Jari Lanzoni: colui che domò i Draghi

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Quali autori ti fanno da "guida"? Cosa leggi abitualmente?

Mi riesce facile identificarli, li trovate un paio di risposte qui sopra. Ma in realtà quando penso ad un racconto cerco di ispirarmi per la scelta di parole e per il modo di usarle all’autore che più mi sembra idoneo. Se sto scrivendo secondo il punto di vista di un personaggio, ferito, avvelenato o dai sensi sconvolti mi vengono in mente le vignette e i testi del fumetto “Spider-Man: Torment” di McFarlane, o il “Daredevil: Born Again” di Miller. Se invece la sensazione che voglio dare è di freddezza, di qualcosa di asettico, penso ai capitoli della RACHE di Evangelisti, allo stile di Palahniuk nelle descrizioni più spietate, o a quelle di Lucarelli in “Scena del Crimine”. Sono solo esempi, ma fanno capire come lavoro.

 

Le mie abitudini dipendono da ciò a cui sto lavorando in quel momento, purtroppo.

Che libro hai in questo momento sul comodino?

In questo momento la mia priorità è un saggio sul trattato “Dell’Arte di Scrimia” del bolognese Giovanni dalle Agocchie (informazioni a questo link), ragion per cui il mio comodino pullula di trattati quali “L’Arte della Guerra” del Macchiavelli, “L'arte di Ben Maneggiare La Spada” Di Francesco Alfieri, o “L'Opera Nova” di Achille Marozzo. Insomma, non è un momento di svago…

Per concludere, vuoi darci un consiglio di lettura?

Fiabe Irlandesi, di James Stephens. C’è tutto. Davvero tutto.

Scrivere

Quando hai scoperto, e come, che avevi qualcosa da dire, che sentivi la necessità di scrivere? E quando hai iniziato e su quali argomenti? Quale è stato il percorso che hai affrontato prima di veder pubblicato un tuo romanzo? Hai ricevuto molti rifiuti?

Credo di aver capito che avevo qualcosa da dire quando ho iniziato a scrivere le idee per le avventure dei giochi di ruolo, in cui volevo evitare di trasporre banalmente le trame dei romanzi che leggevo e quindi cercavo di personalizzarle, di renderle uniche, iniziando i primi processi creativi complessi che stanno alla base della narrativa organizzata. Quella dannata scatola rossa aveva fatto effetto…

 


Da sinistra, Luca Volpino (sullo sfondo), il nostro Salvatore Proietti e Jari Lanzoni
Quando avevo sedici anni iniziai a frequentare un corso di fumetti a Forlì, tenuto da Davide Fabbri e Guglielmo Signora, un’esperienza fantastica che mi ha fornito i primi strumenti. Verso i vent’anni iniziai a scrivere fantasy come tutti i giocatori di Dungeons&Dragons, poi mi spinsi sull’horror, poi la fantascienza. Mi incoraggiò molto la fidanzata che avevo in quel periodo, e l’ingresso nella straordinaria mailing list Eymerich di Valerio Evangelisti, altra figura di grande stimolo. Il percorso è stato quello di tutti: concorsi, concorsi, fallimenti, successi, concorsi, concorsi, etc etc… nulla di particolare.

 

Sì certo come tutti gli autori ho ricevuto la lettera che dice “ci dispiace ma…”.

Come e quando nascono le idee per i tuoi romanzi e da quali esigenze sono mossi? Da dove “nascono” le tue storie? Da dove i tuoi personaggi?

Non ho una risposta unica. Sono tutte situazioni diverse. Per un racconto lungo che dovrebbe essere pubblicato a fine anno dovetti progettare la storia, non fu spontanea, altre nascono da rielaborazioni dei concetti basilari di serie semplici come l’idea (ho scritto solo il soggetto per ora) di un romanzo di fantascienza come scusa per scrivere di Robottoni degli anni ‘70. I personaggi nascono in base alle esigenze della storia a meno che non me li sia immaginati.

Antico e sempre attuale dilemma: pensi che scrivere sia dote innata o che si possa imparare, anche con le "nuove tecniche di scrittura"?

