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L’Ultima Guerra del Mondo Emerso

Le Due Guerriere di Licia Troisi, il secondo capitolo delle Guerre del Mondo Emerso
Evitiamo di presentarla con una biografia, non ce n’è bisogno. Licia Troisi è un nome che da qualche anno gli appassionati di fantasy conoscono bene. Le sue Cronache del Mondo Emerso — le travolgenti ed emozionanti avventure della Mezzelfa Nihal –, l’hanno fatta conoscere in mezzo mondo, mostrando ancora una volta, come se ce ne fosse stato bisogno, che la fantasy di produzione nostrana può raggiungere livelli di tutto rispetto, senza temere il confronto con le blasonate firme d’oltreoceano.
A seguito di quella fortunatissima prima trilogia, Licia Troisi si è impegnata a fondo in un nuovo e ancor più ambizioso progetto, intitolato Le Guerre del Mondo Emerso. Un approccio diverso alla scrittura e al suo stesso mondo. Una sfida per la stessa autrice. Due volumi di questa nuova fatica sono già stati editi — La Setta degli Assassini (quest’ultimo anche in edizione economica Mondadori) e Le Due Guerriere — e il successo letterario è stato ancora una volta ribadito con forza. La capacità di catturare l’attenzione, di legare a sé il lettore, ne ha decretato la grande fortuna di pubblico e critica.
Da poco, l’autrice ha confidato alle pagine del suo blog la chiusura e la consegna all’editore del suo sesto romanzo, il terzo e conclusivo capitolo delle Guerre (in uscita per la fine dell’anno, sempre per la Mondadori Editore). FantasyMagazine ha così rivolto qualche domanda alla creatrice del Mondo Emerso, per capire come nasce una saga di successo e come, ancora di più, lo si mantiene intatto nel tempo.
Prima di tutto, bentornata Licia tra le pagine di FantasyMagazine. Sappiamo che da poco hai consegnato all’editore il terzo e conclusivo capitolo della tua seconda trilogia: Le Guerre del Mondo Emerso. Ovviamente, vige un assoluto silenzio su questo romanzo ma, dicci: cosa ti ha lasciato questa ennesima avventura? Che emozioni? Hai notato dei cambiamenti significativi tra Le Cronache e Le Guerre? E come hai vissuto questa nuova “fine”?
Mi sento un po' strana. Del resto questo è stato il mio primo lavoro da scrittrice "professionista". Come al solito, l'emozione preponderante è la preoccupazione e la paura: piacerà, non piacerà? Ho fatto un buon lavoro? Di sicuro le Guerre sono state un lavoro più pensato e per certi versi sofferto: fino a quando scrivevo solo per me stessa non mi ponevo mai davvero a fondo il problema di divertire il lettore, di riuscire a comunicare appieno quanto volevo. Adesso questi aspetti sono diventati fondamentali.
In ogni caso, in parte sono sollevata di aver finito, perché è stato un lavoro duro, ma sono anche un po' dispiaciuta; la storia si è conclusa, alcuni personaggi sono stati archiviati. È in ogni caso un periodo della mia vita che si chiude.
Nihal e Dubhe. Due eroine a tutto tondo. Due caratteri, tuttavia, profondamente diversi. Entrambe hanno attraversato il Mondo Emerso, ma ognuna a modo suo. Ora che puoi dire di conoscerle appieno, quale delle due ti ha colpita maggiormente? Quali scelte? E perché?
Fondamentalmente credo di voler più bene a Dubhe. Nihal mi somiglia

La Setta degli Assassini
Restiamo sulle tue protagoniste. Una indomita guerriera. Una astuta ladra. A chi guarderai d’ora in avanti? Un’abile maga, forse? Una raffinata cortigiana? O, perché no, un protagonista al maschile? Cosa senti il bisogno di raccontare ancora?
Non ho ancora le idee chiarissime su che cosa farò in futuro. Ho molti spunti che mi girano per la testa, ma devo ancora svilupparli compiutamente. A volte penso che mi piacerebbe raccontare un personaggio davvero negativo, fin nel midollo, ma poi penso che finirei per descrivere un altro carattere tormentato dei miei, perché sono quelli che sento di più. Forse mi piacerebbe scrivere di un uomo, ma l'idea del guerriero non credo la lascerò mai. Ho sempre bisogno che a un certo punto della storia il protagonista tiri fuori una bella spada.
Una domanda che i nostri e i tuoi lettori vorrebbero sicuramente farti è questa: su quali progetti lavorerai in futuro? Si vocifera sul tuo blog di un romanzo già concluso che attende solo di essere pubblicato. E’ vero? Forse un altro volume nel tuo affascinante Mondo Emerso?
Ho svariati progetti in ballo, ma su molti ho il silenzio stampa. Ce n'è uno top secret che in effetti è a buon punto della propria realizzazione, ma quando verrà pubblicato per ora non lo so. Posso dire che è una cosa forse un po' diversa da quelle che ho fatto finora. In ogni caso, il Mondo Emerso vive ancora dentro di me, e gode di ottima salute; credo che abbia ancora molto da dire.
In conclusione, Licia, ringraziandoti per la gentilezza con cui ti sei prestata a questa intervista, cosa ti senti di consigliare ai tanti scrittori là fuori, in cerca di editore? Il genere fantasy in Italia sta vivendo un momento d’oro, è evidente, e tu ne sei una prova. Si stanno creando fondamenta sempre più solide per quello che si preannuncia un maestoso palazzo. Cosa ti senti di dire ai tanti che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada?
A parte gli ovvi consigli buoni per tutti gli scrittori (leggere molto, cercare il confronto col pubblico, anche se composto da parenti e amici, non temere le critiche...) direi di buttarsi. Non sempre si è buoni giudici di se stessi: molte volte ci si sottovaluta non poco, qualche volta può capitare di sopravvalutarsi. In ogni caso, conviene spedire alle case editrici o alle agenzie letterarie per avere un riscontro. Non bisogna avere paura, e bisogna essere pronti anche ad affrontare le delusioni, che non mancano neppure quando alla fine si viene pubblicati. Confrontarsi coi lettori è bello e terribile. La cosa più importante, comunque, credo sia sentire profondamente la storia che si vuole raccontare. La passione è il requisito primario per riuscire.
Segnaliamo, per finire, la quarta di copertina che le principali librerie in rete riportano circa questo ultimo volume, intitolato, anche la notizia non è ancora confermata come tale, Un Nuovo Regno:
«Dubhe e Theana sono in marcia verso il Palazzo Reale della Terra del Sole, per uccidere Dohor, il tiranno corrotto alleato della Gilda, ma vengono fatte prigioniere dalle sue truppe. Messe in vendita come schiave vengono acquistate dal figlio di Dohor, Learco, che decide di portarle con sé a corte. In viaggio verso Makrat, Dubhe e Learco cominciano a conoscersi e a innamorarsi. I tempi sono ormai maturi per l'omicidio di Dohor e anche Learco è pronto a rinnegare suo padre: con Dubhe, Theana e alcuni nobili di Corte, ordisce un piano per destituirlo, ma i congiurati vengono scoperti e imprigionati. Il Consiglio delle Terre Emerse si riunisce e decide di sferrare l'attacco decisivo alla Gilda e all'esercito di Dohor, e Dubhe dovrà affrontare fino in fondo il suo destino, la sua missione, il suo amore. Un nuovo regno sorgerà dalle macerie della guerra, e un uomo nuovo occuperà il trono.»
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Commenti
2 Sono ansiosa di leggere il terzo libro delle Guerre
Ho notato che rispetto alle Cronache lo stile dell'autrice è diventato sempre più maturo e suggestivo di romanzo in romanzo, così come le ambientazioni, il tono delle vicende e le relazioni tra i personaggi. Mi aspetto molto da quest'ultimo libro
Dubhe è un personaggio che ho apprezzato molto, e non vedo l'ora di scoprire cosa le riserverà il futuro. Spero che possa finalmente trovare la felicità e l'amore che merita.
» postato da Narelen alle 15:34 del 28-08-2007
3 «Ho notato che rispetto alle Cronache lo stile dell'autrice è diventato sempre più maturo e suggestivo di romanzo in romanzo, così come le ambientazioni, il tono delle vicende e le relazioni tra i personaggi. Mi aspetto molto da quest'ultimo libro»
Sono d'accordo. Molto buona e curata la caratterizzazione dei personaggi, anche sotto il profilo psicologico e caratteriale.
L'unica piccola critica potrei darla alle descrizioni dei luoghi (strade, foreste, deserti, valli, ecc...), che preferirei più dettagliate, almeno per i miei personalissimi gusti.
Per il resto, non posso che fare i miei complimenti e auguri a Licia! ![]()
» postato da MLockeR alle 21:08 del 28-08-2007
4 Devo ancora leggere la prima Trilogia
La curiosità mi rode,aspetto solo la fine di questo caldo torrido,poi riprenderò di gran lena a leggere,non vedo l'ora
Evviva il fantasy italiano ![]()
» postato da Faus74 alle 21:45 del 28-08-2007
5 «Sentire parlare Licia fa venire i brividi ed è assolutamente incoraggiante.
E' bello questo viaggio all'interno dei pensieri di chi ha creato personaggi tanto amati.
Grazie Licia... e grazie Luca!»
De nada!
Intervistare Licia è stato davvero un piacere. Gentilissima e disponibile.
Vedrò di ripetere l'esperimento con altri autori italiani, se lo vorranno.
Cia',
Luca
» postato da Edwin di Wytryn alle 12:48 del 29-08-2007
6 Io ci sto!
Adesso mi metto a scrivere, poi ci mettiamo d'accordo sull'anno dell'intervista, oK? ![]()
» postato da eNKay alle 14:15 del 29-08-2007
7 Bell'articolo, ma m'incorre l'obbligo di dissentire con la divina Licia.
Forse per gli esordienti con qualcosa di già pronto e ben maturato, molto di più per l'industria editoriale, sarà anche vero che bisogna "buttarsi".
