Tremate ricchi: i Bastardi Galantuomini sono tornati!

Due anni sono trascorsi dalle vicissitudini che, ne Gli Inganni di Locke Lamora, hanno portato alla fine del dominio di Capa Barsavi sui giusti di Camorr.

Ritroviamo Locke Lamora e il fidato Jean Tannen, per nulla o poco cambiati, intenti in ciò che riesce loro meglio: derubare i ricchi, senza ovviamente donare alcunché ai poveri!

L’obiettivo questa volta si chiama Raquin, ed è il proprietario della più esclusiva sala da gioco di Tal Verrar, la lussuosa Peccapicco.

I Bastardi Galantuomini coinvolgono Raquin in un inganno che ha richiesto ben due anni di preparazione, ma proprio quando il raggiro sta per dare i suoi frutti, Locke e Jean vengono prelevati con la forza dagli Occhi, la polizia di Tal Verrar al servizio dell’Arconte Maxilian Stragos.

L’Arconte, vero padrone della città, vuole schiacciare definitivamente il potere dei Priori, gli unici in grado di opporsi al suo dominio e per farlo ha bisogno delle abilità truffaldine dei Bastardi Galantuomini, che egli costringerà, sotto minaccia di morte, a improvvisarsi pirati.

Un bel guaio per due ladri che di imbarcazioni e di vita in mare aperto non sanno nulla e dovranno imparare il più possibile sull’argomento in un mese, cercando al contempo di sfuggire ai misteriosi sicari sulle loro tracce e ai Maghi dell’Alleanza di Karthain desiderosi di vendetta.

Locke e Jean, sopravvissuti a un ammutinamento e al servizio come Guardia Pivella sull’Orchidea Selvaggia della piratessa Zamira Drakasha, riusciranno infine a cavarsela, e anche questa volta il prezzo sarà alto.

I Pirati dell’Oceano Rosso, riprende, nella prima tranche, la struttura narrativa de Gli Inganni di Locke Lamora: presente e passato si alternano, completandosi a vicenda, e aiutano il lettore a comprendere le intenzioni dei Bastardi Galantuomini, tramite uno sguardo indiscreto sulla lunga serie di preparativi per il colpo che stanno mettendo in atto nel presente della storia.

Il primo impatto con il romanzo lascia dunque perplesso il lettore, che non riesce a trovare elementi di novità rispetto al volume precedente.

E’ la seconda parte dell'opera a caratterizzarsi per la sua originalità rispetto alla prima fatica letteraria di Scott Lynch, che, dopo aver inventato creativi neologismi marinari, li dissemina sapientemente nel testo a destra e a manca (anzi, a mancina!), con il fortunato supporto di una efficace traduzione italiana a cura di Anna Martini.

La vita in mare aperto non è mai stata divertente come sull’Orchidea Selvaggia, dove tutti i membri dell’equipaggio proteggerebbero a costo della vita i figlioletti – di tre e cinque anni – della capitana Drakasha e la vicecomandante Ezri Delmastro pare essere la donna ideale di Jean Tannen.

Consueta è l’ironia che caratterizza i dialoghi tra i personaggi e le astuzie di Locke non mancano di sorprendere con colpi di scena dell’ultimo minuto. Le descrizioni sono puntuali ma non eccessive, rendono la scrittura di Lynch accurata ma non sovrabbondante e restituiscono perfettamente l’atmosfera che si respira nel mondo di Locke, popolato da ladri devoti al Disonesto Tutore, pirati seguaci di Iono, il Dio dei Mari, sinistri Maghi di Karthain e alchimisti esperti di veleni.

Una novità è invece costituita dal finale del romanzo, che, a differenza de Gli Inganni di Locke Lamora, lascia insoluti alcuni interrogativi, legati alla vendetta dei Maghi di Karthain e alla vita stessa di Locke, che troveranno risposta nei volumi successivi della serie, articolata, secondo il progetto di Lynch, in sette romanzi.

Il personaggio di Jean Tannen viene inoltre sviluppato maggiormente che negli Inganni, dove invece Locke Lamora era in assoluto il primo attore, diventando una personalità a tutto tondo in grado di catturare l’interesse del lettore. Anche il rapporto di amicizia che lega Locke e Jean, co-protagonisti della vicenda, risulta più sentito e meno generico rispetto al primo libro.

 

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