Dello stesso genere

 

Il codice Da Vinci

Dan Brown, Il codice Da Vinci (The Da Vinci code) - THRILLER - Mondadori - Omnibus - 2003 - traduttore: Riccardo Valla - pagine 1 - prezzo 18,60 euro - giudizio: ottimo

Compito difficile parlare del Codice Da Vinci (e tu non parlarne!) senza svelare qualcosa della trama che possa rovinare il gusto della scoperta. Sì, perché le sorprese iniziano dalla prima pagina e non abbandonano mai il lettore, fino alla fine. Tutto quello che posso fare, dovrete accontentarvi, è parlare delle prime righe e poco altro (ecco, appunto). Sento già qualcuno di voi scuotere la testa e pensare: “E chi se ne frega, mica è un libro fantasy questo! Per me la recensione può finire qui!” Mmm, forse non avete tutti i torti, eppure non sottovalutate quello che il genio di Leonardo è riuscito a infilare sotto forma di simboli nelle sue più grandi opere (ecco lo sapevo, stai già parlando troppo). La maggior parte di voi ama Indiana Jones, suppongo (questo è un colpo basso, stai aggirando il confine di quello che si può dire), quindi amerete anche il romanzo di Dan Brown.

Dico quello che si può dire e mi tolgo il pensiero (e io ti controllo): Jacques Saunière, il curatore del museo del Louvre, riceve un colpo d’arma da fuoco in pieno addome e si rende conto che entro pochi minuti passerà a miglior vita e, se non troverà un modo, anche la più grande verità della storia partirà con lui. La polizia lo trova disteso nella Grande Galleria, nudo e privo di vita, e disposto in una posizione strana: quella dell’uomo vitruviano (ok, questo te lo concedo solo perché è scritto nel risvolto di copertina). Già, il risvolto. Un consiglio: non leggetelo. Inizia così la rocambolesca avventura di Robert Langdon, esperto di simbologia, e di Sophie Neveu, agente crittologa e nipote (ehm…). Eddài, ma non si può dire nemmeno questo?

Il mistero appare inestricabile da subito e si svela con una velocità incredibile, eppure seguendo la legge esasperante del “più sappiamo e più sappiamo di non sapere”, lasciandoci ogni volta con un mistero per le mani ancora più grande e ancora più inestricabile. Mistero dove lentamente viene coinvolta la più grande organizzazione della storia dell’umanità (può bastare). Aspetta, fammi dire almeno questo… (No!): la Chiesa (e allora fai come vuoi).

Il romanzo è un thriller perfetto, imperdibile per chi ama lo stile di Jeffery Deaver, per esempio. Uno di quei romanzi che non si riesce a smettere di leggere, che coinvolgono e sorprendono senza tregua, in cui cinquecento pagine pesano come un Opus-colo (ah, questa è sottile, non la capiranno). Uno di quei romanzi studiati a tavolino nei minimi dettagli (già, tutti uguali in fondo), un manuale di scrittura per chi vuole cimentarsi nel genere. E fin qui, per quanto tutto ottimo, non c’è niente di strano (ma il resto non puoi dirlo).

 

L’argomento invece, ormai divertiamoci fino in fondo a non parlarne più di tanto, è di quelli che fanno riflettere o fanno arrabbiare, a seconda del modo in cui si vive la propria religione. Argomento delicato, è ovvio, quello che per sua stessa natura è quasi un tabù, almeno da noi in Italia, culla del Vaticano. L’idea su cui Dan Brown sviluppa il thriller, in fondo, non rappresenta niente di nuovo, bensì si basa su uno studio accurato svolto da un équipe di storici che hanno messo in discussione la storia e la religione degli ultimi duemila anni. Teorie che a prima vista appaiono astruse, senza fondamento, ma che alla fine rischiano di farci trovare gli stessi difetti in quelle in cui la maggior parte di noi ha creduto fino a oggi. Un romanzo che la Chiesa non ha certo gradito, intorno al quale si sono scatenate discussioni di ogni sorta negli ultimi dieci mesi. Eh sì, perché Il codice Da Vinci è in testa alle classifiche da quasi un anno, ha venduto milioni di copie di tutto il mondo, da noi Mondadori l’ha già ristampato in rilegato per ben dodici volte. Ognuno interpreterà l’argomento trattato secondo la propria sensibilità, e ne discuterà ancora nelle sedi che riterrà più opportune, non è questo il luogo in cui schierarsi.

