Delos Store
La libreria
del fantastico
Libri di fantascienza
Libri fantasy
Libri Delos Books
Urania - Editrice Nord
Fanucci - Usato
Collezionismo
Pagamenti con carta di credito, bonifico bancario o bollettino postale - Entra »
Ultimi libri recensiti
I giardini della luna

L'impero Malazan ha perso il suo Imperatore.
L'arcigna Surly, ex sottoposta, si è impossessata del potere, divenendo l'Imperatrice Laseen, nome che nella sua lingua madre significa “Signora del Trono”.
Il malcontento si sta però diffondendo rapidamente nell'Impero Malazan, per via dell'estenuante guerra espansionistica. Persino le legioni imperiali, sottoposte a continui massacri, desiderano ardentemente una tregua. Ma il dominio dell'imperatrice Laseen, sostenuta dai temibili sicari dell'Artiglio, rimane assoluto e incontrastato, e i suoi eserciti muovono alla conquista delle città ancora libere dal giogo imperiale. E proprio quando sembra vicina la capitolazione dell'ultima città a resistere, si mettono in moto poteri oscuri al di là di ogni immaginazione e gli dei stessi dovranno schierarsi nell'imminente lotta.
[Andrea D'Angelo]
Erano anni che non leggevo un romanzo fantasy che mi appassionasse a tal punto. Così, tanto per comunicarvi subito il mio entusiasmo per questo I giardini della luna di Steven Erikson.
Il mondo della narrativa fantasy è stato spesso tacciato di ripetitività, d’incapacità di rinnovamento, di estenuante emulazione del glorioso passato.
Sono d’accordo, tutto sommato. Ma per un motivo, se mi permettete, un po’ più sottile di quanto si blatera nei salotti della “cultura” italiana.
A ben leggere, ultimamente tutto ciò che si è visto di “nuovo” appartiene ad autori che strizzano l’occhio alla commistione di generi (il pluripremiato China Mieville con il suo Perdido Street Station, ad esempio) o allo storico (come George Martin, che nelle sue Cronache del ghiaccio e del fuoco si fa forte di un’ambientazione medievale nel senso più stretto del termine).
Ma il fantasy, quello puro, quello basato su un’ambientazione priva di compromessi e ammiccamenti, dov’è finito?
Nella saga di Steven Erikson (che l’Armenia ha importato in Italia con un triplo carpiato, dal momento che solitamente traduce Dragonlance e Forgotten Realms — ormai non proprio il top della gamma, non me ne vogliamo i fan di Raistlin & Co...). Tendenze di mercato, ché il fantasy tira anche in Italia, ma sicuramente operazione meritoria.
Fantasy puro, quindi, e di gran impatto, ricco di un’ambientazione caleidoscopica e sbalorditiva, animata da razze umane e non-umane che sono una gioia per il cuore, radicata in un retroterra storico dettagliato ed evocativo, incantata da una magia che per varietà ricorda i mille e mille riti e credo del nostro pianeta Terra.
Sono troppi i meriti di Erikson per tentare di elencarli tutti, anziché consigliarvi di leggervi il romanzo e basta.
Ecco, leggetevi I giardini della luna, alla peggio avrete letto qualcosa che ha un capo e una coda; a suo modo uno sputo in faccia alle solite saghe prive di coda che vanno per la maggiore. E permettetemi un primo grido di giubilo.
Parlavo di troppi meriti, ma alcuni sono sicuramente macroscopici e vanno sottolineati.
Lo stile è veloce, privo di fronzoli, eppure tutt’altro che trascurato nello stile (rapidità di scrittura non è sinonimo di piattezza espressiva, cosa che ultimamente qualcuno vuol far passare per “rivelazione”). Non perde tempo: ogni scena porta avanti il romanzo, lo sospinge. Nulla è statico. Nel contempo, nulla è superficiale. Pensando a certe estenuanti descrizioni che mi sono sorbito ultimamente... che folata d’aria fresca (secondo grido di giubilo)!