Io - modestissima/mente - riporto qui alcuni dati che, non so, a me hanno sussurrato altre idee in merito:
JRR Tolkien - Nato nel 1892, professore di linguistica e inglese medievale a Oxford dal 1923 (Se non ricordo male l'ultima cifra...). Lo Hobbit pubblicato nel '37 (indi a 45 anni), il suo capolavoro uscito dal '53 al '55, cioé fra i 61 e i 63 anni.
Ursula K. LeGuinn - nata nel 1921 da padre antropologo e madre scrittrice. Si laurea in Storia della letteratura francese e del risorgimento italiano. Il suo primo racconti di fantacienza è del '62, indi aveva 41 anni; il suo primo romanzo di successo "La mano sinistra delle tenebre" è del '69 e aveva 48 anni.
Michael Moorcock si può coinsiderare un'eccezione per precocità, è vero: nato nel 1939 comincia a farsi strada già dal '61, ma già dall'età di 16 collabora con una rivista britannica di livello nazionale e anche con una biblioteca.
Lord Dunsany, un fondatore del genere Fantasy moderno, nacque nel 1878 e comincia a scrivere racconti dal 1905, a 27 anni, il suo primissimo romanzo è del 1922 a 44 anni. Fu in guerra, (Boera e Ia Mondiale) e fece parte dell'importante circolo letterario del Celtic Dawn, insieme con i massimo autori irlandesi d'inizio '900.
Mi fermo qui ma potrei continuare e sintetizzo l'idea:
Chi ha reso grande il genere (e n'è ricordato nonostante gli anni passati) ha maturato stile e padronanza di lingua, oltre a un proprio mondo immaginario, per anni ed era già persona matura, magari sposata prima di gettarsi sul romanzo...
Da noi, invece, persone con appena il diploma di maturità, senza perseguire delle carriere che lo leghino alla lingua, si gettano nella redazine di tetralogie...
Il genere, tutto da fare, del Fantasy Italiano, ne giova da questo "buttarsi" dei nostri autori?
A me non appare... ![]()
» postato da un muspeling alle 20:02 del 29-08-2007
8 «
Chi ha reso grande il genere (e n'è ricordato nonostante gli anni passati) ha maturato stile e padronanza di lingua, oltre a un proprio mondo immaginario, per anni ed era già persona matura, magari sposata prima di gettarsi sul romanzo...
Da noi, invece, persone con appena il diploma di maturità, senza perseguire delle carriere che lo leghino alla lingua, si gettano nella redazine di tetralogie...
Il genere, tutto da fare, del Fantasy Italiano, ne giova da questo "buttarsi" dei nostri autori?
A me non appare...
»
Il tuo discorso, permettimi, mi pare sensato per ogni genere letterario, non solo quello fantasy. Quante persone non "letterate" pubblicano libri?
Forse la risposta sta semplicemente nel fatto che la politica editoriale esterofila è diversa da quella italiana?
Forse all'estero hanno meno "paura" a pubblicare autori di casa, e quindi nel grande calderone ci sono super letterati e giovani?
Purtroppo "grande" è un aggettivo un po' troppo poliedrico. Paolini non ha fatto "grandi" vendite? Beh, che piaccia o no, è grazie anche ai suoi libri se il genere fantasy ha preso "grande" respiro, ed è un dato di fatto.
Ciao,
Francesco
» postato da FrancescoFalconi alle 20:24 del 29-08-2007
9 Non sono d'accordo. La maturità di una persona non deve essere misurata in base all'età e neppure quella stilistica. Col passare degli anni, è indubbio che più si legge e si scrive e più si migliora stilisticamente, ma è anche vero che ci si può fermare ( vuoi perchè si è arrivati al proprio stile e non si cambia o altri motivi): "La vita è fatta a scale. C'è chi scende; c'è chi sale; e c'è pure chi si ferma". Forse sono io a non aver capito esattamente quello che volevi dire, ma se uno che ha appena finito le superiori ( o anche prima), vuole scrivere ed essere pubblicato non ha alcun motivo (imo) di potersi considerare inferiorie in partenza agli scrittori già affermati.
» postato da Bartimeus88 alle 20:30 del 29-08-2007
10 «Il tuo discorso, permettimi, mi pare sensato per ogni genere letterario, non solo quello fantasy. »
Abbastanza giusto ma,
1 - qui si parla di Fantasy no?
2 - in Italia uno stile, una via, un sottogenere nazionale al Fantasy manca ancora. Una versione italian di Nightwatch, per intenderci - io per lo meno - lo sto ancora aspettando
.
Ma è anche vero che da autori nostrani da esplorare ce n'è sempre di più e io sto ancora "imparando a conoscere il Fantasy" anglosassone... Figurati che sto conoscendo Sua Maestà UK LeGuinn solo da poco e quanti me ne mancano ancora!
« Quante persone non "letterate" pubblicano libri?
Forse la risposta sta semplicemente nel fatto che la politica editoriale esterofila è diversa da quella italiana?
Forse all'estero hanno meno "paura" a pubblicare autori di casa, e quindi nel grande calderone ci sono super letterati e giovani? »
Direi che nel mercato in lingua inglese si fa i conti con più lettori e una tradizione del genere nata ivi e gloriosa. Inoltre da noi arrivano solo gli autori che hanno spopolato a casa loro, lo sviluppo del genere Fantasy è ancora da ricostruire nel suo complesso da noi! Ultimamente se ne pubblicano di più di Mcdonald, Morris, Eddison, Moorcock e quanti altri ed è da lì che noto la costante segnalata nel mio precedente post...
«Purtroppo "grande" è un aggettivo un po' troppo poliedrico. Paolini non ha fatto "grandi" vendite? Beh, che piaccia o no, è grazie anche ai suoi libri se il genere fantasy ha preso "grande" respiro, ed è un dato di fatto.
Ciao,
Francesco
»
Eh! Da george McDonald a Paolini passano più di 150 anni e nel frattempo il mercato editoriale e la sua industria sono mutati considerevolmente
Basti guardare alla differenza fra la prima e la seconda trilogia di star Wars per comprende in che senso sono cambiate le cose: ora si privilegia il target degli adolescenti, considerati i consumatori ideali, i polli da che è meglio spannare.
Di Paolini non lessi nulla (e me ne guardo...
) ma so che il suo sforzo autoriale è pesantemente assistito, inoltre lui ha semplicemente riportato in termini attuali, l'ìmmaginario di Guerre Stellari e di altri miti degli anni '70/'80 per il pubblico dei suoi coetanei. Inoltre il suo successo è venuto solo con molto sforzo e insistenza.
Diciamo che, mentre da noi cercano tutti "il novello Paolini", nei paesi di lingua inglese (ma recentemente anche altri) sanno darci anche calibri più consistenti come Pullman, Gaiman, Miéville e chissà chi mi sto scordando...
Sarà vero che gli editori si sono scordati del vecchio detto che fa "la qualità paga"?
Spero di no, non tutti almeno... ![]()
» postato da un muspeling alle 20:42 del 29-08-2007
11 Anche io non sono d'accordo. Non è solo una questione di studi fatti e di età. Non c'è università, o corso di studi, o diploma che insegni a scrivere, a narrare. Non è nemmeno un fatto di età. Dire che con l'età si migliora è sostanzialmente sbagliato, perché si migliora con la pratica e con l'impegno. Un ventenne può scrivere meglio di un sessantenne, dipende da tanti fattori diversi: passione, dedizione, letture, studi, formazione, esperienze di vita... Credo sia sbagliato generalizzare. Uno scrittore e i suoi scritti sono "grandi" quando arrivano ai lettori. Il resto, credo io, non conta. Cia' Luca
» postato da Edwin di Wytryn alle 20:44 del 29-08-2007
12 Non cito solo un fattore d'età Bartimeus 88, ma anche di pratica con la scrittura, con la lingua. Ovvio, c'è un elemento che non risulta immediatamente confrontando età di pubblicazione e carriera: il talento ![]()
» postato da un muspeling alle 20:51 del 29-08-2007
13 Eppure per la letteratura in generale, come per un buon Fantasy che non sia solo evasione, credo che Vivere sia la regola numero uno, imparare a padroneggiare la propria lingua sia irrinunciabile e levigare il proprio immaginario, imparare a cosa ci s'ispira, quali alternative ci siano... beh! Questo non è fuffa, né un peso inutile!
» postato da un muspeling alle 20:53 del 29-08-2007
14 Se non ricordo male, Leopardi ha scritto roba come L'Infinito quando veleggiava attorno ai 25 anni... E non spacchiamo il capello in 4 dicendo che la poesia non è la narrativa... E' solo uno dei tanti esempi che si può fare di autore giovane in grado di snocciolare roba di tutto rispetto (e lo dice una che cmq non si è mai estasiata con l'Infinito). Lo stesso può valere per attori, registi, statisti, sceneggiatori, cuochi, filosofi, fotografi, pittori etc etc etc. Ogni persona, in tutti gli aspetti della sua vita, è una storia a sè, e generalizzare per estrarre una regola è come voler classificare i granelli di sabbia.
» postato da Marina alle 21:03 del 29-08-2007
15 «Se non ricordo male, Leopardi ha scritto roba come L'Infinito quando veleggiava attorno ai 25 anni... E non spacchiamo il capello in 4 dicendo che la poesia non è la narrativa... E' solo uno dei tanti esempi che si può fare di autore giovane in grado di snocciolare roba di tutto rispetto (e lo dice una che cmq non si è mai estasiata con l'Infinito).
Lo stesso può valere per attori, registi, statisti, sceneggiatori, cuochi, filosofi, fotografi, pittori etc etc etc.
Ogni persona, in tutti gli aspetti della sua vita, è una storia a sè, e generalizzare per estrarre una regola è come voler classificare i granelli di sabbia.»
Oh beh, mettiamola così:
i geni esistono, sono esistiti e ci saranno sempre. Costoro riescono a dimostrarsi capacissimi anche a 8 anni, come il povero Mozart.
