Mel Gibson è Mad Max
Mel Gibson è Mad Max
La mia vita si spegne e la vista si oscura. Mi restano soltanto alcuni ricordi di un caos immane: i sogni infranti delle terre perdute. E l'ossessione di un uomo sempre in lotta: Max. Era figlio dei tempi in cui l'uomo viveva sotto il dominio dell'oro nero. E i deserti brillavano per le fiamme delle gigantesche torri che estraevano il petrolio.

Ora tutto è distrutto, scomparso; come e perché non lo ricorda più nessuno, ma è certo che un immane conflitto annientò due grandi potenze. Senza il petrolio l'uomo tornò alle sue origini primitive e tutte le sue macchine favolose andarono in rovina. Tutti i popoli tentarono di raggiungere un accordo, ma nessuno riuscì a fermare la valanga del caos. Nel terrore dei saccheggi e nelle fiamme della violenza il mondo scoppiò. E tutte le sue città crollarono una dopo l'altra.

L'uomo si nutrì di carni umane per sopravvivere.

Su tutte le strade vincevano coloro che avevano la forza e i mezzi per piombare sulle vittime e depredarle, anche dell'ultimo respiro; niente aveva più valore di una piccola tanica di benzina.

I deboli scomparivano senza nemmeno lasciare il segno di una croce su delle misere pietre.

Nel ruggito di un motore, quelli come Max si difendevano dai demoni del passato e dalle inutili speranze di un futuro svuotati di ogni sentimento umano, condannati a inseguire ogni piccola traccia di vita nelle Terre Perdute.

E alla luce di quei giorni desolati, Max imparò a dominare il suo destino.

Queste sono le parole che introducono Interceptor - Il Guerriero della Strada, secondo film della trilogia ideata e diretta da George Miller che vede come protagonista Mad Max, il personaggio interpretato da Mel Gibson. Un'introduzione che chiarisce la condizione in cui si trova il mondo quando vengono narrate le vicende di Interceptor, il primo capitolo della serie cinematografica: un mondo post-apocalittico arido, senza vita, senza speranza, ben rappresentato dal deserto australiano scelto come ambientazione per la saga. Della civiltà rimangono poche strade asfaltate, il resto è solo polvere e roccia: simboli perfetti per rappresentare un ipotetico futuro generato dal sistema economico vigente e dalla fame dei potenti di avere sempre maggiore potere, sfruttando ogni risorsa e che alla fine non lascia niente.

Decadimento, caduta e rovina.

Con questi semplici termini si può descrivere l'atmosfera che permea le due pellicole.

In Interceptor c'è ancora una parvenza di civiltà, c'è ancora qualcuno che cerca di preservare l'ordine, ma già la follia, la violenza selvaggia che sta per scatenarsi, serpeggia in chi dovrebbe cercare di mantenere le fondamenta della società. Il degrado prende sempre più piede e gli ultimi tutori della legge stanno venendo meno al codice che dovrebbero difendere, pian piano divenendo simili agli psicopatici cui danno la caccia: una sorta di cavalieri in sella a potenti V8 Interceptor che hanno perso la dignità dell'essere umano, lasciata andare per far posto alla rabbia, alla forza bruta che reagisce a quanto si subisce, un rispondere colpo su colpo con uguale ferocia e crudeltà.

Locandina originale di Interceptor - Il guerriero della strada
Locandina originale di Interceptor - Il guerriero della strada
E' in un mondo che scivola sempre più nel caos, dopo essere stato privato di tutto, che sorge Il Guerriero della Strada: crudele, violento, distruttivo, che pensa solo a sopravvivere, indifferente di quelli che incontra sul suo cammino. Un'arma affilata, preparata a qualsiasi scontro. Ma qualsiasi arma, per quanto dura, arriva a un punto di rottura e conosce la caduta e la rovina.

Questo è quanto succede a Max, ma riguarda anche tutta l'umanità, imbarbarita come nel periodo più cupo del medioevo, dove vige la legge del più forte, del prepotente, del crudele, dove la vita umana non ha più alcun valore.

Una rappresentazione, quella realizzata in questi due film, che mostra i momenti più cupi della razza umana, i punti più bassi della sua storia: momenti che ciclicamente si ripetono perché l'uomo non riesce a imparare dai propri errori, dai propri vizi, non riesce a conoscere l'oscurità, l'odio che si cela nel proprio animo; e non riconoscendoli è capace solo di portare distruttività. Su queste basi non può che vigere un'epoca di sfacelo, in cui non si può più aiutare nessuno, come mostra Igor Sibaldi in Il Libro delle Epoche (1), dove tutto ciò che non è più in grado di crescere e cambiare va incontro irrimediabilmente alla caduta. E' accaduto nel periodo 1796-1802 quando una dopo l'altra le coalizioni delle potenze europee furono sbaragliate da quella forza che è stato Napoleone Bonaparte. Si è verificato tra il 1868 e il 1874: la caduta del millenario Stato della Chiesa, la sconfitta della Francia con la Prussia, la divulgazione del sordido Criminal Tribes Act con il quale il governo britannico dichiarava le etnie indiane (i nativi americani) portatori d'incurabili impulsi criminali ereditari. Ma l'esempio più eclatante è il lasso di tempo tra il 1940 e il 1946 con il più spaventoso disastro abbattutosi sulla Terra a opera della Germania, causa di decine di milioni di morti. Sono solo alcuni esempi di periodi che con costanza si ripresentano e che l'uomo si ritrova costretto a subire perché non è riuscito a imparare i segni dei tempi, non ha compreso le leggi che regolano l'esistenza, le energie che la pervadono.