Mando e Grogu, protagonisti della serie che ha praticamente lanciato la piattaforma Disney+ nel mondo, arrivano al cinema, in formato IMAX.
In quest'ultima avventura, sono da subito impegnati a combattere dietro compenso contro i residuti del vecchio Impero, ingaggiati direttamente dalla Nuova Repubblica.
Ma subito si profila una nuova e pericolosa missione. La Repubblica ha stretto un patto con gli Hutt per ritrovare Rotta the Hutt, il figlio di Jabba The Hutt, erede del suo impero criminale. In cambio gli Hutt forniranno informazioni preziose su un pericoloso e importante ex generale imperiale ancora latitante.
A tal scopo la comandante Ward ha affidato il delicato incarico a Din Djarin, da sempre chiamato affettuosamente Mando, e al suo apprendista guerriero Grogu.
Su queste basi inizia un'avventura che porterà i due a numerosi scontri con truppe imperiali, mostri, bande criminali, a inseguimenti e scontri stellari che si susseggueranno quasi senza soluzione di continuità, alternati anche a incontri fortunati, insperati e benevoli alleati, in vari mondi e svariate ambientazioni. Insomma, il campionario tipico di Star Wars.
Veniamo subito alla note dolenti. Il ritmo narrativo. Se visivamente il film sembra concepito per il cinema, il respiro della storia scritta dal regista Jon Favreau, insieme al demiurgo del mondo di Star Wars Dave Filoni e a Noah Kloor sembra semplicemente quello di una serie di episodi proiettati uno di seguito all'altro, con i climax e i passaggi chiave posizionati dove dovrebbere essere in ogni episodio, e non dovrebbero essere in una reale sceneggiatura cinematografica. Un effetto simile ai film di montaggio, ottenuti dalla fusione di vari episodi di una serie TV, come si usava negli anni '70.
Si ha quindi l'impressione di assistere a una quarta stagione più corta (una quinta se si considera The Book Of Boba Feet parte di questa saga, visto che lì un episodio continuava la storia di Mando e Grogu), che a un'opera cinematografica.
E questo limite può anche inficiare l'interesse del pubblico. Se il film potrebbe essere gradito a chi ha seguito la serie, più difficile immaginare un interesse o una reale comprensione del film da parte di chi non l'abbia mai vista.
Dalle note di stampa abbiamo scoperto che inizialmente la quarta stagione di The Mandalorian avrebbe avuto una maggiore connessione con il resto dell'universo di Star Wars, in particolare con la serie Ahsoka. In virtù del passaggio a un film la produzione afferma di aver costruito una storia godibile a se stante, togliendo quei riferimenti.
L'operazione non appare del tutto riuscita. Anzi, sembra innegabile che, di quelle tre stagioni di The Mandalorian, nonché di un episodio di The Book Of Boba Feet, questo film sia la continuazione del percorso di evoluzione e crescita dei suoi protagonisti. Mando e Grogu in questo film rafforzano il loro legame padre/figlio, strettamente intrecciato con quello di maestro/apprendista, continuando un percorso pregresso del quale lo spettatore che guardi solo questo film non sa nulla, trovandosi immerso in medias res.
Altra nota di demerito sono gli incolori antagonisti del film. Se è vero che con un cattivo come Darth Vader nella saga di Star Wars l'asticella è altissima, è anche vero che nè i Gemelli Hutt né Lord Janu, interpretato dal caratterista Jonny Coyne, possono considerarsi all'altezza della media dei cattivi schierati nella saga del suo complesso. A maggior ragione nella serie nella quale il parametro di riferimento è il Moff Gideon interpretato da Giancarlo Esposito.
Nel film qualche sorpresa ci sarà dagli archi narrativi di Rotta the Hutt (in originale doppiato da Jeremy Allen White di The Bear), personaggio visto nelle serie animate scritte da Filoni (ma che in questo caso non è veramente necessario aver seguito), e da quello dell'intrepida comandante interpretata dalla leggendaria Sigourney Weaver, che sbarca in un altra saga dell'immaginario popolare dopo Alien, Ghostbusters e Avatar, con l'aria di divertirsi un mondo. Non posso dire altro, pena spoiler.
Onore al merito anche alle performance fisiche di Brendan Wayne che caratterizza Mando con le sue posture da guerriero e pistolero, e a Lateef Crowder che invece esegue spavaldo tutti gli stunt con un costume che, non sarà di vero acciaio, lo sappiamo, ma comunque non sembra affatto leggero. Pedro Pascal, prezzemolino di varie saghe e produzioni, lanciato definitivamente e paradossalmente proprio da un ruolo in cui la sua faccia appare sporadicamente (anche se il suo Oberyn Martell ne Il Trono di Spade bucò lo schermo), avrà comunque nei 130 minuti del film la sua occasione per mostrare il volto.
Se narrativamente The Mandalorian and Grogu non si differenzia molto dalla serie originale, per fortuna l'arrivo sul grande schermo, con molte scene in formato IMAX, ha comportato una messa in scena con più set ed effetti visivi reali della serie TV, anche se va detto che la serie si avvaleva già di effetti che al cinema non avrebbero sfigurato.
Orami siamo ben lontani dai tempi in cui le serie TV erano concepite per schermi molto piccoli e di scarsa risoluzione, il divario visivo tra molti schermi televivisi e quelli cinematografici (non IMAX) si è ridotto. La produzione ha quindi cercato di alzare la già alta asticella visiva della serie. E i risultati sono tangibili anche all'udito, con effetti sonori più avvolgenti e un efficace lavoro di ampliamento da parte di Ludwig Göransson delle sue già intriganti partiture musicali.
Il film merita la visione cinematografica e, seppur con i limiti narrativi sopra evidenziati, è una occasione divertente per andare al cinema per svagarsi.
Inoltre non è detto che Mando e Grogu non possano tornare sul grande e piccolo schermo più avanti. Se è vero che l'arco della serie su Disney+ è concluso, non è detto che non possano essere ospitati in altre serie. Inoltre un buon esito al botteghino di questo film potrebbe dare loro occasioni per altre avventure cinematografiche.



