Per i comuni mortali, invece, qualche annetto di maturazione come persona (in generale, per farsi una visione del mondo, che non gusterebbe affatto...e per avere delle esperienze da tradurre in testo), imparare a usare la propria lingua madre e a forgiare un mondo fantastico con consapevolezza piena (auspicabile) la conoscenza degli archetipi che c'ispirano e come funzionano, a chi ci si sta ispirando e che cosa si voglia dire con la propria immaginazione (al di là dell'autocitazione), credo resti una via maestra.
Poi, esistono anche altri cammini e tutti sono liberi di seguire il proprio... ![]()
» postato da un muspeling alle 21:11 del 29-08-2007
16 No, non è solo una questione di genio. E' anche una questione di dove ti ha portato la tua vita: ci sono 20enni che hanno fatto esperienze che magari di solito si fanno a 40, e ci sono 40enni che hanno l'esperienza di 20enni nel senso che la loro vita è sempre stata tranquilla e senza scossoni come sarebbe giusto che fosse a 20 anni. Facciamo un esempio letterario, visto che si parla di scrittori: non credi che una Rowling (a prescindere da quel che si pensa di lei come autrice, parlo di bagaglio umano di una persona), che ha vissuto dall'adolescenza con una malata incurabile, si sia fatta un'idea della malattia e della morte più matura di qualcuno che magari perde i genitori a 50 anni? E questo è solo uno dei mille esempi che si possono fare. Per esempio chi è stato costretto ad affrontare una guerra a 18 anni, non pensi che sia maturato un tantino prima di un coetaneo odierno? Le cose da dire, la maturità, le riflessioni legate alla vita sono frutto di quel che si vive, non di una soglia di età generalizzata.
» postato da Marina alle 21:45 del 29-08-2007
17 Ma non avevo forse parlato, come recquisito primario, quello della Vita? Fare esperienze? Credevo di sì... ora non so, dovrò rileggermi i miei post precedenti...
E avevo anche detto che si tratta di connubio di elementi...
Per la mia personalissima percezione, oltre che esperienza, ci sono persone che vivono situazioni che potrebbero arricchirli... ma non le colgono... Sbagliando s'impara, è il detto, che però io, personalmente, posso completare con: dipende da chi sbaglia!
Poi, le cose che concorrono sono tantissime, ci sono anche diversi modelli psicologici per spiegare la creatività e il genio ma NESSUNO, esclude l'impegno, la perseveranza, la dedizione e la testardagine e molti includono anche la metaconoscenza del proprio ambito, vale a dire il sapere guardare il proprio lavoro in prospettiva (così come si dovrebbe imparare a farlo in generale, con la propria Vita).
» postato da un muspeling alle 22:45 del 29-08-2007
18 «
Sarà vero che gli editori si sono scordati del vecchio detto che fa "la qualità paga"?
»
Assolutamente sì, ma dipende cosa intendiamo per "qualità". Forse non sono di qualità i libri di Meyers, Rowling, Paolini, Moccia o altri capaci di smuovere eserciti di ragazzi? Capaci di donare vere emozioni? Capaci di sconfiggere la solitudine schiaffandoti dentro storie, nel sangue pulsante dei suoi protagonisti?
Ci sono ragazzi, te lo dico per esperienza, che non hanno mai letto un libro, ma grazie a questi autori hanno staccato le sinapsi dalla playstation per leggersi un romanzo. Se un libro è riuscito in un'azione così difficile, per me questo è "ha la qualità".
Credo che non occorra a ogni costo riempire il libro con virtuosismi o ellissi stilistiche se poi non si riesce a donare un fremito al lettore.
Se poi l'arte dello stile si conniuga con un sentimento che vibra vorace tra le pagine, allora significa avvicinarsi alla perfezione.
I libri che hai citato sono sicuramente di qualità, benchè non tutti siano di mio gradimento. Ma converrai che, a parte questi nomi noti, le librerie siano affollate da decine e decine di autori anglofoni che durano massimo 2 mesi. Completa spazzatura, cataste che svettano litigandosi la polvere e raschiando i soffitti.
Ritornando al tema del topic, non trovo affatto insensata l'affermazione di Licia e concordo con il suo pensiero. L'interpretazione che mi sento di darle è la più semplice e schietta: hai scritto un romanzo? Ti sei fatto consigliare da amici parenti e anche altre persone meno influenzate? Sei sicuro, l'hai rivisto bene? Ci credi cavolo? Allora buttati. Provaci.
Se poi sbatacchi la testa, non fare il genio incompreso con il bestseller nel cassetto, insisti e prova a capire cosa c'è di sbagliato.
Migliorare e crescere, sempre. E' una cosa che mi pare la stessa Licia abbia perseguito con successo nei suoi romanzi. Sicuramente avrai letto le Cronache e le Guerre, quindi avrai notato il salto stilistico, narrativo e introspettivo con cui ha intessuto le sue storie. E probabilmente in futuro saprà fare anche di meglio.
Eppure è un'astrofisica, benchè abbia un retaggio di studi umanistici.
Un ultimo appunto, se posso. E' vero, gli autori devono porsi con spirito di autocritica, comprendere i punti deboli e coprire le proprie lacune. Bene, ti assicuro che appena entri nel mondo dell'editoria sei abbastanza stordito e disorientato. Pian piano capisci i meccanismi, non è sempre facile dsitingure la critica costruttiva dal semplice sparare a zero. Forse, mi permetto, anche le case editrici italiane dovrebbero sentirsi più responsabili e protagoniste nella crescita dei loro autori.
Ciao,
» postato da FrancescoFalconi alle 01:27 del 30-08-2007
19 «Facciamo un esempio letterario, visto che si parla di scrittori: non credi che una Rowling (a prescindere da quel che si pensa di lei come autrice, parlo di bagaglio umano di una persona), che ha vissuto dall'adolescenza con una malata incurabile, si sia fatta un'idea della malattia e della morte più matura di qualcuno che magari perde i genitori a 50 anni?»
La Rowling i romanzi mica li ha scritti durante l'adolescenza...
« Forse non sono di qualità i libri di Meyers, Rowling, Paolini, Moccia o altri capaci di smuovere eserciti di ragazzi? Capaci di donare vere emozioni? Capaci di sconfiggere la solitudine schiaffandoti dentro storie, nel sangue pulsante dei suoi protagonisti?»
No. In qualunque modo tu la metta non c'è verso che i romanzi di Paolini e di Moccia possano essere definiti di qualità.
Discorso diverso per la Rowling, che effettivamente ha avuto il merito di far avvicinare tanti ragazzi alla lettura, ma chi legge Moccia chiuso il libro non torna in libreria, va a imbrattare muri, cavalcavia e a far crollare ponti.
Come fai a considerare di qualità un romanzo che vive di stereotipi?
«Ci sono ragazzi, te lo dico per esperienza, che non hanno mai letto un libro, ma grazie a questi autori hanno staccato le sinapsi dalla playstation per leggersi un romanzo. Se un libro è riuscito in un'azione così difficile, per me questo è "ha la qualità". »
Ci sono videogiochi hanno trame più profonde e avvincenti dei vari Paolini & company, non vedo perché dovrebbe essere preferibile la lettura di un libro scadente piuttosto che immergersi in un avventura che può trasmetterti vere emozioni. ![]()
» postato da Diable Noire alle 02:47 del 30-08-2007
20 « No. In qualunque modo tu la metta non c'è verso che i romanzi di Paolini e di Moccia possano essere definiti di qualità. Discorso diverso per la Rowling, che effettivamente ha avuto il merito di far avvicinare tanti ragazzi alla lettura, ma chi legge Moccia chiuso il libro non torna in libreria, va a imbrattare muri, cavalcavia e a far crollare ponti. Come fai a considerare di qualità un romanzo che vive di stereotipi? » Perchè la Rowling non ha seguito stereotipi e topos? Hai letto il saggio di Marina? Non credo che tornare nei cavalcavia sia una prerogativa di chi ha letto Moccia e non Rowling. Ne conosco tante di persone travolte dalla pottermania come fatto isolato e di moda... tanto quanto Moccia. Però, mi spiace, rimango della mia opinione. Se Moccia Rowling Paolini o altri sono riusciti ha infilare i ragazzi in libreria e a farli leggere, non è per nulla cosa scontata.
» postato da FrancescoFalconi alle 08:38 del 30-08-2007
21 secondo me bisogna solo inquadrare la situazione nelle giuste proporzioni: concordo con quello che ha dette Licia e che è già stato citato da Bolak, ovvero che quando un autore è sicuro della sua opera deve buttarsi e porsi in atteggiamento costruttivo difronte alle critiche costruttive, però concordo anche con un muspeling quando parla della mancaza di uno stile italiano di fantasy.
L'errore secondo me sarebbe pensare che il successo editoriale dei libri di Licia sia un punto di arrivo per il fantasy italiano, a mio avviso deve essere un punto di parteza: abbiamo un autrice giovanissima, che ha dimostrato di saper scrivere libri che appassionano tanti lettori in italia e all'estero, bene! Ora che abbiamo finalmente sfondato questa porta lasciamo che questa autrice e altri giovani virgulti italici (
:wink
, crescano, facciano esperieza e possa finalmete creare qualcosa di originale e maturo.
» postato da Bran alle 08:48 del 30-08-2007
22 «però concordo anche con un muspeling quando parla della mancaza di uno stile italiano di fantasy. » concordo con ciò che dici, ma spero vivamente che qualcuno un giorno mi spieghi questa frase. Mea culpa, ma mi sfugge il senso recondito. La sento girare troppo spesso e incomincia a essere indigesta. Il fatto che la fantasy italiana non abbia alle spalle una storia come quella anglofona, dovrebbe indurre gli autori italiani ad amalgamarsi a uno stile univoco, peculiare e tricolore? Perchè? Ho letto un po' di italiani: de Benedetti, D'Angelo, Troisi, Del Ponte, Randall, Guidarini, Baccalario e spero presto di coprire altre lacune. Bene, mi sembrano tutti romanzi estremamente diversi tra loro, nello stile e nel tipo di comunicazione. Cosa c'è di sbagliato? Quale "stile italiano" dovremo raggiungere? E soprattutto, perchè non permettere di seguire a ognuno la propria strada e indole? Again, quale dovrebbe essere questo "stile italiano" che pare mancare?
