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La saga dei Mitago di Robert Holdstock
La regione sconosciuta (Lavondyss, part second) 1988

Sono anni che Tallis viaggia insieme a Scathach dentro Ryhope Wood, alla ricerca del fratello, ma si è persa, e il nucleo della foresta pare sempre più lontano. L’unica sua speranza è trovare consiglio presso il padre del ragazzo, un ex collaboratore di Huxley rimasto intrappolato anche lui nel bosco. Sarà lui a rivelarle che la causa del suo girovagare è la perdita di una delle sue maschere; per avere una speranza di raggiungere il Lavondyss Tallis dovrà ricostruirla, ma questo certo non basterà: diversa è per ognuno la strada che porta al nucleo, alla prima foresta. Una strada che attraversa sia la vita sia la morte.
Questa storia in due volumi si definisce certo come la più grande della saga: molto inquietante, i contorni della realtà si fanno sfumati, rendendo impossibile distinguere tra ciò che è vero e ciò che è sogno. L’influenza della foresta di Ryhope si amplifica fino a racchiudere in sé anche la ‘normalità’, che appare quasi ottusa di fronte a quello che è invisibile a tutti tranne che a Tallis che, attraverso maschere particolari, si stacca dall’ignoranza degli altri. I manufatti da lei usati altro non sono che il mezzo per raggiungere talune aree del suo inconscio, inconscio che si manifesta nelle creature che abitano Ryhope Wood.
Particolare è inoltre il legame con le storie che Tallis racconta: in La foresta dei Mitago i protagonisti sono coinvolti in storie già esistenti, qui esse vengono da un passato remoto, dal fulcro stesso del nostro inconscio collettivo, eppure la protagonista non si limita a raccontarle.
Indirettamente le crea.
Qui naturalmente risiede un paradosso enorme: com’è possibile che crei qualcosa che risale agli albori dell’umanità? Che sia la causa di qualcosa che le viene donato da altri?
Dal punto di vista del racconto, questo accade perché il Lavondyss è al contempo centro dell’inconscio e della storia dell’individuo, e punto in cui si raggiunge l’inizio stesso della coscienza e della storia umana. Quindi Tallis, raggiungendo il nucleo di Ryhope Wood fonde se stessa alla storia, andando oltre il comune concetto di tempo e mischiando definitivamente il proprio inconscio a quello collettivo.
Insomma, non solo nessun individuo può esistere senza il passato — il che è abbastanza ovvio — ma non può nemmeno sperare di conoscere se stesso — raggiungere il Lavondyss, nella storia di Holdstock — senza conoscere il passato dell’umanità e soprattutto ciò che esso ha desiderato e sognato. Tallis quindi, quando influenza le storie che le verranno insegnate, non va vista come Tallis individuo, ma semplicemente come coscienza, coscienza che non appartiene ad un singolo né a un tempo, ma che è ovunque, sempre, in tutti ed è tutti. Ne consegue perciò che in realtà non è la ragazzina in sé a fare tutto ciò, ma la matrice che è in lei.
Allo stesso modo quello che siamo, sappiamo e sogniamo, le nostre storie sono frutto di altri uomini vissuti secoli, se non millenni fa, di cui però conserviamo ancora un frammento fondamentale che è parte integrante di noi.
Il tempio verde (The Hollowing)

Ma un amico di Tallis, Alex Bradley, credeva a ciò che diceva, ed era convinto che il signor Keeton fosse realmente in grado di vedere la figlia attraverso la maschera che le cadde il giorno in cui se ne andò di casa. Per questo il giorno della morte dell’uomo aveva deciso di provare anche lui, cadendo subito dopo in uno stato di completa catalessi, in seguito alla quale pochi furono i mesi che lo separavano da una fuga precipitosa e dal ritrovamento delle sue ossa.
Ma le cose sono andate veramente così?
Passano otto anni, è il 1968, e il padre di Alex, Richard, viene contattato da un gruppo di scienziati che vive e studia Ryhope Wood, che gli comunicano un’importante notizia: Alex è vivo.
