Delos Store
La libreria
del fantastico
Libri di fantascienza
Libri fantasy
Libri Delos Books
Urania - Editrice Nord
Fanucci - Usato
Collezionismo
Pagamenti con carta di credito, bonifico bancario o bollettino postale - Entra »
Ultimi libri recensiti
Dello stesso genere
- Saggistica
- Le radici profonde. Tolkien e le Sacre Scritture
- Harry Potter al cinema
- Filosofando con Harry Potter
- Potterologia
- Conan il mito
- La saga di Twlight. La guida ufficiale illustrata
- Fate: da Morgana alle Winx
- Alla ricerca di Peter Pan
- Effetto Harry Potter
- Enciclopedia degli Spiriti Giapponesi
Elementi di Psicopedagogia nell'antica scuola di Hogwarts

Antonio Carriero (1988) è seminarista e studente di teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese (Istituto Regina Apuliae di Molfetta). Collaboratore del periodico per ragazzi Mondo Erre, ha tra i personali interessi letterari il fantasy.
Elementi di Psicopedagogia nell'antica scuola di Hogwarts si presenta come un (ennesimo) saggio predisposto a valutare e argomentare, da un altro punto di vista, l'universo Harry Potter. La prefazione di Paolo Gulisano è una buona apertura a quello che ci si aspetta dalle pagine scritte da Carriero. Tuttavia, il lavoro del giovane seminarista appare poco curato e poco approfondito, tanto da non soddisfare le aspettative del lettore. Un appassionato dei libri di J.K. Rowling, infatti, difficilmente troverà interessante questo saggio, poiché i capitoli del libro evidenziano informazioni scontate e risapute, incapaci di fornire ulteriori spunti rilessivi a quanto già detto fin qui sulle diverse e molteplici chiavi di lettura in Harry Potter.
Volendo dimostrare la presenza di elementi psicopedagogici nella saga di Harry Potter, Carriero affronta le tematiche senza però entrare pienamente nell'argomento, dimostrando, di conseguenza, una certa distanza tra gli intenti iniziali di questo saggio e i contenuti effettivi emersi dalla pagine. Nel testo, inoltre, affiorano alcune incongruenze rispetto ai particolari originali dei libri scritti dalla Rowling. A tal proposito, spicca la parte in cui Hogwarts viene definita "scuola delle pari opportunità".
Scrive Carriero: "Hogwarts, scuola di magia aperta non solo ai giovani maghi e streghe provenienti da famiglie di soli maghi, bensì da ragazzi e ragazze appartenenti al mondo babbano, promossi al sapere magico per atto di fiducia e benevolenza riposta dai fondatori nei loro confronti". Esaminando il periodo, l'affermazione può definirsi essenzialmente errata; i ragazzi e le ragazze appartenenti al mondo babbano erano sì ammessi a Hogwarts, ma presentavano comunque poteri magici: è il caso di Hermione Granger, amica fidata di Harry Potter, o di Seamus Finnigan, un altro degli studenti della Casa di Grifondoro, nato dall'unione di una strega e un babbano; per cui, ragazzi e ragazze non venivano ammessi per un semplice atto di fiducia e indulgenza.
Un elemento positivo è sicuramente la scorrevolezza. La lettura procede spedita, anche se in alcuni punti il testo non sembra essere stato editato. I buoni propositi evidenziati da Carriero non bastano a rendere Elementi di Psicopedagia nell'antica scuola di Hogwarts un'analisi psicopedagogica all'altezza delle aspettative. Il saggio assume un aspetto schematico ed elementare, con ottimi spunti scarsamente analizzati. Inoltre, l'abuso di citazioni ed esempi toglie spazio alle riflessioni, grave mancanza nei contenuti globali del volume.
Risorse in rete
Elementi di Psicopedagogia nell'antica scuola di Hogwarts: dai il tuo voto
Commenti
2 «Credo che Hermione sia stata ammessa per un semplice atto di fiducia e indulgenza. Perché non ha nessuno dei genitori con poteri magici!»
Non i genitori, ma lei i poteri magici ce li ha eccome, ed è stata ammessa per questo
Se a Hogwarts si ammettesse per fiducia non basterebbe un castello a contenere tutti gli studenti.
» postato da Coram85 alle 07:42 del 01-04-2010
3 Immagino che tale Dibartolomeo abbia letto tutta la saga e sia un grande appassionato della storia di Harry Potter... soprattutto considerando chi sia Hermione Granger e il ruolo che ella abbia all'interno della storia!
Un minimo di autovalutazione delle proprie conoscenze su un argomento, prima di schiacciare invio!
» postato da CDuMbledore alle 10:20 del 01-04-2010
4 L'ho letto tutto d'un fiato. E' scorrevole e accessibile nei contenuti di psicopedagogia. Lo adotterò in classe con le mie studenti.
» postato da (Anna Loparco) alle 15:23 del 07-04-2010
5
. Caso in cui le sole faccine sono più che eloquenti
» postato da frankifol alle 20:03 del 07-04-2010
6 Magari funziona. E nel peggiore dei casi può sempre far sparire gli alunni! ![]()
» postato da Barbagianni alle 20:58 del 07-04-2010
7 Mi ricordo dell'accanita discussione sorta all'uscita di questo libro. La recensione non fa che confermare i giudizi dati a quel tempo. A chi difendeva a spada tratta tale saggio perché scritto da un giovane la conferma che quanto detto allora non era un attacco basato su pregiudizi, ma su esperienza e conoscenza della materia.
» postato da Anonimo (DH) alle 00:15 del 12-04-2010
8 «Mi ricordo dell'accanita discussione sorta all'uscita di questo libro. La recensione non fa che confermare i giudizi dati a quel tempo. A chi difendeva a spada tratta tale saggio perché scritto da un giovane la conferma che quanto detto allora non era un attacco basato su pregiudizi, ma su esperienza e conoscenza della materia.» no Ohdrein. Anzitutto perché il giudizio di Marco non è il mio e io non ho ancora letto il saggio e io rispondo solo dei miei giudizi. In secondo luogo perché se anche Marco avesse ragione, la questione non si sposta di un millimetro, perché come dissi in quel thread ci sono controesempi 'carta canta': il saggio della Katerinov e quello della Canì. Rispettivamente una giovane che ha fatto un bel lavoro e una matura che ha fatto una ciofeca. Peraltro l'esperienza di chi ha denigrato a priori questo saggio non esiste, visto che dubito che Zweilawyer abbia mai letto qualcosa a corollario di Harry Potter, visto che già arriccia il naso di fronte ai romanzi. Infine io non ho difeso "a spada tratta tale saggio perché scritto da un giovane ". Ho solo detto che un giovane ha il diritto di essere giudicato, come tutti, DOPO la lettura del suo libro
» postato da Marina alle 12:11 del 12-04-2010
9 «Anzitutto perché il giudizio di Marco non è il mio e io non ho ancora letto il saggio e io rispondo solo dei miei giudizi
In secondo luogo perché se anche Marco avesse ragione, la questione non si sposta di un millimetro, perché come dissi in quel thread ci sono controesempi 'carta canta': il saggio della Katerinov e quello della Canì.
Rispettivamente una giovane che ha fatto un bel lavoro e una matura che ha fatto una ciofeca.
»
Esatto, Mari, grazie per averlo sottolineato.
Non nascondo di aver avuto più di qualche dubbio, all'inizio, cosa che avevo esposto velatamente nella vecchia discussione, ma non mi sono lanciato in valutazioni.
Ero interessato al libro e prima di dare giudizio definitivo ho voluto leggerlo (ringrazio Antonio, gentilissimo
)
Ma non ho denigrato a prescindere perché si trattava di un giovane. Se fosse stato il contrario non mi sarei preoccupato di leggerlo e scriverne la recensione.
