Il fuoco della Fenice

Luca Azzolini, Il fuoco della Fenice - FANTASY - La Corte Editore - Labyrinth - 2009 - pagine 240 - prezzo 14,90 euro - giudizio: buono

Difficile giudicare un'opera prima senza rischiare l'indulgenza. Ma un libro disponibile in libreria al pari di altri, deve essere giudicato per quello che è a prescindere di questo fattore.

L'antefatto è la fuga precipitosa di una donna con sua figlia, nata da poco, fra le braccia.

La donna riesce a mettere in salvo la piccola, affidandola a un istituto per bimbi abbandonati. I misteriosi inseguitori della donna, una setta di fanatici del Sole, rimangono a bocca asciutta perchè non riescono a catturarla viva.

La piccola, chiamata Twilight, ma ribattezzata con il diminuitivo Twil, cresce nell'istituto e, poiché  albina e con gli occhi rossi, viene isolata per il suo aspetto.

Accanita nella sua persecuzione sembra essere la compagna Shaulah. Un giorno arriva nell'istituto il giovane Alcor. Ormai Twil ha poco più di 15 anni, ed è sicuramente attratta da questo giovane, suo coetaneo, che si rivela essere un ladro mutaforma, l'ultimo della sua razza.

Sfondo alle vicende dei ragazzi è la Città. L'unica città rimasta, estesa per una superficie incalcolabile. La Città è praticamente tutto ciò che rimane della civilizzazione. Il centro della città, i quartieri Alti, sono luminosi e lussuosi, con negozi pieni di merce e traffico di persone e veicoli. Più ci si allontana da tali quartieri più si avverte la decadenza, fino ad arrivare a sobborghi degradati, con palazzi abbandonati e baraccopoli. La popolazione è eterogenea, non solo umani, ma anche elfi, nani e tutto il pantheon di mitiche creature tipiche degli universi fantasy.

L'amicizia tra Alcor e Twil cresce, i due fanno fronte comune, sentendosi diversi tra i diversi, osteggiati dalla sempre più dispotica Shalulah.

Un giorno, per il compleanno di Twil, Alcor la convince a uscire dall'istituto. I due trascorrono la giornata fuori, in armonia, ma la sera, l'oscurità cala prima che riescano a rientrare. La città, popolosa durante il giorno, diventa silenziosa, buia e pericolosa di notte. I due vengono aggrediti da due creature. E' in questa occasione che Twil manifesta il suo potere, la capacità di dominare il fuoco del sole, diventando una fenice infuocata, che tutto distrugge intorno a lei.

 

Non è il lungo antefatto, è il racconto di quasi mezzo romanzo.

In realtà nonostante la foliazione ridotta l'inizio del romanzo non è molto scorrevole. Il primo capitolo sembra indugiare un po' più del necessario sulla madre di Twil. Sembra quasi di vederla salire ogni singolo scalino, di vederla svoltare ogni vicolo. Passato lo scoglio dell'antefatto, siamo già in compagnia dell'adolescente Twil.  Sappiamo che succederà qualcosa, ma non sappiamo bene quando.  La prosa diventa scorrevole, ma la vicenda si  comprime sui problemi esistenziali di Twil, adolescente problematica non solo perchè è problematico essere adolescenti, ma anche perchè esclusa tra gli esclusi. L'incontro con Alcor è un momento molto vivo. Una pagina che spicca tra le altre quasi come fosse disegnata o proiettata come in un film.  Altri momenti molto partecipati dall'autore sono i flashback sul passato di Alcor.  E' quindi innegabile che non solo Twil e Alcor sono i protagonisti del romanzo, ma che sono anche i personaggi meglio costruiti.

 

Gli antagonisti non rubano la scena, non la ruba mai la bulletta Shaulah, nè sembra chiaro lo scopo finale della Predicatrice, a capo della Setta che vuole impadronirsi del potere di Twil. Il nephilim è pura carne da cannone, la storia della letteratura o del cinema, è piena di killer con un minimo di caratterizzazione, in questo momento mi vengono in mente i taciturni Oddjob e Squalo dei film di Bond, non è questo il caso, trattandosi di un personaggio purtroppo senza spessore.

