se in Italia non va così, allora parliamo sempre e comunque di mero scopiazzamento.

» postato da LotharB alle 15:27 del 17-04-2009

48 ««Mi trovate perfettamente d'accordo sul discorso dei generi. Per natura, io il genere non so cosa sia! Per me già suddividere tra fantasy e fantascienza è un creare suddivisioni che sono utili solo per orientare qualcuno che ha bisogno di essere orientato, e basta! Fabrizio» Non sono del tutto d'accordo, Fabrizio ^__^ Una cosa è non gradire classificazioni un'altra è pensare che non esistano. Personalmente non dò molta importanza ai generi, mi piacciono le "cose" ibride, e credo che per prima venga l'ispirazione dell'autore; però a volte si usano definizioni per una necessità di comunicazione. In questo senso esistono i generi, imho, che sono peraltro schemi virtuali fatti a posteriori, e come tali devono essere considerati. Io sostengo, rifacendomi a Mièville: "il fantastico travalica continuamente i propri confini". E, aggiungo, i confini hanno un motivo estemporaneo, e sono utili a seconda di come vengono usati.» Esattamente, questo è il punto fondamentale, secondo me: l'hai detto bene, schemi virtuali fatti a posteriori, e come tali devono essere considerati. E' vero che possono servire per comunicare con maggior chiarezza, tuttavia mi sento di dire che - per esempio - i generi misti possono creare spaesamento o essere poco apprezzati proprio per questo motivo: ci si aspetta che una cosa sia così e non in altro modo, ma penso che questo possa andare a detrimento della libertà espressiva e dell'immaginazione per chi considera la immediata comprensione da parte dei lettori un punto fondamentale. In che senso? Ci sono dei lettori che non riescono ad apprezzare un romanzo o uno scritto che commistiona i generi innanzitutto perché non sono in grado di incasellarlo. Esattamente questo, secondo me, è il rischio di continuare a parlare di generi. Il genere è utile per poter comprendere, in sede di riflessione culturale, con cosa si ha a che fare, ma se diventa un occhiale per il lettore, il più delle volte può creare problemi. E' per questo motivo che ho tenuto subito a chiarire che quando "io" parlo di "fantasy di ambientazione mediterranea" non intendo un genere (cosa peraltro assolutamente lecita e possibile per altri) ma solo una modalità espressiva che parte dal tipo di background culturale che un autore si porta dentro, per lo più in maniera consapevole.

» postato da guardia alle 16:11 del 17-04-2009

49 « Esattamente, questo è il punto fondamentale, secondo me: l'hai detto bene, schemi virtuali fatti a posteriori, e come tali devono essere considerati. E' vero che possono servire per comunicare con maggior chiarezza, tuttavia mi sento di dire che - per esempio - i generi misti possono creare spaesamento o essere poco apprezzati proprio per questo motivo: ci si aspetta che una cosa sia così e non in altro modo, ma penso che questo possa andare a detrimento della libertà espressiva e dell'immaginazione per chi considera la immediata comprensione da parte dei lettori un punto fondamentale. In che senso? Ci sono dei lettori che non riescono ad apprezzare un romanzo o uno scritto che commistiona i generi innanzitutto perché non sono in grado di incasellarlo. Esattamente questo, secondo me, è il rischio di continuare a parlare di generi. Il genere è utile per poter comprendere, in sede di riflessione culturale, con cosa si ha a che fare, ma se diventa un occhiale per il lettore, il più delle volte può creare problemi. E' per questo motivo che ho tenuto subito a chiarire che quando "io" parlo di "fantasy di ambientazione mediterranea" non intendo un genere (cosa peraltro assolutamente lecita e possibile per altri) ma solo una modalità espressiva che parte dal tipo di background culturale che un autore si porta dentro, per lo più in maniera consapevole.» Ovvio che un lettore ha i suoi gusti e sceglie in base ad essi. Non si può accontentare tutti, e nemmeno si deve, io credo. Un lettore deve essere libero di muoversi tra i generi. Ma nel momento stesso in cui tu dici "fantasy di ambientazione mediterranea", poni le basi di un sottogenere. Con molte limitazioni, anche, per chi legge solo la definizione e non si ferma a pensare sul suo effettivo significato. Si potrebbe intendere: ambiento a Pian del Quercione e ci metto la corte Unseelie. Comunque, la tua scelta di puntare sull'ambientazione è più che legittima, come lo è quella di qualsiasi autore, anche se nel tuo romanzo ho trovato elementi fantasy che vanno oltre. Poi, che tu possa trovare la definizione Med fantasy troppo restrittiva, non lo discuto. Ma tu hai fatto una cosa molto simile, che imho differisce nelle parole e non nel contenuto. Ci sarebbe anche da vedere cosa è per te esattamente l'ambientazione, ma non voglio andare troppo sul sofistico. :wink: In ogni caso, l'ambientazione mediterranea è un'interessante via sperimentale, imho.

» postato da Kinzica alle 22:23 del 17-04-2009

Puoi continuare la discussione sul forum

Commenta questo articolo

Sei già registrato?
Inserisci DelosID e password

Hai dimenticato la password?

Registrati ora!

Non sei registrato?
Inserisci nome, cognome e email

Il commento verrà inserito anche nel forum di questo sito. L'indirizzo email à obbligatorio ma non sarà pubblicato né memorizzato. Commenti anonimi o con nomi falsi saranno cancellati.