In ogni caso non si può non rimanere affascinati da come sia stato congegnato, dal modo in cui il romanzo di intrattenimento sia riuscito a penetrare a fondo certi argomenti delicati, dal modo in cui possa far riflettere mentre si vive con trepidazione l’avventura e il pericolo dei protagonisti. Miscela perfetta di storia, fantasia, avventura. I personaggi non sono niente di speciale? Buoni personaggi ma niente di davvero straordinario, è vero, ma qualche piccolo difetto dovrà pure averlo. Eppure non ne soffriamo durante la lettura, sapientemente deviata verso altri motivi di interesse.

Autore: Emanuele Terzuoli - Data: 6 settembre 2004

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Commenti

1 4\5? Ommiodio :shock: :shock: :shock:

» postato da Davos Seaworth alle 19:24 del 09-10-2008

2 «4\5? Ommiodio :shock: :shock: :shock:» Dio non aveva previsto le complicanze del libero arbitrio :mrgreen:

» postato da Jesse Custer alle 20:38 del 09-10-2008

3 Io concordo, invece, con Emanuele Terzuoli, perché ritengo Dan Brown (come altri) abile tessitore di trame e da questo angolo visuale i 4/5 ci stanno tutti. Non concordo invece con la tesi che vuol far passare attraverso il Codice, ma credo che sia necessario lasciare all'autore il diritto di raccontarci ciò che vuole e al lettore quello di crederci o no. Il Codice è un'invenzione letteraria e da un romanzo, che non è un saggio, non possiamo che aspettarci evasione, divertimento o sospensione della realtà.

» postato da la vecchia strega alle 21:13 del 09-10-2008

4 Voto a parte (a mio avviso è un romanzo da massimo 2/5), mi viene da chiedermi: CHE CAVOLO C'ENTRA QUESTO LIBRO CON FANTASY MAGAZINE VISTO CHE E' UN THRILLER?

» postato da Okamis alle 21:14 del 09-10-2008

5 Mi è venuta una battutina sulla religione, ma mi autocensuro per rispetto ai credenti. Sul perché possano venire accettate recensioni del genere, franz aveva dato una spiegazione tempo fa che era una cosa tipo (non mi ricordo quasi nulla): questo è un portale che punta soprattutto alla fantasia in tutte le sue accezioni e a tutti i generi in un cui può manifestarsi. Se non basta c'è sempre la mia battuta.

» postato da Bartimeus88 alle 21:25 del 09-10-2008

6 Personalmente, ho un giudizio meno lusinghiero del codice. Se angeli e demoni è forse da sufficiente, il codice non ci arriva. Certo, brown l'ha scritto un po' meglio ed i personaggi sono un po' meglio delineati (tranne langdon, mai visto un protagonista così amorfo), ma per il resto.... Manca la frenesia che rende angeli e demoni coinvolgente (dalla metà in poi, non prima) e gli enigmi oltre ad essere stupidi mancano di fascino. Poi mi urta questo modo di risolverli. Un tipo con un'enorme cultura enciclopedica si imbatte in un mistero, fa un paio di calcoli mentali et voila, fatto. Per favore, qualcuno invii a brown il pendolo di focault. Unica nota carina, sempre a mio avviso chiaramente, il personaggio di silas. Da un punto di vista stilistico odio i capitoli di 3 pagine in cui ognuno deve finire con un evento a sorpresa, ed odio anche di più il modo in cui nel capitolo successivo si riprende il discorso in modo continuo. Insomma, velo pietoso. Riguardo alla religione, lasciamo stare, che con il codice da vinci non "c'azzecca niente", nemmeno a volerci trovare un attacco. Anche riguardo questo argomento,ho preferito angeli e demoni. Chi vuol capire capisca.

