C’è qualcosa di profondamente coerente nel percorso artistico di David Revoy: la dimostrazioneche che tecnica, immaginario ed etica non siano mai stati compartimenti stagni, ma parti di un unico ecosistema creativo. Ospite di Silly Studios a Torino Comics 2026, l’autore di Pepper & Carrot ha raccontato un viaggio che unisce disegno, tecnologia e libertà in modo difficilmente replicabile nel panorama contemporaneo.

Per chi ancora non lo conoscesse, Revoy è un artista francese che lavora esclusivamente con software libero e distribuisce le sue opere sotto licenza Creative Commons. Il suo progetto più noto, Pepper & Carrot, è un webcomic fantasy pubblicato gratuitamente online. L'autore però non si limita a pubblicare le pagine finite come tanti altri, bensì rilascia anche le tavole in formato aperto per permettere a chiunque di studiarle e invita addirittura a rielaborare e riutilizzare i suoi personaggi pur ridistribuendoli mantenendo la stessa licenza con attribuzione.

L'illustrazione di David Revoy per una copertina di Pepper & Carrot. (CC-BY 4.0)
L'illustrazione di David Revoy per una copertina di Pepper & Carrot. (CC-BY 4.0)

Nonostante il fumetto sia rilasciato completamente gratis per tutti, il lavoro viene sostenuto direttamente dai lettori tramite piattaforme come Patreon e Liberapay.

Parallelamente, il suo sito personale è una miniera di tutorial, riflessioni tecniche e documentazione sul processo creativo, sempre all’insegna della condivisione.

Collabora anche come illustratore con Framasoft, un'organizzazione no profit francese che si impegna a offrire gratuitamente servizi online alternativi, ma comunque di qualità, rispetto alle più blasonate big tech, che siano mappe, moduli di iscrizione e sondaggi, calendari, documenti condivisi e molto altro.

Dorlotons Degooglisons, un'illustrazione realizzata da David Revoy per Framasoft per sensibilizzare sulla "degooglizzazione". (CC-BY 4.0)
Dorlotons Degooglisons, un'illustrazione realizzata da David Revoy per Framasoft per sensibilizzare sulla "degooglizzazione". (CC-BY 4.0)

Un plauso anche all'editore, Silly Studios, che spesso pesca talenti da internet per pubblicarli cartacei e la sua missione è trattare temi importanti con leggerezza e umorismo. Alcuni esempi sono The Little Trashmaid che sensibilizza sull'inquinamento attraverso la metafora della Sirenetta, oppure Rita Esaurita dove una ragazza sogna di diventare famosa attraverso la propria musica, ma la sua insicurezza e l'incapacità di separare la realtà dalla fantasia la portano a confrontarsi con più versioni di se stessa.

Tutti i link per approfondire il catalogo dell'editore e sul lavoro di Revoy sono nelle Risorse in rete.

Un immaginario nato tra luce e materia

Quando si parla di arte, sperimentazione tecnica e software libero, Revoy rifiuta qualsiasi gerarchia. Nel suo racconto tutto nasce insieme: da bambino osservava gli anime in televisione come fossero oggetti magici pieni di colori e con la stessa meraviglia osservava quadri e disegni. Si era messo anche a spertimentare con materiali fisici per replicarne gli effetti, incollando persino fogli di alluminio sui disegni per ottenere effetti simili a quanto visto in TV.

È qui che si intravede il filo rosso del suo percorso, diversamente da altri artisti: riconosce l’immagine come luce, indipendentemente dal mezzo. Il passaggio al digitale non è stato quindi una rottura, ma una naturale evoluzione. Il computer diventa così lo strumento più diretto per disegnare con la luce, unificando definitivamente il tutto.