 

Dal momento della rivelazione del potere in poi, il romanzo diventa la storia di una fuga, anche non si avvia proprio subito dopo, c'è ancora qualche pausa introspettiva prima.

Il pregio di questa fuga è di non durare troppo. Se il romanzo sembra fermarsi molto sulle speculazioni  e sulle emozioni dei suoi protagonisti, in particolare sulle ansie e sulle insicurezze di Twil, è scorrevole nelle parti d'azione, che autori più "furbi" avrebbero fatto durare molto di più.

Ecco che quindi la parte di risoluzione dei misteri e di scioglimento dell'intreccio scorre velocemente, portando il lettore senza sforzo all'epilogo.

 

Il lettore però rimane con molte domande. Non tanto sulla trama, che risponde a poche semplici domande, ma sull'ambientazione complessiva.

La Città, immenso agglomerato dove si concentra la maggior parte dell'umanità, come vive realmente? Qual è la sua forma di governo? Quali sono gli stili di vita dei suoi abitanti?

Il romanzo risponde in parte a questi interrogativi, staccando nettamente lo sfondo dalla vicenda, non rendendo mai la Città una dei protagonisti.

E' un peccato. Non che l'idea del grande agglomerato urbano sia originalissima, da Metropolis a Trantor fino ad arrivare a Coruscant, di esempi del genere ce ne sono a iosa; ma avendo un contenitore ricco di potenzialità, sembra che queste siano rimaste nel cassetto dell'autore o nel suo computer. Magari per essere sfruttate in prossimi romanzi.

Lasciato libero dall'autore di speculare sulle origini della Città, il sottoscritto l'aveva immaginata come il futuro di quei mondi medievaleggianti di tanto fantasy, che dovranno pur un giorno evolversi dal punto di vista tecnologico. Ecco che quindi una città nella quale convivono uomini, elfi e nani aveva una storia alle spalle. In realtà l'autore ha inteso questa città come l'ennesimo futuro post-atomico, dove elfi, nani, fate e creature varie sono frutto della mutazione genetica. Quindi se in alcuni passi del romanzo, le trasformazioni di Alcor, per esempio, sembra che siamo nel terreno della Magia, l'interpretazione "autentica" dell'autore mi riporta nel dominio di una fantascienza "magica".

 

E' pur vero che una simile interpretazione dà più senso alla senzazione generale che questo romanzo debba molto ai Manga e all'opera di Miyazaki. Anche questa tesi è smentita dall'autore, che se è stato influenzato da queste fonti, lo è stato in modo involontario. Eppure sia nelle parti d'azione la struttura manga è evidente, come lo è nelle parti introspettive e sentimentali, intrise di quel sentimentalismo un po' retorico che però a noi della "Generazione Goldrake" non è mai dispiaciuto.

 

Il risultato finale è che il romanzo è scritto con una buona prosa, che bilancia le imperfezioni di una costruzione narrativa che poteva essere migliore, magari avendo un po' più di pagine a disposizione.

La scelta dell'autore di limitarsi nella foliazione è encomiabile, dato il proliferare di tomi "mattone" riempiti di nulla, ma è pur vero che se hai tanto da dire è meglio non riservarselo per dopo, ma sparare subito tutte le cartucce migliori.

Autore: Emanuele Manco - Data: 27 luglio 2009

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Commenti

1 Concordo sulla possibilità di distribuire agevolmente pagien in più, perchè il racconto se le sarebbe meritate davvero. L'ottimo background, seppur non originalissimo, è svelato quanto basta da far venire acquilina e nulla ci vieta di sperare in un seguito. Dopotutto le grandi storie sono piene di cose non dette. Lo scopo della predicatrice non mi semra così misterioso e vorrei anche aggiungere che a mio parere le pagine finali meritano la lettura e fanno indulgere ad alcune effettive fiaccaggini qua e là. Nel complesso secondo me da non perdere... e poi è piaciuto anche a mia moglie!