» postato da FrancescoFalconi alle 09:05 del 30-08-2007
23 «
Perchè la Rowling non ha seguito stereotipi e topos? Hai letto il saggio di Marina?»
Io l'ho letto e sono molto sicuro che c'è differenza tra l'adattamento di uno stereotipo a un'ambientazione fantastica e l'uso indiscriminato di stereotipi senza rielaborarli.
E' la solita cosa, le note sono sette (in realtà sappiamo che sono 12
) poi se uno usa sempre gli stessi accordi non necessariamente fa della cattiva musica, ma c'è a chi piace e a chi no. E non sempre chi mischia le note a caso ne trae armonia.
» postato da Palin alle 09:16 del 30-08-2007
24 ««però concordo anche con un muspeling quando parla della mancaza di uno stile italiano di fantasy.
»
concordo con ciò che dici, ma spero vivamente che qualcuno un giorno mi spieghi questa frase. »
Ti dico quello che significa per me: prima di tutto premetto che si tratta di una mia personalissima opinione e che sicuramente non ho tutti gli elementi per fare un quadro completo, però secondo me non significa che gli autori devono uniformarsi sotto uno stile patrio, anzi, intendo propio dire quello che tu hai riportato, ovvero che ogni autore deve seguire la strada della sua creatività e portare qualcosa di nuovo al grande calderone del fantasy. Forse la parola "stile" non si adatta bene, sarebbe meglio, dal mio punto di vista, parlare di "originalità italiana".
Riassumendo, la mia idea è: abbiamo degli autori giovani, che sono finalente riusciti a farsi notare al grande pubblico e non solo agli appassionati, questo deve essere il punto di partenza per creare qualcosa che non sia una filiale italiana del fantasy anglofono, ma qualcosa che abbia una sua originalità. Non voglio assolutamente dire che bisogna stereotipare dei canoni italiani a cui tutti gli scrittori dello stivale si devono attenere ![]()
» postato da Bran alle 09:56 del 30-08-2007
25 Personalmente, ragazzi, scordatevelo.
Seguo la mia strada e la mia strada passa per le letture della mia vita (molte delle quali anglosassoni; e non mi sembra d'aver così assorbito il Demonio e di essere posseduto da Tolkien...). Mi spiace non ci sia stato nessuno a illuminarmi la via, nei decenni scorsi, e che come conseguenza sto brancolando nel buio.
Perdonatemi: a me il buio sentiero che sto calcando piace e non lo trovo affatto scontato. Poi, le opinioni esistono per questo. Lascio all'abile penna di Riccardo Coltri la sfida di soddisfare i lettori italiani nazionalisti. E tiro dritto.
Questa tiritera sta diventando la nuova nenia (e come tale mi ha annoiato).
Prima c'era quella che gli italiani non sapevano scrivere. Poi che non era possibile farsi notare scrivendo "cose imitando gli anglosassoni". Ora, smentiti dai fatti (che piacciano o meno), si dice che non è abbastanza. A me il numero di copie di Licia Troisi sembrano davvero tante. Tante. Tante anche per gli altri generi e la narrativa tradizionale. Traduzione: sono abbastanza. Non piace? Questo è il mercato.
Dove sta scritto che La Qualità trionferà? (E prima di parlarmi di qualità mi si spieghi esattamente cos'è, in modo oggettivo.)
In ogni caso, della tanto decantata originalità all'italiana, nel fantasy, io per ora ho visto soltanto "Zeferina" di Riccardo Coltri. (No, Luca Tarenzi no, perché quello non è fantasy a mio avviso, ma fantastico - di ottimo livello, certo.) Aspetto gli altri al varco. Alcuni progetti li ho potuti valutare personalmente e sono davvero promettenti... ma con le promesse non si va da nessuna parte, sarebbe saggio ficcarselo bene in testa.
Scusate il tono polemico, ma parlare troppo, sputando sentenze, senza poi "proporre una soluzione concreta" (linguaggio politico
:"> ) - ovvero sia non presentando opere finite -, mi sembra troppo facile.
A me hanno insegnato che il diritto al dire consegue al fare.
» postato da Negróre alle 10:44 del 30-08-2007
26 «
Scusate il tono polemico, ma parlare troppo, sputando sentenze, senza poi "proporre una soluzione concreta" (linguaggio politico
:"> ) - ovvero sia non presentando opere finite -, mi sembra troppo facile.
A me hanno insegnato che il diritto al dire consegue al fare.»
Non capisco questa frase: intendi che bisogna essere scrittori (o presunti tali, perchè a mio avviso pubblicare un libro non mi trasforma automaticamente in uno scrittore) per criticare gli scrittori?
» postato da Bran alle 10:56 del 30-08-2007
27 Discorso complesso. Gli italiani (lettori) sono esterofili per natura. Non è una considerazione campata per aria: lo stesso libro, firmato da un italiano o con uno pseudonimo, vende in modo diverso. Parlo per esperienza diretta. Quindi se da un lato seguitiamo a parlare di una 'via italiana', dall'altro non siamo disposti a seguire gli autori su questo sentiero. Il libro di Riccardo, che in forme diverse ho visto nascere, contiene il germe di novità (che curiosamente scava là dove le radici sono profonde). E' un buon esempio di fantasy nostrana. Purtroppo credo che a causa della distruibuzione non saranno in molti a conoscerlo. Peccato, Riccardo sa scrivere e ha ancora grandi margini di miglioramento per quanto riguarda trama e sviluppo (lo stile invece è solido e i dialoghi spesso geniali). Non vedo molta originalità nell'approccio inglese rispetto a quello americano, e francamente, a parte un paio di eccezioni, neppure scuole fantasy francesi, tedesche o giapponesi. Insomma, è una buona storia ad aprire una nuova via.
» postato da franz alle 11:03 del 30-08-2007
28 ««
Scusate il tono polemico, ma parlare troppo, sputando sentenze, senza poi "proporre una soluzione concreta" (linguaggio politico
:"> ) - ovvero sia non presentando opere finite -, mi sembra troppo facile.
A me hanno insegnato che il diritto al dire consegue al fare.»
Non capisco questa frase: intendi che bisogna essere scrittori (o presunti tali, perchè a mio avviso pubblicare un libro non mi trasforma in uno scrittore) per criticare gli scrittori?»
Sì, nel momento in cui la critica va a colpire gli scrittori, la loro formazione, il loro modo di porsi... e non i singoli romanzi.
Qui si critica una schiera di autori italiani tutti, non dimentichiamolo.
Non si sta dicendo che "La Rocca dei Silenzi" è troppo anglossassone.
La questione è ben diversa.
Personalmente, a me non passerebbe mai per la testa di criticare Andrea D'Angelo per ciò che ha vissuto e deciso di scrivere. Magari per come è scritto e per dire che il contenuto non mi è piaciuto.
Qui la solfa è di ben altro tono... (non mi rivolgo a te direttamente, parlo di molti commenti che leggo in giro, che spesso oltrepassano il confine del criticabile per giungere in quello del cattivo gusto).
Quello che si sta dicendo qui, è che gli autori italiani dovrebbero rinnegare ciò che sono, la loro essenza, il loro modo di vedere i propri scritti e di pensare alla vita e di raccontarla, per imbracciare una non ben identificata identità nazionale.
Qui, in breve, non si rispetta la persona autore.
O mi si vuole forse dire che tutti noi autori italiani scriviamo questi romanzi da ebeti plagiati dai romanzi anglossassoni, ripetendo come pappagalli?
Bisogna rendersi conto della portata delle proprie affermazioni, perché la scrittura è un'attività che coinvolge anche l'animo. E dire che lo si deve cambiare, renderlo più italiano... suvvia, è ridicolo!
Sono perfettamente allineato a quello che dice Bolak.
» postato da Negróre alle 11:06 del 30-08-2007
29 «
Non capisco questa frase: intendi che bisogna essere scrittori (o presunti tali, perchè a mio avviso pubblicare un libro non mi trasforma automaticamente in uno scrittore) per criticare gli scrittori?»
Non necessariamente, ma aiuta a capire meccanismi e difficoltà.
Come diceva qualcuno: prova a fare un paio di chilometri nelle scarpe di qualcun altro (così sarai a un paio di chilometri di distanza e avrai le sue scarpe...
)
» postato da franz alle 11:14 del 30-08-2007
30 «
O mi si vuole forse dire che tutti noi autori italiani scriviamo questi romanzi da ebeti plagiati dai romanzi anglossassoni, ripetendo come pappagalli?
Bisogna rendersi conto della portata delle proprie affermazioni, perché la scrittura è un'attività che coinvolge anche l'animo. E dire che lo si deve cambiare, renderlo più italiano... suvvia, è ridicolo!
Sono perfettamente allineato a quello che dice Bolak.»
No, Andrea, probabilmente stanno dicendo che gli italiani si sono nutriti di letteratura anglosassone, e a quella si rifanno in modo 'fisiologico'.
Pochi hanno attinto ai numerosi scritti nostrani (non parlo di fantasy, ovviamente, ma nel vicino orticello della mitologia, del mito e della fiaba ci sono moltissime cose che vale la pena di leggere).