L’autore considera il lettore acuto e attento, catapultandolo nel bel mezzo di una vicenda che parte al galoppo, intrisa di dialoghi impossibili da seguire mentre ci si assopisce la sera, zeppa di personaggi e di particolari che soltanto una mente sveglia registra a dovere.
Inoltre, finalmente considera il lettore adulto, dandogli in pasto personaggi tormentati, spesso tratteggiati con poche pennellate, vero, ma magistrali.
E, sbalorditivo, per quanto potere scateni a mezzo magia, Erikson riesce sempre a impressionare con qualcosa di ancora più terrificante o, sublime, con qualcosa di umanamente inquietante o di sottilmente emozionale. Tanto che termini come climax e pathos vengono giustamente celebrati tra le pagine del suo romanzo.
Lasciate che mi abbandoni al mio giubileo personale.
Ancora una volta, dunque, perché “ottimo” e non “eccellente”? Sono davvero così incontentabile? Be’, sì, immagino di sì. Ma, vi giuro, questa volta l’unica cosa che mi ha trattenuto dal dare un “eccellente” è stata l’idea che l’autore possa migliorarsi: in fondo, mi dico, questo è un romanzo d’esordio (da impallidire, lo confesso)!
I difetti oggettivi ci sono, sebbene minimi. A tratti Erikson è stato davvero troppo diretto nel dare informazioni circa l’ambientazione per mezzo delle voci dei personaggi (info-dump). E mi è rimasto il sottile dubbio che a volte la natura esigente di questo testo (tantissimi personaggi e una certa frenesia) non nasconda sempre e solo l’intenzione d’esigere, ma anche una certa inesperienza che ha portato l’autore a una narrazione poco equilibrata, che pretende troppo.
Questa stessa frenesia, inoltre, circa i personaggi a volte sembra sfociare in superficialità — soprattutto nel caso di Paran, uno dei principali protagonisti -; e, se non è superficialità, è un'erronea sottovalutazione dell'aspetto umano.
Ultima nota di merito e demerito per la traduzione: è sicuramente un buon lavoro, soprattutto rispetto agli orrori perpetrati con Dragonlance e Forgotten Realms.
A fronte della versione inglese, però, ho notato alcuni tagli (marginali? Non posso controllare tutte e 600 le pagine) e a volte delle scelte opinabili (dal basso della mia scarsa conoscenza dell’inglese). Di queste scelte opinabili, una su tutte, il titolo dato alla saga in italiano: La caduta di Malazan. In originale i romanzi della saga sono legati dal titolo comune “Malazan Book of the Fallen” (Libro Malazan dei Caduti) e l’autore stesso ne spiega il motivo in un’intervista reperibile su internet, in cui sottolinea che i suoi romanzi parlano dei caduti, in tutti i sensi (ossia non soltanto fisicamente — morte). E questa ragione, ancora una volta profonda, non ha nulla a che fare con la caduta di un impero (Malazan), che per quanto ne sappiamo potrebbe anche non avvenire.
Note di demerito finali: una copertina orrenda, con pezzi illustrati appiccicati sopra la fotografia di un paesaggio simile all'Arizona e le mappe, compresse e annerite a tal punto rispetto alle versioni originali da essere quasi illeggibili. Non facciamoci notare per fare le cose sempre con meno cura...
Fine. Mi fermo! Secondo i miei parametri, Steven Erikson è il migliore in circolazione. Ancora qui?
[Daniele Urso]
L’arrivo in Italia de “I Giardini della Luna” di Steven Erikson ha segnato un profondo cambiamento nella politica editoriale Armenia, che si era contraddistinta fino ad ora nella pubblicazione di autori conosciuti (Salvatore) e di libri ambientati nel mondo D&D e DragonLance. Ambientazioni godibili, ma non necessariamente molto innovative.