» postato da lab alle 22:06 del 27-07-2009

2 «Concordo sulla possibilità di distribuire agevolmente pagien in più, perchè il racconto se le sarebbe meritate davvero. L'ottimo background, seppur non originalissimo, è svelato quanto basta da far venire acquilina e nulla ci vieta di sperare in un seguito. Dopotutto le grandi storie sono piene di cose non dette. Lo scopo della predicatrice non mi semra così misterioso e vorrei anche aggiungere che a mio parere le pagine finali meritano la lettura e fanno indulgere ad alcune effettive fiaccaggini qua e là. Nel complesso secondo me da non perdere... e poi è piaciuto anche a mia moglie!» Seguiti intesi come prosecuzione degli eventi qui narrati, non credo. Oramai, con tutte le saghe che ci sono in giro aperte e in attesa di poter leggere i volumi conclusivi, sarei un matto a proporre una tortura del genere a un lettore: soprattutto considerato che questo romanzo ha un inizio e una fine. Però l'ambientazione è una delle mie preferite, e mi rendo conto che il mondo che ho accennato in questo romanzo ha ancora molti luoghi inesplorati, quindi, volendo, è molto più facile che io scriva un altro romanzo ambientato nello stesso mondo ma senza gli stessi protagonisti. Alla fin fine, un po' come è stato per la Saga di Darkover... :wink: Grazie lab, e a te e Signora per l'apprezzamento! :D Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 20:07 del 28-07-2009

3 Prego! Comunque intendevo proprio seguiti sull'ambientazione. Anche se ci sono ampi margini di manovra su protagonisti... chissà, un giorno, l'ispirazione.... :D

» postato da lab alle 21:01 del 28-07-2009

4 Sono contenta se ci saranno altri libri che esploreranno il mondo che l'autore ha creato, ci sono parecchi dettagli che meriterebbero un approfondimento maggiore e che alla fine del libro mi hanno fatto dire: voglio il seguito, il prequel, un'altra storia ambientata in questo mondo, qualsiasi cosa voglia scrivere l'autore sarà ben accetta. :D Mi piace inoltre l'idea di un autore di cambiare i protagonisti dei suoi libri, è una scelta coraggiosa, ma ha il pregio di ampliare la visione del mondo che ha creato, offrendo più punti di vista al lettore.

» postato da Sivrielle alle 21:51 del 28-07-2009

5 «Anche se ci sono ampi margini di manovra su protagonisti... chissà, un giorno, l'ispirazione.... :D » E chissà davvero, non do nulla per scontato. Ampi spazi da espolrare ci sono, popolazioni e luoghi non sfruttati in tutto il loro potenziale pure, vedremo! :wink: «Sono contenta se ci saranno altri libri che esploreranno il mondo che l'autore ha creato, ci sono parecchi dettagli che meriterebbero un approfondimento maggiore e che alla fine del libro mi hanno fatto dire: voglio il seguito, il prequel, un'altra storia ambientata in questo mondo, qualsiasi cosa voglia scrivere l'autore sarà ben accetta. » Grazie Sivrielle! L'ambientazione mi ha divertito un sacco: pensarla e immaginarla a quel modo mi ha permesso tanto ai fini narrativi. In effetti era molto ricca per un libro di 250 pagine, vero. Ma piuttosto che stancare con il solito tomone da 600, preferisco aver lasciato la voglia di scoprire altro che il contrario. :D «Mi piace inoltre l'idea di un autore di cambiare i protagonisti dei suoi libri, è una scelta coraggiosa, ma ha il pregio di ampliare la visione del mondo che ha creato, offrendo più punti di vista al lettore.» Be', anche a me piace come scelta. Esistono talmente tante varianti umane e non che, per mio gusto, marcare sempre sui soliti caratteri alla lunga deve diventare una noia incredibile prima di tutto per l'autore, e poi senza dubbio per i lettori. In questo, per fortuna, ringrazio ancora le mie letture Darkovane: MZB ha dato vita a centinaia di personaggi sempre diversi, e appassionandomi a quella saga ho trattenuto il senso per quel tipo di gusto narrativo. A mio avviso una fortuna. :wink: Grazie! Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 13:00 del 30-07-2009