Avendo vissuto solo la mia vita ignoro se qualcuno ha una dote innata, io no di certo: ho solo la voglia e la necessità di raccontare le storie che mi immagino e quindi ho bisogno tutt’ora dei mezzi per farlo, e quelli si acquisiscono con il tempo e la fatica. Le tecniche si possono studiare ma io credo che occorra il sano “artigianato”.

Sei uno scrittore lento o veloce, meditativo o istintivo? Tecnica a macchia di leopardo o disciplinato con ruolino di marcia? Imbrigli i personaggi o lasci che siano loro a decidere quale percorso deve seguire la vicenda?

Dopo l’esperienza dei manuali della serie Il Mondo di Eymerich e nella mia attuale fase di


Jari Lanzoni... e un losco figuro. ingrandisci
studio per il saggio mi ritrovo a progettare i miei lavori in maniera maggiormente ordinata, ma la scrittura di getto la trovo più congeniale, più affine al mio stile.

 

Nel romanzo fantasy di cui parlo sotto sto definendo per la prima volta i personaggi uno dopo l’altro e l’idea che mi sto facendo di loro mi spinge a notevoli cambi nella vicenda. Alcuni sono persone che conosco, altri rappresentano personaggi vari che mi hanno catturato nelle letture degli ultimi anni.

 

Mi divertii particolarmente scrivendo il racconto I Maestri d’Arme — Mater Manus (reperibile sul sito www.lastrategiadellariete.org), seguito di un romanzo tutt’ora in fase di revisione, dove una coppia di maestri d’arme era rappresentata da Evangelisti (nel ruolo del disumano Andrea Valentini) e Altieri (l’umorale e impulsivo Giacomo di Grassi).

Come è nato Domatori di Draghi? E a cosa stai lavorando ora?

Si tratta del plot di un fumetto rimasto a dormire nel mio pc per quasi 10 anni. L’idea, influenzata dal manga Berserk che all’epoca aveva ancora una trama cupa e tragica, era una situazione di conflitto tra due personaggi che non si doveva risolvere con la morte o la sconfitta diretta di uno dei due. Di recente ho avuto l’idea di un seguito diretto di quel romanzo, incentrato però sul personaggio di Rodel.

 

Al momento sto preparando un racconto, “L’Orco”, per una antologia fantasy. Dopo l’estate inizierò invece la prima stesura de “Le Ossa dell’Impero”, un romanzo fantasy che sto farcendo di stereotipi quali il Male, l’Eletto, l’Unico oggetto risolutore etc etc... proprio per giocarci e tentare un poco di ribaltarli.

Pensi che in Italia si possa vivere “solo” scrivendo fantascienza o fantasy?

Alcuni ci riescono, quindi la risposta presumo che sia “sì”.

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Autore: Luca Azzolini - Data: 13 maggio 2009

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Commenti

1 Quanti bei consigli in quest'intervista! Ma come si fa a non aprire la posta elettronica? :(

» postato da Irene Vanni alle 08:35 del 13-05-2009

2 Nooo, Cipì un produttore di killer seriali? <img src=:"> E' un classico imrpescindibile, dai! Non puoi distruggermi un mito ;)

» postato da Marina alle 22:24 del 13-05-2009

3 Bell'intervista e simpaticissimo Jari. Auguri per la tua carriera di spadaccino e scrittore. Ehi! Forse un soggetto per un fantasy...? Roberto

» postato da Roberto Paris alle 09:26 del 14-05-2009

4 Bell'intervista e simpaticissimo Jari. Auguri per la tua carriera di spadaccino e scrittore! :)

» postato da Roberto Paris alle 14:55 del 14-05-2009

5 ! Ho scoperto da poco il forum. Ringrazio tutti. :D

» postato da jarilanzoni alle 10:09 del 30-09-2009

6 Letto, mi è stato regalato per Natale (da tempo era nella wish list). Devo dire che mi ha positivamente sorpreso, specialmente nella capacità di sintesi che è dote rara negli scrittori fantasy di oggi. Ci sono ancora alcune spigolosità stilistiche che si limeranno sicuramente in futuro (per esempio un paragrafo ho dovuto rileggerlo due volte infilzando con la lancia di Dwyn alcuni aggettivi esuberanti :mrgreen:). Per il resto la storia si dipana con chiarezza e i salti temporali necessari per rientrare nel formato editoriale sono ben gestiti.

» postato da Palin alle 22:56 del 03-01-2010

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