The Treasure, un'illustrazione con Pepper & Carrot di David Revoy. (CC-BY 4.0)
The Treasure, un'illustrazione con Pepper & Carrot di David Revoy. (CC-BY 4.0)

Dal disegno tradizionale al digitale

Come molti artisti della sua generazione Revoy ha radici artistiche tradizionali, anche per una questione anagrafica essendo nato negli anni Ottanta: acquerelli, inchiostri, ritratti venduti per strada e lavori in galleria. Il digitale entra inizialmente quasi per necessità pratica, nei primi anni Duemila, quando avere un sito web diventa fondamentale per mostrare il proprio portfolio. All'epoca osservava libri di artisti degli anni Settanta e Ottanta.

La vera svolta arriva con la tavoletta grafica, attraverso la quale improvvisamente i limiti materiali scompaiono. Niente più colori finiti, niente più tele costose da “sprecare”. Il digitale diventa uno spazio di libertà, dove sperimentare anche soggetti poco commerciali all’epoca, come il fantasy, allora ancora relegato a una nicchia “geek”, prima dell’esplosione mainstream portata da Il Signore degli Anelli e Harry Potter

I punti di svolta: Blender e Pepper & Carrot

Guardando indietro, Revoy individua due momenti chiave.

Il primo è l’incontro con la Blender Foundation e Ton Roosendaal, il creatore originale del celebre programma di modellazione e animazione 3D. Coinvolto nei progetti open movie, inizialmente come artista di "riserva" durante lo sviluppo di Big Buck Bunny, entra poi come Art director nel team che realizzerà Sintel, una storia di una ragazza guerriera che fa amicizia con un drago.

Il team di Blender, infatti, realizza un nuovo film al rilascio delle versioni maggiori o all'inserimento di funzionalità importanti proprio per mostrare a tutti le possibilità offerte dal software.

Questo progetto diventa una vetrina fondamentale per il suo lavoro di concept artist e, soprattutto, il punto in cui decide di utilizzare esclusivamente software libero su GNU/Linux, documentando ogni passaggio sul suo blog.

Guarda il film completo di Sintel in inglese:

Guarda il film completo di Sintel in italiano:

Il secondo punto di svolta è la nascita di Pepper & Carrot nel 2014. Nato quasi come esperimento personale, il fumetto viene adottato dalla community, che ringrazia sentitamente, e diventa rapidamente virale. Da progetto laterale si trasforma in attività principale, sostenuta economicamente dai lettori. È qui che Revoy dimostra che un modello open source applicato alla narrativa può funzionare anche nel lungo periodo.

Influenze artistiche: Toriyama e i colori dei videogiochi

Sul piano artistico, Revoy non ha dubbi: Akira Toriyama è stato l’impatto decisivo. La linea dinamica, l’energia dei personaggi e la leggibilità delle scene d’azione di Dragon Ball sono stati un riferimento diretto nei suoi primi studi, quando comprava i manga e provava a copiare le tavole.

L'uso creativo delle gabbie in una tavola di Dragon Ball di Akira Toriyama.
L'uso creativo delle gabbie in una tavola di Dragon Ball di Akira Toriyama.

Per il colore, invece, l’influenza arriva dai videogiochi per Super Nintendo: Secret of Mana, The Legend of Zelda: A Link to the Past e, successivamente, Final Fantasy VII. Un’estetica fatta di palette vivide e scelte cromatiche forti, che si ritrova ancora oggi nelle atmosfere di Pepper & Carrot.

Le schermate di Secret of Mana e The Legend of Zelda: A Link to the Past per Super Nintendo.
Le schermate di Secret of Mana e The Legend of Zelda: A Link to the Past per Super Nintendo.
Cait Sith e Vincent Valentine ideati da Tetsuya Nomura sono tra i protagonisti dal design più folle presenti in Final Fantasy VII.
Cait Sith e Vincent Valentine ideati da Tetsuya Nomura sono tra i protagonisti dal design più folle presenti in Final Fantasy VII.

La scelta del software libero

La decisione di abbandonare software proprietari come Photoshop e Corel Painter nasce da un’esperienza molto concreta e frustrante. L’acquisto impulsivo di un nuovo PC con Windows Vista si è trasformato in un incubo fatto di incompatibilità, aggiornamenti costosi e workflow spezzati. Tutti i suoi software giravano perfettamente su Windows XP Pro, ma non era possibile riportare il nuovo PC, dalla RAM e processore ottimi per l'epoca, a XP perché non esistevano driver adeguati per il sistema precedente. Così è stato costretto ad acquistare tutti gli upgrade per le licenze software che già possedeva, sborsando altre centinaia di euro solo per renderli compatibili.