» postato da Coram85 alle 12:29 del 12-04-2010
10 Marina, la critica non era rivolta a te: mi ricordo lo scambio di opinioni che c'è stato e il confronto avvenuto. Almeno parlo tra quello che ci siamo detti tu e io. Un dialogo costruttivo, dove ognuno ha espresso le sue idee. La critica è rivolta agli utenti non registrati che sono saltati fuori come i cavoli a merenda sempre con i soliti discorsi immaturi. Il nostro era un ragionamento a mio avviso ponderato e di giusta critica e loro debbono sempre saltare fuori con discorsi basati sull'invidia e sul criticare uno scrittore perchè è giovane. A me non importa dell'età, di chi scrive. Non importa chi, importa il come viene fatto un lavoro. E questo saggio è incompleto e poco approfondito, data la vastità di questa saga. Solo commentando lati di un paio di figure nell'ultimo libro guarda cosa e quanto è stato scritto. Si poteva fare molto di più e lo sai anche tu, dato che ti sei cimentata nello scrivere un saggio su questi libri. Questa serie è ricca di simboli, basta solo accorgersene. Non sembra che questo sia avvenuta: si è toccata solo la superficie. Non dico che sia scritto male: dico che non è approfondito come dovrebbe.
» postato da Anonimo (DH) alle 12:35 del 12-04-2010
11 « Ma non ho denigrato a prescindere perché si trattava di un giovane. Se fosse stato il contrario non mi sarei preoccupato di leggerlo e scriverne la recensione.» ne sono convinta, e hai fatto benissimo a scrivere esattamente quello che pensi. Tratatre un giovane con più riguardo, solo perché è giovane, è una forma di discriminazione tanto quanto quella che lo denigra per l'età. Se un autore è ritenuto maturo per la pubblicazione, l'età non deve interessare, è lo scritto in sé che va valutato
» postato da Marina alle 12:53 del 12-04-2010
12 «Marina, la critica non era rivolta a te: mi ricordo lo scambio di opinioni che c'è stato e il confronto avvenuto. Almeno parlo tra quello che ci siamo detti tu e io. Un dialogo costruttivo, dove ognuno ha espresso le sue idee.
La critica è rivolta agli utenti non registrati che sono saltati fuori come i cavoli a merenda sempre con i soliti discorsi immaturi. Il nostro era un ragionamento a mio avviso ponderato e di giusta critica e loro debbono sempre saltare fuori con discorsi basati sull'invidia e sul criticare uno scrittore perchè è giovane. »
beh, io sono cmq fra chi ha difeso l'autore dalle accsue di essere "troppo gioaven per"
Gli ospiti probabilmente hanno reagito di riflesso sulla scorta dei commenti di Zwelawyer. Aprioristici i suoi, aprioristici i loro. Si raccoglie quel che si semina...
«
A me non importa dell'età, di chi scrive. Non importa chi, importa il come viene fatto un lavoro. »
perfettamente d'accordo
«
E questo saggio è incompleto e poco approfondito, data la vastità di questa saga. Solo commentando lati di un paio di figure nell'ultimo libro guarda cosa e quanto è stato scritto. Si poteva fare molto di più e lo sai anche tu, dato che ti sei cimentata nello scrivere un saggio su questi libri.
Questa serie è ricca di simboli, basta solo accorgersene. Non sembra che questo sia avvenuta: si è toccata solo la superficie. Non dico che sia scritto male: dico che non è approfondito come dovrebbe.»
quindi sostanzialmente la rece di Marco rispecchia anche il tuo giudizo sul libro? E' importante che chi l'ha letto aggiunga la propria testimonianza e spero anche che l'autore entri in questo therad per dare una risposta alle critiche mossegli
» postato da Marina alle 12:57 del 12-04-2010
13 Direi proprio di sì.
» postato da Anonimo (DH) alle 13:13 del 12-04-2010
14 « Peraltro l'esperienza di chi ha denigrato a priori questo saggio non esiste, visto che dubito che Zweilawyer abbia mai letto qualcosa a corollario di Harry Potter, visto che già arriccia il naso di fronte ai romanzi. Infine io non ho difeso "a spada tratta tale saggio perché scritto da un giovane ". Ho solo detto che un giovane ha il diritto di essere giudicato, come tutti, DOPO la lettura del suo libro» Non ho letto nulla a corollario di HP, eccezion fatta per gli articoli postati da Di Bartolomeo su questo sito, che già mi sembravano piuttosto banali (questi ultimi, fra l'altro, sono stati inseriti nel libro). Nella saggistica molti autori forzano la mano per cavare da un libro dei significati che l'autore non aveva neanche lontanamente contemplato. In sostanza, costruiscono a posteriori ciò che a priori non c'era. Le conseguenza, specie quando si tratta letteratura dozzinale come HP, è spiattellare una forzatura dopo l'altra per dimostrare una profondità che questi libri non hanno mai avuto e mai avranno.
» postato da Zweilawyer alle 15:10 del 12-04-2010
15 «specie quando si tratta letteratura dozzinale come HP, è spiattellare una forzatura dopo l'altra per dimostrare una profondità che questi libri non hanno mai avuto e mai avranno.»
Questo naturalmente è un tuo pensiero che ha valore solo come tale.
Peccato che chi ha scritto un libro sull'avventura di crescere basandosi su HP non ami farsi pubblicità, altrimenti sarebbe molto semplice dimostrarti il contrario.
Ciò non toglie che il libro scritto da Antonio Carriero possa essere un'immonda schifezza, intendiamoci. Ma da qui a dire che i libri scritti da J.K.R. sono spazzatura ne passa. Con la tua affermazione è in netto disaccordo anche Stefano Re, guarda un po'. ![]()
» postato da G.C. alle 15:33 del 12-04-2010
16 Che HP non sia un capolavoro non ci piove, e credo che nemmeno l'autrice pretenda che lo sia, e che sia commerciale è altrettanto vero. Che sia però una schifezza direi proprio di no: c'è di meglio, ma c'è molto di peggio, sia in Italia sia all'estero. Certo non è esente da critiche, ma è passabile. Poi dipende dai gusti (anche se non l'ho trovato malvagio, prediligo altri lidi). Quanto affermi tu Zweilawyer è vero: magari l'autrice ha scritto la storia che aveva in mente, senza voler trasmettere nessun messaggio. Altri però leggendo i suoi libri hanno visto in esso dei simboli: niente di sbagliato. L'errore quando si scrive dei saggi è che si pensa d'interpretare il pensiero dell'autore, che se non lo manifesta apertamente è davvero difficile da capire. Più giusto sarebbe asserire quando si scrive un saggio che è quanto scritto sono riflessioni e spunti nati dalla lettura. Che poi salti fuori una certa simbologia anche non volendo, non è poi così strano; basti pensare agli archetipi junghiani o ai miti presenti nel mondo, che a distanza di epoche e migliaia di chilometri sono simili, se non uguali (un esempio è il diluvio universale, di cui esistono decine di versioni).
» postato da Anonimo (DH) alle 16:09 del 12-04-2010
17 ««specie quando si tratta letteratura dozzinale come HP, è spiattellare una forzatura dopo l'altra per dimostrare una profondità che questi libri non hanno mai avuto e mai avranno.»
Questo naturalmente è un tuo pensiero che ha valore solo come tale.
Peccato che chi ha scritto un libro sull'avventura di crescere basandosi su HP non ami farsi pubblicità, altrimenti sarebbe molto semplice dimostrarti il contrario.
Ciò non toglie che il libro scritto da Antonio Carriero possa essere un'immonda schifezza, intendiamoci. Ma da qui a dire che i libri scritti da J.K.R. sono spazzatura ne passa. Con la tua affermazione è in netto disaccordo anche Stefano Re, guarda un po'.
»
Ho detto che è letteratura dozzinale, non spazzatura.Non mi mettete in bocca parola non mie (ho anche affermato che il primo libro, leggero e veloce, non è affatto male).