La scelta, però, di puntare su un autore affermato (tra Inghilterra, Canada e Stati Uniti la saga Malazan spopola da 5 anni) e che verrà seguito da altri scrittori bestseller (pare di prossima pubblicazione anche L.E. Modesitt jr.), alza il livello delle pubblicazioni Armenia e si traduce in una scorpacciata di qualità per noi amanti della fantasy.
Va premesso che non è semplice scrivere la recensione di un romanzo come questo. La struttura scelta da Erikson è sicuramente avvincente, ma si regge sulla scoperta passo per passo del mondo in cui ci si trova e delle vicende in atto. Molta deve essere quindi la cautela con la quale ci si deve accostare a questa recensione.
Non vedevo l’ora di leggere “Gardens of the Moon”, su tutti i forum specializzati se ne parlava molto positivamente.
L’impatto non è stato semplicissimo.
Erikson adotta una struttura narrativa decisamente insolita, iniziando a narrarci le vicende dell’impero Malazan come se l’interlocutore ne conoscesse già la storia e le tradizioni nei minimi particolari. Per chi è abituato ad una struttura narrativa di tipo “classico”, tutto questo può risultare frustrante, almeno inizialmente. Con il passare delle pagine, però, Erikson ci dispensa informazioni e lascia cadere sulla nostra strada qualche indizio che permette di comprendere meglio le leggi e gli equilibri di forza che regolano il mondo in cui ci siamo calati.
Non è un processo immediato, infatti dopo quasi 200 pagine non si è ancora ben capito cosa sia un “ascendente”, o cosa sia un “canale” che, per intenderci, sono due elementi fondamentali per la comprensione del romanzo. Lungi dall’esserne frustrato, però, il lettore si getta a capofitto nella storia e divora una pagina dopo l’altra nel tentativo di dirimere una trama molto evoluta e complessa.
Lo stile di Erikson, diretto e brillante, ingolosisce ulteriormente il libro. Non ci si perde in inutili e infinite descrizioni e la trama è incalzante. Si può pensare talvolta a una narrazione scarna, ma ci si ricrede subito, quando si giunge a momenti di svolta o confronti fondamentali; in questi momenti Erikson riesce magistralmente a comunicare pathos e drammaticità, trasmettendo il senso epico del momento.
Un merito va immediatamente riconosciuto a Steven Erikson: il mondo che ha creato è stupendo e complesso. Ci speravo veramente, perché cercavo da un po’ un autore che si elevasse al di sopra della media e che proponesse un mondo vasto e particolareggiato. La ricerca alla base della saga del “Libro Malazan dei Caduti” (non è un errore mio, fidatevi, poi ci arriveremo) è straordinaria e la si può evincere anche solo sbirciando tra le appendici del libro. Aiutato dal proprio retaggio antropologico, Erikson ci propone un mondo ricco e popolato in cui la componente magica e la cosmologia sono ben strutturate e molto accurate. La magia non viene spiegata in ogni suo minimo aspetto, ma con il passare delle pagine il quadro generale e le regole che la caratterizzano emergono in maniera molto chiara. La cosmologia religiosa segue lo stesso schema. Inizialmente ci si perde tra canali, ascendenti, dei e case, anche perché magia e religione sono profondamente intrecciate, ma con l’evolversi della storia tutto comincia a prendere una conformazione precisa. L’idea degli ascendenti, dei canali e degli dei, come l’ha strutturata Erikson, diventa ben presto geniale e affascinerà anche il lettore più esigente.
I personaggi sono interessanti e molto vari. A fianco dei classici stereotipi della letteratura fantasy moderna (l’ufficiale disilluso Paran, l’assassino retto Rallick Nom, il giovane ladro Crokus, il generale amato e temibile Dujek, ecc...) troviamo caratterizzazioni insolite e accattivanti, come Hairlock, Kruppe e l’enigmatico Onos T’oolan. Collegati con questi personaggi ci sono i vari dei e ascendenti ed è proprio qui che Erikson compie un altro sforzo brillante e meritevole. Gli dei nella cosmologia Malazan non sono né deus ex machina invincibili, né piagnucolanti divinità decadute. I confini tra mortali, razze antiche, ascendenti e divinità sono molto sottili e non certo per puro caso. L’insieme che si forma è decisamente intrigante e fornisce un senso di vulnerabilità dei personaggi che rende la lettura avvincente.