Poi, ripeto, ci sono autori che hanno giustamente seguito la propria strada, e hanno trovato anche chi è stato disposto a costruire un casello con pedaggio 
» postato da franz alle 11:21 del 30-08-2007
31 Formule magiche non esistono ma credo che gli autori citati, tutti gli autori citati debbano ora misurarsi con sfide che determineranno la loro "qualità" e la loro "capacità di scrittori" Che scriverà la Rowling, dopo Harry Potter? Che scriverà Licia Troisi dopo le due trilogie del mondo emerso? Che scriverà Paolini terminata la sua epopea? Nella capacità di cambiare, di affrontare strade diverse si misurano le qualità di un autore. Il tanto vituperato Brooks, ricordo, ha scritto cose assai diverse. Non credo, invece, molto nei dati di ventita, spinti spesso dalla pubblicità. Altrimenti dovremmo considerare Shakira e similia personaggi rilevanti della cultura musicale mondiale. Aggiungo che non è detto che chi legge Paolini si misuri con Tolkien ( basta soltanto leggere le sgrammaticate recensioni su IBS dove si fanno addirittura paragoni tra i due)
» postato da Ladro d'Anime alle 11:52 del 30-08-2007
32 «Ma non avevo forse parlato, come recquisito primario, quello della Vita? Fare esperienze? Credevo di sì... ora non so, dovrò rileggermi i miei post precedenti...
).»
Sì, ma l'hai subordinato all'età, dando per scontato che l'arricchimento passi per l'età anagrafica. E io sto dicendo che non è necessariamente così.
» postato da Marina alle 12:09 del 30-08-2007
33 ««Facciamo un esempio letterario, visto che si parla di scrittori: non credi che una Rowling (a prescindere da quel che si pensa di lei come autrice, parlo di bagaglio umano di una persona), che ha vissuto dall'adolescenza con una malata incurabile, si sia fatta un'idea della malattia e della morte più matura di qualcuno che magari perde i genitori a 50 anni?»
La Rowling i romanzi mica li ha scritti durante l'adolescenza...
»
No, ma a 25 anni, quando la malattia della madre è culminata nella morte, ha potuto concepire un capitolo intenso come quello dello Specchio delle Brame. E non avrebbe potuto farlo se non le fosse accaduto di perdere la madre così giovane e in quelle circostanze traumatiche. La Rowling è uno degli esempi di persona che arriva a sperimentare direttamente un concetto densissimo come quello della morte in un'età in cui di solito i coetanei non ci pensano e quindi non ci riflettono sopra come fa invece chi ne è toccato. E c'è una gran differnza fra immaginare e immedesimarsi in una situazione e sperimentarla sulla propria pelle.
E se ci fai caso, la morte è in fondo il tema centrale della saga di Harry Potter. Io non credo affatto che sarebbe stato così, se lei non avesse subito quella perdita, e lei stessa ammette che lo Specchio delle Brame non ci sarebbe stato, e che il suo approccio con la morte dei Potter è cambiato radicalmente dopo aver perso sua madre: prima era una cosa vaga, lontana, poi quando l'ha sperimentata la sua visione è completamente cambiata, com'è del resto normale che sia.
» postato da Marina alle 12:19 del 30-08-2007
34 «Da noi, invece, persone con appena il diploma di maturità, senza perseguire delle carriere che lo leghino alla lingua, si gettano nella redazine di tetralogie...
Il genere, tutto da fare, del Fantasy Italiano, ne giova da questo "buttarsi" dei nostri autori?
»
Nelle parole che ho messo in grassetto c'è tutto un mondo di pregiudizi, credo...
Perdonami la franchezza, ma tutto ciò mi suona molto in linea col dibattito sulla via italiana del fantasy pubblicato a tre voci sull'ultimo TdC (di cui una è la tua). Dibattito che m'è parso moooolto interessante (letto 3 volte!!!) e pieno di buoni spunti ma, in ultima analisi, composto da un cumulo di parole vaghe e campate in aria.
Ossia... il dibattito aiuta molto a riflettere, per il tema, ma è scarsamente utile stando alla "lettera" di ciò che vi viene detto (con l'esclusione per lo più di alcune considerazioni di Andrea D'Angelo - purtroppo però vincolato a seguire la traccia e costretto perciò più a ribattere gli equivoci insiti nei post degli altri interlocutori che a soffermarsi su considerazioni veramente lluminanti.. che pure non mancano).
Ad esempio... degne d'approfondimento le tue considerazioni sul "perché" gli anglofoni riescano a far "cassetta" sfruttando la storia dell'area mediterranea o bizantina e noi invece la si escluda a priori come opzione (non concordo invece con l'idea che sia l'unica via possibile, imprescindibile, per una "via italiana"... ) ma nel dibattito considerazioni come queste sono mescolate a pregiudizi di varia natura quali quelli sulla solita Troisi - che nessuno dei 3 ha letto, giusto? ma sulla quale ci si spinge persino a dire che "se fosse solo lo stile lineare il suo difetto la si comprerebbe subito" - eh? Non comprata ancora? Quindi non letta? Allora si citano i difetti per sentito dire?????
Allora, scusa, non è lecito tirarla in ballo in un dibattito di quella portata!)
E cito Licia giusto a titolo d'esempio di come le idee in quel dibattito esposte, e che qui più o meno rispuntano fuori, siano un intreccio inestricabile ancora poco proficuo di osservazioni valide e osservazioni assolutamente fuorvianti e fuorviate.
Non ho letto Licia... penso non lo farò mai.
NON ho alcun dubbio però (è una sensazione... visto che il pregiudizio è lecito
) che sia quanto più lontana dall'essere persona dalla cultura improvvisata (ora o al momento in cui ha cominciato a scrivere). Mi dà più l'idea della secchiona che aveva letto 500 libri di varia natura all'età in cui io leggevo ancora Topolino... e fra quei libri ce n'erano anche alcuni (impegnativi) che io oggi non riuscirei a leggere nemmeno se mi puntassero una pistola alla tempia. ![]()
» postato da metalupo alle 12:55 del 30-08-2007
35 «
No. In qualunque modo tu la metta non c'è verso che i romanzi di Paolini e di Moccia possano essere definiti di qualità.
Discorso diverso per la Rowling, che effettivamente ha avuto il merito di far avvicinare tanti ragazzi alla lettura, ma chi legge Moccia chiuso il libro non torna in libreria, va a imbrattare muri, cavalcavia e a far crollare ponti.
»
Sei un grande
Aggiungerei che ormai il mercato dell'editoria non si discosta molto da quello televisivo, dove le cose di qualità vanno in onda alle tre di notte (se ci vanno).
Il problema, per un editore, non è "bello" o "brutto", ma "si vende" o "non si vende". Forse non ci sono criteri per giudicare il bello, ma per giudicare il brutto sì. Sbagliare i tempi della narrazione, dilungandosi su particolari di nessun interesse e poi tirare via sui fatti salienti in modo frettoloso (magari perché si è a pagina 650 e si è stufi di scrivere) è oggettivamente brutto. Infilare pagine e pagine di info dumping con dialoghi del tipo "Naturalmente saprai che (continua per 10 pagine)" e "Certo, e non c'è bisogno che io ti ricordi che (continua per 15 pagine)" è oggettivamente brutto. Inutile dire che di roba così ne viene pubblicata e venduta a tonnellate, ma resta brutta.
Certo, gli editori devono vendere, ma c'è anche la possibilità di educare il pubblico. Come? Promuovendo libri belli.
» postato da Angra alle 13:30 del 30-08-2007
36 No, guardate... che tristezza. Avevo scritto un lungo messaggio, uno di quelli che Meta avrebbe considerato "pedante". Lo cancello e lascio soltanto la parte finale. Non avevo letto l'intera discussione, per mancanza di tempo. Sappi, Francesco, che il mio ultimo diploma è la terza media inferiore. Fa' una cosa. Ti ricordi dei consigli che ti ho dato privatamente, leggendo quel tuo pezzo (che continuo a considerare valido, perché non sono disonesto)? Cestinali, perché una persona che ha la mia scolarità certo non può consigliare uno come te, che sei quasi laureato. Apparteniamo a due mondi (di pensare) diversi. La mia sensazione che tutto questo nuovo tormentone provenga da un atteggiamento aprioristico e disfattista è stata confermata. Pessimo. Ho già dissentito sulle pagine di Terre di Confine, nella nostra chiacchierata, per come ho potuto. Ora non intendo più star qui a ribattere ad affermazioni più che discutibili: sarebbe sterile.
» postato da Negróre alle 13:31 del 30-08-2007
37 «Avevo scritto un lungo messaggio, uno di quelli che Meta avrebbe considerato "pedante". »
A giorni alterni, secondo umore
:">
A volte ti leggo avidamente
(poi, dentro di me, dissento :mrgreen
.
» postato da metalupo alle 13:36 del 30-08-2007
38 «quelli sulla solita Troisi - che nessuno dei 3 ha letto, giusto?» Perdonami, Meta, ma hai incluso un bersaglio di troppo. Ho letto il primo libro di Licia e abbiamo avuto perfino uno scambio, molto apprezzato dal sottoscritto, via email, che mi convinse a finire il primo romanzo. Quel primo libro mi ha impedito di continuare la trilogia: a mio avviso era pessimo. Ma non mi ha impedito di acquistare il primo della seconda trilogia (che ancora non ho letto), perché io non chiudo la porta in faccia a nessuno. E, soprattutto, parlo con cognizione di causa, sempre. Se non so - o non ho letto -, taccio. O dico che non so. Se parlo, significa che so di cosa sto parlando.
» postato da Negróre alle 13:38 del 30-08-2007
39 «
Perdonami, Meta, ma hai incluso un bersaglio di troppo.»
Scusa, dai... frettolosità nel buttare giù i concetti.