» postato da frankifol alle 23:45 del 09-10-2008

7 spezzo una lancia a favore del codice: avendolo letto appena uscito, quindi molto prima del polverone mediatico che si sarebbe in seguito scatenato, l'ho trovato un libro avvincente e ben scritto. dietrologia a quintali, ma ci sono cose peggiori della paranoia di uno scrittore:l'importante è prendere un libro per ciò che è, un'opera di fantasia, che permette di passare un paio d'ore tranquilli in poltrona. non sarà da quattro, ma ho letto libri meno scorrevoli e più noiosi

» postato da Asher_85 alle 08:47 del 10-10-2008

8 Che dire? Considero il Codice un brutto mistery che sviluppa un'idea geniale (ripresa da altri, come dice Emanuele Terzuoli): il rivoluzionamento delle basi religiose cristiane produce un'attrazione irresistibile. <img src=:"> Credo che almeno Leonardo da Vinci meritasse qualcosa di più, per essere stato tirato in causa... :( Non ho trovato nessun tratto degno di nota nei personaggi: la solita predestinata-che-non lo sa, l'amorazzo col protagonista, la loggia cattiva/buona/boh, il frate pazzo, l'apparentemente buono-in realtà-il-peggiore-di-tutti (uimmèna) etc etc. Poi: Jeffrey Deaver? :shock:

» postato da Kinzica alle 11:09 del 10-10-2008

9 Concordo con frankifol, per me il Codice è ben sotto la sufficienza. Premetto che non sono un divoratore di best-sellers ma mi aspetto che certi libri sappiano almeno appassionare. Tolte le teorie para-religiose, che impallidiscono al confronto con "il Pendolo di Foucault", la storia inizia come un grande complotto ma finisce in banalità e figure meschine.

» postato da ThomasMore alle 12:25 del 10-10-2008

10 Non mi è piaciuto il libro. Non mi è piaciuto il film. Se avessi letto prima la recensione mi sarei risparmiata un sacco di tempo: a me non piace nemmeno Indiana Jones <img src=:"> Quoto Kinzica: "Credo che almeno Leonardo da Vinci meritasse qualcosa di più, per essere stato tirato in causa". Ma è vero che c'è di peggio in giro. Questa però non è una scusa. Per nessuno. Mai. La polemica cattolica, opportunamente rinfocolata, ha presentato indubbi risvolti commerciali e d'immagine. Non solo per libro e film (capisc'ammè :wink: ). Il libro offre una partenza lanciata con un grande mistero e poi fa plop (o era flop?) Riguardo alla recensione: non so se sorridere del giochino usato o irritarmi, visto che quello che c'è tra parentesi rappresenta il "me" lettore (nel quale immedesimo anche il "me" Erbetta). Se già qualcun'altro mi mette in bocca frasi che non penso (ma vabbè, è un giochino) almeno potrebbe evitare di farmi dire da sola che sono pure di mente corta: (ah, questa è sottile, non la capiranno). (hem, veramente l'ho capita) (caspita, te la sei presa?) (No, era solo per precisare) (permalosa!) (a chi?) (a te!) (a me?) (No, "me" sono io!) (vuoi dire che tu sei me?) (ovvio) (sto parlando da sola, quindi?) (si, e riesci perfino a litigarti) (non mi sento molto bene...)

» postato da erbetta alle 12:56 del 10-10-2008

11 Purtroppo l'ho letto e trovo che, tolta la questione religiosa, sia davvero un romanzo da poco. Tolta la questione religiosa perché, mio malgrado, la teoria che pare avere squassato e diviso i lettori, l'avevo già affrontata, e in termini ben più dettagliati e "duri", in letture propriamente dedicate alla tematica e quindi non è stata nel corso dell'opera di alcun conforto adrenalinico. Giustamente chi recensisce, sottolinea il fatto che l'autore non possa fregiarsi di alcuna dote di originalità nel merito. Giudizio finale a mio parere esoso.

» postato da Olorin alle 14:26 del 10-10-2008

12 Oddio, che romanzo orripilante. Non gli avrei dato nemmeno due stelline :roll: Della questione religiosa non me ne frega più di tanto. Di certo non sono tra quelli che si possono "sentire offesi". Alla correttezza storica posso anche non farci caso e vederlo come un romanzo puramente di fantasia. Mi sta bene. Il punto è che lo trovo indecente al di là di tutte le disquisizioni storiche e religiose. La trama è praticamente una mera caccia al tesoro, in cui si trova un indizio dopo l'altro e si viene sballottati qua e là. Tutti quegli indizi e giochetti non hanno proprio nulla di particolare o fantasioso. Ogni tanto spuntano fuori anche i "cattivi" per dare un po' di fastidio. I personaggi poi... non ne parliamo... non ce n'è uno un minimo degno che sia uno. Sì, forse Silas è quello che più di tutti potrebbe avvicinarsi alla decenza, ma alla fine qualsiasi cosa è più o meno scadente. Dan Brown per me scrive malissimo, questa è la questione primaria, che rende già si per sè molto più penoso tutto ciò che viene presentato. E' scorrevole? Sì, ok. Come se ciò bastasse... Mah :?

