Ultimo punto, anche se non dovrebbe essere necessario ribadirlo: leggere. Soprattutto i racconti già usciti nella serie, ma anche altro, nel genere zombie (nel caso specifico di questa selezione, è chiaro). La scrittura non è solo prendere un foglio di carta o un word processor e inserire parole a caso: è anche studio, applicazione, impegno. E per lettura non intendo solo quella da semplice lettore, ma in un’ottica più critica e attenta.

Quali gli elementi che distinguono The Tube dalle altre storie Horror?

Due su tutti: la serialità e la moltitudine di teste che ci sono dietro.

Sulla serialità non c’è molto da dire, se non che in effetti funziona molto bene. Anzi, funziona così bene che c’è quasi da chiedersi come mai non ci siano tanti altri progetti come questi, in giro (e se ci sono come mai non abbiano visibilità): è una modalità di pubblicazione che ha radici antiche, in letteratura, e i serial televisivi sono arrivati con secoli di ritardo. A memoria, in tempi più o meno recenti ricordo solo il Miglio Verde di Stephen King (toh, di nuovo lui!), come progetto seriale. È chiaro che si trattava di una cosa comunque diversa, più limitata, e che la mia memoria potrebbe far cilecca. Ho come la sensazione però che dopo The Tube qualcun altro prenderà spunto …

Su questo si innesta il secondo aspetto. Con le selezioni sul forum della WMI si è scatenata una gara appassionante sia per chi vi partecipa sia per chi ne è solo spettatore. La cosa bella è che ognuno degli autori che hanno tagliato il traguardo della selezione ha arricchito la storia, i personaggi, l’ambientazione con una propria visione, con la propria voce, senza mai creare attrito con il lavoro degli altri. Di questo, come già hanno detto gli autori che prima di me sono stati intervistati, va dato gran merito a Franco Forte, che ha saputo canalizzare al meglio le energie creative di ciascuno in un flusso armonico, senza per questo comprimere l’individualità degli autori, soprattutto nel momento di unire racconti distinti. Per cui sono riconoscibili, per chi li ha già letti e apprezzati in passato, i pezzi di Alain, di Antonino, di Ilaria, di Carlo e così via, eppure il lettore è perfettamente a suo agio nel leggere una storia unica, senza strappi stilistici o di trama. Un lavoro certosino, davvero notevole.

Ci descrivi, senza troppi spoiler, la trama del tuo racconto?

In punti diversi dell’edificio che ospita la centrale della metropolitana, Jonathan e Samantha vengono catapultati nell’incubo apocalittico che abbiamo conosciuto nel resto della serie. Il ragazzo, uomo delle pulizie, si fa strada verso il centro operativo, guidato da un misterioso individuo in bianco: il suo obiettivo è scoprire cosa sia successo al padre, macchinista della metropolitana, cui è molto legato. La donna, madre da pochi mesi e in compagnia del piccolo Eric, si risveglia dopo aver allattato il bambino e si trova a dover fuggire dagli zombie, che ormai hanno invaso tutto l’edificio. I due si incontrano nella sala di controllo e Jonathan salva la madre e il figlio una prima volta, chiudendo fuori gli infetti che li avevano puntati. Insieme cercano di raggiungere il deposito, nel quale li attendono un numero impressionante di zombie e un esemplare formidabile che dà loro filo da torcere. Finché Samantha non svela una sua capacità nascosta...

Progetti per il futuro?

Ed ecco la domanda che temevo più di tutte!

Banalmente, potrei rispondere: continuare a partecipare ai contest e ai premi letterari. Il 2013 è stato un anno molto positivo e l’obiettivo minimo del 2014 è riuscire a bissare i risultati, o fare di meglio. Sto lavorando ancora su racconti per The Tube e per Chew-9 e ho già in mente qualcosa da proporre per il Gran Giallo Città di Cattolica. Tengo in continuazione occhi e orecchie ben aperti per captare le occasioni più interessanti il prima possibile, in modo da non arrivare impreparato (o “il meno impreparato possibile”). Non sempre ci si riesce, però l’intenzione è quella di spremere ogni singolo secondo di tempo libero che mi rimane dal lavoro e dalla famiglia.

Poi, siccome mi piace sperimentare cose nuove, ho accettato di cimentarmi nella sceneggiatura di un videogioco che svilupperanno alcuni miei amici: non ho nessuna esperienza nel campo (se non come “utilizzatore finale”) e ci sarà parecchio da studiare, ma promette di essere un progetto molto stimolante, potrebbe farmi acquisire più competenza in merito. È interessante vedere come sono stati trasposti sul mezzo videoludico alcuni formidabili autori (vedi Andrzej Sapkowski o Dmitrij Gluchovskij) e, in tempi recenti, persino Neil Gaiman ha iniziato a occuparsene, quindi chissà, l’esempio di questi scrittori potrebbe essere utile per aggiungere sfaccettature ai miei lavori.

Insomma, dovrei riuscire a mantenere una buona cadenza: i 5000 caratteri al giorno di cui parlavo sono un obiettivo ragionevole. Tutto al fine di preparare qualcosa di più sostanzioso, che prima o poi spingerà e vorrà essere scritto. Non so se il 2014 sarà l’anno in cui mi dedicherò alla stesura di un romanzo: dipenderà se mi sentirò pronto e se avrò una storia chiara e convincente. Per il momento è ancora tutto un po’ nebbioso. Sino ad allora, mi limiterò ad ammorbare l’aria e il web con i miei racconti, cercando di mettere tutto me stesso nella scrittura e senza mai prendermi troppo sul serio quando non scrivo.