Se uno vuole gettarsi nella magnifica avventura di crescere con Harry Potter non è certo un mio problema, è liberissimo di farlo.
Ovvio che questo è il mio pensiero, quale opinione non lo è?
» postato da Zweilawyer alle 17:01 del 12-04-2010
18 Nel caso del libro di Antonio Carriero (che ho letto) concordo con la recensione. Non perché reputo un atto di lesa maestà che un giovane scriva un saggio a tema HP, nè per una incondivisibilità di fondo della tesi sostenuta. Semplicemente, a parer mio, la tesi avrebbe potuto essere meglio argomentata. Fine. @Zweilawyer: Senza voler aprire un excursus semantico sulle espressioni "dozzinale" e "spazzatura", ammetto che talune interpretazioni sulla saga potteriana trascendano l'intentio auctoris della Rowling fino a divenire aberranti, ma dire che la saga manca di profondità mi sembra un'affermazione miope e, perdonami, snobistica. O la tua affermazione era riferita ai saggi/corollario e ho capito male?
» postato da Asher_85 alle 19:30 del 12-04-2010
19 « Non ho letto nulla a corollario di HP, » ma non avevo dubbi a riguardo, ormai so che sei un esperto nel bollare i libri senza averli nemmeno aperti « eccezion fatta per gli articoli postati da Di Bartolomeo » Carriero! Su almeno il cognome, uno sforzo, sta sulla copertina, non devi nemmeno aprire il libro « Nella saggistica molti autori forzano la mano per cavare da un libro dei significati che l'autore non aveva neanche lontanamente contemplato. In sostanza, costruiscono a posteriori ciò che a priori non c'era. Le conseguenza, specie quando si tratta letteratura dozzinale come HP, è spiattellare una forzatura dopo l'altra per dimostrare una profondità che questi libri non hanno mai avuto e mai avranno.» a questo ti ho già risposto nell'altro thread. Questa invece: « Le conseguenza, specie quando si tratta letteratura dozzinale come HP, è spiattellare una forzatura dopo l'altra per dimostrare una profondità che questi libri non hanno mai avuto e mai avranno.» è un'amenità nuova. Per seguire dunque il ragionamento, esiste, a priori naturalmente, una saggistica buona e una cattiva: quella buona è quella fatta sui libri buoni, quella cattiva sui libri cattvi. E chi decide se un libro è buono o cattivo? Zweilawyer, naturalmente, a suo insindacabile giudizio. Grazie per tutto questo buonumore che dispensi, sei veramente una sagoma. Ah, già, ma io non faccio testo, il mio è un parere interessato, dimenticavo...
» postato da Marina alle 19:56 del 12-04-2010
20 «
Peccato che chi ha scritto un libro sull'avventura di crescere basandosi su HP non ami farsi pubblicità, altrimenti sarebbe molto semplice dimostrarti il contrario.
»
non servirebbe assolutamente a nulla. Perché l'autrice in questione ha l'età, la preparazione teorica e l'esperienza pratica per sapere perfettamente quel che dice, ma Zweilawyer ha già deciso che HP è privo di spessore, quindi il corollario del suo teorema è che, per la proprietà transitiva, anche i saggi su HP non hanno alcun fondamento.
E poi anche quell'autrice parlerebbe sicuramente per bieco interesse, vuoi mettere?
:">
E infine, scusa, tutte 'ste menate sull'inconscio: ma qualuno l'ha mai incontrato andando a fare la spesa o dal tabaccaio? Qualcuno sa dove si citofona per salire a casa sua? Suvvia, non facciamo dire a un testo più di quel che dice la sua lettera... ![]()
» postato da Marina alle 20:06 del 12-04-2010
21 Dalla lettura del saggio ho ricavato pochi spunti, anzi per dirla tutta, neanche uno.
A mio parere, il difetto peggiore è che sembra una tesi di laurea triennale, anzi un elaborato finale perché per la triennale va chiamato così e non più tesi.
Credo che molti di noi potrebbero a questo punto far della propria tesi di laurea un saggio, se non fosse che spesso le tesi sono noiose e riportano una serie di citazioni da altri titoli!
» postato da la vecchia strega alle 21:42 del 12-04-2010
22 «
E poi anche quell'autrice parlerebbe sicuramente per bieco interesse, vuoi mettere?
:"> »
Ce la vedo proprio...
Mi ha fatto il terzo grado per sapere dove l'avevo preso
Per tornare parzialmente in topic, ma tu Marco te li vai a cercare, eh? ![]()
» postato da Palin alle 22:06 del 12-04-2010
23 «
Per tornare parzialmente in topic, ma tu Marco te li vai a cercare, eh?
»
Parafrasando Harry Potter, sono loro che cercano me!
Scherzi a parte, mi interessava, l'ho letto e l'ho recensito. E pronto a intervenire, qualora trovassi qualcosa d'interessante da aggiungere a quanto già scritto ![]()
» postato da Coram85 alle 22:23 del 12-04-2010
24 « è un'amenità nuova. Per seguire dunque il ragionamento, esiste, a priori naturalmente, una saggistica buona e una cattiva: quella buona è quella fatta sui libri buoni, quella cattiva sui libri cattvi. E chi decide se un libro è buono o cattivo? Zweilawyer, naturalmente, a suo insindacabile giudizio. Grazie per tutto questo buonumore che dispensi, sei veramente una sagoma. Ah, già, ma io non faccio testo, il mio è un parere interessato, dimenticavo...» Te lo ripeto, è stato scritto un saggio sulla filosofia di Twilight, quindi sarebbe possible scriverlo anche su Garmir l'Eclissiomante. Ma non si scappa, se il saggio affonda le radici in un libro d'evasione come HP, mostra tutti i suoi limiti già dopo poche pagine. Tu, Marina, può infastidirti quanto vuoi e dirmi che sono divertente, una sagoma o quello che ti pare, ma sai benissimo che, ad es., "La città e l'uomo. Saggi su Aristotele, Platone e Tucidide" di Strauss è un saggio che possiede una base concreta e tonnellate di materiale da sviscerare, mentre 64 pagine sulla psicopedagogia in HP...beh...fai un po' te.
» postato da Zweilawyer alle 23:23 del 12-04-2010
25 «ma sai benissimo che, ad es., "La città e l'uomo. Saggi su Aristotele, Platone e Tucidide" di Strauss è un saggio che possiede una base concreta e tonnellate di materiale da sviscerare, mentre 64 pagine sulla psicopedagogia in HP...beh...fai un po' te.»
Che è come dire che chi suona la classica è più bravo di Slash per forza di cose... ![]()
» postato da Palin alle 11:19 del 13-04-2010
26 Uhm...mi sa che presto si cominceranno ad usare le guns e suoi corpi dovremo posare molte roses
![]()
» postato da Anonimo (DH) alle 11:53 del 13-04-2010
27 «
Che è come dire che chi suona la classica è più bravo di Slash per forza di cose...
»
Non mi sembra un esempio calzante. Un musicista classico e Slash eseguone generi musicali differenti (musica classica-rock), e di certo Slash è stato uno dei migliori esecutori nel suo ambito. Un saggista che tratta Il Signore degli Anelli invece non fa nulla di diverso da chi scrive un saggio su Twilight (stesso genere), ma ha un materiale diverso su cui lavorare, un materiale, se vogliamo fare gli snob, più nobile. Per seguire il tuo esempio, direi che c'è la stessa differenza fra un classicista che esegue mozart ed uno che cerca di cavare qualcosa da uno spartito scritto da me.
La distinzione che fai tu fra rockettaro e classicista potrebbe andare bene fra generi letterari, paragonando il primo al fantasy o alla fantascienza (spesso considerati generi di spessore inferiore) ed il secondo al romanzo storico. In questo caso sosterrei il tuo ragionamento.