Sì, ho ipotizzato non l'avessi letta MA NON TI BERSAGLIAVO
perché non la tiri in ballo per dimostrare una tesi ![]()
» postato da metalupo alle 14:02 del 30-08-2007
40 A proposito di scolarità: uno dei pregiudizi che vedo in molti laureati, specialmente giovani, è che la laurea presupponga che uno sappia scrivere. Per quella che è la mia esperienza non solo non è così per quanto riguarda anche solo lo scrivere una lettera (x la serie "ho visto cose che voi umani..."), ma tantomeno lo è per quanto riguarda scrivere un romanzo. Perché non bastano una sintassi e un'ortografia ineccepibile, nè basta una buona idea. Scrivere un romanzo richiede imparare (o con la teoria o con la pratica o con entrambe) un sacco di cose che la scuola non ti insegna, perché si tratta di un'abilità specifica che segue regole proprie. Non basta aver avuto otto in Italiano al classico o 110 in lettere per saper scrivere un dialogo convincente, per dare spessore a un personaggio o per mettere il lettore in grado di seguire il filo degli eventi. Molti penseranno che stia parlando dell'acqua calda, ma in realtà questo pregiudizio è radicatissimo nella maggioranza della gente. E in molti aspiranti scrittori. E sempre a proposito di scuola, c'è chi ha detto in questa discussione che gli editori dovrebbero educare la gente (sorry non ricordo il post preciso). Io penso che questo spetti alla scuola e che la scuola non lo faccia: da un lato perché continua a propinare ai ragazzi pizze fuore moda che li allontanano dalla lettura e che cmq non sarebbero in grado di valutare, dall'altra perché gran parte degli insegnanti fa questo mestiere non per vocazione (ritengo ncessariamente tale l'insegnamento) ma per ripiego. E un ripiego in un settore che è un mattone fondamentale della società, non può che portare inestimabili danni alla stessa.
» postato da Marina alle 14:05 del 30-08-2007
41 «
E sempre a proposito di scuola, c'è chi ha detto in questa discussione che gli editori dovrebbero educare la gente (sorry non ricordo il post preciso). Io penso che questo spetti alla scuola e che la scuola non lo faccia: da un lato perché continua a propinare ai ragazzi pizze fuore moda che li allontanano dalla lettura e che cmq non sarebbero in grado di valutare, dall'altra perché gran parte degli insegnanti fa questo mestiere non per vocazione (ritengo ncessariamente tale l'insegnamento) ma per ripiego. E un ripiego in un settore che è un mattone fondamentale della società, non può che portare inestimabili danni alla stessa.»
Ciao Marina, ero io che lo dicevo. Sono d'accordo, dovrebbe essere la scuola ad educare alla lettura e ad un sacco di altre cose (il ragionamento in primis). Soprattutto, a riconoscere il Brutto in tutti i campi, dall'informazione, alla pubblicità, e così via. Ma come si fa a pretendere tanto? Sono sempre stato contrario all'educazione sessuale a scuola per il semplice fatto che troverebbero il modo di far scappare la voglia anche di quello.
Ovviamente ce l'ho col ministero, non coi singoli insegnanti.
» postato da Angra alle 14:13 del 30-08-2007
42 « Ovviamente ce l'ho col ministero, non coi singoli insegnanti.»
E invece secondo me il problema sono proprio gli insegnanti incapaci, alcuni fanno più danno della grandine.
I ministri dell'istruzione cambiano, gli insenganti difficilmente vengono allontanati. ![]()
» postato da Julia alle 14:21 del 30-08-2007
43 «Sappi, Francesco, che il mio ultimo diploma è la terza media inferiore.» Svilire le potenzialità e il talento di chiunque utilizzando il titolo di studio l'ho sempre considerato triste, molto triste: non per il bersaglio, ma per chi prende la mira. Non me ne sono mai pentito, e mai lo farò. Andrea (che non ha certo bisogno di difensori), a mio modo di vedere dimostra - sempre - proprietà di linguaggio efficaci (ed invidiabili) e una grande capacità di chiarezza. O è talento naturale oppure si è impegnato a fondo per arrivarci attraverso percorsi alternativi. Nel secondo caso, lo considero sicuramente alla stregua di chiunque si sia dedicato a tale raggiungimento tra i banchi di scuola; né più né meno. Ben vengano i titoli di studio altisonanti, ma non sono che una delle numerose esperienze che faranno di un uomo uno scrittore (visto che si parla di scrittori).
» postato da by Ax alle 14:21 del 30-08-2007
44 Rincaro la dose: avevamo un thread su una notizia su Licia Troisi. Ora ne abbiamo uno (un filino polemico) sul fantasy italico in generale. Dal caso particolare al generale. E' corretto ragionare così? Produttivo? Penso di no.
» postato da metalupo alle 14:28 del 30-08-2007
45 «« Ovviamente ce l'ho col ministero, non coi singoli insegnanti.»
E invece secondo me il problema sono proprio gli insegnanti incapaci, alcuni fanno più danno della grandine.
I ministri dell'istruzione cambiano, gli insenganti difficilmente vengono allontanati.
»
Ce ne sono parecchi, troppi, è vero. Non tutti però, e non volevo quindi generalizzare. Però, con un po' di buona volontà (che puntualmente manca) dall'alto qualcosa si potrebbe fare. Come minimo, sui programmi.
» postato da Angra alle 14:29 del 30-08-2007
46 «Rincaro la dose: avevamo un thread su una notizia su Licia Troisi.» Bof... in realtà credo si stia girando attorno ad alcune affermazioni dell'intervista a Licia, anche se ormai alla larga. Dal canto mio, tronco la polemica, ma non potevo esimermi. La mia sensazione, circa Licia (che sarà strastufa, poverina!), è che spesso si tenta con noi altri autori italiani di "portarci sul bagnato", come se venissimo messi di fronte a un "con lei o con noi". Che non mi sia piaciuto il suo primo libro, però, non mi porta a comportarmi in modo aprioristico e chiuso nei suoi confronti, né mai accadrà con alcuno. Sono felice che Licia abbia terminato questa sua ultima fatica. Prossimamente attaccherò il primo delle Guerre e spero - ne sono certo, in realtà - di trovarla migliorata.
» postato da Negróre alle 14:42 del 30-08-2007
47 «Rincaro la dose: avevamo un thread su una notizia su Licia Troisi. Ora ne abbiamo uno (un filino polemico) sul fantasy italico in generale. Dal caso particolare al generale. E' corretto ragionare così? Produttivo? Penso di no.» Anch'io non lo penso affatto. E' andato assolutamente OT. Avrei preferito parlare dei romanzi di Licia.
» postato da FrancescoFalconi alle 14:42 del 30-08-2007
48 Torno io IT, volevo intervenire sulla discussione precedente ma non è più il caso: Che ne pensate delle Guerre del Mondo Emerso? Dei primi due volumi, ovviamente. Cris
» postato da Kinzica alle 14:56 del 30-08-2007
49 Giustissima, imo, l'accusa di OT all'evoluzione avuta da questa discussione, ma io sono intevenuto dissentendo s'una affermazione fatta da Licia nell'intervista. Ora, visto che il dibattito sul Fantasy Italiano è sugoso e attira opinioni tanto veementi, vado ad aprire un appostio 3d in Leggere Fantasy e risponderò lì.
» postato da un muspeling alle 15:53 del 30-08-2007
50 «Giustissima, imo, l'accusa di OT all'evoluzione avuta da questa discussione»
Cui ho malamente contribuito...
«Ora, visto che il dibattito sul Fantasy Italiano è sugoso e attira opinioni tanto veementi, vado ad aprire un appostio 3d in Leggere Fantasy e risponderò lì.»
Còro! ![]()
» postato da metalupo alle 16:08 del 30-08-2007
51 « ormai il mercato dell'editoria non si discosta molto da quello televisivo, dove le cose di qualità vanno in onda alle tre di notte (se ci vanno). » Secondo me è proprio questo il fulcro dell'intera faccenda, anche se non proprio in questi termini. E' vero che il mercato dell'editoria e quello televisivo sono divenuti molto simili (anche perchè adesso in TV si possono fare molte più cose che un tempo erano accessibili solamente alla penna) ma la qualità non pregiudica affatto la messa in onda. In America non ci sono discriminazioni in questo senso, mentre in Italia sì. Cosa vuol dire questo? Semplicemente che c'è una differente cultura, un "osare" minore e un maggiore attaccamento alla realtà che inevitabilmente compromette l'immaginario di molti scrittori.
» postato da LucaCP alle 17:40 del 30-08-2007
52 Vedo che entro ormai a discussione quasi conclusa, ma, visto che si parla di mie affermazioni, mi pare giusto dire la mia. Evito di rispondere à la "lei non sa chi sono io", per cui, se qualcuno è interessato a conoscere il mio curriculum di studi, sul mio sito c'è la mia biografia. In ogni caso, se io abbia la quinta elementare o il dottorato di ricerca credo sia inifluente. Da qui in poi, quel che dirò sarà dal mero punto di vista di lettrice, e non di scrittrice. Non lo so se ho talento o meno, e non sta comunque a me decidere una cosa del genere, bensì a chi mi legge. Detto questo, credo che l'idea che occorra compiere un determinato percorso di studi sia abbastanza ingenua. Fosse così, tutti quelli che escono da lettere moderne sarebbero provetti scrittori. Posso fare qualche esempio: Isaac Asimov era un chimico e biologo, Primo Levi un chimico. Ma in sé anche l'idea che occorra avere la laurea per scrivere mi sembra altrettanto naive; Andrea D'Angelo c'ha esposto il suo caso, a me viene in mente anche Sandrone Dazieri. Infine, non credo proprio che occorra maturare tot anni di "esperienza di vita" (per altro non meglio specificata; che significa, farsi una guerra? E chi vive in pace non scrive? Oppure essere sposati? E chi è single è automaticamente tagliato fuori?) per essere scrittori. Moravia ha scritto Gli Indifferenti a 17 anni, e non mi pare che la sua analisi dell'animo umano sia meno approfondita di quella di Tolkien, anzi... La conclusione è: perchè bisogna mettere paletti al genio? Ha un senso? Qui si cerca di spiegare tramite categorie che conosciamo una cosa che tutto sommato ci appare misteriosa: il talento. Il talento indubbiamente si coltiva, si mantiene vivo e si nutre di studio, ma è una cosa che non ti dà il percorso di studi. Proprio ieri mi chiedevano cosa ne pensassi dei corsi di scrittura creativa: indubbiamente scrivere è un lavoro, e come tutti i lavori ha le sue tecniche che vanno imparate e possono essere insegnate. Ma alla base c'è qualcosa che a quanto pare non tutti hanno: la capacità di raccontare. Poi possiamo dirci che vengono pubblicati molti scrittori senza talento, perfetto, ma la cosa non ha nulla a che fare col curriculum.