Da lì, la scelta: investire tempo invece che denaro, passando a Linux e a strumenti come GIMP e MyPaint, nonostante i limiti tecnici dell’epoca. Un percorso complesso molto complesso e dalle performance tutt'altro che adeguate, ma che gli ha dato un senso di controllo totale sul proprio lavoro.

La postazione di lavoro di David Revoy, con tavoletta grafica XpPen, sistema operativo KDE Neon e Krita come software di disegno. Nonché un aiutante e supervisore d'eccezione. (Foto dal blog davidrevoy.com)
La postazione di lavoro di David Revoy, con tavoletta grafica XpPen, sistema operativo KDE Neon e Krita come software di disegno. Nonché un aiutante e supervisore d'eccezione. (Foto dal blog davidrevoy.com)

Tutto questo è successo un po' prima del suo lavoro su Sintel, per questo motivo poi era già preparato quando ha cominciato a lavorare con Blender Foundation.

Oggi Revoy utilizza principalmente Krita, un software che nel tempo si è evoluto anche grazie al suo contributo diretto. Il risultato è uno strumento che definisce, senza esitazioni, il software dei sogni, pur riconoscendo il carattere soggettivo di questa affermazione.

Un modello economico alternativo

Uno degli aspetti più interessanti del lavoro di Revoy riguarda la sostenibilità. Non sono gli editori a garantirgli il reddito principale, ma il supporto diretto della community. Le edizioni cartacee, incluse quelle italiane di Silly Studios o quelle francesi di Glénat, rappresentano un extra, più che il cuore del modello economico. Riconosce che sia bello avere degli albi fisici perché così è più semplice firmare libri che firmare uno schermo, un tablet o qualcuno con la versione display, ma Pepper & Carrot nasce principalmente come webcomic.

David Revoy disegna allo stand di Silly Studios a Torino Comics 2026.
David Revoy disegna allo stand di Silly Studios a Torino Comics 2026.

Le opere sono distribuite con licenze Creative Commons, permettendo anche agli editori di pubblicarle. In cambio, Revoy chiede semplicemente correttezza: il suo vero potere contrattuale è la visibilità che decide di concedere (o meno) attraverso i suoi canali.

È un ribaltamento interessante delle dinamiche tradizionali: il webcomic resta il centro, il libro diventa un’estensione.

Libertà creativa come scelta di vita

Per Revoy l’open source non è solo una questione tecnica, ma una scelta esistenziale. Libertà di usare strumenti, libertà di distribuire opere, ma anche libertà di riutilizzare il proprio lavoro senza vincoli contrattuali.

Dopo esperienze come freelance nel settore videoludico, dove spesso non era possibile nemmeno mostrare i lavori realizzati, questa indipendenza assume un valore concreto. È una protezione, ma anche una forma di serenità: sapere che il proprio lavoro resta, in ogni caso, proprio.

The Market, un'illustrazione su Pepper & Carrot di David Revoy (CC-BY 4.0)
The Market, un'illustrazione su Pepper & Carrot di David Revoy (CC-BY 4.0)

Non è un modello per tutti, ammette, ma per chi cerca un’indipendenza totale è probabilmente un approdo naturale. E, una volta raggiunto, difficile da abbandonare.

David Revoy è l'esempio concreto che questo sistema funziona, costruito nel tempo con pazienza e soprattutto competenze reali, partendo dal disegno tradizionale e tante ispirazioni, che si è concretizzato grazie al sincero riconoscimento di una community globale. E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante del lavoro di David Revoy: dimostrare che un altro modo di fare fumetti, più aperto, condiviso e sostenibile, è possibile. Quando un universo narrativo viene condiviso con i fan e si invita loro addirittura a contribuire, non potrà far altro che arricchirlo.