» postato da Zweilawyer alle 12:41 del 13-04-2010
28 « Un saggista che tratta Il Signore degli Anelli invece non fa nulla di diverso da chi scrive un saggio su Twilight (stesso genere), ma ha un materiale diverso su cui lavorare, un materiale, se vogliamo fare gli snob, più nobile. » Scommettiamo che se io e Marina scriviamo un saggio rispettivamente sul Signore degli Anelli e su Twilight, quello di Marina è meglio?
» postato da Palin alle 15:49 del 13-04-2010
29 Questo libro fa schifo, anche se non l'ho letto. Harry Potter? Peggio che andar di notte!
» postato da (Andrea Totaro) alle 18:25 del 13-04-2010
31 « Tu, Marina, può infastidirti quanto vuoi » ma io non sono affatto infastidita. Te l'ho detto, mi diverti un sacco con le teorie assolutiste che tiri fuori. Mi sembri tanto la tua amica Gamberetta «« Un saggista che tratta Il Signore degli Anelli invece non fa nulla di diverso da chi scrive un saggio su Twilight (stesso genere), ma ha un materiale diverso su cui lavorare, un materiale, se vogliamo fare gli snob, più nobile. » Scommettiamo che se io e Marina scriviamo un saggio rispettivamente sul Signore degli Anelli e su Twilight, quello di Marina è meglio?» no, beh ora non esageriamo. Il mio al limite POTREBBE (non è automaticamente detto, perché a volte ci sono anche opere di esordio migliori rispetto a seconde pubblicazioni) esssere più scorrevole o più omogeneo, per il semplice fatto che ho scritto un saggio più di te e quindi ho già masticato un po' il genere. Ma relativamente al contenuto Tolkien dà molti più spunti della Meyer, senza dubbio. E in questo stretto senso ciò che dice Zweilawyer è corretto. I punti dove lui deraglia sono: 1. non riuscire a vedere la ricchezza di tematiche di HP 2. considerare - come fanno i peggiori intellettuali, mi spiace - il messaggio di Artistoele &CO migliore solo perché questi sono autori classici. Non è il fatto di essere un classico per etichetta che nobilita l'autore, ma il suo contenuto. E il valido contenuto (nel senso di universalità e intramontabilità del messaggio) di oggi sarà il classico di domani, è solo questione di tempo (e non ho dubbi che HP diventerà un classico del suo genere). Del resto parliamo di libri, mica di mozzarelle da consumarsi preferibilmente entro il. 3. considerare la letteratura per ragazzi una roba di serie B (e questo direi che è l'errore più madornale dei tre). Mi viene da pensare che al Zweilawyer delle elementari abbiano propinato solo roba tipo 'Giovannino va a fare la spesa' o 'Colora l'allegro mondo di Peppuccio'. Non lo sto prendendo in giro eh, ho inventato due titoli del - pur esistente - filone demenziale che si trova in certi libri per l'infanzia per pura comodità esplicativa. Ma le letture d'oro per questa fascia sono ben altre e sono zeppe di valori formativi come ormai raramente se ne vedono (e il risultato sulle nuove generazioni si vede un bel po')
» postato da Marina alle 18:39 del 13-04-2010
32 «Dalla lettura del saggio ho ricavato pochi spunti, anzi per dirla tutta, neanche uno.
»
ok, quindi escludendo gli ospiti che entrano a) a gamba tesa e b) chissà se lo fanno col loro vero nome, direi che il conteggio per ora è di 3 pollici versi su tre. Non è sicuramente incoraggiante... ![]()
» postato da Marina alle 18:51 del 13-04-2010
33 Ciao, amici. Sono contento della discussione che avete aperto. Insomma, mi sembra che di opinioni ce ne siano per tutti i gusti: ottimo! Ad essere sincero, non mi aspettavo tutto questo successo, di contro a quel che direbbe qualcuno di voi...
Scherzi a parte, questo lavoro nasce da due mie passioni: la psicopedagogia e il fantasy, in particolare Harry. Ho pensato quindi di unire l'utile (la psicopedagogia) al dilettevole (Harry Potter). Credo anch'io, tuttavia, che il saggio sia manchevole di qualcosa (o di tutto, direbbe qualcun altro...), ma l'obiettivo era e rimane quello di proporre alcune idee nuove, che non ho mai riscontrato in altri saggi "corollario" ad Harry Potter. Chi ha letto il mio saggio sa di quali idee parlo. Né mi aspetto che quelle poche idee impressionino più di tanto i lettori... come potrei: Harry Potter ha così tanto da dirci! Sì, credo che Harry Potter abbia tanto da dirci, un po' come la Bibbia (perdonatemi il paragone), che ogni volta che la si legge ha dire qualcosa di nuovo. Harry Potter, dunque, come io stesso affermo nel saggio, "è un affresco del nostro mondo, in cui i concetti morali, religiosi e le nozioni astratte, come succede nella Commedia di Dante, vengono espressi con delle immagini e inseriti in una storia", quella di Harry, appunto.
Ogni storia - che sia di Tolkien o della Rowling poco importa - ha sempre uno o più messaggi da consegnarci. Ergo, il mio saggio propina quei messaggi che IO ho colto leggendo i sette volumi, pubblicati poi per parteciparli a quei lettori che, come me, amano il mondo di Harry Potter. Ma ho colto molte altre cose che volutamente non ho voluto scrivere: diffido da quei saggi che pretendono di chiarire tutto sull'argomento in oggetto. Questo è il modus operandi del "caro" Hegel che, penso e spero, non mi appartiene! ![]()
» postato da Antonio Carriero alle 20:40 del 13-04-2010
34 SemiOT: Ma perché a volte ho l'impressione che il caro vecchio relativismo faccia comodo solo quando serve? ![]()
» postato da Okamis alle 21:00 del 13-04-2010
35 « il mio saggio propina quei messaggi che IO ho colto leggendo i sette volumi» Questo ha senso. E' bello che le persone riflettano su quello che hanno letto e le ha appassionate. Sono sicura che possa uscirne fuori molto più di ciò che era intenzione dell'autore. In questo caso, non penso proprio che nei pomeriggi passati in treno la R. pensasse a qualcosa di più che a una storia per ragazzi. Senza insegnamenti, nulla di serio. Almeno per i primi volumi. Più avanti può essersi resa conto del potenziale e aver agito di conseguenza. Possibile. Il punto è che i saggi dipendono dalle riflessioni personali, non necessariamente le stesse che portano un autore a scrivere. HP ha davvero degli insegnamenti, ma solo perchè voi li avete intravisti, ci avete ragionato e li avete estratti dando loro sostanza. Secondo me, non tutti provengono consapevolmente dall'autrice
» postato da Pawin alle 21:17 del 13-04-2010
36 Condivido, PAWIN. E' quello che penso.
» postato da Antonio Carriero alle 21:26 del 13-04-2010
37 « no, beh ora non esageriamo. Il mio al limite POTREBBE (non è automaticamente detto, perché a volte ci sono anche opere di esordio migliori rispetto a seconde pubblicazioni) esssere più scorrevole o più omogeneo, per il semplice fatto che ho scritto un saggio più di te e quindi ho già masticato un po' il genere. Ma relativamente al contenuto Tolkien dà molti più spunti della Meyer, senza dubbio. E in questo stretto senso ciò che dice Zweilawyer è corretto» Io invece non sono d'accordo. Se il saggio mio per assurdo, vertesse sulla linguistica di Tolkien, argomento di cui non so una mazza, e tu facessi un saggio su Twilight per stabilire punti di contatto e differenze con HP? La qualità di un saggio dipende... dalla qualità del saggio, non dall'opera sulla quale verte. Certo se poi uno parla di epica cavalleresca nei racconti horror di Lovecraft, è un'altra cosa.
» postato da Palin alle 21:54 del 13-04-2010
38 « tu facessi un saggio su Twilight per stabilire punti di contatto e differenze con HP? »
Lo so io! Lo so io! I Lupi Mannari!
(ok, sparisco da qui...)