» postato da Leida80 alle 12:02 del 31-08-2007
53 Su questo mi trovi d'accordo. Il curriculum è indifferente in quel senso.
» postato da LucaCP alle 15:18 del 31-08-2007
54 «A proposito di scolarità: uno dei pregiudizi che vedo in molti laureati, specialmente giovani, è che la laurea presupponga che uno sappia scrivere. Per quella che è la mia esperienza non solo non è così per quanto riguarda anche solo lo scrivere una lettera (x la serie "ho visto cose che voi umani..."), ma tantomeno lo è per quanto riguarda scrivere un romanzo. Perché non bastano una sintassi e un'ortografia ineccepibile, nè basta una buona idea. Scrivere un romanzo richiede imparare (o con la teoria o con la pratica o con entrambe) un sacco di cose che la scuola non ti insegna, perché si tratta di un'abilità specifica che segue regole proprie. Non basta aver avuto otto in Italiano al classico o 110 in lettere per saper scrivere un dialogo convincente, per dare spessore a un personaggio o per mettere il lettore in grado di seguire il filo degli eventi. Molti penseranno che stia parlando dell'acqua calda, ma in realtà questo pregiudizio è radicatissimo nella maggioranza della gente. E in molti aspiranti scrittori. E sempre a proposito di scuola, c'è chi ha detto in questa discussione che gli editori dovrebbero educare la gente (sorry non ricordo il post preciso). Io penso che questo spetti alla scuola e che la scuola non lo faccia: da un lato perché continua a propinare ai ragazzi pizze fuore moda che li allontanano dalla lettura e che cmq non sarebbero in grado di valutare, dall'altra perché gran parte degli insegnanti fa questo mestiere non per vocazione (ritengo ncessariamente tale l'insegnamento) ma per ripiego. E un ripiego in un settore che è un mattone fondamentale della società, non può che portare inestimabili danni alla stessa.» Giustissimo!!!Io li ho comprati e letti tutti i romanzi di Licia,mi piacciono e comprerò anche l'ultimo ed inoltre sono curioso si sapere come finirà.
» postato da Remus alle 18:49 del 31-08-2007
55 Beh, ho aperto un topic per ospitare la querelle che s'è sviluppata dopo il mio intervento, lì già ho risposto a diverse cose che tu dici, Licia.
In ogni caso, per non finire tremendamente OT, vorrei solo ribadire che negli esempi che ho citato non parlavo di necessità d'avere un titolo di studi letterario. Mi si faccia la grazia di leggerlo per come è e non per partito preso, please! Parlavo semplicemente del fatto che diversi autori di capolavori del nostro genere hanno prodotto quei testi solo dopo anni, facendo vari mestieri, ma tutti legati alla letteratura, alla lingua. Non si sono "buttati" a 15 anni a scrivere le tetralogie, semmai racconti.
Per tutto il resto, semmai avessi il tempo e la voglia, c'è il topic che ho aperto su Leggere Fantasy.
Rispettosi sfiammeggiamenti ![]()
» postato da un muspeling alle 21:04 del 31-08-2007
56 « Perché non bastano una sintassi e un'ortografia ineccepibile, nè basta una buona idea. Scrivere un romanzo richiede imparare (o con la teoria o con la pratica o con entrambe) un sacco di cose che la scuola non ti insegna, perché si tratta di un'abilità specifica che segue regole proprie. Non basta aver avuto otto in Italiano al classico o 110 in lettere per saper scrivere un dialogo convincente, per dare spessore a un personaggio o per mettere il lettore in grado di seguire il filo degli eventi. » Assolutamente d'accordo. La perfetta conoscenza delle regole grammaticali e delle norme ortografiche non è l'unico ed essenziale requisito per essere/diventare bravi scrittori e quindi saper scrivere bene. E' pur vero che - almeno secondo il mio parere - ogni giovane aspirante scrittore dovrebbe prima di tutto conoscere la grammatica e poi dedicarsi al miglioramento del proprio stile. « E sempre a proposito di scuola, c'è chi ha detto in questa discussione che gli editori dovrebbero educare la gente (sorry non ricordo il post preciso). Io penso che questo spetti alla scuola e che la scuola non lo faccia: da un lato perché continua a propinare ai ragazzi pizze fuore moda che li allontanano dalla lettura e che cmq non sarebbero in grado di valutare, dall'altra perché gran parte degli insegnanti fa questo mestiere non per vocazione (ritengo ncessariamente tale l'insegnamento) ma per ripiego. E un ripiego in un settore che è un mattone fondamentale della società, non può che portare inestimabili danni alla stessa.» In alcuni casi la colpa della poca istruzione degli studenti va ai docenti, nella maggioranza dei casi va agli studenti stessi, per svogliatezza e pigrizia. Io sono comunque del parere che l'amore per la lettura sia del tutto naturale; cioè, nel mio caso (ad esempio), la scuola non mi ha né avvicinato alla lettura né allontanato. Gran parte dei miei coetanei - o comunque ragazzi di Medie/Superiori - preferisce impiegare il tempo libero giocando al videogame da poco uscito piuttosto che leggendo un buon libro. Secondo un sondaggio, molti ragazzi non leggono perché reputano questa attività noiosa. Io non sono stato avvicinato alla lettura né dalla scuola, né dai miei genitori (i quali leggevano molto di più in passato), né da mio fratello (il quale, per quanto molto studioso, all'infuori de "I Promessi Sposi" ha letto davvero poco), eppure amo leggere. Quindi, in che modo la scuola potrebbe invogliare gli studenti a leggere? Gli unici libri letti a scuola sono classici (Manzoni, Moravia, Morante, Levi, ecc...). Insomma, detto in altre parole, se a uno piace leggere lo farà con piacere, se ad una persona non piace e lo reputa "noioso", lo farà difficilmente, eccetto i casi in cui è obbligato, come per i compiti a scuola.
» postato da MLockeR alle 21:21 del 31-08-2007
57 Però basta dare la colpa unicamente alle scuole! Sia alle medie che alle superiori io non ho mai avuto stimoli, con professori svogliati che avrebbero preferito bere caffé per tutta la mattinata piuttosto che insegnare. La mia fortuna è stata quella di avere una famiglia che mi portava a leggere libri che mai avrei potuto, da solo, giudicare interessanti. Ho letto Wilde in prima media, Tolkien in seconda, Il giovane Holden prima ancora dei promessi sposi. C'è quindi bisogno di un ambiente domestico stimolante.
» postato da LucaCP alle 22:45 del 31-08-2007
58 Parlo naturalmente per quella che è la mia esperienza. Conosco persone che sono 'lettori naturali' e persone che hanno apprezzato la lettura col tempo. Di nuovo, non credo alle regole.
Per me quel che la scuola dovrebbe evitare anzitutto e propinarti roba come i Malavoglia quando hai 12 anni (è successo a me) o anche 15 (è risuccesso a me, li ho odiati sia a 12 che a 15). La scuola dovrebbe calibrare la lettura all'età dell'allievo e dargli in pasto mattoni che - se anche hanno qualcosa da trasmettere (e nel caso dei malavoglia è tutto da vedere
) - non possono trasmettertelo quando sei un ragazzino. Quello che ti trasmettono è solo la rottura di palle, e ti portano a credere che la maggior parte di libri sia così, a meno che tu non sai stato già un forte lettore prima. A me i Malavoglia han fatto un baffo (a parte la suddetta riotura di palle) proprio perché fortunatamente rientravo nell'ultimo caso: da quando ho imparato a leggere mi si è dischiuso un mondo e chi l'ha più mollato! Ricordo che mia madre aveva con me il problema opposto a quello di tante altre madri, e cioè "piantala di leggere" seguito da future minacciose previsioni di occhi consumati, cervelli bolliti e schiene ingobbite
:"> .
Ma un bambino che già non ama leggere è chiaro che ne ricava un'esperienza traumatica e in futuro assocerà la lettura con la rottura di balle, e allora chi glielo fa fare? Poi convincilo, quand'è più grande, che la faccenda non è come crede. L'impressione è talmente forte che io stessa, a tutt'oggi, non mi arrischio a rileggere i Malavoglia una terza volta, anche se so che ci capirei qualcosa in più. Ma non mi va, resterbbe cmq un brutto libro, anche se forse con dei significati più profondi, e perché devo sprecare tempo con un brutto libro, quando ce ne sono milioni che mi aspettano e sono più godibili?
» postato da Marina alle 23:24 del 31-08-2007
59 Questo è vero. Leggere i malavoglia a 12 anni non è che una punizione per chi non è abituato. E poi lo trovo anche un gesto inutile, dal momento che persino un adulto ha difficoltà a cogliere le sfumature di Verga e i riferimenti al suo vissuto. Io per un po' invece ho odiato i "Promessi Sposi", perchè il nostro professore voleva che ne studiassimo a memoria interi passaggi... tutt'ora li ricordo, ma non posso fare a meno di rabbrividire al pensiero di quello che mi ci è voluto a memorizzarli!
