Durante i primi momenti di euforia e festeggiamenti di piazza per l'avvenuto insediamento del poeta Gabriele D'Annunzio (Maurizio Lombardi) a Fiume, con conseguente proclamazione dell'annessione della città all'Italia, quest'ultimo subisce un attentato alla sua vita.

Il medico anarchico, disertore della Grande Guerra, Giulio Leone (Nicolas Maupas), amico e sostenitore di D'Annunzio, sventa l'attentato ma ne viene accusato dall'ufficiale di polizia Pietro Brandi (Riccardo Scamarcio) di essere parte del complotto. 

Alla festa della rivoluzione
Alla festa della rivoluzione

Insperato aiuto del giovane medico arriva la misteriosa Beatrice Superbi (Valentina Romani), al servizio del diplomatico russo Dimitri Pavlov (Darko Peric). Sarà l'inizio di una vicenda che presto si trasformerà in una lotta per la vita e contro chi, nell'ombra, sta tramando per fare fallire la rivoluzione dannunziana. Una storia che coinvolge servizi segreti di vari paesi europei, alcuni impegnati a sostenere l'impresa, altri a cercare di farla fallire. Sullo sfondo, lo spettro dell'ascesa in Italia del partito politico guidato da Benito Mussolini.

Alla festa della rivoluzione
Alla festa della rivoluzione

È a tutti gli effetti un thriller politico a sfondo storico Alla festa della rivoluzione, film diretto da Arnaldo Catinari, co-sceneggiatore insieme a Silvio Muccino, liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Claudia Salaris, che ha per sottotitolo Artisti e libertari con D'Annunzio a Fiume.

Messo in scena con il linguaggio del cinema di genere, ha proprio nei momenti spettacolari e d'azione i suoi momenti migliori. Catinari è un esperto direttore della fotografia che ha lavorato anche all'estero, e conosce le dinamiche del cinema di intrattenimento. Siamo davanti a un'opera di finzione, non di un documentario, pertanto non c'è pretesa di veridicità nella trama, se non negli elementi storici di sfondo. I personaggi storici, come  D'Annunzio, Guido Keller e Bakunin, assolvono al ruolo di funzione narrativa, senza un reale approfondimento.

Alla festa della rivoluzione
Alla festa della rivoluzione

La sceneggiatura mira più a raccontare il percorso dei personaggi inventati in primo piano nella vicenda, le loro intenzioni e motivazioni. Non solo la loro lotta per la vita, ma anche la loro lotta contro i demoni del proprio passato, in una storia che mescola anche sentimenti come odio, amore e desiderio di vendetta.

Se la parte visiva è ben curata, è nei dialoghi e in alcuni passaggi della sceneggiatura che il film mostra dei limiti, che però sono coerenti con il monito che la vicenda dell'Impresa di Fiume dà a noi ancora oggi.

Il film racconta anche la tragedia di un'utopia tradita, di un sogno infranto. Col senno di poi, un'utopia che paradossalmente fu uno dei germogli di qualla distopia fascista che pochi anni dopo sarebbe iniziata in Italia e in Europa, portandoci poi alle tragedie della II Guerra Mondiale.

In tal senso un film imperfetto, non pienamente risolto, è la migliore rappresentazione possibile di come la strada per l'inferno sia lastricata di buone intenzioni.