Lo schema della vicenda non è essenzialmente diverso da quello delle altre due storie, il che forse lo rende leggermente monotono; bisogna dire che, però, la particolarità del contesto rende fondamentale non gli avvenimenti, ma la loro finalità e le immagini che scaturiscono dalla foresta.
In questo caso le immagini sono frutto della mente di un ragazzino, il che conferisce una certa originalità all’ambientazione. Altro tratto particolare è la visione di un mondo soprannaturale attraverso la scienza: gli individui che contattano Richard sono scienziati e storici che cercano di dare un senso agli avvenimenti di Ryhope Wood, e vorrebbero farlo utilizzando la razionalità, cosa che non riesce completamente. Ne consegue quindi che si trovano prima ad affidarsi anche a un lato più irrazionale — ma neanche questo sortisce pienamente effetto — poi a essere risucchiati dalla foresta, senza via di fuga.
Forse la razionalità non è l’unica — né la più efficace — fra le strade che portano alla comprensione della mente umana.
Commenti
2 Edoardo quello che dici è corretto, alcuni personaggi sono rievocati nel secondo libro, così come in quelli seguenti, i protagonisti però sono diversi..coloro sui quali era stato in precedenza puntato il riflettore diventano solo ombre sullo sfondo. Forse il senso delle parole dell'artico era questo...
Cmq complimenti per come hai bene in mente i fili della trama
E' una saga che adoro ma a volte mi ci perdo... ![]()
» postato da Tigana alle 22:43 del 25-05-2008
3 «Cmq complimenti per come hai bene in mente i fili della trama
quote]
Mi accodo ai complimenti...
anche io faccio un casino....
» postato da Castalia alle 09:15 del 26-05-2008
4 Volevo solo ringraziare Lucia per questo splendido articolo (con 3 anni di ritardo, ma questi sono i miei tempi
... ). Non mi stancherò mai di ripetere che Holdstock, qui da noi, è un autore troppo poco conosciuto e le sue opere, ahimè, alquanto sottovalutate (forse in parte per il non proprio impeccabile lavoro di traduzione). I suoi libri sono quelle rare perle nel campo letterario che hanno il potere di cambiare il lettore e la sua visione del mondo (in meglio, ovviamente). Tante cose sono successe in questi ultimi 3 anni, tra le quali la pubblicazione in lingua originale di "Avilion", l'ultimo regalo di R.H., e la sua prematura dipartita per le terre dei mythago.
» postato da (Tallund ) alle 17:38 del 10-05-2011
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1 vorrei solamente esprimere un disappunto verso una cosa che ho letto nell'articolo... vi è scritto che i personaggi del secondo libro di Holdstock, Lavondyss, non hanno niente a che fare con quelli del primo. In realtà proprio il fratello di Tallis, Harry Keaton, è l'aviatore in motocicletta che entra nella foresta con Steven, nel primo libro, la foresta dei Mitago. Nel secondo e nel terzo volume, Tallis trova segni di lui all'interno della foresta ( i totem con particolari segni che Tallis poi interpreta e svela come manifestazioni dello sfregio che suo fratello ha sul viso, trasportati nelle immagini di sua creazione al suo passaggio). Nel primo libro Harry accompagna misteriosamente Steven nel bosco, ma lo lascia ancor più incredibilmente. Nel testo sono seminati indizi del suo viaggio durante la guerra in una foresta simile a quella di Ryhope, in cui lui ha trovato una sorta di paradiso terrrestre, che poi è ciò che rappresenta Lavondyss( Avalon, Lyonesse, l'Eden...). Per questo lui abbandona il sentiero in comune con Steven per seguire la propria strada, alla ricerca della soluzione per la sua cicatrice, che 'intacca la sua intera psicologia, i suoi dubbi e tutta la sua storia.
» postato da (Edoardo Segato) alle 14:23 del 25-05-2008