Dopo tutta questa agiografia eriksoniana ci si dovrebbe aspettare un bel “eccellente”, ma a conti fatti non è così. La mia valutazione non va oltre l’ottimo meno.
Perché?
Alcuni aspetti negativi ci sono. Innanzitutto la traduzione: ottima per quasi tutto il libro si perde nel titolo della saga. Tradotta correttamente a pag. 590 (l’ultima del libro) con “Libro Malazan dei Caduti”, la copertina si presenta con un erroneo e pericolosamente fuorviante “La Caduta di Malazan”.
Per quanto riguarda il contenuto del romanzo, invece, l’aspetto che maggiormente mi ha lasciato perplesso riguarda i rapporti interpersonali. Erikson, non so quanto volutamente, risolve questioni importanti quali l’amore, l’amicizia e la fedeltà con poche pennellate. Ne emerge una senso di superficialità, soprattutto se si tiene conto che l’amore tra uno dei protagonisti, Paran e un altro personaggio (rimango volutamente vago per non rovinarvi il libro) è alla base di moltissime scelte importanti. Le lacune maggiori riguardano proprio Paran, la cui caratterizzazione si basa molto sulla ricerca del proprio posto nel mondo e sul proprio ruolo nel rapporto con gli altri personaggi. La facilità con cui Paran si innamora, si affeziona e sceglie i propri amici appiattisce un pò il personaggio e talvolta dà la sensazione di servire da escamotage per svolte drammatiche e drammi personali. Tutto sembra un po’ casuale e sbrigativo.
Altro esempio riguarda la fedeltà dello squadrone di Whiskeyjack per il proprio comandante e il rapporto di amicizia che ne lega gli elementi: nel romanzo la fedeltà e l’amicizia si percepiscono, ma solo a livello intuitivo. Ovviamente non servono le lunghe descrizioni introspettive, come quelle che ammorbano tanti romanzi fantasy, ma in questo caso rimane tutto un po’ troppo sottointeso.
Un ultimo aspetto che stride un po’ con il livello, peraltro altissimo e ben oltre la media, del resto del libro riguarda l’esito di alcuni confronti finali. Preparati benissimo e titanici, sembra quasi che sul finire non mantengano quello che avevano promesso inizialmente. In effetti è un’osservazione un po’ criptica, ma non posso scendere maggiormente nei dettagli. Penso che ve ne accorgerete durante la lettura.
Forse nei prossimi libri questi aspetti verranno approfonditi e in tal caso i prossimi volumi varranno un bel “eccellente”.
Alla fine cosa ci rimane? Un romanzo assolutamente da prendere. Migliorabile, come lo è stato spesso un primo romanzo, ma indubbiamente di grande valore ed estremamente innovativo. Se, come ho letto, i romanzi successivi sono migliori di questo… siamo di fronte ad uno dei massimi autori della fantasy contemporanea.
Risorse in rete
Notizie correlate
Recensioni di altri libri di Steven Erikson
I giardini della luna: dai il tuo voto
Commenti
4 A me il commento di Fernando non stupisce più di tanto, sono più o meno le stesse cose che avevo scritto anch'io nel 3d dedicato a Erikson.
Erikson "illeggibile" no, ma ricordo che avevo definito i personaggi dei "burattini". Non sto a ripetere tutta la discussione che comincia qui dove qualcuno parla anche dello scoglio delle prime 200 pagine.
La differenza che è continuare la lettura non è stato per me uno "sforzo incredibile", la curiosità ha avuto il sopravvento e infatti ho proseguito con gli altri romanzi.