» postato da Kinzica alle 22:10 del 13-04-2010
40 « l'obiettivo era e rimane quello di proporre alcune idee nuove. »
Il proporre va bene, ma è il punto di partenza, va sviluppato, fatto crescere come un'ellisse che s'allarga sempre di più.
«Ma ho colto molte altre cose che volutamente non ho voluto scrivere: diffido da quei saggi che pretendono di chiarire tutto sull'argomento in oggetto. Questo è il modus operandi del "caro" Hegel che, penso e spero, non mi appartiene!
»
Avresti potuto invece metterle: un argomento va affrontato con la maggior profondità possibile. Certo dipende dal soggetto che si esamina e adeguarsi di conseguenza. E naturalmente non si potrà dire tutto, ma si deve cercare di toccare e approfondire più punti possibili, non accontentarsi e cercare d'andare oltre per fare di più.
««:
tu facessi un saggio su Twilight per stabilire punti di contatto e differenze con HP? »
Lo so io! Lo so io! I Lupi Mannari! »
Lascia stare i lupi mannari che quella saga me li ha s.......i a sufficienza
![]()
» postato da Anonimo (DH) alle 00:53 del 14-04-2010
41 « Ergo, il mio saggio propina quei messaggi che IO ho colto leggendo i sette volumi, pubblicati poi per parteciparli a quei lettori che, come me, amano il mondo di Harry Potter. Ma ho colto molte altre cose che volutamente non ho voluto scrivere: diffido da quei saggi che pretendono di chiarire tutto sull'argomento in oggetto. »
qua però non ti seguo proprio, Antonio: nel momento in cui trovi un tema per un saggio, dovresti sviscerare tutto quello che hai da dire in merito o - se ci sono problemi di compatibilità di spazio-pagine a disposzione - almeno accennarlo. Perchè mettere solo alcune cose? ![]()
» postato da Marina alle 10:57 del 14-04-2010
42 « In questo caso, non penso proprio che nei pomeriggi passati in treno la R. pensasse a qualcosa di più che a una storia per ragazzi. Senza insegnamenti, nulla di serio. Almeno per i primi volumi. Più avanti può essersi resa conto del potenziale e aver agito di conseguenza. Possibile. Il punto è che i saggi dipendono dalle riflessioni personali, non necessariamente le stesse che portano un autore a scrivere. HP ha davvero degli insegnamenti, ma solo perchè voi li avete intravisti, ci avete ragionato e li avete estratti dando loro sostanza. Secondo me, non tutti provengono consapevolmente dall'autrice» no, Pawin, non è così semplice. Anche quando un autore non inserisce di proprosito isnegnamenti o messaggi, lo fa cmq inconsapevolmente. Perché da come caratterizza i personaggi e la storia, emerge con evidenza quali siano i suoi valori e quali le cosa che invece detesta. OKamis, con chi ce l'hai? Precisa un po,altrimenti resti troppo cripitico.
» postato da Marina alle 11:04 del 14-04-2010
43 «« Ma ho colto molte altre cose che volutamente non ho voluto scrivere... »
nel momento in cui trovi un tema per un saggio, dovresti sviscerare tutto quello che hai da dire in merito o - se ci sono problemi di compatibilità di spazio-pagine a disposzione - almeno accennarlo.»
Marina, infatti ho sviscerato tutto quello che avevo da dire in merito. Le altre idee a cui ho alluso e che non ho voluto scrivere nel saggio sono, più che altro, incompatibili con il taglio che ne ho voluto dare, ovvero quello psicopedagogico. Anzi, ho anche osato di più. Ho osato "accennare", alla fine del saggio, ad una prospettiva teologica della saga potteriana... E dopo aver spiegato il motivo ho interrotto subito, o mi sarei ritrovato a scrivere una teologia di Harry Potter senza accorgermene, distaccandomi dal taglio iniziale. ![]()
» postato da Antonio Carriero alle 11:37 del 14-04-2010
44 «SemiOT: Ma perché a volte ho l'impressione che il caro vecchio relativismo faccia comodo solo quando serve?
»
E' come il coniglio nel cilindro. Esce fuori a comando.
@Antonio Carriero
«Ergo, il mio saggio propina quei messaggi che IO ho colto leggendo i sette volumi»
Usando il verbo "propinare" temo che tu abbia fatto una gaffe involontaria.
» postato da Zweilawyer alle 11:38 del 14-04-2010
45 «
Marina, infatti ho sviscerato tutto quello che avevo da dire in merito. Le altre idee a cui ho alluso e che non ho voluto scrivere nel saggio sono, più che altro, incompatibili con il taglio che ne ho voluto dare, ovvero quello psicopedagogico. Anzi, ho anche osato di più. Ho osato "accennare", alla fine del saggio, ad una prospettiva teologica della saga potteriana... E dopo aver spiegato il motivo ho interrotto subito, o mi sarei ritrovato a scrivere una teologia di Harry Potter senza accorgermene, distaccandomi dal taglio iniziale.
»
ah, ok, ora è chiaro, grazie.
» postato da Marina alle 11:51 del 14-04-2010
46 @ marina
Ci stavo pensando proprio mentre scrivevo. Però scrivere qualcosa inconsapevolmente non è che dia tanto merito, no?
Mettiamo che nessuno ci avesse ragionato sopra, se qualcuno le avesse chiesto cosa voleva trasmettere, lei per prima non avrebbe potuto parlarne.
L'unico merito è che, avendo toccato tante corde, sia rimasto anche altro nella rete. Magari non la teologia
. Se ha avuto un'educazione religiosa è normale che salti fuori, ma che proprio lei abbia voluto argomentare al riguardo non ci credo proprio per niente. Mi dovreste fare degli esempi.
(Avverto che non ho ancora letto l'ultimo, spero che gli esempi non provengano proprio da quello) ![]()
» postato da Pawin alle 14:16 del 14-04-2010
47 «@ marina
Ci stavo pensando proprio mentre scrivevo. Però scrivere qualcosa inconsapevolmente non è che dia tanto merito, no?
»
perché no? Se i tuoi valori danno spessore alla trama e brillantezza ai personaggi, il merito è sempre tuo no?
«
Mettiamo che nessuno ci avesse ragionato sopra, se qualcuno le avesse chiesto cosa voleva trasmettere, lei per prima non avrebbe potuto parlarne.»
anche i messaggi che escono dalla pagina quando non ce li hai deliberatamente infilati ti sono cmq visibili, quando ti rileggi. E altri input ti vengono dai lettori e ti aiutano a prendere coscienza del fatto di averespresso cose che anche alla lettura non hai ancora rilevato
« Se ha avuto un'educazione religiosa è normale che salti fuori, ma che proprio lei abbia voluto argomentare al riguardo non ci credo proprio per niente. Mi dovreste fare degli esempi.
(Avverto che non ho ancora letto l'ultimo, spero che gli esempi non provengano proprio da quello)
»
allora non ti diremo nulla ![]()
» postato da Marina alle 14:21 del 14-04-2010
48 «
Io invece non sono d'accordo. Se il saggio mio per assurdo, vertesse sulla linguistica di Tolkien, argomento di cui non so una mazza, e tu facessi un saggio su Twilight per stabilire punti di contatto e differenze con HP?»
vabbé ma che c'entra? E' chiaro che se scrivi un saggio su qualcosa, quel qualcosa lo devi sapere
«
La qualità di un saggio dipende... dalla qualità del saggio, non dall'opera sulla quale verte. Certo se poi uno parla di epica cavalleresca nei racconti horror di Lovecraft, è un'altra cosa.»
la qualità del saggio si, ma la ricchezza potenziale dipende dall'opera sui cui si... saggia. Perché un saggio che può spaziare in - pe dire - 4 direzioni anziché una avrà le potenzialità per essere più articolato e ricco. Poi siamo perfettamente da'ccordo che, in concreto, l'autore può sfruttare male l'occasione e produrre il saggio 4 stagioni in modo superficiale, mentre il monosaggio può essere svolto in modo profondissimo.
