Maddie e Tyler hanno preso una decisione: lasciare il loro appartamento di Brooklyn e girare l’America in camper. Non ci sono tempistiche precise, né una fine a questo viaggio; l’idea è quella di prendersi del tempo per andare, con la massima libertà, dove capita. Una notte, lungo la provinciale, incrociano una macchina che si è schiantata contro un albero e corrono in soccorso del ragazzo intrappolato. Solo pochi minuti prima, però, il giovane, insieme a un amico, era stato vittima di un misterioso uomo che si aggirava nei boschi. Maddie e Tyler non lo sanno, ma sul loro van salirà una presenza maligna, un passeggero invisibile il cui unico scopo è quello di terrorizzare i viaggiatori.
Sgombriamo subito il campo da ogni dubbio: Passenger è il prototipo dell’horror pigro, un’operazione che rinuncia in partenza a qualsiasi guizzo di originalità. Nei momenti migliori, la pellicola ricorda un mediocre episodio di Supernatural, ma privo del carisma dei fratelli Winchester e di quella salutare ironia metacinematografica che ha reso celebre la serie. Il plot si trascina stancamente accumulando i peggiori cliché del genere: leggende metropolitane pescate a caso, il solito demone assetato di sangue e una catena di coincidenze narrative che mette a dura prova la sospensione dell'incredulità dello spettatore. Tutto avviene per puro caso: la protagonista trova miracolosamente la guida con i simboli esorcizzanti in un emporio sulla strada, si imbatte in una donna a conoscenza del segreto del demone, riesce a ferire la creatura con l'unico oggetto letale a disposizione e, per non farsi mancare nulla, scova nel bel mezzo di un deserto sconfinato proprio il luogo esatto in cui compiere il rituale finale.
Ma anche sorvolando su tutti questi elementi – che però denotano la svogliatezza della sceneggiatura –, Passenger, come troppe pellicole horror, pecca in quello che dovrebbe essere il punto focale del film: fare paura. André Øvredal (Autopsy) ci prova a metterci del suo con qualche scelta registica azzeccata, seppure non originalissima – come le luci di segnalazione del camper che si accendono e spengono sul viso di Maddie e qualche carrellata circolare intorno alla protagonista giocando con il fuori campo –, ma decisamente non basta. E non aiuta il finale in chiave pseudo-religiosa che non spiega assolutamente nulla della mitologia che pretende di aver creato, dimostrando, se ce ne fosse bisogno, che non serviva assolutamente a niente nell’economia della storia Senza pretendere per forza un capolavoro a ogni uscita, stupisce come un prodotto così debole e privo di mordente sia riuscito a conquistare la sala cinematografica, anziché approdare direttamente nel catalogo di una qualche piattaforma di streaming.