Ho raccolto i post che avevo scritto nel 3d e li ho inseriti su Anobii come commento al romanzo, concludendo che mi era piaciuto ma alcuni appassionati di Erikson evidentemente non hanno apprezzato le critiche iniziali
Certo mai come il commento sui Malavoglia
:">
» postato da Melian alle 09:58 del 24-07-2008
5 A me non stupisce il commento di Fernando, ma di essere uno dei pochissimi - ma davvero pochissimi - a cui le prime 200 pagine sono sembrate le migliori del primo romanzo, in assoluto, proprio per amor di verosimiglianza: un dialogo reale sarebbe in buona parte incomprensibile, e perché preso nel mezzo del cammin, e perché le persone non si comunicano di continuo informazioni inutili (info-dump). Erikson non fa altro che applicare in modo estremo queste regolette di buona scrittura, calpestandone per forza di cose altre (perché, ebbene sì, io ritengo che alcune regole di scrittura siano in netta contraddizione). (Anche se, va detto, anche lui ogni tanto cade nell'info-dump in modo fastidioso.)
Continuo a sentirmi un lettore strano, atipico.
Del resto è da quando esistono i lettori che esistono le due tipologie: quelli che amano i libri chiari e quelli che amano i libri oscuri. Appartengo decisamente alla seconda categoria.
» postato da Negróre alle 13:53 del 24-07-2008
6 Beh... il prologo è la mia parte preferita... infatti ce l'ho pure in firma. Comunque ho un vago ricordo, le prime 200 pagine includevano il massacro sulla spiaggia e l'introduzione di Sorry, giusto? Oltre al assedio di Pale... se non sbaglio.
... Oppure mi confondo? ![]()
» postato da DiVega alle 14:43 del 24-07-2008
7 «Beh... il prologo è la mia parte preferita... infatti ce l'ho pure in firma. Comunque ho un vago ricordo, le prime 200 pagine includevano il massacro sulla spiaggia e l'introduzione di Sorry, giusto? Oltre al assedio di Pale... se non sbaglio.
»
Tranquillo, non stai sbagliando!
Comunque anche a me sono piaciute un sacco, specialmente durante la rilettura avvenuta dopo il quinto libro...particolari "insignificanti" in un primo momento assumono tutto un altro spessore e significato, e soprattutto non ci si sente affatto dispersi! ![]()
» postato da Jong alle 16:34 del 24-07-2008
8 «Comunque anche a me sono piaciute un sacco, specialmente durante la rilettura avvenuta dopo il quinto libro...particolari "insignificanti" in un primo momento assumono tutto un altro spessore e significato, e soprattutto non ci si sente affatto dispersi!
»
Ecco, ma il fatto è proprio questo.
A me sembra che la differenza tra un lettore come me e un lettore che invece non ha apprezzato le prime 200 pagine alla prima lettura è la fiducia nell'autore - e un po' la pazienza. Non è che io fossi nella testa di Erikson, che sapessi esattamente ciò che accadeva, ma quanto accadeva era chiaramente ben orchestrato e dosato nei dettagli, cioè ai miei occhi non era un caos disordinato, ma un caos ordinato, che puntava in una direzione precisa e, in quanto tale, con calma e pazienza mi ci trastullavo, godendomi le scene per quello che erano e registrando gli "omissis" come la parte misteriosa della storia.
Sembra quasi che i lettori, in genere, vogliano le spiegazioni immediatamente. Non lo capisco. Ma, del resto, ho sempre prediletto questo approccio alla storia, che richiede uno sforzo attivo al lettore, non la "pappa in bocca". Così ho scritto la mia trilogia, con un sacco di "omissis" (e di schifezze grammatico-sintattiche). Altrimenti non ha senso scrivere una "saga", ci si limita al libro singolo, con un capo e una coda, e lì sì che la storia dev'essere completa e spiegata almeno nei suoi aspetti principali.
