Qual è il tuo approccio alla scrittura (in genere) e a quella horror di The Tube?

Antonino Fazio: In genere scrivo quando c'è qualcosa che mi stimola a farlo. Partecipare a un contest è tra le circostanze che mi inducono a scrivere. A quel punto rifletto finché non mi viene un'idea in mente, dopo di che scrivo. Nel caso di The Tube mi ha aiutato il fatto di aver già scritto un racconto in cui si parlava di zombie. Dovevo solo adattarlo al contest, e l’ho fatto, inserendo un raccordo iniziale e poi raccontando la storia come se fosse un unico flash-back. Naturalmente questo non è stato sufficiente, e ho dovuto lavorarci, ma è bastato per cominciare.

Alain Voudì: Sono convinto che l’unico dovere sacro e inviolabile dello scrittore sia quello di far percepire al lettore la sua passione. Se non ti piace quello che stai scrivendo, o non partecipi alle emozioni dei tuoi personaggi, il lettore lo sentirà, e proverà il tuo medesimo distacco. Ergo: appassionati di ciò che scrivi, e vivi tutti i tuoi personaggi, buoni e cattivi, come se fossero parte di te (e lo sono, dopotutto!)

Quando si parla di horror questa impostazione complica un po’ la vita, perché è spesso difficile empatizzare con mostri soprannaturali o, come in questo caso, con zombie decerebrati (malgrado la mia adorabile ex moglie insista nel ritenermi del tutto affine a un morto vivente). 

Ma difficile o no, occorre sempre chiedersi: se la storia che racconto non interessa neppure a me, perché dovrebbe interessare ai miei lettori? Se io stesso non riesco a cogliere l’aspetto seducente di un personaggio, come posso sperare che i lettori lo trovino affascinante? Aspetti tecnici a parte, io penso che in fondo il segreto della scrittura sia tutto qui.

Puoi descriverci l’esperienza del contest di The Tube?

AF: In realtà ho cominciato a farlo rispondendo alla domanda precedente. Quando Franco Forte mi ha detto che il racconto andava sistemato, per adattarlo meglio alla situazione descritta nella prima puntata, ero pronto a modificare la storia così che potesse funzionare. Il fatto che Franco avesse ritenuto il racconto abbastanza interessante da meritare una chance, mi dava la carica sufficiente per lavorare con entusiasmo. Naturalmente ciò implicava dover lavorare insieme a un altro autore, Alain Voudì, affinché i nostri racconti fossero compatibili

AV: “Adrenalinica” ti basta, come definizione?

Vedi, come se non bastasse il comune stress da contest, per The Tube si aggiunge anche il fattore seriale: non solo devi produrre una proposta coerente, valida e ben scritta (come in tutti gli altri contest), ma devi anche mantenere la linea narrativa dei racconti precedenti –  inclusi quelli che non sono ancora stati pubblicati.

Come si fa? La soluzione che abbiamo adottato io e il mio socio Antonino Fazio è quella di scrivere un racconto flessibile: una trama solida e ben strutturata, ma tale da sopravvivere a improvvise modifiche, anche rilevanti, senza collassare. Certo, a scriverlo sembra più facile che a farlo.

Per esempio, quando abbiamo progettato Il bacio della morte (TT6) non conoscevamo i dettagli che sarebbero stati svelati in TT4 e TT5, racconti annunciati ma non ancora pubblicati. Quando Franco ha accettato la nostra proposta, ci ha perciò anche chiesto di apportare le modifiche necessarie a mantenere la coerenza narrativa con gli episodi già in coda prima del nostro. Ciò ha comportato una parziale (ma urgente) riscrittura di alcuni capitoli.

 Franco ha l’enorme merito di intuire quali storie sono più facilmente riadattabili rispetto ad altre; agevolargli il compito, creando trame modulari e modificabili, aiuta senz’altro a essere selezionati.

Resta il fatto che, se sali sulla giostra, devi essere capace non solo di scrivere bene, ma anche e soprattutto di riaggiustare la tua trama in tempi rapidi, evitando le incongruenze come fossero zombie in agguato!

Ci parli dell’esperienza di scrivere in coppia per la selezione?

AF: L'esperienza è stata interessante e straniante al tempo stesso. Mi era già capitato di scrivere in coppia con un altro autore, ma solo per articoli e non per la narrativa. Inoltre, pur conoscendo Alain (perché ci eravamo incontrati a Milano e a Torino, al Salone del Libro), non avevo alcuna idea di come sarebbe stato lavorare con lui. Ho scoperto subito che Alain è un vero ciclone, e che rischiavo di essere travolto. Per fortuna (mia) a un certo punto lui ha dovuto fare una sosta per un problema di lavoro, così mi ha passato la palla per un po'. Dopo mezza giornata era già ripartito col suo ritmo indiavolato, ma ormai ero riuscito a riprendermi, così abbiamo proseguito come due pazzi fino alla fine.

AV: Scrivere in coppia col mio socio Antonino Fazio è facilissimo: per quanto io stravolga ciò che scrive, lui mi dice sempre che va bene! Come puoi desiderare di meglio?