» postato da Marina alle 14:44 del 14-04-2010
49 «vabbé ma che c'entra? E' chiaro che se scrivi un saggio su qualcosa, quel qualcosa lo devi sapere
»
Per me è chiaro, ma non per tutti.
«la qualità del saggio si, ma la ricchezza potenziale dipende dall'opera sui cui si... saggia. Perché un saggio che può spaziare in - pe dire - 4 direzioni anziché una avrà le potenzialità per essere più articolato e ricco. Poi siamo perfettamente da'ccordo che, in concreto, l'autore può sfruttare male l'occasione e produrre il saggio 4 stagioni in modo superficiale, mentre il monosaggio può essere svolto in modo profondissimo.»
E fin qui siamo d'accordo, ma la mia affermazione rispondeva alla domanda riguardo alla qualità. Se stai valutando un saggio su pippo, non puoi confrontarlo con un saggio su paperino per ricchezza di contenuti... lo confronti per la chiarezza e la coerenza delle idee espresse, se è concorde con li tema del saggio, ecc.
» postato da Palin alle 15:31 del 14-04-2010
50 «
Ci stavo pensando proprio mentre scrivevo. Però scrivere qualcosa inconsapevolmente non è che dia tanto merito, no?
»
Nient'affatto. Il fatto è se si ragiona sotto un profilo razionale. Ma non esiste solo la razionalità: con l'intuizione si possono scoprire cose che nemmeno si sapevano e che sono davvero notevoli. La razionalità è solo un mezzo, ma ne è stato fatto un padrone, quando dovrebbe essere un servo di qualcosa di più grande.
» postato da Anonimo (DH) alle 16:31 del 14-04-2010
51 Spiego la mia posizione, visto che si trova grosso modo a metà tra quelle di Marina e Zwei (spero mi perdonerete se vi "uso" come antipodi).
Parto da una premessa: nel complesso, HP mi ha soddisfatto come saga, per quanto contenga, IMO, un romanzo decisamente brutto (sì, ce l'ho con te Ordine della Fenice
) e un finale mediocre e forzatamente buonista. Ne consegue, che HP è per me una buona saga, ma lungi dall'essere un capolavoro. Ciononostante, non mi da alcun fastidio la presenza di volumi volti a "sezionarlo", per quanto ritenga che esistano molti altri cicli di qualità e importanza maggiori dal punto di vista artistico. Quello che però mi da fastidio è però vedere come siano in molti a sfruttare HP come cassa di risonanza per poterci guadagnare sopra (quindi qui la mia lancetta tende più verso Zwei). Anche perché l'esperienza insegna che spesso e volentieri alcuni "indizi" (età dell'autore, ergo esperienza, distribuzione dei capitoli e loro lunghezza, ergo completezza della disanima ecc.) possono già far intuire sulla qualità o meno di un testo (e il saggio qui preso in esame sembrerebbe esserne un esempio lampante).
Eppure...
Eppure sono d'accordo con Marina che ciò non basti a decretare l'effettiva qualità di un testo, in quanto le eccezioni, grazie a Chtulhu, esistono.
Riguardo la battuta sul relativismo, si riferiva all'autore. Mi spiego. Io sono dell'idea che un saggio (qualsiasi saggio) debba presentare una visione univoca e che, agli occhi dell'autore, è l'unica corretta. Esempio stupido: se io volessi interpretare HP come un libro malefico e che tra le righe vuole corrompere le giovani menti al satanismo, allora sarò dell'idea che la mia teoria e soltanto la mia sia quella corretta. Le parole dell'autore, invece, mi avevano dato l'impressione di una scusante generica, con quel suo ripetere a più riprese che HP ha così tanto da dirci (il che volendo è vero), insinuando però che ciò possa portare a più chiavi di lettura (trad: IO interpreto HP così, ma TU potresti interpretarlo colà senza problemi). Ecco, questa è una forma di relativismo che trovo cozzi un po' con l'obiettivo di un saggio, e visto che proprio il relativismo viene spesso additato come uno dei mali del mondo dalle alte sfere ecclesiastiche e visto anche che Antonio è un seminarista ecco la battuta (ma nemmeno troppo).
Insomma, detto in parole povere, con una frase volutamente ironica volevo porre l'accento su un approccio a mio avviso contradditorio. Poi, comunque, Antonio nei messaggi successivi ha spiegato meglio la sua posizione...
» postato da Okamis alle 17:09 del 14-04-2010
52 «Quello che però mi da fastidio è però vedere come siano in molti a sfruttare HP come cassa di risonanza per poterci guadagnare sopra (quindi qui la mia lancetta tende più verso Zwei). » Alessandro, nell'altro thread ho spiegato perché questa cosa del "guadagnarci sopra" fa ridere. Se vuoi però lo rispiego in questa sede... Quanto al resto, premesso che una parte del discorso è superata da questo « Antonio nei messaggi successivi ha spiegato meglio la sua posizione...» io in questo: « insinuando però che ciò possa portare a più chiavi di lettura (trad: IO interpreto HP così, ma TU potresti interpretarlo colà senza problemi). Ecco, questa è una forma di relativismo che trovo cozzi un po' con l'obiettivo di un saggio, » non ci vedo contraddizione. Perché è vero che un saggio deve avere una visione univoca, perché in caso cotnrario chi lo scrive non si può qualificare altrimenti che col termine di schizofrenico. Ma è anche vero che due saggi di due persone diverse su uno stesso tema possono essere profondamente diversi e proprio perché in effetti ognuno ha una propria lettuira personale di tutto ciò di cui fa espreienza. Che poi è il segreto del successo trasversale di HP. Non mi sembra nulla di trascendentale... Parliamo di disamine e interpretazioni, mica di matematica per cui se tu fai 2+2 e io faccio 2+2, toh, guarda, ci viene sempre 4.
» postato da Marina alle 17:59 del 14-04-2010
53 Marina, sul guadagnarci sopra non mi riferivo a te. Però non mi puoi venire a dire che non ci sia UN solo autore di saggistica che non si lasci influenzare dalla moda del momento. Sarebbe come dire che tutti i libri di vampiri usciti dopo il fenomeno Meyer sia spuntati fuori per puro caso e non perché le CE volevano battere il ferro finché è caldo.
Riguardo la seconda parte del tuo discorso, temo tu non abbia capito bene quello che ho scritto. Non ho infatti mica affermato che non possano esistere più interpretazioni di un libro. Anzi, nella mia battuta iniziale difendevo questa forma di relativismo, quindi l'esatto opposto della tua interpretazione del mio penultimo messaggio. Quello che intendevo è che nella risposta dell'autore non ho trovato alcune spiegazione valida alle critiche rivolte da chi il saggio l'ha letto. Antonio si è limitato a dire "eh, ognuno è libero d'interpretare HP come vuole". Grazie, bella scoperta. Peccato che non mi ha spiegato perché la sua interpretazione dovrebbe essere più corretta di quella degli altri (perché, come ricordi giustamente tu, se l'autore del saggio non pensasse ciò, allora soffrirebbe di una sorta di schizofrenia).
Riassumendo, la mia era una difesa del relativismo interpretativo, e mi sembrava strano che proprio al relativismo ricorresse chi per primo di solito lo addita come male supremo del mondo. Più chiaro ora? ![]()
» postato da Okamis alle 22:04 del 14-04-2010
54 «Antonio si è limitato a dire "eh, ognuno è libero d'interpretare HP come vuole". Grazie, bella scoperta. Peccato che non mi ha spiegato perché la sua interpretazione dovrebbe essere più corretta di quella degli altri (perché, come ricordi giustamente tu, se l'autore del saggio non pensasse ciò, allora soffrirebbe di una sorta di schizofrenia).» Okamis, non credo di aver detto che la mia interpretazione sia più corretta delle altre. E di quali, poi? Anche qui: questo è il modus operandi di Hegel, che non credo mi appartenga. Poi, se fossi schizofrenico me ne accorgerei, dato che scrivo di psicologia e pedagogia insieme, non credi? Ribadisco che in questo saggio offro ai lettori quel che IO ho colto dai sette romanzi, che sia poi condivisibile o meno non mi importa. Questo saggio non è una tesi, per cui non devo difenderlo, ecco tutto.