Ecco, la domanda è un po' questa: perché chi si appresta a iniziare una saga si aspetta dal suo primo romanzo le stesse caratteristiche di un libro singolo che non avrà né seguiti, né "prequel"?
Ok, torno nell'oblio...
:">
» postato da Negróre alle 17:12 del 24-07-2008
9 Personalmente non sono una lettrice inesperta che si sente spaesata se lo scrittore non mi prende per la manina e mi accompagna nel suo mondo fantastico spiegandomi pazientemente ogni cosa.
Però la prima parte de I giardini della Luna l'ho trovata una sequenza di episodi nei quali venivano presentate vagonate di personaggi per i quali provavo la più assoluta indifferenza.
Non mi sono sentita trascinata nella vicenda perchè non sono entrata in sintonia con i personaggi, privo di una qualunque caratteristica psicologica che potesse farmi simpatizzare (e non) per loro
...ero lì, una spettatrice che osservava una specie di presentazione tipo slides in power point...e alla terza, se non si è ancora trovato il quinquibus, io già comincio a friggere sulla sedia, e qui ho dovuto aspettare circa 200 pagine!
Ma alla fine ne è valsa la pena ![]()
» postato da Melian alle 17:46 del 24-07-2008
10 Contiene spoiler! Ho letto "I Giardini della Luna" e l'ho trovato molto gradevole. Avrei voluto tesserne maggiormente le lodi ma alcune parti del libro e soprattutto come si sono evolute alcune sottotrame mi hanno lasciato perplesso. Per esempio la strana fine dell'inviata dell'imperatrice che sembrava essere il fulcro della storia, oppure l'improvviso arrivo di questa entità potentissima che di punto in bianco sposta l'attenzione dalla trama principale per poi essere sconfitta con "poco" sforzo. Anche la sovrapposizione dei protagonisti: all'inizio pare che siano i soldati dell'impero e il nuovo ufficiale, poi da metà libro in avanti prende il sopravvento la storia di Kruppe e dei suoi concittadini. Insomma, mi ha dato l'impressione che non ci fosse un vero e proprio filo conduttore e che di volta in volta l'autore si sia lasciato trascinare dalla simpatia per i nuovi personaggi introdotti in seguito. Però ci sono grandissime trovate ed è davvero godibile.
» postato da Znheb alle 09:54 del 25-07-2008
11 «Contiene spoiler!
oppure l'improvviso arrivo di questa entità potentissima che di punto in bianco sposta l'attenzione dalla trama principale per poi essere sconfitta con "poco" sforzo. »
SPOILER
Ehm... d'improvviso non mi pare e non mi pare che nemmeno sia stata sconfitta... mi è sembrato più come prendere un core di plutonio e colarci una montagna di cemento sopra nell'attesa di cosa farci.
Secondo me le trame che citi andranno avanti nei libri successivi... ![]()
» postato da Palin alle 10:02 del 25-07-2008
12 «Secondo me le trame che citi andranno avanti nei libri successivi...
»
Ne sono certo!
Però è una abitudine che vorrei si perdesse... Scrittori ascoltatemi! Scrivete una storia che finisca in un libro solo! ![]()
» postato da Znheb alle 10:16 del 25-07-2008
13 ««Secondo me le trame che citi andranno avanti nei libri successivi...
»
Ne sono certo!
Però è una abitudine che vorrei si perdesse... Scrittori ascoltatemi! Scrivete una storia che finisca in un libro solo!
»
Vallo a dire ai signori editori, a quei genialoidi dell'Immondadori soprattutto!
D
» postato da un muspeling alle 11:48 del 25-07-2008
14 «Ne sono certo!
Però è una abitudine che vorrei si perdesse... Scrittori ascoltatemi! Scrivete una storia che finisca in un libro solo!