» postato da AryaSnow alle 16:18 del 10-10-2008

13 Vabbè dai, a questo punto esplico pure io il mio commento a proposito di questo libro. Partiamo da un particolare: a differenza di quanto molti credono, Il codice Da Vinci è il seguito di Angeli e Demoni, il quale fu scritto prima, ma pubblicato dopo. Se si guarda alla struttura dei due romanzi, non bisogna essere dei geni per rendersi conto che sono una la copia carbone dell'altro: sempre un protagonista maschile aiutato da una bella donna (che immancabilmente cade tra le sue braccia), sempre il cattivo che si rivela essere il più fidato collaboratore dei due baldi eroi, sempre un tema a sfondo religioso, sempre i soliti enigmi e così via. Tra l'altro questa brutta abitudine continua pure negli altri due libri di Brown, tanto che ne La verità del ghiaccio ho intuito l'identità del cattivo di turno al quattordicesimo capitolo... e i capitoli sono 132! Ah già, appunto la lunghezza dei capitoli. Forse sarò all'antica, ma io questa moda di trasformare i paragrafi in capitoli proprio non la capisco. Non solo spezza la lettura in maniera irritante, ma soprattutto rappresenta un grandissimo spreco di carta! Sulla questione religiosa non mi addentro, visto che come ho già detto in un altro topic ognuno è libero di scrivere quel cavolo gli pare senza dover rendere conto ad altri. Certo è che Brown aveva a disposizione una trama potenzialmente stupenda è l'ha mandata alle ortiche con uno stile scorrevole sì, ma anche privo di qualsiasi guizzo artistico (in altre parole privo di personalità), personaggi che tranne poche eccezioni come Silas e il professore inglesotto hanno lo spessore della carta velina e una serie infinita di vuoti narrativi che col cavolo che Brown spiega. Pessimo libro. Ripeto, io non sarei andato oltre al 2/5, soltanto per il discreto ritmo della narrazione. Per il resto non si salva nulla.

» postato da Okamis alle 17:14 del 10-10-2008

14 «Vabbè dai, a questo punto esplico pure io il mio commento a proposito di questo libro. Partiamo da un particolare: a differenza di quanto molti credono, Il codice Da Vinci è il seguito di Angeli e Demoni, il quale fu scritto prima, ma pubblicato dopo. Se si guarda alla struttura dei due romanzi, non bisogna essere dei geni per rendersi conto che sono una la copia carbone dell'altro: sempre un protagonista maschile aiutato da una bella donna (che immancabilmente cade tra le sue braccia), sempre il cattivo che si rivela essere il più fidato collaboratore dei due baldi eroi, sempre un tema a sfondo religioso, sempre i soliti enigmi e così via. Tra l'altro questa brutta abitudine continua pure negli altri due libri di Brown» Dannaz! Sono stato battuto sul tempo per fare notare questa cosa. Però per metterci il carico da undici, mi pare che la bella di turno sia in entrambi i casi la nipote del tizio che muore subito. Alla fine, era meglio Angeli e demoni. Peccato, temo che Dan Brown si sia fatto triturare dalle stesse polemiche che lo hanno lanciato come grande (?) scrittore.

» postato da Barbagianni alle 19:06 del 10-10-2008

15 « a differenza di quanto molti credono, Il codice Da Vinci è il seguito di Angeli e Demoni, il quale fu scritto prima, ma pubblicato dopo. » Ne ero a conoscenza, come credo anche altri, e vorrei precisare che in Italia è stato prima tradotto e pubblicato il Codice e poi Angeli e Demoni, ma non negli USA e che il Codice è, in realtà, il suo quarto libro. Non parlerei propriamente di un seguito, ma della ripresa di un personaggio in un altro romanzo. Spezzettare il racconto in brevi capitoli è un espediente usato da tanti scrittori (Camilleri, Saramago). Sui cliché utilizzati (cliché che Propp definiva funzioni presenti in ogni racconto), non aggiungo molto: sono la gallina dalle uova d'oro che prima di lui hanno saputo ben allevare i vari Follett, Smith, Crichton, King, Grisham, P. Cornwell, senza ritenersi gli eredi di Dante o Shakespeare, ma contenti di aver saputo sfruttare un filone redditizio. :wink:

» postato da la vecchia strega alle 21:18 del 10-10-2008

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