6 Mi dispiace Luca, ma io non condivido le tue affermazioni. Sia un libro di 100 che di 1000 pagine deve avere una narrazione e un'ambientazione che non lasci nulla scoperto. Anche in una saga, il nucleo centrale della storia deve essere adeguatamente approfondito. Da quello che è emerso dalla recensione e dalle tue informazioni, questo non è avvenuto nè per l'ambientazione nè per i personaggi. Sbagli a pensare che potrai farlo nei prossimi libri. Sicuramente una buona storia deve essere approfondita nei dettagli ai fini narrativi, ma tali fini devono combaciare con ciò che lo scrittore svela. In poche parole, non si deve descrivere subito un mondo molto vasto quando la narrazione è delimitata rispetto ad esso, così come non si deve mai lasciare in ombra i personaggi importanti e relegarli a specifiche funzioni narrative. Specie se si scrive un high fantasy(che prevede la creazione di un mondo parallelo o alternativo)o un epic fantasy, o un medieval fantasy o un Sword and Sorcery(imparentato con i primi due fantasy). Tolkien ha approfondito passo per passo l'ambientazione della sua storia(ma anche C.S Lewis, G.R. Martin e altri scrittori di high fantasy), perchè era indispensabile alla comprensione delle vicende. Avresti capito le motivazioni dei personaggi, il ruolo dell'anello e il comportamento di certi popoli senza l'approfondimento culturale della Terra di Mezzo? Non credo. Sono diffidente nei confronti del tuo libro, ma voglio recensirlo perchè al mio blog mancano libri di fantasy italiani(a parte quelli di Licia Troisi che sto recensendo poco per volta). Forse la lettura mi farà cambiare idea.

» postato da meloth alle 21:14 del 08-08-2009

7 «Mi dispiace Luca, ma io non condivido le tue affermazioni. ....... Sono diffidente nei confronti del tuo libro, ma voglio recensirlo perchè al mio blog mancano libri di fantasy italiani(a parte quelli di Licia Troisi che sto recensendo poco per volta). Forse la lettura mi farà cambiare idea.» In effetti sarebbe necessario prima leggere e poi fare la recensione e dibattere sui vari punti, senza diffidenze ante quem. Luca non ha approfondito alcuni aspetti dell'ambientazione o dei personaggi ma è riuscito comunque a essere coerente e organico nel suo lavoro. Il che è già un punto a suo favore, IMO! :D

» postato da la vecchia strega alle 10:37 del 09-08-2009

8 Le recensioni servono a dare un'opinione più o meno obiettiva su di un libro. E io ho contestato le affermazioni di Luca, non il romanzo in se. Ma le parole di un autore dicono molto riguardo ciò che scrive

» postato da meloth alle 10:56 del 09-08-2009

9 Scusami, non avevo capito, fuorviata dalla tua affermazione « ....... Sono diffidente nei confronti del tuo libro, ...» Mi pareva che questo non fosse un buon punto d'inizio per leggere e recensire, quanto piuttosto un'occasione per fare le pulci al libro e all'autore. Ho letto il libro e ho espresso un mio modestissimo parere, aldilà delle considerazioni di Luca. :D