»
Guardate che una saga ha quel nome per qualcosa. Può essere costituita da libri con un capo e una coda, indipendenti, ma anche da libri tutti legati da un'unica, grande storia. E' l'essenza delle saghe. Non c'entrano gli autori, né gli editori. C'entrano i lettori che comprano il primo romanzo di una saga e vogliono tutto risolto subito.
Mi pare un controsenso (l'unica colpa degli editor può essere che non segnalino a dovere sulla copertina che si tratta di una saga). ![]()
» postato da Negróre alle 14:45 del 25-07-2008
15 «Ll'unica colpa degli editor può essere che non segnalino a dovere sulla copertina che si tratta di una saga).
»
Che sacrosanta verità hai pronunciato...
A me tocca ogni volta controllare su internet se ciò che desidero (specie nel fantasy) è un libro a sè stante oppure una saga e soprattutto di quanti volumi si compone... altrimenti rischio di comprare qualcosa che rimane in sospeso quando in quel momento ho solo voglia di una storia con un capo e una coda... 
» postato da fineide alle 16:09 del 25-07-2008
16 «Guardate che una saga ha quel nome per qualcosa. Può essere costituita da libri con un capo e una coda, indipendenti, ma anche da libri tutti legati da un'unica, grande storia. E' l'essenza delle saghe. Non c'entrano gli autori, né gli editori. C'entrano i lettori che comprano il primo romanzo di una saga e vogliono tutto risolto subito.»
Ciao Andrea, sei nella mia "to-read-list" da un pezzo. Quasi quasi colgo l'occasione per "ordinarti".
Per quanto riguarda le saghe... Un tempo ero un fanatico delle saghe di fantascienza e fantasy, poi ho avuto la malaugurata idea di leggere i sette tomi della Torre Nera di King e di iniziare il famigerato ciclo di Martin.
Per ragioni diverse hanno spezzato l'incantesimo che mi teneva legato a una storia anche se diluita su migliaia di pagine, e adesso quando inizio un libro nuovo e scopro che è una saga... Beh, subito storco il naso e non posso fare a meno di pensare che sia stata resa artificialmente lunga per incassare di più.
E' un mio difetto, sia ben chiaro.
Per fortuna ho scoperto la trilogia di Trudi Canavan che mi ha rinfrancato. Sono certo che ne esistono altre, magari anche quella di Erikson. Non so...
» postato da Znheb alle 11:29 del 26-07-2008
17 «Ciao Andrea, sei nella mia "to-read-list" da un pezzo. Quasi quasi colgo l'occasione per "ordinarti".
»
Ecco, visto il discorso in atto, evita la mia trilogia: è una storia di 1200 pagine con capo e coda, ma apre tante di quelle porte per i libri successivi che finiresti per infuriarti.
Se devi ordinare, ordina l'ultimo.
Circa le saghe, capisco il tuo disamore.
Prova con la saga dei Drenai di Gemmell, sempre che tu non l'abbia già fatto: tutti romanzi a sé stanti, pur se facenti parte della stessa saga.
» postato da Negróre alle 11:35 del 28-07-2008
Puoi continuare la discussione sul forum



1 Non sono d'accordo nel modo più assoluto. Il libro è praticamente illegibile per almeno le prime 200 pagine... Se poi si fa l'incredibile sforzo di perseverare, salta agli occhi una storia frammentata nella quale i personaggi (troppi e senza un protagonista) e le loro storie personali (banali e/o incomprensibili) sembrano muoversi come fantasmi in un mondo che si limita a rimanere sullo sfondo; il che è un peccato, perchè l'ambientazione ideata da Erikson è forse l'unica cosa di tutto il libro che varrebbe la pena di salvare (magari sfrondata di tutte le esagerazioni che ci ha infilato per forza). In definitiva un libro ostico, a tratti incomprensibile, freddo. L'autore dimostra di avere molte idee, ma scrive per sè stesso e non per il lettore.
» postato da (Fernando Scalvi) alle 23:37 del 16-07-2008