» postato da Antonio Carriero alle 00:39 del 15-04-2010
55 tranquillo, non devi difenderlo perchè non lo stanno attaccando. Forse Okamis avrebbe voluto un po' più di decisione da parte tua. Se dici che ci sono più punti di vista o li affronti tutti o chiarisci quali per te sono veramente importanti. Credo che tu abbia fatto la seconda cosa, non saprei. Una motivazione l'avrai data
Io ho sempre cercato di tirare fuori più significati possibile e convincere gli altri che ho pienamente ragione spesso per il puro gusto di farlo, senza pensare se la mia interpretazione fosse corretta o no. Fortuna che non scriverò mai saggi allora ![]()
» postato da Pawin alle 00:56 del 15-04-2010
56 «Okamis, non credo di aver detto che la mia interpretazione sia più corretta delle altre. E di quali, poi? Anche qui: questo è il modus operandi di Hegel, che non credo mi appartenga.
Poi, se fossi schizofrenico me ne accorgerei, dato che scrivo di psicologia e pedagogia insieme, non credi?
Ribadisco che in questo saggio offro ai lettori quel che IO ho colto dai sette romanzi, che sia poi condivisibile o meno non mi importa. Questo saggio non è una tesi, per cui non devo difenderlo, ecco tutto.»
Ecco, a mio avviso questo è un approccio errato. Perché rimango dell'idea che se si scrive un saggio, l'autore DEVE pensare che la prorpria interpretazione sia più corretta delle altre; e ovvaimente deve dimostrarmelo. Poi, che il lettore possa, a fine lettura, condividere o meno la tesi portata avanti dall'autore, beh, quello è un altro discorso. Come scrive Pawin, avrei preferito maggiore decisione da parte tua. Il che, attenzione, non significa tacciare chi non condivide il proprio pensiero di non capire una mazza, ma dimostrare la bontà della propria tesi con dati oggettivi, cosa che tu non hai fatto, limitandoti a una sostanziale alzata di spalle. Il termine schizofrenia usato da Marina e poi ripreso da me, così come la battuta sul relativismo, per quanto "forti" avevano proprio lo scopo di sottolineare questa base debole che sorregge il tuo approccio al genere saggio. Ma da bravo relativisita, questa è solo la mia opinione ![]()
» postato da Okamis alle 08:33 del 15-04-2010
57 «Marina, sul guadagnarci sopra non mi riferivo a te. » non importa, è una scemenza termonucleareglobale a prescindere da chi sia il riferimento. Anzi, rispetto al saggio medio il mio è andato decisamente meglio, quindi io sono fra gli 'speculatori' più biechi, perché con i lauti introiti dell'Incantesimo Harry Potter riuscirei persino a comprare qualche mobile Ikea, guarda un po'. E mi fa ancor più specie che questo discorso sulla speculazione dei saggi venga da una persona che non è affatto digiuna del sistema editoria. Posso capire che me lo dica il quindicenne invasato HarryPotterRulez, che pensa che scrivere su Hp equivalga a vendere tanto quanto il romanzo stesso, ma tu? « Però non mi puoi venire a dire che non ci sia UN solo autore di saggistica che non si lasci influenzare dalla moda del momento. Sarebbe come dire che tutti i libri di vampiri usciti dopo il fenomeno Meyer sia spuntati fuori per puro caso e non perché le CE volevano battere il ferro finché è caldo.» questo non è colpa degli autori ma degli editori che quello richiedono. E se uno ha la competenza necessaria perché dovrebbe dire di no solo perché il tema va di moda? Tutto questo cmq non cambia una virgola sul dato vendite medio di un saggio, né sul tempo che l'autore ci ha speso sopra. In un anno e mezzo anche l'impiegato con la busta paga più bassa guadagna infinitamente di più che percependo royalty.
» postato da Marina alle 13:32 del 15-04-2010
58 « Poi, se fossi schizofrenico me ne accorgerei, dato che scrivo di psicologia e pedagogia insieme, non credi? .» Antonio, hai frainteso le parole di Okamis, che ha fatto un reprise del mio esempio, dove IO ho detto che un autore che, all'interno di uno stesso saggio, sostenesse tesi contraddittorie contemporaneamenete, sarebbe un tantino schizofrenico. Era un discorso ipotetico e totalmente sganciato dal tuo saggio.
» postato da Marina alle 13:36 del 15-04-2010
59 @ Marina: (non sto a fare i quote per non allungare terribilmente il messaggio
)
A mio avviso scordi un passaggio. Quanti sono coloro che davvero si rendono conto che lo scrivere (saggi o romanzi cambia relativamente poco) non porta guadagni, a meno di casi eccezionali? Risposta: un numero ben più basso di persone di quanto si possa immaginare. Se tu vai in giro a chiedere all'uomo medio "ma secondo lei su 20€ di libro l'autore quanto prende?", la maggioranza delle persone tirerà fuori cifre assurdamente alte e fuori dal mondo. Tu mi dirai: ma queste persone in buona parte non hanno la minima idea di come funzioni l'editoria al suo interno. Vero, ma spesso e volentieri non lo sanno neppure gli autori della domenica (ne approfitto per specificare che il mio è un discorso generale e che esula dal caso specifico trattato in questo topic). Mi spiego meglio. Tu giustamente affermi che se vengono pubblicati tanti libri di un genere, è perché quel genere viene richieste dalle CE. Ma la domanda è: tra le tante offerte di saggi (escludiamo per il momento il campo del romanzo), vuoi che non ce ne sia nemmeno una che nasce da desiderio (ma sarebbe meglio dire l'illusione) di poterci semplicemente guadagnare sopra, senza che alla base ci sia un reale interesse per l'opera trattata? Tu puoi anche considerare tutto ciò una scemenza, ma resta il fatto che almeno io la mia posizione l'ho giustificata. Se tu vuoi convincermi del contrario, devi portarmi dati oggettivi che dimostrino il contrario. Proprio come bisognerebbe fare in un saggio, giusto per rimanere in tema
(per quanto il discorso stia leggermente deviando verso l'OT)
» postato da Okamis alle 14:40 del 15-04-2010
60 «
Ecco, a mio avviso questo è un approccio errato. Perché rimango dell'idea che se si scrive un saggio, l'autore DEVE pensare che la prorpria interpretazione sia più corretta delle altre; »
Ecco che qui salta fuori il talebano che convive in te (ma l'hai detto più volte
)
Non la vedo sotto quest'ottica, chi scrive deve essere convinto che la sua sia una interpretazione particolare, magari differente, rispetto alle altre. Non necessariamente migliore. Potrebbe essere solo innovativa o non esplorata fino a questo momento.
Naturalmente è un pensiero generale e concordo con quello che dici: deve essere dimostrato. ![]()
» postato da G.C. alle 16:17 del 15-04-2010
61 Vedo che cominci a conoscermi
Scherzi a parte, attenzione a non pensare che le mie parole prevedano un atteggiamento di superiorità da parte dell'autore. Al contrario! Un conto è pensare che la propria teoria - anzi, la definirei la "propria ATTUALE teoria" - sia migliore delle altre. Ben altra cosa è pensare che sia perfetta. Riprendendo l'esempio stupido fatto in uno dei miei primi messaggi, se io voglio interpretare HP in chiave satanista (c'è chi l'ha fatto
), sarò dell'idea che questa teoria è la migliore fino a quando non ne avrò elaborata o non sarò venuto a contatto con una migliore. Su questo dettaglio ci tengo molto, perché il pensare che il proprio ATTUALE pensiero sia il migliore non pone, o meglio, non dovrebbe porre alcun paletto all'apertura mentale.
