Hadara è solo un bambino quando la sfortuna lo porta, a soli due anni, a essere separato dalla mamma nel mezzo del deserto del Sahara.
Grazie all'incontro fortuito con una coppia di struzzi, chiamati Mako e Hogg, Hadara riesce a ripararsi da una tempesta di sabbia e contro ogni previsione a sopravvivere in mezzo al deserto, venendo adottato dai due uccelli.
Gli struzzi e un piccolo fennec rimasto orfano, Sahara, diventano la nuova famiglia del piccolo Hadara, insegnandogli a vivere tra le sabbie, e in particolare la femmina di struzzo Mako assume per lui il ruolo di una seconda mamma.
Il figlio del deserto riesce a trasmettere con assoluta dolcezza l'amore e il rispetto che si instaurano tra questi pericolosi ed enormi uccelli, il piccolo fennec e l'indifeso bambino rimasto ormai solo. Il loro rapporto riesce a trascendere qualsiasi differenza possa esserci tra le specie coinvolte, mostrandoci come, nonostante la diversità, l'affetto di una mamma verso un figlio possa salvare anche la più fragile delle vite.
Il film si ispira alla storia vera narrata da Monica Zak nel libro Hadara: The Ostrich Child, ovvero la storia di un bambino persosi nel deserto, a soli due anni, all'inizio del XX secolo.
La storia ripercorre gli anni in cui il bambino rimase con il branco di struzzi, raccontando le vicende tra le parole della giovanissima Sun, che riporta quella che credeva una favola raccontata dal nonno, e della nipote di Hadara che completa il racconto di Sun.
Quella che viene raccontata sembra una fiaba che non può non farci pensare a storie come come quella de Il libro della giungla, in cui la comprensione tra uomo e animale raggiunge una purezza e una semplicità disarmante, lasciando lo spettatore incredulo e affascinato dal senso di libertà e spontaneità che i protagonisti della vicenda trasmettono.
Il figlio del deserto è un promemoria che, a volte, amore e rispetto verso gli altri, persone o animali, possono dare vita a vere favole e che, sebbene le azioni giuste siano spesso le più difficili da compiere, sono anche quelle che ci permettono di proteggere la bellezza del nostro mondo.
La pellicola vanta anche scene dal grande impatto estetico, alternando tra inquadrature più strette e concentrate sui suoi personaggi e altre molto ampie, senza altro commento che la sua colonna sonora.
Questa combinazione riesce a evocare l'anima di un deserto che, nonostante le sue asprezze, è anche a suo modo accogliente, il perfetto parco giochi per la gioia di un bambino e del suo compagno fennec.
La musica è una delicata accompagnatrice di questo rapporto, sostenendo e completando ciò che le sole parole non potrebbero comunicare.
Il film ha una profondità immensa, senza forzature o particolari artefici, che spiazza e commuove grazie alla sua sola spontaneità, diffondendo un messaggio che, prima che alla logica o al pensiero razionale, vuole parlare direttamente all'istinto e all'emotività, costituendo una pellicola eccellente per famiglie e non solo.