» postato da la vecchia strega alle 11:06 del 09-08-2009

10 «Mi dispiace Luca, ma io non condivido le tue affermazioni. » Liberissima. Vedo solo di ribattere punto per punto, spiegando il mio punto di vista: che noto non è stato afferrato al volo come invece immaginavo. «Sia un libro di 100 che di 1000 pagine deve avere una narrazione e un'ambientazione che non lasci nulla scoperto.» Credimi, tutto quanto era necessario ai fini narrativi l'ho riportato, forse senza eccedere, ma sono fermamente convinto ci sia tutto il necessario per il lettore: sia nell'ambientazione sia nella caratterizzazione dei personaggi. Che io poi abbia ulteriormente "vagato" nel mondo che ho ideato, resta qualcosa di piacevole che ho voluto fare in forma privata, ma nulla di più: se non l'avessi detto qui non credo avrei ricevuto la tua risposta. E che io conosca altre parti del mondo narrato nel Fuoco della Fenice, o meno, quanto era necessario per questo romanzo è stato eviscerato senza problemi di sorta da parte mia. «Anche in una saga, il nucleo centrale della storia deve essere adeguatamente approfondito. Da quello che è emerso dalla recensione e dalle tue informazioni, questo non è avvenuto nè per l'ambientazione nè per i personaggi. » Nelle mie affermazioni mi riferivo (mi sarò spiegato male), a zone, luoghi, regioni, non necessarie a questo volume (che ha tutti i crismi del caso), ma che in futuro, volendo, potrò se lo vorrò esplorare. L'esempio lampante che mi viene è – oramai a forza di citarla mi vien male – la Saga di Darkover. Prendi in mano le Foreste di Darkover o La Spada di Aldones, e vedrai che ai fini narrativi c'è tutto, ma che il mondo di Darkover è 10 volte più ampio di ciò che là venne narrato (e MZB esplorò quel mondo in 40 anni di carriera)... perché io non posso fare lo stesso? Ancora, la serie di Kushiel della Carey, il primo volume tratta di metà del mondo che l'autrice ideò, senza per questo che si siano sentite mancanze particolari. Forse ci siamo capiti male, ma questo intendevo. Resto comunque in buona compagnia. «Luca non ha approfondito alcuni aspetti dell'ambientazione o dei personaggi ma è riuscito comunque a essere coerente e organico nel suo lavoro. Il che è già un punto a suo favore, IMO!» Ecco, la vecchia strega ha riassunto bene il concetto. Alcuni aspetti non li ho ritenuti necessari "nel presente degli eventi", non posso fare spoiler, mentre (sarò testone) ma nella caratterizzazione dei personaggi, a oggi, non ho trovato una sola recensione in rete che mi faccia dire: è vero, questa cosa l'ho sbagliata. Sono molto geloso del carattere dei miei protagonisti, e delle "caverne" che scavo per loro, dove deposito memorie... :wink: «Sicuramente una buona storia deve essere approfondita nei dettagli ai fini narrativi, ma tali fini devono combaciare con ciò che lo scrittore svela. » Esatto! Questo è quello che ho cercato di spiegare nel mio precedente passaggio (e di fare nel mio libro), non pensavo di essere stato così nebuloso nello spiegarmi. Il resto delle tue affermazioni, su Tolkien e altri, e come hanno strutturato i loro mondi, le condivido. «Sono diffidente nei confronti del tuo libro, ma voglio recensirlo perchè al mio blog mancano libri di fantasy italiani(a parte quelli di Licia Troisi che sto recensendo poco per volta). Forse la lettura mi farà cambiare idea.» Lo spero, nel caso sarò ancora qui, sul mio blog, per mail o dove credi, per uno scambio di battute in diretta. :wink: Grazie, Luca

» postato da Edwin di Wytryn alle 12:29 del 09-08-2009

11 Lunedì vado a comprarlo, nella speranza che sia disponibile. Poi si vedrà :wink:

» postato da meloth alle 18:42 del 09-08-2009

12 «In effetti sarebbe necessario prima leggere e poi fare la recensione e dibattere sui vari punti, senza diffidenze ante quem. » Vecchia Strega, queste sono usanze superate. Come diceva Oscar Wilde: "non leggo mai i libri che devo recensire; non vorrei rimanerne influenzato" :P

» postato da spacechili alle 16:31 del 10-08-2009

13 ««In effetti sarebbe necessario prima leggere e poi fare la recensione e dibattere sui vari punti, senza diffidenze ante quem. » Vecchia Strega, queste sono usanze superate. Come diceva Oscar Wilde: "non leggo mai i libri che devo recensire; non vorrei rimanerne influenzato" :P» Grande saggio! <img src=:"> :DD <img src=:">

» postato da la vecchia strega alle 17:49 del 10-08-2009

14 Concordo che nel libro c'è quanto basta del mondo in cui la storia è ambientata per mandarla avanti bene. Sopra si parlava di Tolkien e di come necessariamente ha inserito il suo racconto in un contesto coerente e minuzioso ma adesso, per carità, alzi la mano chi,leggendo il SDA, non ha avuto la sensazione marcata di un certo nonsochè, un leggero amaro in bocca per volerne sapere di più. Il tale libro quante cose o luoghi non sono stati descritti? La stessa sensazione non l'ho mai avuta leggendo Brooks, ad esempio. L'ho avuta poco pure leggendo Dragonlance o altri. Nel libro di Luca invece il prurito è alto, segno che ha saputo dosare sapientemente le informazioni o che comunque ha reso interessante la sua "creatura", invece di essere un semplice sfondo di cartone funzionale al racconto. Bravo!

» postato da lab alle 00:20 del 13-08-2009

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