(lo so, ho una mente contorta e malata...)
» postato da Okamis alle 18:34 del 15-04-2010
62 « Riprendendo l'esempio stupido fatto in uno dei miei primi messaggi, se io voglio interpretare HP in chiave satanista (c'è chi l'ha fatto
), sarò dell'idea che questa teoria è la migliore fino a quando non ne avrò elaborata o non sarò venuto a contatto con una migliore. Su questo dettaglio ci tengo molto, perché il pensare che il proprio ATTUALE pensiero sia il migliore non pone, o meglio, non dovrebbe porre alcun paletto all'apertura mentale.
»
Questa non l'ho capita
«(lo so, ho una mente contorta e malata...)»
Questa invece sì ![]()
» postato da Die alle 18:47 del 15-04-2010
63 « A mio avviso scordi un passaggio. Quanti sono coloro che davvero si rendono conto che lo scrivere (saggi o romanzi cambia relativamente poco) non porta guadagni, a meno di casi eccezionali? Risposta: un numero ben più basso di persone di quanto si possa immaginare. » sì ma che me lo dica tu mi fa ben specie « Se tu vai in giro a chiedere all'uomo medio "ma secondo lei su 20€ di libro l'autore quanto prende?", la maggioranza delle persone tirerà fuori cifre assurdamente alte e fuori dal mondo. Tu mi dirai: ma queste persone in buona parte non hanno la minima idea di come funzioni l'editoria al suo interno. » e anche non sapendolo, basterebbe usare cmq un po' di più il cervello e riflettere su quest'altrra domanda: quante gente conosce che ha avuto lo stesso successo della Rowling (o cmq è diventata noto al grande pubblico) per avere scritto qualcosa su HP? «Tu giustamente affermi che se vengono pubblicati tanti libri di un genere, è perché quel genere viene richieste dalle CE. Ma la domanda è: tra le tante offerte di saggi (escludiamo per il momento il campo del romanzo), vuoi che non ce ne sia nemmeno una che nasce da desiderio (ma sarebbe meglio dire l'illusione) di poterci semplicemente guadagnare sopra, senza che alla base ci sia un reale interesse per l'opera trattata? » se c'è qualcuno che lo fa con quest'intento è un illuso. Quel che posso concerderti è che può scrivere qualcosa a cui non è interessato solo se gli viene commissionato e quindi è qualcuno cmq conosciuto dall'editore come già in grado di confezionare buoni prodotti. Perché cmq un professionista della compilazione è in grado di fare un buon prodotto anche su un argomento che non gli interessa, a patto che ne mastichi un po'. Magari il libro ottenuto non farà scintille, perché cmq la passione per un argomento traspare sempre, ma sarà cmq un prodotto onesto anche se l'autore non è interessato all'argomento. In quel caso il compenso potrebbe anche essere pattuito con modalità diverse (es: ti pago X per la 'manodopera' e basta, esattamente come si fa coi ghost writer), ma anche in questo modo non si guadagnano certo sfracelli, diciamo uno o due mesi di uno stipendio medio per l'intero lavoro. C'è gente che di libro in libro in questo modo ci campa (i ghost writer, appunto), ma si tratta di farsi un mazzo non indifferente a fronte cmq di una retribuzione normalissima. Mentre se fosse pattuito con la normale royalty, variabile altresì possibile se non ci sono problemi ad attribuire la paternità dell'opera, l'unico interesse può essere solo quello di 'fare curriculum', di certo non il risibile interesse economico. In ogni caso escludo che un librio simile verrebbe appaltato al primo che si propone nel ruolo di 'compilatore', perché l'inesperienza, unita al disinteresse, sarebbe un cocktail micidiale. Se c'è un improvvisato che pensa di fare un saggio su un argomento di successo che non gli interessa e poi proporlo a un editore, perchè così farà un sacco di soldi, buona fortuna, ma fossi in lui investirei invece nel Totip: avrebbe più chances. « Tu puoi anche considerare tutto ciò una scemenza, ma resta il fatto che almeno io la mia posizione l'ho giustificata. Se tu vuoi convincermi del contrario, devi portarmi dati oggettivi che dimostrino il contrario. » Io non voglio convincere nessuno di nulla, figuriamoci. Ho esposto quel che avevo da dire e mi sembra di aver abbondantemente motivato e oggettivato quanto ho affermato. Chi ci legge saprà farsi una sua opinione.
» postato da Marina alle 20:22 del 15-04-2010
64 «« A mio avviso scordi un passaggio. Quanti sono coloro che davvero si rendono conto che lo scrivere (saggi o romanzi cambia relativamente poco) non porta guadagni, a meno di casi eccezionali? Risposta: un numero ben più basso di persone di quanto si possa immaginare. » sì ma che me lo dica tu mi fa ben specie» Mi spieghi solo questa che non l'ho capita?
» postato da Okamis alle 20:51 del 15-04-2010
65 ««« A mio avviso scordi un passaggio. Quanti sono coloro che davvero si rendono conto che lo scrivere (saggi o romanzi cambia relativamente poco) non porta guadagni, a meno di casi eccezionali? Risposta: un numero ben più basso di persone di quanto si possa immaginare. » sì ma che me lo dica tu mi fa ben specie» Mi spieghi solo questa che non l'ho capita?» ti ritieni uno digiuno di editoria?
» postato da Marina alle 21:04 del 15-04-2010
66 Digiuno no, e infatti è proprio per questo che non la capisco, visto che non mi illudo di poter campare di sola scrittura (sottolineo che in quel mio passaggio mi riferivo alla sola scrittura di romanzi e/o saggi). Senza contare che, al di là di esperienze lavorative passate, l'editoria che vivo ora non è quella della scrittura di saggi e/o romanzi, bensì quella del giornalismo e del graphic design. Ma forse non colgo un passaggio. Torno da un pomeriggio un po' stancante e particolare...
» postato da Okamis alle 21:11 del 15-04-2010
67 «Digiuno no, e infatti è proprio per questo che non la capisco, visto che non mi illudo di poter campare di sola scrittura (sottolineo che in quel mio passaggio mi riferivo alla sola scrittura di romanzi e/o saggi). Senza contare che, al di là di esperienze lavorative passate, l'editoria che vivo ora non è quella della scrittura di saggi e/o romanzi, bensì quella del giornalismo e del graphic design. Ma forse non colgo un passaggio. Torno da un pomeriggio un po' stancante e particolare...» mah, a me sembrava chiaro, cmq lo rispiego: tu hai detto che secondo te ci sono persone che speculano su temi 'hot'. Il che significa che sperano di cavare soldi scrivendo su questi temi. Io ti ho portato i conteggi alla mano, dimostrandoti che è un'affermazione ridicola e qualunquista. E il qualunquismo me lo sposso aspettare dal giovanissimo fanatico che ritiene queste pubblicazioni un crimine di lesa maestà nei confronti della Rowling perché non sa niente di niente di cosa significhi vivere di scrittura (e sepsso non sa nemmeno niente di niente di cosa sia la saggistica). Da te - che di sicuro sai cos'è la saggistica e che in teoria, poiché te ne interessi da tempo e ne parli anche sul tuo blog, dovresti sapere quant'è dura vivere di scrittura o anche renderla minimamnete 'profitable' - non me lo aspetto. E ancor meno è un discorso che accetto.
» postato da Marina alle 13:11 del 16-04-2010
Puoi continuare la discussione sul forum



1 Credo che Hermione sia stata ammessa per un semplice atto di fiducia e indulgenza. Perché non ha nessuno dei genitori con poteri magici!
» postato da (Giovanni Dibartolomeo) alle 00:48 del 01-04-2010