Dopo aver parlato dei leggendari Rhapsody of Fire (/rubriche/10478/), questa volta è il turno degli Elvenking, band  metal italiana in continua crescita dal punto di vista tecnico e sperimentale. Ogni nuovo album, infatti, per quanto diverso e imprevedibile rispetto al precedente, è sempre ricco di sorprese ed emozioni.

I loro esperimenti sonori cominciano con quello che viene giudicato il loro capolavoro, The Winter Wake, per poi sfociare nei successivi The Scythe e Two Tragedy Poets.

Il cuore di The Winter Wake, così come si evince dal titolo stesso, è il gelo dell'inverno, che richiama metaforicamente i sentimenti più profondi e oscuri dell'animo umano.

L'album, uscito nel 2006 dopo Heathenreel e WYRD, ci conduce verso i luoghi più insidiosi del genere Fantasy mediante cronache narrate su uno sfondo musicale di indubbia qualità tecnica e virtuosa. Potremo così iniziare il nostro tormentato viaggio nelle terre dilaniate dalla furia delle Trows, fate crudeli protagoniste del primo brano Trows Kind, che ci racconteranno come il mondo moderno abbia ormai perduto totalmente il dono dell'immaginazione e, con essa, anche tutte le creature generate dalla fantasia umana.

Oltrepassate le malvagie ammonitrici, avremo finalmente la possibilità di avventurarci in brani leggendari come The Wanderer, March of Fools, Neverending Nights e la stessa The Winter Wake, fautori di un power metal melodico e avvincente improntato specialmente sull'abilità del violinista/tastierista Elyghen, sui cori e sullo speed metal più classico. Non mancano però brani più moderati come le due splendide ballate folk Disillusion's Reel e On The Morning Dew. In quest'ultima i delicati suoni della chitarra acustica e del flauto dolce fanno da contorno all'intreccio musicale tra il vocalist della band Damnagoras e la talentuosa cantante Laura De Luca, dimostrando che la componente femminile rappresenta un asse portante della struttura dell'album.

The Winter Wake meriterebbe un posto di rilievo nella classifica dei migliori album power metal di sempre se non fosse per il timbro vocale del cantante, che in molte canzoni compromette l'integrità dell'opera allontanandola purtroppo dalla perfezione alla quale avrei voluto che giungesse. Nel suo complesso, tuttavia, The Winter Wake si presenta come un lavoro di rara qualità.     

Se in questo album l'oscurità fa la sua comparsa sporadicamente, celandosi dietro l'alone

The Scythe
The Scythe
fantastico che caratterizza la maggior parte dei brani, in The Scythe l'oscura mietitrice emerge dalle tenebre per divenire un ospite fisso.

Tutte le canzoni ruotano infatti attorno a un unico elemento, la morte, con lo scopo di rendere il suono cupo e decisamente più aggressivo rispetto al sound che caratterizzava le precedenti opere.

Innanzitutto la voce di Damnagoras raggiunge un'espressività di cui sinora si era percepita la mancanza, abbandonando finalmente quell'impronta musicale punk che il più delle volte si addiceva ben poco al contesto musicale della band.  

Con sommo dispiacere dei fan, gli elementi folk scompaiono quasi completamente, sostituiti da sonorità meno suggestive, ma di gran lunga più potenti, che si ricollegano ai suoni tipici del melodic death metal.

Complessivamente penso che si tratti di un buon lavoro, che fa degli Elvenking una band capace di spaziare dai suoni più melodici ai più oscuri. L'atmosfera dark si adatta perfettamente alla tematica portante della narrazione, anche se The Winter Wake resta il loro migliore album.

Two Tragedy Poets
Two Tragedy Poets
Two Tragedy Poets, infine, è il quinto e ultimo album della band. Per lo più acustico, rielabora arrangiamenti del calibro di The Winter Wake e The Wanderer, canzoni tratte entrambe dal terzo tassello discografico. Tralasciando la reinterpretazione del brano tormentone degli anni '80 Heaven is a place on Hearth, che a parer mio non ha nulla a che fare con il genere in questione e che pertanto valuto insoddisfacente, gli Elvenking hanno ritrovato con Two Tragedy Poets la melodia di un tempo, resa ancora più accattivante dalla supremazia degli strumenti acustici e che sembra richiamare il piacevole trio di archi del film Master and Commander.  

Anche l'inaspettata prestazione vocale di Damnagoras merita di essere menzionata. Pur non disponendo di una voce eccezionale, né troppo limpida o chiara né possente, il vocalist riesce finalmente a farsi apprezzare per la qualità della sua performance, ponendosi quasi alla pari di un bardo medievale in un magnifico sestetto di menestrelli.  

Ancora una volta il booklet (il libricino che si trova all'interno della confezione del cd) è opera di Gyula Havancsak, artista di immenso talento che colpisce per la minuziosità delle sue illustrazioni fantasy e che aveva già realizzato la copertina di The Winter Wake. Un imponente albero dalle radici secolari come quello disegnato per Two Tragedy Poets non può che richiamare il suggestivo Yggdrasil, il frassino al centro del cosmo che, secondo gli antichi celti, sorreggeva i nove mondi.  

In conclusione, gli Elvenking si confermano una delle migliori realtà folk power metal italiane, esprimendo un'indiscutibile competitività anche a livello internazionale in un periodo in cui centinaia di band dalle medesima sonorità affollano gli scaffali dei negozi musicali e il web.

Formazione attuale (notare la particolarità dei loro nomi d'arte):

-    Damnagoras - voce, chitarra

-    Aydan - chitarra

-    Rafahel - chitarra

-    Gorlan - basso

-    Elyghen - violino, tastiere

-    Zender - batteria

Discografia:

-    2001 - Heathenreel

-    2004 - WYRD

-    2006 - The Winter Wake

-    2007 - The Scythe

-    2008 - Two Tragedy Poets (…and a Caravan of Weird Figures)