La storia della casa editrice

Asengard nasce a metà 2006 in provincia di Vicenza e, dopo quasi un anno di rodaggio, approda in libreria con i primi due titoli nell’estate del 2007. All’epoca, Asengard era distribuita in una dozzina di regioni italiane tramite una rete di distributori regionali. Dopo quasi tre anni e poco più di una decina di titoli in catalogo – per espressa volontà di non esagerare con la produzione – Asengard lascia la distribuzione regionale e passa in distribuzione nazionale, affiancando alle sue classifiche proposte legate alla narrativa fantasy e horror una collana di opere più sperimentali ma sempre legate ai temi del fantastico.

Il sito della casa editrice si trova al primo link a fondo pagina, alla voce Risorse in Rete.

Indicazioni per l'invio dei testi:

Qui di seguito riepiloghiamo le indicazioni per il corretto invio degli elaborati a questa casa editrice:

- Una  lettera di presentazione   

- Una sinossi

- L'intero elaborato

Per la formattazione del testo (font, dimensione caratteri, interlinea, rientri, etc) non è richiesta alcuna particolarità, a patto che – soprattutto lo stampato – risulti leggibile senza fatica. 

La spedizione può essere effettuata via mail o nella tradizionale forma cartacea, a vostra scelta.

Gli elaborati non vengono restituiti.

Il riscontro si avrà via mail, ma solo in caso di accettazione del testo. La casa editrice si sforza di mantenere i tempi di un'eventuale risposta nell'arco di 6/9 mesi.

Al momento Asengard non accetta nuovo materiale. Riaprirà gli invii probabilmente a partire dall'autunno.

L'intervista

Quella che segue è la nostra chiacchierata con Edoardo Valsesia, responsabile di Asengard.

Fare gli editori oggi è una grossa sfida: come mai avete deciso di intraprendere questa strada e, soprattutto, come mai la scelta di pubblicare nel Fantastico?

La decisione di mettere in piedi una casa editrice è nata da un mix di fattori che vanno dall’amore per la lettura e un certo genere di n arrativa alla voglia di rapportarsi con il pubblico tramite le proprie pubblicazioni. La scelta del Fantastico è in verità una non-scelta: da appassionati lettori di questo genere, sarebbe stato ben difficile essere in grado di leggere, valutare e lavorare su romanzi che distano anni luce dalle nostre preferenze come lettori. 

Nel vostro cammino, avete raccolto qualche aneddoto meritevole di essere raccontato in questa sede?

A decine, ma forse una delle cose più strane è un messaggio, in un social network, che più o meno diceva: “Sono un giornalista. Se volete inviarci le vostre pubblicazioni sul calcio, il mio indirizzo è...”. Per giorni, personalmente, mi sono immaginato questo signor giornalista che entra in un negozio qualsiasi e chiede due etti di crudo, disinteressandosi del fatto di essere dal barbiere. Oppure il simpatico autore che, senza farsi il minimo problema, ci dice che il libro che ci sta proponendo è  stato scritto solo per fare soldi, e che di conseguenza farà pubblicare il romanzo al miglior offerente. Fortunatamente, sono episodi isolati! 

Quali sono le difficoltà più frequenti in cui vi imbattete quotidianamente?

Problemi piccoli e grandi sono sempre tanti e sempre diversi, come in fin dei conti è in tutti i lavori. Ma, sicuramente, uno dei maggiori problemi legati all’essere piccoli è il non poter contare su chissà quali budget per promozione e marketing e, di conseguenza, avere una limitata visibilità: far vedere che si esiste, far vedere che si stanno portando avanti dei progetti, delle idee e un modo di lavorare è spesso difficile, anche se – fortunatamente – nell’era di internet il “passaparola digitale” dà una gran mano.

E le soddisfazioni più grosse?

Vedere le persone che, nelle occasioni “pubbliche” quali ad esempio le fiere e le manifestazioni, ripassano allo stand dopo che l’anno prima avevano preso qualche nostro libro, chiedendo consigli per un nuovo acquisto. Lì, a prescindere dalla copia venduta, capisci che il “team” autore-editore ha creato qualcosa che qualcuno apprezza, e la soddisfazione è sempre tanta. 

Nel vostro mondo ideale, che volto avrebbe l'editoria?

Magari risulterò  impopolare, ma potrebbe benissimo essere così  com’è adesso. Si sente spesso dire che il panorama editoriale dovrebbe lasciare più spazio a “questo e quello” (definizione che comprende, in generale, opere, autori ed editori), ma sono convinto che lo spazio vada guadagnato più che aspettare che cada dal cielo. Meno piagnucolii e più maniche rimboccate, meno Calimeri e più idee e voglia di metterle in pratica, in sostanza. 

Con quali criteri scegliete un libro di genere Fantastico?