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La Quintessenza di Darkover
4. I Grandi Libri della Saga di Darkover, parte prima
Sottolineiamo allora, in modo particolare, il fatto che la Zimmer Bradley si pose una tra le domande più “in voga” tra gli scrittori dell’epoca (specie nella letteratura fantascientifica): cosa accade a un gruppo di coloni, in gran parte scienziati, rimasi isolati su di un pianeta sconosciuto e impossibilitati a ripartire? Tralasciando alcuni eventi, possiamo soltanto dire che l’autrice si soffermò in modo particolare sulle difficoltà nate dal dover riorganizzare un’intera “concezione” di vita. Scardinò, per così dire, la morale che stava alla base di ogni suo personaggio, rimodernandolo secondo le nuove, impellenti necessità narrative. E il pianeta Darkover, così come lo conosciamo e così come la Zimmer Bradley lo voleva, prese inevitabilmente corpo.
Le Età del Caos
Mille anni più tardi la nuova società si è sviluppata secondo un modello prettamente feudale, dominato dalle Grandi Famiglie. Dimenticata la scienza terrestre, tramutato il passato di “viaggiatori nello spazio” in leggenda e poi in mito, i nobili Darkovani coltivano ora la magica scienza delle pietre matrici: talismani in grado di rafforzare il fisico e la mente nelle persone dotate di poteri mentali (riassunti nel termine Laran). Caratterizzati da chiome fulve e da fulgidi occhi chiari, questi ibridi umani sono ora la casta dominante detta Comyn.
Tuttavia, al momento vero e proprio della colonizzazione, furono solo tre le zone abitabili di Darkover a essere insediate (e questa mancanza di spazi, neanche a dirlo, darà vita a difficili convivenze). I monti Kilghard, coperti di foreste e dal clima relativamente mite (perlomeno d’estate) furono i primi ad accogliere l’espansione umana; in seguito, furono la piana di Arilinn, fertile e piovosa, e i monti Hellers, coperti di neve ma ricchi di fonti vulcaniche, a subire il lento ma inesorabile processo di stanziamento dei coloni Terrestri. La creazione di un mondo feudale è solo il passo successivo. Difatti, in seguito ad alleanze dinastiche, all’accostamento di persone dotate di Laran, e all’assembramento di piccoli nuclei abitativi sempre in lotta fra loro, i Signori delle pianure finirono per allearsi con i nobili Hastur dei monti Kilghard, così da arrivare a formare assieme a essi un unico grande regno.
Una situazione inversa si ha invece nell’estremo nord del pianeta. Qui, i clan dei monti Hellers, schivi e solitari per natura, (padroni dei territori al di là del fiume Kadarin), rimasero lungamente isolati dal resto del pianeta, intrattenendo pochi contatti con i sovrani Hastur (non prendendo così parte alle loro lunghe guerre e faide fratricide). La più cruenta tra queste guerre fu quella che oppose gli Hastur di Hali ai Ridenow di Serrais, all'epoca di Re Regis II Hastur: un violento conflitto che echeggerà nella storia Darkovana per i secoli a venire, tramandato in numerose ballate, poemi e canti epici. Con questo processo storico, la Zimmer Bradley — mostrando di gestire gli eventi del suo mondo con abilità innata –, ricostruì una specie di dettagliato Alto Medioevo ambientato su Darkover, libero da ogni costrizione ma oltremodo capace e funzionale allo scopo. Ancora una volta ciò che la mosse fu la volontà di analizzare il pensiero umano, innestato però in un ancora lento (ma costante) processo di evoluzione sociale.
Ed è in questo periodo che fioriscono, per l’appunto, gli studi magico-scientifici in atto nelle Torri; ed è in questo periodo che viene creata una intricata rete di matrimoni e unioni per il solo scopo di avere solide alleanze e Doni nati da un Laran sempre più forte (e in definitiva non facile da gestire). E’ insomma in questo periodo che l’autrice destabilizza le basi del suo mondo per il successivo crollo della società Darkovana… Come se non avesse avuto timore di disfare ciò che aveva creato, per il gusto estremo di analizzare ogni componente di una società in forte crescita, la Zimmer Bradley avvicinò più volte il mondo da lei creato al baratro.

L’autrice, inoltre, pose qui mano alle sue più intime idee circa lo scontro generazionale, la dignità femminile, e la necessità di essere e sentirsi liberi sotto ogni aspetto. Ma, soprattutto, il romanzo si caratterizza per una accorata richiesta di pace, che nulla ha di retorico o banale (come la conclusione del romanzo sottolinea). Segnaliamo, per finire questo excursus nelle epoche del Caos, che poco prima della scomparsa la Zimmer Bradley aveva già in fase di lavorazione un seguito di questo romanzo, dal titolo: Thunderlord!.
L’Epoca dei Cento Regni
I Cento Regni si aprono col drammatico crollo del secolo di pace instaurato da Allart Elhalyn Hastur: spezzato da Lyondri Hastur erede legittimo del sovrano di Darkover re Carolus Hastur (esautorato di ogni potere e scacciato in un lungo esilio). Prende così vita un’epoca fatta di guerre sanguinose e lotte intestine, vero e proprio proseguimento delle Età del Caos.
Una frattura (abilmente ideata dall’autrice) che appunto permise alla Zimmer Bradley di dar sfogo al progressivo distacco dei feudatari dagli Hastur e — così facendo — di ideare, con la nascita di molti regni indipendenti, altrettante storie colme d’introspezione psicologica unita a fine narrativa. Fa parte di questa “indagine narrativa” la successiva riconquista del Dominio da parte di re Carolus, narrata — ma solo come evento secondario — nel primo libro della Saga che apre l’Epoca dei Cento Regni (Vedi: La Donna del Falco). In questo periodo, vi furono molte guerre locali per l'ampliamento dei piccoli staterelli (venutisi a creare col frazionamento del grande regno degli Hastur), ognuno dei quali era desideroso di espandersi a spese dei propri vicini.
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