Nel 1982 fu pubblicato Thriller, secondo album solista di Michael Jackson pubblicato per la Epic Records. Quel disco avrebbe infranto parecchi recordi di vendita, diventando il più venduto di tutti i tempi, ma anche di gradimento, perché è considerato uno dei migliori dischi pop di sempre, vincitore anche di parecchi premi.
Jackson non era spuntato dal nulla, anzi Thriller era già il sesto disco da solista di un cantante/ballerino/autore che, nonostante la giovane età (24 anni), aveva già un'esperienza di almeno 18 anni. Come bambino prodigio era già stato per anni il frontman del gruppo denominato The Jackson 5, composto da Michael e dai suoi quattro fratelli, Jermaine, Tito, Jackie e Marlon. A formare il gruppo era stato il loro padre Joe, manager e padre/padrone che volle sfruttare il talento dei figli sin dalla loro infanzia, negandogli un'esistenza normale.
Su chi sia stato Michael Jackson per la storia della musica sono stati scritti saggi e girati documentari, e ora, sulla scia del successo dei film ispirati alle biografie di storici musicisti, arriva questo film ispirato alla sua vita, che copre il periodo dall'infanzia fino all'uscita dell'album Bad, nel 1987.
Racconta quindi gli esordi come voce solista dei Jackson 5, nonché il suo progressivo e complitato affrancarsi dal giogo paterno, con il crescendo di trionfi personali degli album Off The Wall e Thriller, fino all'ultimo tour con i Jackson, il Victory Tour, e appunto la conferma come pop star assoluta con Bad.
In questo ormai consolidato filone di biopic musicali spesso viene scelta la strada della santificazione dell'artista, che viene trasformato in un eroe che combatte contro le avversità. In questo percorso, ogni concerto, ogni registrazione o esibizione diventa un passaggio del viaggio dell'eroe, una prova a cui il protagonista è sottoposto per crescere e raggiungere il suo destino di grandezza.
Lo sceneggiatore John Logan non sfugge a questa scelta, anzi l'abbraccia con così tanta convinzione da sacrificare la narrazione all'agiografia. D'altra parte produce Graham King, che con Bohemian Rhapsody ha tracciato la via maestra di questo approccio.
Nella trasformazione del musicista in eroe, viene quindi scelto un cattivo, un'antagonista, che qui è rappresentato dal padre di Michael, un funzionale Colman Domingo. Non mancano poi mentori e alleati, come la madre Katherine (la brava Nia Long), l'avvocato John Branca (un Miles Teller al minimo sindacale), i produttori Barry Gordy e Quincy Jones, e altre figure che vengono ricordate alla fine per come hanno contribuito alla sua grandezza, più che per la loro vera luce, come Diana Ross. In questo tritacarne finiscono per esempio i fratelli, personaggi resi in modo così piatto da essere indistinguibili e intercambiabili tra loro, nonché la sorella maggiore La Toya, estensione della madre e poco più.
Antoine Fuqua dirige Michael con perizia tecnica che sopperisce alla povertà narrativa nell'unico modo che riesce a questi film, calando l'asso pigliatutto dei numeri musicali. Con canzoni che hanno fatto ballare intere generazioni come Don't Stop 'Til You Get Enough, Billie Jean, Thriller, Beat It, Bad etc. etc. si vince facile. Meno facile era la sfida contro la straordinaria abilità di Jackson come ballerino. E qui il plauso va sia a Jaafar Jackson, che affronta il repertorio dello zio con abilità, che al piccolo Juliano Valdi, interprete di Micheal da piccolo.
Il merito delle scene musicali coinvolgenti ed emozionanti va quindi diviso tra la grandezza delle canzoni, l'abilità nella messa in scena e la credibilità degli interpreti. Se poi valga la pena guardare e ascoltare la fotocopia quando in fondo gli originali sono a disposizione, questo è un altro paio di maniche.
La cornice narrativa di questo genere e nota, punta all'emozione del fan. Il film appassione e incuriosisce in prima battuta, soffre di un calo di ritmo nella parte centrale, per poi risalire quando la tensione si accumula per il concerto/scontro finale. Pur tuttavia non annoia.
Considerata la popolarità di Jackson la scommessa sul successo commerciale appare scontata, e se verrà rispettata sarà probabile la messa in cantiere del seguito, che racconterà il consolidamento del mito e, forse, anche la sua messa in discussione.
