» postato da LucaCP alle 23:46 del 31-08-2007
60 Non bisogna dimenticare che ci sono libri che fanno parte del nostro patrimonio culturale e della nostra storia che VANNO letti, ed è per questo che la scuola li fa leggere. Nel novero rientrano Malavoglia, Dante e i Promessi Sposi. Il problema non è farli leggere a 12 anni, il problema è come il professore ti guida alla lettura. A me alle medie hanno fatto leggere l'Iliade: la cosa non mi ha tarata a vita né mi ha allontanata dalla lettura, anzi, mi è piaciuto tantissimo, e infatti, più grande, me la sono riletta in versione integrale. Poi, ovviamente, far leggere ai ragazzi anche quel che i ragazzi amano (HP et similia) mi pare una cosa sacrosanta e assai proficua, se lo scopo deve essere invogliare i ragazzi a leggere
» postato da Leida80 alle 10:54 del 01-09-2007
61 «Non bisogna dimenticare che ci sono libri che fanno parte del nostro patrimonio culturale e della nostra storia che VANNO letti, ed è per questo che la scuola li fa leggere. Nel novero rientrano Malavoglia, Dante e i Promessi Sposi. Il problema non è farli leggere a 12 anni, il problema è come il professore ti guida alla lettura.
»
No Licia, non sono d'accordo: i Malavoglia agli adolescenti per me è completamnete fuori dal mondo. E ti assicuro che entrambe le prof di letteratura che avevo io erano due prof coi controc... Ma a quell'età, in genere, non puoi valutare un libro così. Poi può andarti di fortuna, per es a me i Promessi Sposi è sempre piaciuto, ma un sacco di miei compagni lo vedevano come il fumo negli occhi. Ho adorato, a 15 anni, Uno nessuno centomila, ma anche qui andava a soggetto: per me era straordinariamente vicino alle tematiche della psicanalisi, uan cosa cui ho sempre fatto la passione, ma un sacco di miei compagni si son fatti due palle così e - di nuovo - non è una lettura che darei a un 15enne, a meno che non avessse quel particolare interesse.
Per l'Iliade è diverso, è pur sempre un racconto epico, ha ben altri orizzonti rispetto a quelli d'una famiglia di poveracci che non sbarca il lunario e parla in un modo e di un mondo assolutamente incomprensibili per un ragazzino moderno. L'Iliade ti ricollega al mito e al fantastico, e siam sempre lì, il fantastico sui ragazzi fa sempre presa. Non ricordo nessuno che in classe smarognasse su quello (a parte quando c'era da tradurlo
:"> ma il problema non era certo nel contenuto). Inoltre spesso Ilaide e odissea ti sono già stati racontati a garndi linee da bambino, quindi è come ritrovare vecchi amici.
I Malavoglia me li puoi far leggere a vent'anni magari, dopo che mi hai irrobustito le ali, anche se nessuno mi toglie dalla testa che ormai certi 'classici' del ns patrimonio non siano più tali, solo che la scuola è cristallizzata e continua a pensare che sia utile far leggere Carducci come un fondamentale per la ns società attuale (io lo trovavo anacronstico già ai miei tempi, figurati un po') e studiarlo per settimane e poi magari il Novecento te lo tira via in un soffio e non ti fa leggere un poeta straniero contemporaeo che sia uno.
Per me la scuola italiana è tutta sbilanciata nel passato e tutta incentrata sulla letteratura italiana. Il che dà una visione parziale e borbonica agli studenti e non tiene conto di dove e quando stanno vivendo.
» postato da Marina alle 11:23 del 01-09-2007
62 « Per me la scuola italiana è tutta sbilanciata nel passato e tutta incentrata sulla letteratura italiana. Il che dà una visione parziale e borbonica agli studenti e non tiene conto di dove e quando stanno vivendo.» Hai perfettamente ragione. Ci sono molte opere anche più attuali che meritano di essere lette o anche vagamente accennate nel corso delle lezioni, ma non accade mai. Sono rimasto sconvolto quando parlando con mio cugino (frequenta la terza media) lui ha commentato dicendo: "Non mi piace leggere, i libri sono pesanti". Questo perchè? Penso che ci siano varie spiegazioni, la più importante è senza dubbio legata all'età; un bambino, tranne rari casi, non troverà interessanti i malavoglia o i promessi sposi. Non se non ha delle solide basi e professori che spiegano le cose senza assegnare decine di pagine "da leggere a casa". Non si fa così. Persino io ho capito i malavoglia solamente al liceo, individuando i riferimenti politici e le invettive sociali che Verga vi aveva inserito. Come può un bambino capire certe cose a 12/13 anni?
» postato da LucaCP alle 16:41 del 01-09-2007
63 «
. Ma alla base c'è qualcosa che a quanto pare non tutti hanno: la capacità di raccontare.
»
Che in ultima analisi è la "passione" di raccontare ![]()
» postato da metalupo alle 10:41 del 03-09-2007
64 Io alle Scuole Medie non ho mai letto "I Promessi Sposi" o "I Malavoglia". Del primo, l'insegnante ci assegnava come compito la lettura dei brani principali, riassumendone altri; del secondo ho letto invece solo un riassunto della trama sul libro di Letteratura. E sono contento di non aver letto l'intera storia dei Malavoglia o tutto il libro dei Promessi Sposi a 13 anni, cosa che, giustamente, va fatta nelle scuole superiori, non alle medie.
» postato da MLockeR alle 10:53 del 03-09-2007
65 (non ho letto il topic) Un compimento a Licia per questo suo nuovo parto! Un filone nuovo e al contempo vecchio (la gilda esisteva sin dai tempi del tiranno ma nessuno lo sapeva). Confesso che all'inizio mi stavo preoccupando con il solito stereotipo della bimba-conflitto/mamma/ giochi ecc ecc, ma poi sei arrivata con la tragedia e da li mi sono accesa, e di brutto anche! Ho letto il primo volume (ed ho già il secondo), lo sai che ti amo alla follia! Lo sai che ti seguo, silenziosa e assorta... passiamo ad un paio di critiche/commenti: SPOILER Leggendo il primo mi sono chiesta una cosa ma se i postulanti venivano perquisiti e Lonerin ha dovuto buttare le pietre, i capelli della ragazza? nessun riferimento a quelli? Gli assassini non hanno fatto nessun accenno a quelli? Magari buttandoli con disprezzo.. Me ne sono ricordata alla fuga, mentre camminavano, lui sfiorava i capelli di lei sotto le vesti... FINE SPOILER Poi... una curiosità, nel primo romanzo non si menziona chi è che ha apposto il "tu sai cosa" alla protagonista... Ma nella prima di copertina (insomma il primo risvolto aprendo il libro), questo nome viene sventolato liberamente... come mai? Ad ogni modo trovo grandiosa questa tua trama, brava Licia, hai spremuto da tutti i lato il Mondo Emerso... per certi versi è davvero impressionante, special modo le attività segrete di "tu sai chi"... Trovo che in certi punti hai anche la stoffa da scrittrice di gialli! TVB Licia non smettere più di scrivere!! PS.... (me commossa) hai ancora la mia firma? *.*
» postato da AylysRaziel alle 18:28 del 14-09-2007
66 «TVB Licia non smettere più di scrivere!!
»
Cioè... tranne quando devi andare a capo che sennò macchi il tavolo ![]()
» postato da metalupo alle 22:12 del 14-09-2007
67 ««TVB Licia non smettere più di scrivere!!
»
Cioè... tranne quando devi andare a capo che sennò macchi il tavolo
»
giusto! AHHAHHAHHAHAH
» postato da AylysRaziel alle 10:29 del 15-09-2007
68 Ciao Licia non so se odiarti o amarti ^___^
Avevo acquistato i primi 2 volumi da mesi, ma li ho letti solo di recente...
Chissà, forse non mi andava giù che sulla copertina c'era un ragazza diversa da Nihal. Come tu sai Nihal è stata la seconda folgorazione della mia vita, la prima era la trilogia di Hocke! Ma quello è il passato.
O forse era perchè avevo paura di leggere di nuovo i tuoi lavori (ed avevo ragione), la paura di cominciarli e rimanerne stregata, come infatti è successo.
E' tutto come nella tua prima trilogia, un fuoco dentro che non riesco a estinguere.
Ho letto il primo e credo di averti già commentata. L'altro ieri ho iniziato Le due Guerriere, l'avevo inframezzato con "Il Viaggio di Aelin" giusto per non finire subito anche il 2.
Ma finito con la Rizzo, non ho resistito più e la sera stessa ho iniziato e l'ho finito in 2 giorni - ma che hai nelle mani eh?
Mi è piaciuto da IMPAZZIRE anche questo nuovo volume, se proprio devo farti qualche criticuccia è che certe volte i dialoghi sono leggermente forzatelli.
Ma in sostanza trovo che sei moolto cresciuta, ho notato tanti piccoli colpi di genio nella trama, ho provato tanta malinconia...
Non so se te lo hanno chiesto: SPOILER ma cos'hai provato nel far morire Nihal, così, per sempre? /SPOILER
E poi continuo a chiedermi chi ha messo quei due spoiler nella 4 di copertina...
Nel primo romanzo non si è fatto accenno al SPOILER nipote, e poi si dice che Rekla fosse l'autrice del sigillo, ma così non era... /SPOILER vabbè
» postato da AylysRaziel alle 11:15 del 28-09-2007
69 «Sappi, Francesco, che il mio ultimo diploma è la terza media inferiore.
»
ma va?! Pure io ^___^ Ho solo un diplomino in mano, ECDL primo livello
:">
«Quel primo libro mi ha impedito di continuare la trilogia: a mio avviso era pessimo. »
domanda curiosa chiedo scusa, potrei sapere come mai? (se l'hai scritto da qualche parte mi linkeresti? sempre per piacere)
» postato da AylysRaziel alle 11:16 del 28-09-2007
70 è meraviglioso....fantastico....è da leggero subito.....xD.....stupendoooooooooooooooooXD...W W dubhe
» postato da NIHAL! alle 12:37 del 27-10-2007
71 NIHAL? TU hai qualche problema!
» postato da (LADY ) alle 17:27 del 28-07-2008
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1 Sentire parlare Licia fa venire i brividi ed è assolutamente incoraggiante. E' bello questo viaggio all'interno dei pensieri di chi ha creato personaggi tanto amati. Grazie Licia... e grazie Luca!
» postato da Sheyraen alle 14:39 del 28-08-2007